Siria Sport - Settembre 2017

SIRIA: Il popolo siriano seppur martoriato dall’aggressione e dalla guerra, trova momenti di gioia nelle imprese dei suoi atleti sportivi, tutti orgogliosamente “simboli” della propria patria libera e sovrana.

 

 

 

Gli appassionati di calcio siriano e il popolo siriano hanno gioito nelle piazze della Siria libera per festeggiare  il 2-2 ottenuto contro l'Iran nelle qualificazioni per la Coppa del Mondo, che significa il superamento del turno e il diritto di giocare i play-off della qualificazione della Coppa del Mondo 2018 in Russia. La partita trasmessa in schermi giganti nelle piazze delle maggiori città ha portato qualche momento di gioia e fatto dimenticare alla gente per qualche ora le sofferenze della guerra. Al termine della partita cortei di auto e a piedi hanno festeggiato con clacson e cori l’impresa dei calciatori siriani, che hanno giocato con sulle maglie non il loro nome ma solo quello della Siria, avendo dichiarato che giocavano per la loro Patria e per il loro popolo.

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Il figlio di Assad: in Siria non c’è “guerra civile” e io non lascerò il mio paese

18 luglio 2017

 

 

Hafez, il figlio maggiore del presidente siriano Bashar al-Assad, partecipando alle 58° Olimpiadi internazionali della matematica a Rio, il 17 luglio 2017 ha dichiarato che non lascerà mai il suo paese, dove dice, i conflitti non si possono definire come una 'guerra civile'.

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Hezbollah infliggerà perdite senza precedenti a Israele in qualunque ipotesi di aggressione futura

4 luglio 2017

 


 
La retorica bellicosa sionista contro il Libano e Hezbollah ha cominciato a diminuire, come i funzionari israeliani hanno sottolineato, non sono soddisfatti  del confronto militare e che il clima politico l'atmosfera non implica la possibilità di guerra, secondo il giornale israeliano Haaretz.

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La questione curda

6 luglio 2017

 

Il ruolo della attuale dirigenza curda di fronte a un’occasione storica

Ho troppo rispetto per il popolo curdo, per la questione curda, per esprimere giudizi in quella che sarà una pura e semplice valutazione dell’attuale corso del maggior movimento curdo oggi – temporaneamente – alla guida di un territorio da essi denominato Rojava (letteralmente “Ovest”, in riferimento con ogni evidenza a un “Est” iracheno), un’area attualmente di oltre 42mila km quadrati a nord della Siria, superiore per estensione alla superficie di due Regioni come la Lombardia e il Veneto, distribuita in maniera discontinua a occidente (Afrin) e a oriente (il restante territorio) del cuneo occupato dai Turchi proprio per impedirne il ricongiungimento, unico successo ottenuto dall’operazione Scudo dell’Eufrate (Fırat Kalkanı); un’area che nel giro di tre anni è andata ben oltre i tradizionali confini dei villaggi curdi, giungendo a occupare:

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