SOS Donbass: la nostra solidarietà concreta continua

I Bambini di Zaizevo nel Donbass rivedono la luce. Grazie CISNU!

Grazie ai contributi raccolti in Italia dal CISNU per il Progetto SOS DONBASS i nostri referenti hanno comprato un generatore elettrico per una famiglia del posto che da otto mesi non aveva più la luce elettrica.

 

 

Zaizevo. Forse il punto più rovente sulla mappa delle ostilità; infatti è situato a circa quattrocento metri dalle posizioni dell’esercito ucraino, e quindi praticamente sulla linea di combattimento. A Zaizevo vive una grande e unita famiglia, con quattro bambini piccoli.

La famiglia ha preso la decisione di non andarsene, di non diventare profughi, in cerca di sistemazioni in luoghi a loro estranei, ma di continuare a vivere nel loro villaggio natale.                                                                                               

All’inizio era molto difficile sopportare quanto avveniva intorno e sopra di loro. Giornate intere di bombardamenti, ai quali la famiglia non si è tuttora abituata. Non è possibile ad abituarsi ai sibili continui dei proiettili sopra la testa, e  pensare che ogni attimo della tua vita può essere l'ultimo.                                                        

 Dal febbraio del 2016 la luce non c’era più stata.

Allora Andrey, il volontario di AntiVoyna con cui siamo gemellati, ci propose l’obiettivo dell’acquisto di un generatore per risolvere questa situazione.  Un generatore sarebbe stata come una salvezza vera per la sopravvivenza e la resistenza di questa famiglia. Ora potranno avere nuovamente la  luce. Hanno dovuto  spesso soffrire la fame, infatti negozi e i mercati nella zona "rossa" (quella del fronte) sono chiusi. Per i continui bombardamenti non era possibile uscire dal villaggio e andare in città. Il principale fornitore di cibo è il loro orto. La terra nutre, i polli li forniscono di uova e carne, la capra dà loro il latte. L'acqua è quella del pozzo di casa. Una volta ogni mese e mezzo vengono visitati e provvisti di assistenza umanitaria dalla Croce Rossa. L'unico che li va a trovare spesso è il nostro amico e fratello Andrey. rina, la mamma, è stata ferita parecchie volte , due delle quali in testa; ha dovuto per lungo tempo essere curata in ospedale; tuttora non tutti i frammenti dei proiettili  le sono stati estratti, in quanto sono troppo fini e sono entrati troppo profondamente. Vive così, con i frammenti di granata nella testa. Dice, che ogni tanto li sente, come fossero ronzii di uno scarabeo. Anche il marito è stato ferito alla mano. Vica, la ragazza più grande, è stata ferita al petto.

Gli altri membri della famiglia grazie a Dio stanno bene.

Corrispondenza da Zaizevo di Andrey. Ottobre 2016

Qui il video in cui Andrey consegna l’aiuto:  http://youtu.be/5u5sNN9OObI

Qui sotto video che testimoniano i bombardamenti sul villaggio di Zaievo:

 

 

https://youtu.be/3zwNq4DZhuo    -   https://youtu.be/3zwNq4DZhuo

 


Il bambino sordo di Gorlovka torna a sentire. Grazie CISNU.

 

Su richiesta e indicazione della maestra Elena, nostro referente a Gorlovka, attraverso i fondi raccolti qui in Italia dal CISNU, sono stati acquistati due apparecchi acustici per Stasik, che così sta ricominciando un percorso di recupero dell’udito e la possibilità a breve di tornare a frequentare la scuola insieme agli altri bambini.

Questa è la sua storia.

Il grande dolore è entrato nella vita di Nataliya inaspettatamente.

Cinque anni fa improvvisamente gli è morto il marito, che lavorava in una delle tante miniere di Gorlovka; era del tutto sano, un giorno è tornato a casa dopo un turno difficile, ha mangiato è andato a letto e non è si più svegliato. Gli si è fermato il cuore nel sonno, un infarto. Il dolore di Nataliya era naturalmente impossibile da descrivere. L'estate del 2014 Gorlovka si è trovata sotto pesanti bombardamenti dell’esercito ucraino. Case distrutte, ogni giorno la gente moriva. Proiettili di artiglieria esplodevano nella città giorno e notte. Il piccolo Stas, che in quel tempo aveva appena compiuto cinque anni, era terrorizzato, aveva paura degli spari e, specialmente delle esplosioni di artiglieria. Il bambino ha cominciato ad urlare forte, piangere, scappava a nascondersi sotto il letto. Quando i bombardamenti diventavano più frequenti, succedeva che non usciva da sotto il letto per giornate intere, quello era il suo rifugio.

Il cuore della madre scoppiava vedendo tutto questo. Così Nataliya prese la decisione di portarlo via dalla città. Sono partiti verso un villaggio al mare vicino a Mariupol, Nataliya sperava di curare così il bimbo, rafforzare il suo sistema nervoso e allo stesso tempo aspettare fino alla fine dei bombardamenti.Lei non poteva immaginare che la guerra si sarebbe allungata per anni e che questo viaggio le avrebbe portato nuove disgrazie.
Un giorno Stasik giocava al parco giochi, bambini più grandi andavano sulle altalene; il bimbo incautamente si era avvicinato a loro e l'altalena a tutta la velocità lo ha colpito sulla testa. Il colpo era talmente forte che il bambino è stato gettato fuori dal recinto di ferro di cui era circondato il parco giochi, sbattendo di nuovo la testa. Nataliya ha preso il figlio incosciente e si è messa a correre verso l'ospedale di Mariupol*. In ospedale sono stati ricevuti da un medico di turno.

La prima domanda che gli ha fatto: "Di dove siete?". Nataliya onestamente ha risposto :"Siamo di Gorlovka". La voce del dottore è diventata metallica, il suo volto si è congelato. "Andatevene via" ha detto. Cosa vuol dire "andatevene", dove, perché? Nataliya non ha capito cosa stesse succedendo."Noi non aiutiamo i separatisti. Andatevene via immediatamente". Il medico le indicava la porta. La donna è rimasta scioccata di fronte al dottore non era una ribelle, e neanche una civile con il nastro di Sangiorgio sul petto, ma soltanto una madre con un bambino. La conseguenza del doppio colpo in testa è stata la sordità in entrambe le orecchie per Stas. Successivamente i dottori le diranno che se si fosse ottenuta l'assistenza medica subito, queste conseguenze avrebbero potutoessere evitate. Invece l'assistenza non era stata effettuata sul momento. Il suo bimbo era stato dichiarato un "separatista", non era un bambino degno di aiuto.

 

*(NdT: Mariupol è una città ancora in mano all’esercito ucraino, seppur circondata dalle milizie popolari).

Traduzione di Nataliya P. per CISNU/CIVG, ottobre 2016