Sette italiani su dieci vogliono un'Italia che dice NO alle armi nucleari

Un nuovo sondaggio promosso nei 4 Paesi europei che ospitano testate nucleari statunitensi (Italia, Germania, Belgio, Paesi Bassi) dalla Campagna ICAN e dai suoi partner nazionali (per l’Italia da Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo) conferma quanto già evidenziato da precedenti indagini: 7 italiani su 10 vorrebbero adesione dell’Italia al Trattato ONU contro le armi nucleari e 3 su 5 chiedono che le testate statunitensi vengano rimosse dal nostro territorio.

 

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Niente di nuovo sul fronte digitale? Intervista a Marco Guastavigna / Parte 2

 

Questa intervista fa parte di un ciclo dedicato alle tematiche lavorative. Il gruppo di approfondimento del CIVG intervisterà studiosi e lavoratori per tracciare un quadro dei mondi del lavoro.

 

 

Le nuove tecnologie premiano sempre di più l’apprendimento di “procedure” e sempre di meno quello di conoscenze o abilità.

Se si deve raggiungere una determinata località, è ormai automatico affidarsi a una App, che magari ci proporrà (leggi: imporrà) dei percorsi elaborati in base al nostro profilo digitale, ovvero alle nostre abitudini e ai nostri gusti di consumatore. Di questa strada, del percorso che abbiamo percorso per arrivarci, non conosceremo pressoché nulla. Il sapere procedurale non è infatti conseguimento di una conoscenza, ma esclusivamente di una procedura con cui ci si può procurare una conoscenza.

Tu hai dedicato molte energie allo studio e analisi delle “mappe concettuali”; quali impatto hanno a tuo avviso le nuove tecnologie sul nostro modo di orientarci (anche in senso letterale) nella realtà? Fino a che punto esse sono legate al continuo tracking delle attività degli utenti per ricavarne profitto?

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Niente di nuovo sul fronte digitale? Intervista a Marco Guastavigna / Parte 1

Questa intervista fa parte di un ciclo dedicato alle tematiche lavorative. Il gruppo di approfondimento del CIVG intervisterà studiosi e lavoratori per tracciare un quadro dei mondi del lavoro.

 

 

 

Le nuove tecnologie digitali stanno accelerando un passaggio interno al modo di produzione capitalistico, un cambiamento sociale profondissimo che si riverbera sui modi di consumo, sulla costituzione e conduzione delle mappe culturali, e che produrrà i suoi maggiori effetti soprattutto nel mondo del lavoro. Con le nuove tecnologie il lavoro si trasforma e (forse) si arricchisce, ma – a differenza di quanto raccontano molti “tecnoentusiasti” – la connessione perenne e l’accessibilità estesa non sono immediatamente sinonimo di libertà.

 

È vero: l’approccio al digitale più diffuso è tendenzialmente unilaterale, centrato sugli aspetti tecnico-comunicativi e portatore di un’idea deterministica del progresso, processo univoco ed inarrestabile, a cui - in nome dell’innovazione concepita come fine anziché come strumento- va concessa piena irresponsabilità a proposito di conseguenze occupazionali, ecologiche, culturali… umane, insomma.

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Mal di lavoro: salute, sfruttamento e diritti dei lavoratori. Intervista all’ Avvocato Sergio Bonetto

Questa intervista fa parte di un ciclo dedicato alle tematiche lavorative. Il gruppo di approfondimento del CIVG intervisterà studiosi e lavoratori per tracciare un quadro dei mondi del lavoro.

 

 

 

In altra sede hai spiegato che il capitalismo produce non solo una grande massa di merci, ma anche di patologie. Oggi la scienza ci permette di sapere esattamente quali condizioni lavorative possono provocare malattie professionali, ma nonostante ciò le malattie professionali continuano ad essere trattate come un problema statistico e non criminale, come se il progresso economico portasse inevitabilmente con sé qualche morto. Per anni tu sei stato promotore di iniziative per criminalizzare questi fenomeni. Quale è lo stato dell’arte di questo dibattito a livello internazionale?

 

Direi che se oggi, si può riscontrare una tendenza, sia a livello nazionale che internazionale, è quella di una crescita della distanza tra conoscenze scientifiche disponibili e prassi delle imprese capitalistiche.

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Lavoro. Inail: nei primi 11 mesi 2018, infortuni mortali aumentati del 9.9%

4 gennaio 2019

 

 

Sicurezza sul lavoro. Anche l’Inail ufficialmente certifica i dati di una strage continua e inarrestabile, rispetto alla quale evidentemente non si sta facendo tutto il possibile. I dati su infortuni sul lavoro mortali e non, dimostrano come la sicurezza non sia una priorità di datori di lavoro, politica, enti e istituzioni preposti.

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