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In che direzione sta andando il Tribunale dell’Aja?

(La Corte per il processo Gotovina)

L’Aja 11/07/2013

“Presunzione di infallibilità”,questa è la definizione che descrive i giudici in assenza di un’ulteriore istanza di appello alle loro sentenze, ma che non li dovrebbe proteggere dall’opinione pubblica preoccupata e critica nei loro confronti, che protesta contro il “nuovo corso” che stanno intraprendendo negli ultimi mesi presso il Tribunale dell’Aja e ad Arusha negli ultimi mesi.

Ha fatto scalpore la lettera del giudice Harhoff, che però fa passare in secondo piano lo sconcerto e le proteste contro la piega che sta assumendo il Tribunale dell’Aja, che sono state sollevate prima del 13 luglio 2013, data della pubblicazione della lettera, e che han avuto molta eco sui media danesi e poi nel resto del mondo.

Nelle battute di apertura della lettera che ha mandato a 56 fra amici e colleghi il 6 giugno, Harhoff fa riferimento a due recenti articoli, che “mettono a fuoco eventi che han causato molta preoccupazione sia per me che per i miei colleghi del tribunale”. Tenendo presente le date, possiamo presumere che si riferisse all’articolo intitolato “Cosa accade al tribunale dell’Aja” di Eric Gordy, pubblicato sul New York Times il 2 giugno e un post intitolato “Due sentenze sconcertanti all’Aja”, firmato da T.J. e pubblicato il 1° giugno sul sito dell’Economist.

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Il Tribunale Penale dell’Aja per la ex Jugoslavia - La sua “giustizia” ed il suo funzionamento

100 su 150 sono Serbi, un bel due terzi secco. Vediamo anche quanti di questi sono stati finora condannati:

37 su 56 sono serbi, di nuovo 2/3 esatti.  In 15 anni (1993-2008) il " tribunale” e' riuscito a giudicare solo 56 persone. Con piu' di un miliardo di dollari spesi... a conti fatti ogni condannato e' costato 20 milioni di dollari!

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Dichiarazione dei diritti dei contadini e degli altri lavoratori rurali

20 giugno 2019

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Il 17 dicembre 2018 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella sua formazione plenaria, ha adottato la Risoluzione A/RES/73/165, recante la “Dichiarazione dei diritti dei contadini e degli altri lavoratori rurali”. Tale documento è il frutto di decenni di lotte sociali portate avanti dalle comunità contadine di varie aree del mondo, la cui voce si è riunita in particolare intorno all’azione del movimento internazionale La Vía Campesina. La Dichiarazione rappresenta un’importantissima presa di posizione politica e culturale della comunità internazionale sul tema della tutela dei diritti di tutti coloro che lavorano nelle aree rurali e, nonostante dal punto di vista del diritto internazionale non abbia efficacia vincolante, la sua adozione implica comunque un’assunzione di responsabilità, alla quale gli Stati non potranno sottrarsi con leggerezza.

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Speciale Giornata della Memoria: Veterani USA di Iraq e Afghanistan Restituiscono medaglie di guerra al Vertice NATO

Democracy Now! torna a Chicago, sede del più grande vertice Nato della storia in 60 anni di questa organizzazione, dove quasi 50 veterani, strappate le loro medaglie di guerra, le hanno scagliate in strada in direzione del vertice Nato. Sentiamo le voci dei soldati, mentre restituiscono le loro medaglie uno per uno dal palcoscenico. "Sono qui per restituire la mia Medaglia per la Guerra Globale al Terrorismo in solidarietà con il popolo iracheno e il popolo dell'Afghanistan ", ha detto Jason Hurd , ex combattere medico che ha trascorso 10 anni nell'esercito degli Stati Uniti . " Sono profondamente dispiaciuto per la distruzione che abbiamo causato in quei paesi e in tutto il mondo . " Scott Kimball , un veterano della guerra in Iraq , aggiunge: " Per tutto il personale di servizio e i veterani che sono contro queste guerre , non siete soli ! "

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TPI Aja : la giustizia selettiva dei tribunali ad hoc

Con la risoluzione 827 del 25 maggio 1993, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dà vita, operando nell’ambito dei poteri attribuitegli dal capitolo VII della Carta dell’Onu, al “Tribunale penale internazionale per perseguire i responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse nel territorio dell’ex Jugoslavia dal 1991”. Similmente, con la risoluzione 955 dell’8 novembre 1994 il Consiglio di Sicurezza istituì il “Tribunale penale internazionale per i crimini commessi in Ruanda nel 1994”. I due Tribunali ad hoc sono organi sussidiari del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, tuttavia non sono soggetti all’autorità o al controllo del Consiglio per tutto ciò che riguarda l’esercizio delle loro funzioni giudiziarie. I Tribunali sono composti da civili e non vi siede personale militare e sono formati da tre organi fondamentali: corte, procuratore, cancelleria. L’organo giudicante si compone di due camere di primo grado per ciascuno dei due tribunali, formate ognuna da tre giudici e da una camera d’appello, formata da cinque giudici. Le decisioni di istituire i due Tribunali sono intervenute a conclusione di numerose iniziative politiche e di accertamento dei fatti intraprese dalle Nazioni Unite negli anni precedenti. Tali iniziative comprendono una lunga serie di risoluzioni di contenuto raccomandatorio rivolte agli Stati interessati, quali l’invio di missioni di “peace-keeping”, l’organizzazione di missioni di osservatori e la creazione di sistemi di raccolta di informazioni sulle violazioni di diritti umani, in collegamento con missioni di governi nazionali, altre istituzioni internazionali e organizzazioni non governative. E’ a questo insieme di eventi che bisogna quindi  guardare per collocare storicamente la nascita e l’evoluzione dei due tribunali ad hoc.

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