Cecenia: Kadyrov licenzia un alto ufficiale la cui figlia combatte in Siria

Il leader ceceno Ramzan Kadyrov ha dimesso un funzionario locale la cui figlia sta combattendo coi ribelli in Siria. Kadyrov ha annunciato l’espulsione di Asu Dudurkayev dal vertice del Servizio Migrazione Federale, dello stato di Cecenia. La decisione, ha specificato, è stata presa a seguito della denuncia secondo cui gli impiegati dell’ufficio migrazione si comportavano in maniera rude e nel contempo utilizzassero le lungaggini burocratiche per estorcere denaro.

Siamo arrivati alla conclusione che a Dudurkayev non può essere affidata questa posizione”, ha dichiarato Kadyrov.

Ma la vera ragione dell’espulsione sarebbe quella secondo cui la figlia di Dudurkayev si sia unita ai ribelli nella guerra contro il governo siriano del Presidente Bashar Assad. Il Cremlino, sprezzando le pressioni dell’occidente, ha con decisione sostenuto Assad nella lotta, anche se guarda con preoccupazione la partecipazione di centinaia di russi che combattono coi ribelli per la creazione di uno stato islamico.

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Dalla pianificazione alla devastazione. La transizione al capitalismo nella Russia post-sovietica (1992-1998)

 

INTRODUZIONE.

Il fine che si propone questa tesi di laurea è di provare ad analizzare il dissesto economico, politico e sociale della Russia negli anni seguenti alla fine dell’Unione Sovietica e del suo modello economico che non aveva precedenti nella storia, cioè l’economia pianificata o centralizzata.

L’Unione Sovietica cessa di esistere il 26 dicembre 1991. Fino a quel giorno era la seconda potenza mondiale; uscita vincitrice, anche se profondamente danneggiata, dalla Seconda Guerra, si era vista costretta ad intraprenderne un’altra, ben più lunga ma meno devastante, almeno in superficie, contro gli Stati Uniti d’America, la cosiddetta Guerra Fredda.

Si può dire che lo Stato sovietico, al momento della sua dissoluzione, deteneva un sistema industriale – seppur sulla via dell’obsolescenza – di tutto rispetto, che consentiva un livello di produzione tale da permettere una modesta ma diffusa redistribuzione della ricchezza a larghissima parte della numerosa popolazione sovietica; poteva vantare un apparato militare secondo solo agli Usa, sia dal punto di vista tecnologico che dal potenziale offensivo; la produzione agricola, anche se gravemente menomata da enormi sprechi, consentiva di sfamare la popolazione ricorrendo in minima parte alle importazioni; poteva permettersi, grazie alle entrate derivanti dalla vendita delle enormi ricchezze naturali come il petrolio ed il gas, di acquistare beni dall’estero per sopperire alle carenze interne, mantenendo negli anni una bilancia commerciale – fino al 1988 – sempre attiva o in pareggio.

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CIVG Informa 31 - Speciale Kurdi della Siria

 

Siria, la minoranza Curda nella crisi siriana

di Enrico Vigna

Per approfondire la realta’ della situazione in Siria, puo’ essere utile comprendere le posizioni delle minoranze del paese, il loro ruolo e le loro scelte all’interno del drammatico contesto di violenza dispiegata nel paese, ma anche nel contesto storico della societa’ siriana.

I curdi sono circa il 9% della popolazione in Siria, stimati in circa 2 milioni di persone; sono la più grande minoranza etnica del paese. Sono concentrati prevalentemente nel nord e nel nord-est, ma anche ad Aleppo e Damasco sono presenti significative comunità curde.

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Maria Saadeh deputato cristiano a Damasco: “In Siria la rivoluzione non esiste”

Pubblicato il 4 dicembre 2013

  
                                                                      

«Sabato ero da Papa Francesco con una delegazione delle chiese cristiane per chiedergli di diventare l’ambasciatore di pace per la Siria. Ma non gli ho parlato soltanto da cristiana. Il Gran Mufti Ahmad Badreddin Hassoun, la suprema autorità dei musulmani sunniti mi aveva detto: “ Maria quando incontri Papa Francesco parlagli anche a nome mio e dei fedeli islamici perché lui ha contribuito più di ogni altro a salvarci dalla guerra”. Quindi ero in Vaticano a nome di tutti i siriani che desiderano la pace».

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Quanto è distorta l'informazione sulla Siria. Intervista a Mons. Nazzaro

25-10-2013

C’è sempre il rischio di appassionarsi ad una grande tragedia del mondo e poi relegarla nel dimenticatoio. E’ il pericolo che sta correndo adesso la Siria. Ci può essere ancora un altro rischio, ovvero quello di farsi idee errate di episodi veri, o indignarsi per fatti mai esistiti nella realtà. La Siria può essere uno di questi casi e allora abbiamo chiesto a Monsignor Giuseppe Nazzaro, Vicario Apostolico di Aleppo dal 2002 fino alla scorsa primavera, di aiutarci a capire meglio cosa sia la Siria e cosa stia realmente avvenendo.

Monsignor Nazzaro, ci descrive la vita del popolo siriano e dei cristiani prima e dopo la rivolta?
Prima della rivolta si viveva in pace, vi erano delle differenze culturali e di religione ma c’era rispetto reciproco. Tenga presente che i cristiani si trovano in Siria da più di duemila anni, infatti dopo la predicazione del Vangelo di Gesù, iniziarono le persecuzioni e molti si rifugiarono in Siria. Il sinedrio mandò poi Saulo di Tarso (Paolo) a catturare i seguaci della dottrina cristiana per imprigionarli e portarli a Gerusalemme. Poi Paolo a Damasco si convertirà e diverrà uno di loro. Gli islamici arrivano in Siria nell’ottavo secolo e da subito hanno convissuto con i cristiani in maniera pacifica tanto che le famiglie cristiane sono rimaste come factotum della nuova amministrazione pubblica islamica. Il caso più eclatante è la famiglia dei Mansour, da cui discese anche San Giovanni Damasceno. Tale famiglia ha collaborato per molti anni con l’amministrazione musulmana. Ancora oggi si convive, tanto che gli oppositori del regime, che non sono i cosiddetti “ribelli”, non hanno nulla contro i cristiani.

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