Notiziario Patria Grande - Marzo 2024

 

NOTIZIARIO MARZO 2024

 

 

GRANMA (CUBA) / ESTERI / HAITI

Haiti, ferite da guarire

 

TELESUR (VENEZUELA) / ESTERI / COLOMBIA

Colombia, perché convocare l'Assemblea Nazionale Costituente?

 

TELESUR (VENEZUELA) / INTERNI / MADURO CANDIDATO ALLE NUOVE ELEZIONI

Maduro: un candidato-programma

 

GRANMA (CUBA) / INTERNI / NUOVO ATTACCO MEDIATICO DEGLI USA

Il latte, il blocco e quello che può dire la stampa

 

GRANMA (CUBA) / INTERNI / INGERENZA USA

Cuba protesta per la condotta degli Stati Uniti


 

 

GRANMA (CUBA) / ESTERI / HAITI

Ferite da guarire


Le dimissioni del primo ministro di Haiti, Ariel Henry, e la creazione di un Governo di transizione costituiscono i passi iniziali che devono condurre a elezioni nelle quali il popolo eleggerà i suoi governanti. Photo: AP

 

Haiti è un tema tanto attuale quanto datato se si considerano la ingovernabilità e la violenza che l’hanno afflitta in maggiore o minore misura in molti momenti della sua storia.

Inoltre, la nazione ha sofferto le furie della natura che hanno provocato mortali terremoti, sporadiche inondazioni ed estese siccità che l’hanno impoverita.

Come forse in nessun altro paese, la vita in Haiti scorre tra il disinteresse internazionale e la totale assenza di coinvolgimenti o aiuti, e solidarietà e attenzione ai suoi problemi più gravi sono limitatissime.

Senza dubbio, più di una volta c’è stato un peloso entusiasmo straniero per gli interventi militari, alcune volte camuffati da “operazioni umanitarie” che poco o niente hanno portato allo sviluppo o alla stabilità del Paese. Per questo, per parlare o scrivere di Haiti è necessario ripassare molti aspetti non sempre facili da affrontare.

È chiaro che nessuna soluzione della situazione haitiana può considerare un’intervento militare straniero, né una politica di sanzioni - tipica di questi anni - né l’ingerenza nei temi interni che devono essere risolti dai suoi cittadini e dalle istituzioni. Se si vuole contribuire a trovare un’uscita dalla crisi attuale, la prima cosa che si deve favorire è una loro intesa, con un contributo trasparente e nessuna imposizione da parte degli organismi internazionali.

I primi impegni devono essere fermare lo spargimento di sangue, disarmare le bande che violentano ogni giorno la tranquillità cittadina e far sì che si produca un dialogo pacifico e civile che possa condurre a un processo elettorale, trasparente e inclusivo.

Alla stessa stregua, necessità di prim’ordine è il contributo internazionale con l’aiuto economico, l’investimento straniero per far sviluppare il paese, così come offrire aiuti umanitari ai settori più sensibili come la salute, l’educazione e la protezione sociale.

Sono molte le domande senza risposta. Potremmo cominciare con indagare quanto hanno apportato nell’ultimo anno o nell’ultimo decennio gli investimenti stranieri nel settore alimentare, agricolo, industriale o qualsiasi altro, per far sì che Haiti possa dare lavoro ai suoi abitanti e vedere una luce che possa illuminare il Paese, che un giorno dovrà smettere d’essere identificato per la violenza, il crimine, l’analfabetismo, l’insalubrità e l’instabilità sociale.

I dati della Banca Mondiale informano che il 60% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, cioè 6,3 milioni di persone; l’educazione mostra uno degli indici più bassi dell’emisfero occidentale, con un tasso d’alfabetizzazione del 60,7%. Un’altra ferita da curare sono i danni lasciati dal terremoto del 2010, che distrusse l’infrastruttura del settore dell’educazione e obbligò allo sfollamento tra il 50 e il 90% degli studenti.

