Uranio Impoverito: Lo Abbiamo Stoccato In Italia

Uranio Impoverito: Lo Abbiamo Stoccato In Italia

Le istituzioni non possono produrre informazioni non corrette

 

E’ stato recentemente affermato sui mass-media che in Italia non abbiamo stoccato armi all’uranio impoverito.

Ma questo non è vero. Nelle basi di Aviano e Gioia del Colle, basi al Comando di Ufficiali italiani, abbiamo custodito le armi all’uranio on cui gli aerei alleati hanno colpito postazioni in Bosnia e nel Kossovo, precisamente 10800 proiettili all’uranio impoverito sono stati lanciati in Bosnia e 31 mila in Kossovo. Inoltre sono stati lanciati missili da crociera.

I Comandi italiani, da cui sono decollati gli aerei italiani ricevono i rapporti di volo e nei rapporti di volo debbono essere specificate le armi che sono state impiegate nelle missioni. Inoltre i Comandi sono ovviamente al corrente dei piani d’impiego degli aerei. Il fatto poi che si affermi che l’Italia non impiega armi all’uranio impoverito non significa che il nostro personale non abbia corso dei rischi perché i rischi che ha corso sono dipendenti dagli obiettivi colpiti dagli aerei Alleati con armi all’uranio impoverito.

In Italia esistono poi anche basi straniere, ad esempio vedi Vicenza, Sanrossore  (Pisa – Camp Derby). Gli Alleati possono stoccarvi le armi in loro uso, comprese quelle all’uranio impoverito. Nelle basi vi sono anche mine antiuomo e armi nucleari. I rischi dell’uranio impoverito sono specificati nelle normative della Kfor (forza multilaterale dei Balcani) del 22 novembre 1999 a firma del Col. Osvaldo Bizzari e resi noti ai nostri Comandi.

Le armi all’uranio impoverito possono provocare tumori e malformazioni alla nascita.

L’opinione pubblica deve essere correttamente informata.

 

Falco Accame

Presidente Anavafaf

Uranio: Visita Della Commissione D'inchiesta Del Senato Al Poligono Di Nettuno

Uranio: Visita Della Commissione D'inchiesta Del Senato Al Poligono Di Nettuno

 

In relazione alla visita programmata della Commissione presso il poligono d'uso internazionale di

Nettuno, si allegano due articoli tratti dal settimanale locale "Il caffè" del 2 marzo 2004 e 15 aprile

2004. In questi articoli si segnala l'alto tasso di tumori registrato nella zona e si segnala anche la possibilità

della presenza di (ilio tempore) di un lotto di armi di produzione israeliana calibro 105/51. Questo

calibro è stato in dotazione ad esempio dei nostri mezzi blindati Centauro. Tali mezzi che hanno

operato tra l'altro in Somalia, potrebbero aver impiegato proiettili all'uranio impoverito (originariamente

di produzione tedesca e venduti a Israele e da Israele a noi). In merito si allega un articolo del

quotidiano Il Tempo del13 febbraio 2001. E' bene tener presente che la Germania è il paese che per primo (1942)

ha approntato proiettili all'uranio. Si trattava però di uranio  naturale e non di uranio  impoverito.

Le prime armi all'uranio impoverito sono state prodotte in Usa con il materiale di scarto delle centrali nucleari.

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UN DECALOGO SULLE POSSIBILI AZIONI DA INTRAPRENDERE NEI POLIGONI IN ATTESA DI UN POSSIBILE SMANTELLAMENTO

UN DECALOGO SULLE POSSIBILI AZIONI DA INTRAPRENDERE

NEI POLIGONI IN ATTESA DI UN POSSIBILE SMANTELLAMENTO

 

Circa le azioni che si possono intraprendere sin da ora per ridurre i pericoli nei poligoni, alcune possono essere le seguenti:

1) abolire le operazioni di brillamento periodicamente effettuate nei poligoni perché la nube di polvere che si genera nel brillamento e che si rideposita sul terreno, può avere effetti inquinanti (il materiale di scarto dei poligoni dovrebbe essere sistemato sotto terra, in appropriati depositi bunker);

