Attentati di Volgograd : chi c'è dietro gli attacchi terroristici in Russia?

Putin nella Volgograd ferita: "crimini meschini"

2 gennaio 2014, Euronews

Di buon mattino, il primo giorno del nuovo anno. Vladimir Putin comincia il 2014 dove hanno perso la vita decine di russi, a Volgograd, colpita da due attentati kamikaze tra domenica e lunedì. I morti sono stati in tutto 34, molti di più i feriti. Anche a loro il presidente russo ha reso omaggio, visitando l’ospedale dove i più gravi sono ricoverati. Nel suo discorso di fine anno, Putin ha manifestato l’intento di sradicare il terrorismo dalla Russia, ribadito nella sua visita alla città colpita. “La meschinità dei crimini compiuti a Volgograd non richiede commenti aggiuntivi. Qualsiasi siano le motivazioni dei criminali, non ci sono scuse per i crimini contro i civili, specialmente donne e bambini”. Il pugno di ferro non si è fatto attendere, in quella che fu Stalingrado. Dopo i due attentati sono state fermate 87 persone. La polizia tiene d’occhio soprattutto chi proviene dal Caucaso, territorio che ospita i ribelli ceceni, considerati artefici delle esplosioni nella stazione e di un filobus.

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Cecenia: Kadyrov licenzia un alto ufficiale la cui figlia combatte in Siria

Il leader ceceno Ramzan Kadyrov ha dimesso un funzionario locale la cui figlia sta combattendo coi ribelli in Siria. Kadyrov ha annunciato l’espulsione di Asu Dudurkayev dal vertice del Servizio Migrazione Federale, dello stato di Cecenia. La decisione, ha specificato, è stata presa a seguito della denuncia secondo cui gli impiegati dell’ufficio migrazione si comportavano in maniera rude e nel contempo utilizzassero le lungaggini burocratiche per estorcere denaro.

Siamo arrivati alla conclusione che a Dudurkayev non può essere affidata questa posizione”, ha dichiarato Kadyrov.

Ma la vera ragione dell’espulsione sarebbe quella secondo cui la figlia di Dudurkayev si sia unita ai ribelli nella guerra contro il governo siriano del Presidente Bashar Assad. Il Cremlino, sprezzando le pressioni dell’occidente, ha con decisione sostenuto Assad nella lotta, anche se guarda con preoccupazione la partecipazione di centinaia di russi che combattono coi ribelli per la creazione di uno stato islamico.

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Dalla pianificazione alla devastazione. La transizione al capitalismo nella Russia post-sovietica (1992-1998)

 

INTRODUZIONE.

Il fine che si propone questa tesi di laurea è di provare ad analizzare il dissesto economico, politico e sociale della Russia negli anni seguenti alla fine dell’Unione Sovietica e del suo modello economico che non aveva precedenti nella storia, cioè l’economia pianificata o centralizzata.

L’Unione Sovietica cessa di esistere il 26 dicembre 1991. Fino a quel giorno era la seconda potenza mondiale; uscita vincitrice, anche se profondamente danneggiata, dalla Seconda Guerra, si era vista costretta ad intraprenderne un’altra, ben più lunga ma meno devastante, almeno in superficie, contro gli Stati Uniti d’America, la cosiddetta Guerra Fredda.

Si può dire che lo Stato sovietico, al momento della sua dissoluzione, deteneva un sistema industriale – seppur sulla via dell’obsolescenza – di tutto rispetto, che consentiva un livello di produzione tale da permettere una modesta ma diffusa redistribuzione della ricchezza a larghissima parte della numerosa popolazione sovietica; poteva vantare un apparato militare secondo solo agli Usa, sia dal punto di vista tecnologico che dal potenziale offensivo; la produzione agricola, anche se gravemente menomata da enormi sprechi, consentiva di sfamare la popolazione ricorrendo in minima parte alle importazioni; poteva permettersi, grazie alle entrate derivanti dalla vendita delle enormi ricchezze naturali come il petrolio ed il gas, di acquistare beni dall’estero per sopperire alle carenze interne, mantenendo negli anni una bilancia commerciale – fino al 1988 – sempre attiva o in pareggio.

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CIVG Informa 31 - Speciale Kurdi della Siria

 

Siria, la minoranza Curda nella crisi siriana

di Enrico Vigna

Per approfondire la realta’ della situazione in Siria, puo’ essere utile comprendere le posizioni delle minoranze del paese, il loro ruolo e le loro scelte all’interno del drammatico contesto di violenza dispiegata nel paese, ma anche nel contesto storico della societa’ siriana.

I curdi sono circa il 9% della popolazione in Siria, stimati in circa 2 milioni di persone; sono la più grande minoranza etnica del paese. Sono concentrati prevalentemente nel nord e nel nord-est, ma anche ad Aleppo e Damasco sono presenti significative comunità curde.

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Maria Saadeh deputato cristiano a Damasco: “In Siria la rivoluzione non esiste”

Pubblicato il 4 dicembre 2013

  
                                                                      

«Sabato ero da Papa Francesco con una delegazione delle chiese cristiane per chiedergli di diventare l’ambasciatore di pace per la Siria. Ma non gli ho parlato soltanto da cristiana. Il Gran Mufti Ahmad Badreddin Hassoun, la suprema autorità dei musulmani sunniti mi aveva detto: “ Maria quando incontri Papa Francesco parlagli anche a nome mio e dei fedeli islamici perché lui ha contribuito più di ogni altro a salvarci dalla guerra”. Quindi ero in Vaticano a nome di tutti i siriani che desiderano la pace».

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