Quel terribile sisma provocò la morte di 316 mila persone, 350 mila feriti, migliaia di case distrutte e il  60% delle strutture sanitarie totalmente danneggiate. Inoltre, un milione e mezzo di persone restarono senza casa. Nel 2016, l’uragano Matthew colpì il sudovest del paese provocando la morte di 57 persone e danni per almeno due milioni di cittadini. Il ciclone Laura, nell’agosto del 2020, provocò decine di morti e molti danni materiali. Le  epidemie a loro volta hanno decimato la popolazione. Il colera nel 2010 infettò 520 mila persone e provocò la morte di almeno 7 000.

Troppo sangue è stato sparso, ma la comunità internazionale, i suoi governi e istituzioni ancora non si sono convinti che ciò che oggi occorre non è una politica umanitaristica equivoca e non finalizzata alla conquista di una ritrovata autonomia del Paese..

Più che violenza e miseria, questa nazione deve ritrovare quello spirito che la portò ad essere la prima nazione a conquistare l’indipendenza dal colonialismo, che contava su una cultura autentica fondata su valori che costituiscono un patrimonio inestimabile per i Caraibi e per il mondo.

Ricordiamo che l’Indipendenza di Haiti venne dichiarata il 1º gennaio del 1804, dopo 13 anni di esistenza come colonia francese.

 

Cosa deve cambiare?

La situazione attuale è caratterizzata fortemente da un vandalismo che ha proliferato in una maniera tale da aver sempre più complicato la soluzione. Il fatto che la Comunità degli Stati dei Caraibi (Caricom) si sia riunita d’urgenza e abbia adottato una risoluzione che implica il richiamo alle autorità e alle bande armate per iniziare un processo costituzionale che porti a elezioni libere e trasparenti, non può essere la sola misura per guarire la grande ferita della nazione caraibica.

Le dimissioni del primo ministro di Haiti, Ariel Henry, e la creazione di un Governo di Transizione, costituiscono i passi iniziali che devono condurre a elezioni nelle quali il popolo elegga i suoi governanti.

Esiste comunque incertezza sul possibile invio al paese delle Antille di una missione multinazionale composta da mille agenti della polizia del Kenia, un’ipotesi di accordo formulata durante la visita al Kenia del Primo Ministro di Haiti, adesso dimesso.

L’ONU si è limitata a far sì che il Consiglio di Sicurezza esprimesse «la sua preoccupazione per la spirale di violenza», e invitasse tutte le parti a ripristinare le istituzioni democratiche. Una dichiarazione così limitata non può che denunciare la mancanza di credibilità dell’istituzione internazionale, incapace di promuovere risposte effettive a situazioni tanto pressanti.

Elson Concepción Pérez e GM per Granma Internacional, 15 marzo 2024

 


 

 

TELESUR (VENEZUELA) / ESTERI / COLOMBIA

Colombia, perché convocare l'Assemblea Nazionale Costituente?

 

 

 

Durante un recente discorso a Puerto Resistencia (Cali) il presidente colombiano Gustavo Petro ha proposto la convocazione di un’Assemblea Nazionale Costituente (ANC): "Se le istituzioni che oggi abbiamo in Colombia non sono in grado di essere all'altezza delle riforme sociali che il popolo - attraverso il voto - ha richiesto, allora la Colombia deve avviare un’Assemblea Nazionale Costituente". 

In seguito (il 18/3/2024) ha proposto alcuni temi da dibattere in assemblee popolari preparatorie dell'ANC: inadempimento dell'accordo di pace; diritto ad una vita degna per tutti; realizzazione di diritti costituzionali come educazione e riforma agraria; transizione energetica; politica monetaria che garantisca impiego dignitoso e produzione; riorganizzazione territoriale rispondente alle odierne necessità; transizione da una giustizia punitiva ad una giustizia riparativa, che porti alla verità; patto di riconciliazione definitiva in merito alla violenza politica che ha vissuto la Colombia.    

 

Perché è legittimo e opportuno convocare un’ANC in Colombia?  

Il punto di partenza è il blocco alle riforme che i partiti di destra dell'oligarchia esercitano attraverso il Parlamento, i grandi mezzi di alienazione di massa, nemici del cambiamento, il grande capitale e le EPS (Entità Promotrici di Salute). Riforme (tributaria, sanitaria, lavorativa, pensionistica, agraria e della transizione energetica) che sono la base del programma di governo promosso da Gustavo Petro durante la campagna elettorale per la presidenza, e per il quale ottenne il mandato di oltre 11 milioni di cittadini.   