2) fare divieto alle ditte straniere di operare nei poligoni italiani, salvo casi eccezionali in cui la sperimentazione può essere di grande importanza per interessi nazionali e, in questi casi eccezionali, proibendo agli Enti di avvalersi di autocertificazioni (in guanto impediscono i controlli sul loro operato);

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Progetto di piano di lavoro per l’assemblea generale di Interforum

 

Parigi, 16 luglio 2012

 

Cari Amici,

la prima Assemblea Generale di INTERFORUM si terrà a settembre prossimo a Parigi o a Torino, successivamente (entro la fine del mese) Vi comunicheremo con esattezza il luogo e la data dell’evento allegando il programma.

Il 29 giugno scorso, il nostro ufficio ha ricevuto, a Bruxelles, TUBLU MURKHERJEE, avvocato indiano che difende le vittime dell’amianto nel suo paese e che si è associato ad INTERFORUM.

L’assemblea generale ci consentirà di allargare il nostro perimetro di osservazione sui crimini sociali e ambientali sia nei confronti dell’India, dove siamo preoccupati per l’insediamento dell’industria MICHELIN in aperto contrasto gli interessi e i diritti delle popolazioni locali, sia in America Latina.

Sergio BONETTO ha incontrato recentemente, a Cuba, Magistrati, avvocati e Giuristi specializzati in Diritto del Lavoro che potranno illustrarci le gravi difficoltà alle quali sono sottoposti i lavoratori e la popolazione dell’America Latina.

Infine, valuteremo la possibilità di una cooperazione con l’IAES (International Academy of Environmental Sciences) nel progetto di creazione di un Corte Penale Internazionale e che lavora alla creazione di una rete mondiale di allarme per le catastrofi ambientali.

Troverete qui allegato un progetto di piano di lavoro sulle attività dell’Assemblea Generale, che Vi presentiamo, al fine di raccogliere i Vostri suggerimenti prima della predisposizione del programma definitivo.            

Cordiali saluti.

Per INTERFORUM

                                                                                    Il Presidente JEAN PAUL TEISSONNIERE

                                                                                          Il Segretario SERGIO BONETTO

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Per il riconoscimento e la repressione dei reati sociali e ambientali

 

PER IL RICONOSCIMENTO E LA REPRESSIONE DEI REATI SOCIALI E AMBIENTALI.

 

 Il Professor DELMAS – MARTY[1] evoca giustamente la doppia funzione, quasi antropologica, del diritto penale: da un lato chiarire quali sono i comportamenti vietati, dall'altro reprimere le violazioni.

Forgiati per la maggior parte all'inizio del 19° secolo, modificati nella seconda parte del 20° secolo per tener conto dei crimini di massa commessi durante la 2° guerra mondiale e successivamente integrati per far fronte ai problemi sociali più recenti, i differenti sistemi penali nazionali oggi si rivelano sostanzialmente incapaci di prendere in considerazione in modo adeguato i delitti di massa collegati all'attività industriale e allo sviluppo della tecnologia.

Conseguentemente, le catastrofi industriali e tecnologiche che hanno macchiato gli ultimi decenni (Minamata, Bhopal, Tchernobyl, Fukushima, la questione del sangue contaminato o quella dell'amianto) sono “filtrate” attraverso qualificazioni giuridiche inadatte che non tengono in alcun conto delle volontà collettive e “organizzate” che connotano questi crimini, nonché consenso dei loro autori (in genere grandi gruppi industriali) all'accumulo progressivo di rischi mortali per le vittime.

Le cifre non sono un dato di conoscenza molto diffuso, ma secondo le ultime stime dell'organizzazione internazione del lavoro, per l'anno 2008, le condizioni di lavoro avrebbero provocato più di un milione di morti nei soli paesi asiatici.

La “semplice” utilizzazione industriale dell'amianto provoca 100.000 morti all'anno su scala mondiale.

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