Nicaragua: piena libertà religiosa per il popolo di Dio

Managua 15 marzo 2024

 

Processione religiosa cattolica nel 2021

 

"La religione autentica è fonte di pace e non di violenza. Nessuno può usare il nome 

di Dio per commettere violenza. Uccidere in nome di Dio è un grave sacrilegio. 

Discriminare in nome di Dio è inumano". 

Papa Francesco (2014). 

 

"Cristo Signore ha seminato la Parola su tutti, senza distinzione. Noi siamo il terreno, ma dobbiamo sapere che tipo di terreno siamo e come la Parola è caduta in noi”

Cardinale José Brenes (Luglio 2023). 

 

Il Nicaragua è uno dei paesi dell'America Latina con più chiese, templi, cappelle o luoghi di culto per chilometro quadrato. In maggioranza sono spazi cristiani cattolici ed evangelici di varie denominazioni e, a differenza di quanto accade nei paesi europei o altrove, dove gli spazi religiosidevono chiudere i battenti in quanto restrizioni governative o mancanza di parrocchiani rendono impossibile tenerli aperti, per cui diventano centri culturali o spazi privati, in Nicaragua l'affluenza dei credenti è crescente, libera e diversificata. Questi luoghi di culto accolgono con regolarità le persone che esercitano la loro opzione di fede secondo ciò che più si confà al loro percorso spirituale.

 

Iglesia Evangélica, Bo. Granada, Managua.

Chiesa Evangelica, Barrio Grenada, Managua 

 

Più chiese e più credenti 

Su tutto il territorio nazionale sono presenti 18.335 chiese/templi/cappelle. In un universo di 5,7 milioni di credenti, un terzo  - tra 1.8 e 2 milioni di persone  - frequenta regolarmente le funzioni religiose del fine settimana. C'è un luogo di culto ogni 7 kmq, con una media di 314 fedeli ciascuno. Secondo i dati disponibili, in Nicaragua ci sono 92.000 servitori in queste chiese: 585 sacerdoti, e poi diaconi, seminaristi, religiosi, suore, predicatori, missionari e pastori (32.000, di cui il 71% sono evangelici di varie congregazioni). C'è un gran numero di opzioni nelle vicinanze di coloro che sentono la necessità e volontà di esercitare la propria libertà di credere e praticare la fede prescelta.

Il sondaggio d’opinione (M&R Nicaragua 16.08.2023) "Indagine su affiliazione, partecipazione e pratiche religiose", ha rilevato che l’81.7 % dei nicaraguensi afferma di essere credente; di questi il 34.2 % sono cattolici e 47.5 % protestanti, frutto dell’educazione ricevuta. Il cattolicesimo ha sperimentato nell'ultimo decennio una riduzione di 18.4 punti percentuali, il protestantesimo un aumento di 5.6 punti percentuali; la categoria di persone senza confessione o atei sono passate dal 4.4 % al 18.3 % (+ 13,9 %). Secondo l'indagine, l'82,6% ritiene che nel Paese vi sia libertà religiosa. A comparazione: un sondaggio condotto in Spagna (2013, Osservatorio sul pluralismo religioso in Spagna) ha rilevato che il 77,9% della popolazione spagnola ritiene di godere della libertà religiosa.

 

Iglesia católica San José, Diriamba.

Chiesa cattolica San José, Diriamba 

 

Il cristianesimo è profondamente radicato nella tradizione socio-culturale: le pratiche sono incorporate nella vita quotidiana degli individui, dei collettivi famigliari, delle comunità e dei villaggi grazie alle influenze storiche e all'immaginario collettivo trasmesso di generazione in generazione, al di là di ogni organizzazione formale o gerarchica. La religiosità, con i suoi rituali, credenze, sincretismi e costumi è una delle peculiarità del nostro popolo, che si manifesta attraverso promesse a Dio, a Maria e ai Santi, dei quali si cerca l’intercessione, nel ritmo e nel testo dei canti, nei rituali come la benedizione dell’acqua e di altri oggetti, nel senso e contenuto delle preghiere, nelle caratteristiche delle feste patronali ed altre manifestazioni religiose quali la “Griteria”, le nascite nel periodo natalizio, gli altari con le offerte.

La radicata devozione popolare si fonda su una fede ingenua, semplice e feconda che cerca consolazione e coltiva la speranza. È la riserva morale di una tradizione comunitaria di solidarietà, di impegno e di buona volontà del Popolo di Dio, indipendentemente dalla denominazione sotto cui decide di riunirsi.

