Il parco del Pollino ostaggio della lobby dell’energia

La centrale uccide il parco

Era nell’aria. Nonostante la presenza ieri a Castrovillari di una nutrita rappresentanza delle comunità e dei movimenti della valle del Mercure e del Pollino, contraria alla riattivazione della centrale Enel di Laino, la Comunità del Parco con il suo presidente pro tempore, Sandro Berardone, ha votato a maggioranza per il si alla riattivazione della centrale. Contrari solo i sindaci di Viggianello, Rotonda, San Severino Lucano, Morano Calabro e Acquaformosa. Le forti lusinghe politiche sui rappresentanti delle due Regioni e le promesse ai sindaci fatte da Enel – riferiscono i cittadini – hanno convinto anche i sindaci che in passato si erano dichiarati contrari, ribaltando così una decisione contraria presa in passato dalla Comunità del parco, oggi invece schieratasi per il si. A dare manforte al fronte del si, c’era ieri a Castrovillari anche il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella che, dopo le contestazioni di Marsico Nuovo ha preso parte all’incontro decisivo favorevole alla centrale. Presenti anche l’assessore all’ambiente della Regione Calabria, con il contestatissimo presidente del parco, Domenico Pappaterra.

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Medicina Democratica Onlus sulla vicenda Tirreno Power sequestro degli impianti e fermata dei gruppi a carbone: una prima misura da consolidare ed estendere

marzo 18, 2014

Centrale Tirreno Power

Medicina Democratica Onlus di Savona e il Direttivo Nazionale valutano positivamente l’iniziativa della Magistratura, che pone un primo importante stop al pesantissimo inquinamento causato da decenni dalla combustione del carbone nella Centrale Tirreno Power di Quiliano/Vado Ligure.
I temi emersi dalla indagine riguardano diversi aspetti. Principalmente il pesantissimo inquinamento ambientale provocato dalle emissioni e dalla gestione complessiva delle unità a carbone, i danni alla salute delle popolazioni ancor più accentuati dal colpevole ritardo nella ridefinizione delle autorizzazioni (Autorizzazione integrata ambientale delle sezioni esistenti) e dalle ulteriori mancanze nella attuazione della tardiva e per diversi aspetti inadeguata autorizzazione.

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Appello alle autorità lombarde e al governo: non costruite!

Appello al Sindaco e al Consiglio Comunale di Milano, al Presidente e al Consiglio della Regione Lombardia, al Presidente e al Consiglio Provinciale di Milano, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Parlamento della Repubblica.

 

- Non costruite nuove autostrade ; impiegate le risorse disponibili  per il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile , per bonificare aree inquinate e migliorare il paesaggio urbano.

- Non costruite a Milano l’autostrada in città, la vecchia Gronda Nord /Strada Interquartiere  Nord; trasformate il suo tracciato in corridoio verde, ciclopedonale e metro- tramviario.

- Non costruite un canale, chiamato impropriamente ‘via d’acqua’,  che devasterebbe quattro parchi urbani; riqualificate e salvate i navigli rispettando la loro storia e le loro caratteristiche paesaggistiche.

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Thyssenkrupp Terni - Agire subito per contrastare omicidi e veleni

Nonostante le proteste e gli allarmi denunciati dalla popolazione di Terni i dirigenti della ThyssenKrupp perseguono nel loro comportamento criminale di devastazione del territorio e della salute dei cittadini attraverso la dispersione di nichel, cromo, arsenico e altri metalli pesanti nell'area a ridosso dello stabilimento di Terni (http://www.corriere.it/inchieste/neve-velenosa-che-ci-uccide/d4b02ebc-a95b-11e3-a393-9f8a3f4bf9ce.shtml).

Le colpe di questo disastro sociale e ambientale sono da imputare a tutti i livelli, industriali, sindacali e amministrativi: dall'azienda che lucra impunemente sulla pelle di lavoratori e cittadini, ai sindacati che "monetizzano" il rischio anziché costringere l'azienda a non inquinare per arrivare alle istituzioni (comunali, provinciali e regionali) che si fanno ricattare dall'azienda e chiudono un occhio sulla vicenda. Per non parlare poi delle gravissime responsabilità dei Ministeri di Ambiente e Salute e delle Asl territoriali, che da anni monitorano i superamenti dei livelli di emissione di tutte le sostanze senza fare assolutamente nulla. Ormai sono tantissimi i casi di allergie, intolleranze e sensibilizzazioni, senza dimenticare i crescenti casi di tumore, dovuti all'esposizione delle sostanze nocive emesse dall'acciaieria riscontrate tra i cittadini ternani, in special modo gli abitanti del quartiere Prisciano, quello a ridosso dello stabilimento.

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Scandalo del collirio: “Multarella da 180 milioni alle case farmaceutiche che hanno spennato le nostre ASL per una cifra esageratamente superiore”

Concluso il processo, il verdetto del Garante: le due società (ROCHE E NOVARTIS) si sono divise i proventi miliardari della vendita di due medicinali identici con nomi e prezzi diversi. Danneggiati i pazienti, il Servizio Sanitario e le assicurazioni private.

Big Pharma pensa a incassare miliardi, non a guarire i malati. Due colossi mondiali del farmaco, Roche e Novartis, si sono messi d’accordo per spartirsi i miliardi dalla vendita di due farmaci identici ma con nomi diversi (Avastin e Lucentis) e soprattutto a prezzi diversi. A danno dei malati, del servizio sanitario pubblico, delle assicurazioni private.
A danno di tutti gli altri, insomma.
Uno scandalo che ora l’Antitrust italiano ha sanzionato con una multa esemplare: 180 milioni di euro.

All’inizio c’è la scoperta di uno scienziato italiano, Napoleone Ferrara, che nei laboratori della California della Genentech (prima che questa venisse rilevata al 100% dalla Roche) individua un principio che blocca il fattore della crescita dei vasi sanguigni. Un principio attivo che con Avastin serve, senza però portare risultati, per la cura di alcuni tumori molti gravi, mentre con Lucentis serve per guarire dalla degenerazione maculare senile, malattia che conduce alla cecità e che nei Paesi industrializzati minaccia un over 60 su tre. Il farmaco è lo stesso ma mentre una dose di Avastin ha un prezzo tra i 15 e gli 80 euro, Lucentis costa più di 900 euro a dose.

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