L'ANC è lo scenario politico idoneo per dibattere e cercare una soluzione condivisa a due grandi problemi storici che hanno paralizzato la Colombia ed impediscono il progresso verso una società democratica basata sullo Stato Sociale di Diritto. Per raggiungere tale obiettivo, bisogna conferire un ruolo protagonista, deliberante e propositivo all'unico soggetto politico con autorità e legittimità: il costituente primario; attivando un processo organizzativo dei cittadini che proponga un nuovo contratto sociale che ricostruisca i fondamenti democratici della nazione.    

I due grandi problemi che impediscono il progresso verso una società basata sul diritto alla vita dignitosa e alla giustizia sociale sono: l'immensa spaccatura e disparità fra ricchi e poveri, risultato dell’alta concentrazione di ricchezza e della mancanza di una riforma agraria; l'interminabile conflitto armato. Entrambi i problemi procedono interconnessi nel corso della storia repubblicana, una storia fatta ad immagine e somiglianza degli interessi e dell’ideologia di un'oligarchia alimentata da uno Stato da essa stessa cooptato, mediante i governi esclusivi, classisti, criminali e corrotti che lo hanno presieduto. 

 

Perché la Colombia non ha potuto superare la guerra che la divora come un cancro? 

Uno sguardo allo specchio retrovisore mostra 5 tentativi falliti (Rojas 1953; B. Betancur 1984; C. Gaviria 1991; A. Pastrana 1999; J. M. Santos 2012) di mettere fine all'interminabile conflitto armato interno. Che cosa è successo? Che i trattati di pace sono rimasti incompiuti e sabotati dall’oligarchia stessa e dagli USA, dopo averli avallati. Così, ogni volta che si apre un nuovo ciclo di dialoghi di pace, questo termina con la smobilitazione delle formazioni guerrigliere e la consegna delle armi da parte loro, lo sterminio di centinaia di firmatari dell'accordo, l'impunità regnante e, soprattutto, l’inadempimento di quanto era stato pattuito al tavolo dei negoziati. Tutto questo perché l'oligarchia parte sempre dalla premessa che sta negoziando la pace con una controparte sconfitta o perché deve guadagnare tempo per riarmarsi.  

L'ultimo tentativo va verso un ulteriore fallimento, poiché le cause storiche che hanno dato origine al sollevamento armato, in fondo, non sono state risolte. È ciò che dimostra l'accordo di pace tra la guerriglia delle FARC ed il governo di J.M. Santos (2016) che, per di più, aveva sollecitato la partecipazione di una parte importante della società per mettere fine alla lunga guerra irregolare. Il risultato 8 anni dopo la firma è il reiterato fallimento, come nei precedenti accordi, a cui si aggiunge il furto dei fondi stabiliti per realizzarlo.

La guerra irregolare fu una delle ragioni per proporre riforme al dettato costituzionale ed aprire lo spazio - venne chiamato “apertura democratica per la pace” - affinché il costituente primario deliberasse riguardo a idee e meccanismi per tirare fuori il Paese dalla profonda crisi di fine anni ‘90, caratterizzata dall’inasprimento della guerra, in cui anche il narcotraffico rappresentò un autentico fattore di destabilizzazione. 

Una volta promulgata la Costituzione del ‘91, essa venne riformata dall'oligarchia passo dopo passo, articolo per articolo, fino a renderla iniqua, inoperante, ridotta ad un insieme sofisticato di articoli senza effetto reale sulla vita della maggioranza. 

La proposta originaria di costruire un processo costituente che facesse uscire il Paese dalla rovina della guerra interna e spalancasse definitivamente le porte all'inaugurazione e partecipazione democratica, fu scalzata a vantaggio d’interessi stranieri, multinazionali, del grande capitale, di oligarchia e paramilitarismo.  

Per completare il quadro: il foro dove si dibattono ed elaborano le leggi, il disegno sociale ed il modello economico della società, ciò che dovrebbe essere la linfa della democrazia: il parlamento, dove i delegati del popolo si confrontano, si accordano e decidono riguardo a leggi e politiche pubbliche, è diventato un antro di corruzione, prebende, arricchimento che altro non ha fatto se non distruggere del tutto la poca democrazia che restava. 