(…) Da 50 anni la maggioranza cattolica, ora maggioranza cristiana-cattolica-evangelica convive con rispetto e tolleranza con tante altre credenze religiose minoritarie.

Diversi sondaggi mostrano che nel 1995 il 75% della popolazione era cattolico, il 14% protestante e il 14% non professava una religione o non era credente. 20 anni dopo, nel 2017, queste cifre erano cambiate: il 40% era cattolico, il 32% protestante e il 28% apparteneva ad altre religioni o era ateo.

Quali sono le previsioni per i prossimi tre decenni? Tutto indica che la maggioranza dei nicaraguensi continuerà ad essere cristiana, ma legata a diverse denominazioni. In effetti, molti di coloro che professano una fede  - nell’esercizio della libertà religiosa  - non avranno legami formali con una religione, anche se preserveranno una fede ed un’esperienze spirituale con caratteristiche cristiane.     (…)

 

Capilla Iglesia de Jesucristo de los Santos de los últimos días, Diriamba.  

Cappella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, Diriamba 

 

Diffusione dei luoghi di culto 

Secondo l'Alleanza evangelica nicaraguense, a partire dal 2021 sono circa 16.000 i templi in tutto il territorio nazionale con i rispettivi pastori e associati. Ogni congregazione si autogoverna e stabilisce i propri meccanismi finanziari ed amministrativi per sostenersi. Si percepiscono contributi e decime dai membri; alcuni ricevono sostegno internazionale; altri stabiliscono alleanze tra diverse chiese sulla base di affinità e dottrine comuni, quali: Assemblea di Dio, Pentecostali, Convenzione battista, ecc. L’alto livello di diffusione territoriale decentrata delle chiese evangeliche, la varietà delle dottrine rappresentate, la dinamica pastorale e la gestione decentralizzata sono alcuni dei vantaggi che consentono a queste chiese di attirare sempre più devoti, soprattutto dai settori popolari e rurali.

Osserviamo che ci sono più chiese evangeliche nei quartieri operai e contrade rurali che nelle aree residenziali della classe medio-alta. Non c'è quartiere o distretto che non abbia una chiesa evangelica, mentre nelle zone residenziali più ricche è più probabile vi sia solo una chiesa cattolica. Ciò produce un modello di espansione che favorisce le comunità evangeliche, captando più seguaci nei settori popolari.

Prendiamo l'esempio di Managua. Nel quartiere residenziale di Lomas del Valle c'è solo 1 chiesa cattolica. Nella Colonia Centroamerica: 1 parrocchia cattolica e 1 chiesa avventista. Nel Barrio Grenada: 9 chiese evangeliche e 1 chiesa cattolica. Nel Barrio 22 de Enero: 2 chiese evangeliche e 1 chiesa cattolica. Nel Barrio Pantasma: 3 chiese evangeliche. Nel Barrio La Cruz del Paraíso: 4 chiese evangeliche e 1 cattolica. Nel centro urbano di Diriamba (Dipartimento di Carazo): 3 chiese cattoliche e 18 chiese di altre denominazioni.

La Chiesa avventista del settimo giorno ha 85 templi. La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni ha 43 cappelle e presto aprirà il primo tempio mormone in Nicaragua. Nel 1996 c'erano 17.000 mormoni in Nicaragua ed entro il 2023 “saranno 101.000 i Santi degli Ultimi Giorni, pari all'1,5% della popolazione”. I Testimoni di Geova, che si riuniscono nelle “Sale del Regno”, affermano di avere 466 comunità e 29.000 evangelizzatori, ovvero uno ogni 240 abitanti. La Chiesa Morava conta 110.000 seguaci solo sulla costa caraibica. La diocesi nicaraguense della Chiesa anglicana, guidata da un proprio vescovo, ha 16 templi, diverse missioni nella regione caraibica e quasi 9.000 membri. La comunità musulmana del Nicaragua ha circa 400 membri e nel settembre del 2009 ha aperto la sua prima moschea.

