Le donne della Siria e la loro resistenza quotidiana

Storie siriane 2018  - 5 agosto 2018

 

 

Samarcanda, la canzone di Roberto Vecchioni, sembra ispirata dalla storia che Om Ahmad sta raccontando. Robusta, foulard a fiori in testa e abito nero, seduta sui cuscini che fungono da divano nello spoglio appartamento affittato nel quartiere Masaken Barzeh, spiega che lei, il marito meccanico e i loro tre figli maschi vivevano a Douma, l’area più tradizionalista della regione Ghouta orientale.

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Con i bambini siriani - SOS -SIRIA

Progetto di Solidarietà nella Siria martoriata

Progetto: AIUTIAMO la piccola ALMA –  luglio 2018

 

Alma Tamer

La famiglia Tamer è di Aleppo in Siria, il padre Mohammad ha deciso di non lasciare il paese nonostante la guerra che imperversa da anni, decidendo di restare, dopo il matrimonio nascono due figlie gemelle.

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Non lasciate la vostra terra

Come racconta Suor Yola Girges, “la Siria si va riprendendo. Purtroppo, questi ultimi anni sono stati duri e difficili. Ma non ci scoraggiamo! Non si può nascondere che durante il conflitto, per paura l’emigrazione dei siriani, sia musulmani che cristiani, è aumentata”. I 5 patriarchi d’Antiochia (Chiesa ortodossa siriaca, Chiesa greco-ortodossa, Chiesa cattolica sira, Chiesa cattolica maronita, Chiesa cattolica greco-melchita) hanno detto: Non lasciate la vostra terra”. Ora l’appello lanciato dai capi religiosi, ed appoggiato dalle autorità politiche, sta avendo i suoi effetti: dal Libano e da altre parti i rifugiati stanno rientrando nelle loro case. Ogni uomo ha diritto, prima che di emigrare, a vivere in sicurezza nella propria terra. Potrebbe essere un modello da seguire: aiutare nella loro terra quanti hanno necessità, favorendo la ricostruzione e la creazione di posti di lavoro. Certo, quanti non si sentono di tornare a causa delle ferite della guerra, devono avere la possibilità di essere accolti, manifestando sinceramente la propria identità e la volontà di integrarsi nel paese ospitante.

Da L’Antidiplomatico

I rapporti scomparsi sugli erbicidi a Gaza

11 luglio 2018

 

 

Quindi stiamo distruggendo i raccolti palestinesi con le nostre irrorazioni? Che novità, fa spallucce l’israeliano medio e passa ad un altro canale.

Mentre stavo scrivendo il mio articolo sull’erbicida israeliano irrorato a Gaza, ho appreso che i profughi del 1948 dal villaggio di Salama [villaggio che si trovava nei pressi di Jaffa, nell’attuale Israele, ndtr.] vivono nel villaggio di Khuza’a [nella Striscia di Gaza, ndtr.]. Sono agricoltori, come lo erano molti dei loro genitori e nonni. All’epoca coltivavano limoni, banane e cereali e vendevano i loro raccolti a Giaffa ed anche nelle comunità ebraiche.

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La piaga dello Yemen

Il 10 maggio, il regno dell'Arabia Saudita ha informato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il segretario generale Antonio Guterres che le difese saudite avevano intercettato due missili balistici Houthi lanciati dal territorio dello Yemen e diretti verso aree densamente abitate a Riyadh, la capitale dell'Arabia Saudita. Nessuno è stato ucciso, ma un attacco precedente, del 26 marzo 2018, aveva ucciso un lavoratore egiziano a Riyadh e un attacco del 28 aprile aveva ucciso un uomo saudita.

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