Oggi assistiamo di nuovo ad un momento unico dove il primo governo della storia moderna di origine non oligarchica, convoca il popolo, il costituente primario, a riunirsi in assemblee popolari, deliberare ed avanzare verso un’ANC. 

 

Chi convoca e avvia l'ANC? 

Il popolo, nella sua condizione di primo costituente e senza alcun permesso da parte di potere umano o divino, poiché è lui ad istituire, conformare e definire i poteri costituiti: presidenza, Congresso, Corti ed altri organi ed istituzioni del potere pubblico. Il popolo deliberante e in ANC sta al di sopra di tutte queste istituzioni, è lui che prende le decisioni fondamentali che, in prima ed ultima istanza, hanno a che fare col suo futuro e la sua vita.  

Tuttavia, i temi su cui convocare l'ANC non si esauriscono nelle proposte della presidenza. È anche possibile il dibattito sul ruolo delle istituzioni che sono state trasformate in trincee della destra e dei settori antidemocratici, che impediscono la realizzazione dei diritti fondamentali consacrati dalla Costituzione. Per cui il popolo, nel suo esercizio di costituente o destituente, cioè di creatore o modificatore, è autorizzato a riformare, rettificare o cambiare ciò che ostacoli il progresso e la trasformazione democratica.  

 

Perché convocare un’ANC?   

1. Resuscitare la costituzione politica del ‘91 che regge la Colombia, che non sia più lettera morta. 

2. Riaffermare e rafforzare il carattere dello Stato Sociale di Diritto, come stabilito dalla costituzione del ‘91. 

3. Dare impulso ad un patto nazionale che ponga un punto finale all'interminabile guerra irregolare che il Paese ha subito dagli anni ‘40.  

4. Riformare le istituzioni che non adempiano alle norme stabilite dalla Costituzione politica del ‘91. Tra cui: Magistratura, Procura, Polizia nazionale, ESMAD (Squadrone Mobile Antisommossa), Forze armate.  

5. Vigilare ed impedire che si facciano megaprogetti minerari, energetici ed idroelettrici che distruggano l'ecosistema, e stabilire se tali megaprogetti stiano violando i diritti fondamentali consacrati in Costituzione. 

6. Dare esistenza e veste giuridica all'economia popolare.  

7. Rivedere criticamente e prendere decisioni sul ruolo delle multinazionali, sulla distruzione che ha causato il modello neoliberista e sulle privatizzazioni di beni e proprietà pubbliche.  

8. Mettere in discussione la questione della sovranità nazionale e delle basi militari straniere sul territorio colombiano. Come s’intende oggi la sovranità nel contesto di crisi globale, guerra e cambiamenti che stanno vivendo la nostra regione ed il mondo.  

9. Ridefinire le relazioni diplomatiche, commerciali ed internazionali nell’ambito del contesto globale.  

10. Mettere in discussione l'adesione della Colombia come membro della NATO. Che cosa ciò comporta per i suoi cittadini, di fronte ad una possibile guerra mondiale. Analogamente, confrontarsi sul ruolo che la Colombia svolgerà nel conflitto unipolare-multipolare in corso tra le potenze nel mondo.

Oto Higuita, 25 marzo 2024

 

Traduzione a cura di Adelina B., Patria Grande/CIVG

Fonte: https://www.telesurtv.net/bloggers/Por-que-convocar-la-Asamblea-Nacional-Constituyente-20240325-0001.html

 


 

 

TELESUR (VENEZUELA) / INTERNI / MADURO CANDIDATO ALLE NUOVE ELEZIONI

Maduro: un candidato-programma

 

Sono pesanti le oltre 900 sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti contro il Venezuela, con le ferite sociali che comportano, ma ciò non ha impedito la clamorosa presentazione di Nicolás Maduro a candidato per un nuovo periodo presidenziale.