A differenza delle chiese evangeliche che sono organizzativamente frammentate e decentralizzate, la Chiesa cattolica romana ha una dottrina, una struttura e un'unica gerarchia sotto la giurisdizione della Santa Sede. È suddivisa in 1 arcidiocesi e 8 diocesi, 322 parrocchie (117 nell'arcidiocesi di Managua-Masaya-Carazo) e 1.408 centri pastorali (cappelle). All'interno di questa rete territoriale di 1.730 luoghi di culto, i fedeli si riuniscono per le funzioni eucaristiche, per celebrare la Parola, i sacramenti ed altri eventi cattolici. Ciò senza contare le cappelle private che esistono nelle scuole, nei seminari, presso gli istituti religiosi e simili, utilizzate dagli interni a tali istituzioni, ma anche dal vicinato.

 

Iglesia Adventista del Séptimo Día, Diriamba.

Chiesa Avventista del Settimo Giorno, Diriamba 

 

Libertà di professare una fede

Lo Stato e la società hanno dimostrato un alto grado di rispetto e riguardo per le organizzazioni religiose e i loro membri, comprese le non cristiane, affinché possano professare la loro fede secondo i riti e le credenze del caso. Lo Stato promuove come politica pubblica la solidarietà, la partecipazione comunitaria e l'equità: ciò include la diversità di credo a partire dal modello definito nella Costituzione Politica, Art. 4-5: lo Stato "è organizzato per assicurare il bene comune... /… secondo l'ispirazione di valori cristiani, ideali socialisti, pratiche solidali, democratiche ed umanistiche, come valori universali e generali, come valori e ideali della cultura e identità nicaraguense". Aggiunge: "i valori cristiani assicurano l'amore verso il prossimo, la riconciliazione tra fratelli della famiglia nicaraguense, il rispetto per la diversità individuale senza discriminazione alcuna, il rispetto e uguaglianza di diritti delle persone con disabilità e l'opzione preferenziale per i poveri". 

In quanto persone fisiche che professano un credo religioso e nell'esercizio dei loro diritti e obblighi, i cittadini sono liberi di affiliarsi e partecipare a qualunque chiesa scelgano, con il livello di impegno e intensità che preferiscano. Le congregazioni o associazioni religiose in quanto persone giuridiche assumono obblighi legali, amministrativi e civili, in primo luogo verso i loro membri o fedeli, che le sostengono e si affiliano secondo una fede comune, e in secondo luogo verso lo Stato in cui operano, che li obbliga a rispettare le leggi e le normative del Paese e ad esercitare i loro diritti e doveri come persone giuridiche. I primi a esigere il rispetto del patto sociale che istituisce un'organizzazione religiosa sono i suoi stessi membri. 

Queste persone sono unite dalla fede per scopi comuni e per partecipare all'entità che hanno creato, al fine di soddisfare i loro bisogni spirituali e dare significato alla loro vita. L'inadempimento di tali obblighi snatura lo scopo dell'ente e ne delegittima l'esistenza. Affinché le entità possano funzionare nell'ambito dello stato di diritto nella società nicaraguense, sono soggette a norme e regolamenti. Pertanto, le azioni delle istituzioni governative o dei membri stessi per ordinare, disciplinare, chiedere conto mirano a preservare la piena libertà religiosa e la libera partecipazione dei credenti.

 

Parroquia católica de Ntra. Señora de Fátima, Col. Centroamérica, Managua.  

Parrocchia cattolica di Nostra Signora di Fátima, Colonia Centroamerica, Managua

 

Per secoli la Chiesa cattolica ha fatto parte della struttura di potere monarchica, coloniale ed economica europea. Alla fine è stata costretta a superare il proprio fondamentalismo per far posto alla libertà religiosa. L’enciclica di Giovanni XXIII del 1963 “Pacem in Terris” ha compiuto un passo decisivo verso il riconoscimento della libertà religiosa come diritto umano. Ha stabilito un nuovo orizzonte per i cattolici, un nuovo modo di guardare il mondo che deve portare a un pluralismo giusto e rispettoso. Non era più sufficiente la dottrina della tolleranza, del “sopportare le credenze religiose altrui”, della “tolleranza dall’alto”, ma piuttosto bisognava riconoscere la diversità, i “diritti dal basso” come fondamentali per la dignità della persona umana. La Dichiarazione del Concilio Vaticano II sulla libertà religiosa “Dignitatis Humanae” (1965), ha sorprendentemente e significativamente cambiato questo concetto nella Chiesa cattolica. Non solo ha riconosciuto che “la libertà religiosa e la libertà di culto sono diritti propri di ogni persona”, e che detta libertà “appartiene all’esercizio della coscienza di ciascuno”, ma ha anche superato l’assurda tesi del pensiero cattolico tradizionale: presupponeva che solo la verità avesse il diritto, che tale verità era patrimonio della Chiesa Cattolica e che solo chi possedeva queste verità avesse il diritto di esistere, mentre gli errori no.

