Scheda critica del libro di ALAN HART

“SIONISMO IL VERO NEMICO DI ISRAELE”

Volume II

(ZAMBON EDITORE)

 

Alan Hart è un giornalista inglese, è stato corrispondente capo di “Indipendent Television News”, presentatore di “BBC Panorama”, inviato di guerra in Vietnam, esperto di Medio Oriente, dove ha lavorato per molti anni ed ha conosciuto e intervistato i maggiori protagonisti del conflitto arabo-israeliano; ha poi scritto una biografia di ARAFAT ed un importante trilogia “SIONISMO IL VERO NEMICO DEGLI EBREI” di cui oggi recensiamo il II volume.

Il libro è stato tradotto da DIEGO SIRAGUSA ed è stato pubblicato nel 2017 (doveva essere stampato nel 2016, ma a causa di un incidente informatico  si perse la copia e Siragusa ritradusse il tutto), segnaliamo pure la notevole introduzione, ad opera dello stesso SIRAGUSA, in cui è pubblicata integralmente  una lettera dell’8 Novembre 1948 (18 giorni dopo la strage di AL DAWAYIMA) di un ufficiale israeliano inviata  a Eliezer Peri, direttore di “AL HAMISHMAR”. Questa lettera non fu pubblicata all’epoca dei fatti, solo il giornale di sinistra israeliano HAARETZ, la rese pubblica il 5 Febbraio del 2016, cioè dopo 68 anni!

Il contenuto della lettera è agghiacciante ed è la prima volta che appare integralmente in Italia; credo sia fondamentale leggerla per rendersi conto della verità delle azioni dell’esercito israeliano nei confronti delle popolazioni palestinesi. (la lettera si trova a pag. 15 del libro).

 

Il libro tratta gli anni che vanno dall’immediato dopoguerra (1946) all’assassinio del presidente Kennedy (1963).

I giorni che stiamo vivendo sono caratterizzati da una serie di avvenimenti confusi e contradditori, il cittadino avverte una difficoltà ad orientarsi ed a capire in quale mondo stia vivendo e quale futuro si prospetta.

Molti sono consci che le notizie che si ricevono dai giornali e dalle televisioni

non corrispondono alla realtà e la sensazione di essere manipolati è più che una certezza, questa sensazione però non si tramuta in una grandiosa protesta, rimane un “mugugno”, magari grande ma che non riesce ad incidere ed a modificare i destini del mondo.

Non ho ambizioni di fornire ricette né per il presente, né per il futuro, piuttosto credo nell’importanza della conoscenza e della demistificazione dei luoghi comuni, nella lotta contro il manicheismo (i governi dell’occidente sono buoni, quelli dell’oriente sono cattivi) perciò ogni lavoro che si muova in questa direzione permette di aprire gli occhi e magari di mutare posizione su dogmi ritenuti indiscutibili.

L’invito che rivolgiamo ai nostri lettori di leggere il libro di HART ha quest’intento.

L’opera in oggetto è di facile lettura e percorre, documentandole, la storia della nascita di Israele, del suo sviluppo, dei raggiri diplomatici e anche lessicali utilizzati dai suoi dirigenti per opporsi a tutte le risoluzioni delle NAZIONI UNITE, del modo in cui costruirono la loro bomba atomica (senza permettere nessuna ispezione sul loro territorio, si ritiene che oggi Israele possieda dalle 200 alle 400 testate nucleari), delle pressioni esercitate sugli USA tramite i senatori sia democratici che repubblicani appartenenti alla lobby ebraica.  

Conosceremo i comportamenti dei dirigenti israeliani, Ben Gurion. Begin, Sharon, Golda Meir, Dayan, Peres e Sharett; il ruolo del re di Giordania Abdullah, del presidente dell’Egitto Nasser e le responsabilità delle potenze occidentali, in particolare Usa, Inghilterra e Francia. 

Il contenuto del libro non è antiebreo, non è antisemita, non è antiIsraele è però antisionista.

Credo che sia ora di smetterla con la vulgata che chi critica Israele è un antisemita, si criticano le azioni di un gruppo politico che governa uno stato, non  un pensiero, non  una religione.

Considerare sbagliate le azioni di Israele non significa disconoscere le sofferenze, le umiliazioni, le torture che gli ebrei subirono nella storia e soprattutto le terribili eliminazioni di massa subite sotto il regime nazi-fascista nella seconda guerra mondiale, ma tutto ciò può giustificare le sofferenze di un popolo espropriato dei suoi diritti più elementari come il popolo palestinese?

 

BUONA LETTURA

LUIGI CECCHETTI