 

 

 

È stato un clamore di popolo mobilitato che, accompagnato dalle sue viscere dolenti ed eroiche, ha dovuto sopportare con nervi e piedi saldi l'insolenza e la stoltezza imperiale yankee. Nonostante tutto, questo popolo ha trovato le forze storiche indispensabili per non soccombere in ginocchio di fronte a ricatti ed umiliazioni inflitte a manetta. Una moltitudine, con strepito insigne, ha portato per le strade e le piazze il suo messaggio nitido e profondo, commovente per quanto irremovibile: "Andate al diavolo, yankee di merda!" La sconfitta della destra sembra inevitabile. 

Stanno resistendo ad una delle più virulente offensive economico-mediatiche scatenate contro il programma bolivariano e socialista. I gringos sono andati oltre le loro consuete aggressioni e hanno dispiegato i peggiori repertori per mano dei branchi neoliberisti e dei loro fidi seguaci, i media. Ciò che han fatto contro il popolo venezuelano è una canagliata intollerabile. Sono arrivati ad usare il nome del loro Paese con scherno e disprezzo. Ripudiamo la guerra del discredito scatenata contro il Venezuela. Che l'odio di classe non possa mettere radici e sostituire il dibattito. 

La risposta dei "figli di Bolivar" si manifesta in chiave elettorale, attraverso la democrazia. Questo popolo straordinario è accorso a registrare nelle liste elettorali il suo candidato Nicolás Maduro. Sta preparando una controffensiva con l’aiuto delle urne, delle leggi e dell’orgoglio di poter fare affidamento su una struttura elettorale impeccabile, revisionata ed avallata dagli organismi e dagli esperti più esigenti del mondo. Controffensiva di dignità, che estrae l'artiglieria della saggezza e dell'autodifesa dagli arsenali storici del chavismo, per non cadere in provocazioni e imboscate dell'impero gringo. Mediante le votazioni andranno verso una vittoria contundente e storica. 

Naturalmente la destra e i sui corifei si stanno precipitando rabbiosamente a fare interrogazioni, come se avessero qualche diritto ad interrogare "la rielezione", "il regime", "la dittatura" ed il mantello della vergine… ovvio, senza passare in rassegna il macabro scandalo di corruzione che imputridisce dalle viscere il capitalismo, da essi tanto amato, impegnato a distruggere ogni segno di civiltà e dignità umana. Ora il programma del socialismo bolivariano si allarga ad un "polo patriottico" che tesse la trama di alleanze emergenti in un mondo post-pandemia, insanguinato, saccheggiato, sfruttato e vilipeso fino all’inverosimile. Così, hanno trovato il modo per organizzare la resistenza e la ribellione nell’unità. 

È "imperfetto" questo socialismo, vociferano alcuni, sia da destra che da sinistra. È "incompleto", aggiungono altri. "Non è Marx", "non è Lenin", "non è Trotsky", contestano altri ancora. Non è Chávez, rumoreggiano i più deliranti. Molti omettono ciò che si sente per le strade. Ignorano ciò che spinge tante migliaia di assemblee popolari che organizzano la volontà politica del popolo di Chávez, come piano di lotta elettorale che porta Maduro al Consiglio Nazionale Elettorale per candidarlo di nuovo. 

Non tutti sono "contenti", è vero che vi siano fatiche e ferite. Manca ancora tanto, ci sono debiti e ritardi. Le oltre 900 sanzioni imperiali non spiegano tutto e continuano ad esserci disparità di antica data accompagnate da distorsioni vecchie e nuove. Ci sono stati tradimenti, pugnalate e schiaffi legati ad episodi di corruzione scandalosa, mentre scarseggiano soluzioni più energiche con sanzioni esemplari per i traditori. Per superare questo, il popolo bolivariano estende un ulteriore voto di fiducia, ora trasversale, al programma della patria che contraddistingue la direzione politica di questa tappa. È una dialettica storica che fa impazzire gli snob altolocati e la loro nomenclatura. 