La Dichiarazione del Vaticano II aggiungeva che “il Concilio insiste ampiamente sulla libertà religiosa, che deve essere garantita sia alle persone sia alle comunità, nel rispetto delle legittime esigenze di ordine pubblico”. Ci sono limiti e paletti in ogni Legge; e qui il Concilio ha indicato quali sono «le legittime esigenze di ordine pubblico».

La mistificazione per continuare ad aggredire

La religione non può essere usata come pretesto per l’odio o la crudeltà, per l’esclusione o l’emarginazione. Non può diventare una bandiera politica, né una tribuna o una maschera per promuovere la destabilizzazione, l’ingerenza o l’intervento straniero, o per provocare violenza e distruzione, per seminare odio e fratture nelle comunità, per coartare la speranza di prosperità, di coesistenza pacifica, di lavoro, di sicurezza e del bene comune dei popoli.

Le falsità che i manipolatori pubblicano in alcuni media stranieri per screditare la nostra libertà religiosa, che possono essere oggettivamente smentite, fanno parte di attacchi orchestrati.

Si basano sul pregiudizio politico pernicioso e interventista promosso dall’imperialismo statunitense attraverso i suoi strumenti di sottomissione occidentale e con la complicità dei lacchè locali, che si prestano al gioco delle menzogne e della destabilizzazione. Stanno creando realtà che non esistono e diffondendole attraverso il loro apparato virtuale e mediatico, in un’enorme e costante campagna per screditare il processo sociale e politico legittimo e sovrano per l’autodeterminazione e la prosperità con equità e solidarietà, che il Nicaragua continua a perseguire con inflessibile dignità e granitica buona volontà.

Quando guardiamo le prove, senza i pregiudizi contaminanti degli aggressori, è ampiamente confermato che nessun credente è stato perseguitato o gli è stato impedito di praticare la propria fede o di esercitare il diritto di credere secondo la propria coscienza, sia privatamente che collettivamente.

Al contrario: facilità, disponibilità, possibilità di convocare il popolo di Dio secondo le diverse convinzioni nella ricerca del proprio cammino di vita e di fede, sono straordinariamente ampie. La verità è che in Nicaragua prevale una solida, stabile e crescente libertà religiosa e di culto, assunta come politica pubblica dallo Stato.

Se un pastore, sacerdote, vescovo, impresario, commerciante, comunicatore… agiscono contro il bene comune, commettono atti criminali, evadono le tasse, riciclano denaro, collaborano con interessi esterni ed egoistici per destabilizzare; se pretendono di usare la propria investitura religiosa, o carica imprenditoriale o di qualsiasi altra natura per tali atti, non solo delinquono contro la nazione e la società nel suo insieme come bene giuridico protetto, ma tradiscono anche l’essenza dell’organizzazione cui appartengono e a cui dovrebbero prestare il proprio servizio, prestandosi invece ad azioni avverse.

I membri o soci di quell’organizzazione sono i primi ad esigere che questi leader agiscano secondo il mandato che hanno loro affidato. Il governo, in virtù del suo dovere ineludibile di difendere il bene comune nell’ambito dello Stato di diritto, è obbligato a intervenire. Nessuna posizione o status dev’essere sinonimo di impunità quando minaccia la pace, la sicurezza e il bene comune della maggioranza dei nicaraguensi. La preservazione della pace, della sicurezza, del benessere collettivo, dell’indipendenza e della sovranità sono patrimoni irrinunciabili della nazione e dei suoi cittadini.

(…)

Fonte: https://franciscobautista.com/2024/03/15/nicaragua-plena-libertad-religiosa-para-el-pueblo-de-dios/

(*) Francisco Javier Bautista Lara è un analista politico nicaraguense e scrittore di narrativa e saggistica. È stato uno dei fondatori della Polizia sandinista nel 1979 e ha ricoperto diversi incarichi governativi, tra cui quello di ambasciatore in Vaticano.

Traduzione a cura di Adelina B. per PatriaGrande-NicaNotizie/CIVG