Per continuare ad esercitare il diritto ad essere liberi, migliaia di assemblee di quartiere hanno optato per Maduro. Di certo è indice di povertà intellettuale grave o mala fede rilasciare dichiarazioni sul Venezuela, omettendo il peso delle oltre 900 sanzioni, che sono di per sé un crimine di lesa umanità. Si vede che il chavismo sta facendo qualcosa di molto positivo per il suo popolo, se irrita tanto la borghesia. Nei prossimi mesi vi sarà una recrudescenza delle campagne d’odio, con cui hanno preteso sfigurare l'impulso rivoluzionario delle masse venezuelane. Cercheranno di creare le condizioni per un "ammonimento" macabro che soffochi l'ardire di voler essere sovrani, egualitari e comunitari. L'impero minaccia coi suoi paroloni apocalittici di distruggere le libertà e le dignità democratiche. Le comparse mediatiche esibiscono i loro circhi con la speranza mercenaria d’infondere i sinistri influssi degli oligopoli della comunicazione.

Ma è stato attivato un movimento di massa che costruisce l’agenda di lotta inspirandosi alle proprie stesse lotte. Stringe gemellaggi con le vittorie storiche di altri popoli e ben comprende il ruolo delle generazioni che si danno appuntamento per garantire sovranità alle proprie ricchezze naturali e morali. Che sono abbondanti, sia per quantità che qualità. Maduro è segno della resistenza disciplinata, il cui compito storico è contribuire a perfezionare il socialismo bolivariano in Venezuela. Glielo ordina la rivoluzione stessa. La sua campagna sarà: obbedire all'ordine di avanzare verso un grande progresso rivoluzionario. Ciò significa molto nell'attuale periodo rivoluzionario, nonostante le migliaia di ostacoli e ingiurie, perché la missione elettorale di Maduro non è solo la vittoria. 

Il mandato è una vittoria contundente e devono saperlo molto bene tutti gli operai, i contadini, gli studenti del mondo intero, perché questo processo elettorale non è solo più un tema che riguarda il Venezuela, è senza dubbio una questione di portata continentale e globale, da cui può scaturire una geopolitica carica di novità. Non ci saranno "elettori" in senso quietista, tutti sanno che il proprio voto è un documento storico di lotta in cui risiede il progresso dialettico e rivoluzionario, che purtroppo ancora molti popoli non conoscono e che è stato faticoso far comprendere nello stato attuale di alienazione mondiale. Maduro è già candidato, e dovrà essere ascoltato attentamente, perché la sua voce non è altro che quella di un popolo che sta indicando i passi della propria rivoluzione. 

Maduro è un candidato-programma, partorito dalle masse per moltiplicare le formule dell'equazione ribelle nell’ambito di una "bella" rivoluzione impegnata a perseguire la "massima felicità possibile per tutti e tutte". La nomina di Maduro a candidato sarà mobilitazione permanente del clamore rivoluzionario, scritto per mano di contadini e operai di tutti i fronti in lotta, che sono l’unico supporto cruciale futuro. Sarà azione diretta perché il suo popolo così ordina. Azione diretta di una democrazia rivoluzionaria che non si fermerà, malgrado molti la ignorino o la disprezzino.

Fernando Buen Abad, 27 marzo 2024

 

Traduzione a cura di Adelina B., Patria Grande/CIVG

Fonte: https://www.telesurtv.net/bloggers/Un-candidato-programa-Maduro-20240327-0001.html

 


 

 

GRANMA (CUBA) / INTERNI / NUOVO ATTACCO MEDIATICO DEGLI USA

Il latte, il blocco e quello che può dire la stampa

 

 

 

Cuba ha sollecitato la collaborazione del Programma Mondiale degli Alimenti (PMA) per l’acquisto di 375 tonnellate di latte in polvere provenienti dal Brasile per i bambini e le bambine da zero e sei anni, le quali garantiranno la stabilità nella distribuzione di marzo e aprile.

Per poter avere il prodotto per la popolazione infantile cubana, Cuba ha inoltre fatto ricorso alle eccezioni stabilite dal Governo degli Stati Uniti per vendere determinati prodotti all’Isola.

Si tratta di 500 tonnellate contrattate mediante il pagamento immediato e in contanti; 245 del Canada, altre 500 del Brasile, e 600 di altri fornitori, ha informato di recente Alberto López Díaz, ministro dell’Industria Alimentare.

Senza dubbio, le circostanze economiche difficili come quelle attuali, aggravate in forte misura dalla persecuzione finanziaria della politica del blocco e dal rapporto con il PMA, organismo internazionale con il quale Cuba ha una relazione di cooperazione dal 1963 accettandone le imposizioni discriminatorie degli Stati Uniti, hanno sollevato non poche preoccupazioni tra i media che fanno coro alla propaganda contro la Rivoluzione.

Il membro del Burò Politico del Partito Comunista di Cuba e ministro delle Relazioni Estere Bruno Rodríguez Parrilla, ha scritto su X che «Cuba può importare alimenti dagli USA solo con permessi ristretti, imposizioni discriminatorie che violano le norme del commercio internazionale e l’obbligo di pagare anticipatamente», e ha aggiunto che questa politica aggressiva e unilaterale priva il Paese di entrate, e chi afferma che il blocco non impedisce l’accesso agli alimenti mente e sa di mentire.

Per coloro che si oppongono al progetto socialista cubano è molto più facile fomentare un’immagine di insostenibilità governativa che accettare il Governo dell’Isola che non vede limiti alle possibilità di garantire prodotti vitali al Paese.

Nel  caso del PMA, nonostante la persecuzione imposta dagli Stati Uniti, questo organismo dell’ONU ha mantenuto un rigido vincolo che, in altre occasioni, ha invece aiutato a superare i limiti che l’Isola deve sopportare per via del blocco.

 

Granma e GM per Granma Internacional, 6 marzo 2024

 


 

 

GRANMA (CUBA) / INTERNI / INGERENZA USA

Cuba protesta per la condotta degli Stati Uniti

 

 

 

La ferma denuncia dell’ingerenza dei messaggi calunniosi del Governo statunitense e della sua delegazione a Cuba su temi interni della realtà nazionale, è stata consegnata all’Incaricato dell’ambasciata Benjamin Ziff. Convocato al Ministero delle Relazioni Estere dal viceministro

Carlos Fernández de Cossío.

Un comunicato pubblicato dalla cancelleria dell’Isola precisa inoltre che sono stati ricordati gli standard minimi di decenza e onestà attesi da una missione diplomatica in qualsiasi Paese e che l’ambasciata degli Stati Uniti a Cuba mostra invece di non essere capace di osservare.

È stato sottolineato che l’ufficio diplomatico degli Stati Uniti e il suo personale sono obbligati a rispettare le norme della Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche.

La nota del Ministero degli Esteri spiega che nell’incontro è stata richiamata l’attenzione alla responsabilità diretta del Governo degli Stati Uniti a fronte della difficile situazione economica che Cuba sta attraversando e, specificatamente, a fronte delle carenze e delle difficoltà che la popolazione affronta quotidianamente con la carenza di rifornimenti e servizi essenziali, sotto il peso e l’impatto del blocco economico progettato e attuato con l’obiettivo di distruggere la capacità economica del paese.

È stato condannato anche l’impegno evidente del Governo statunitense di limitare e ostacolare ogni sforzo dello Stato cubano per incontrare soluzioni e dare risposte alle necessità economiche e sociali del paese.

Cuba ha denunciato ancora una volta lo spietato piano di destabilizzazione mirato a far esplodere la naturale irritazione della popolazione, finanziato ogni anno con decine di milioni di dollari del bilancio federale degli Stati Uniti

La poderosa infrastruttura tecnologica di questo paese per far esplodere le reti digitali con propositi aggressivi, la complicità di importanti media di comunicazione della grande stampa statunitense e internazionale e l’appoggio mercenario di persone radicate, fondamentalmente nel sud della Florida, sono stati tutti denunciati dalla Cancelleria cubana: «Se il Governo degli Stati Uniti avesse una minima preoccupazione per il benessere della popolazione cubana toglierebbe Cuba dalla lista arbitraria degli Stati che, presumono, patrocinano il terrorismo. Farebbe terminare la persecuzione sui rifornimenti di combustibili che il paese deve importare, smetterebbe di perseguitare ogni transazione finanziaria di Cuba nel mondo, metterebbe fine alla brutale persecuzione contro i programmi di cooperazione medica di Cuba nel mondo, smetterebbe d’intimidire imprenditori, visitatori, artisti e tutte le persone che esprimono interesse e sostengono al diritto d’interagire con il popolo cubano», si legge ancora  nel comunicato.

 

Granma e GM per Granma Internacional, 19 marzo 2024