Chomsky sull'Accordo di Associazione Trans-Pacific (TPP)

Chomsky: Il Patto Trans-Pacific di Obama è una aggressione neoliberista di dominio sociale
19 gennaio 2014
L'accordo di Associazione Trans-Pacific (TPP) che l'amministrazione Obama sta cercando di firmare è un attacco ai lavoratori, in quanto è destinato ad aumentare il dominio sociale, dice l'attivista Noam Chomsky.
Sebbene l'amministrazione Obama - che ha negoziato per anni l'adesione al TPP, così come altre 11 nazioni del Pacifico - non ha ancora firmato l'accordo, gruppi di interesse degli Stati Uniti hanno già espresso un forte sostegno per il TPP, che descrivono come un accordo di libero scambio che promuove la crescita economica.
Tuttavia, gli esperti dicono che il trattato avrà effetti negativi soprattutto in materia di accesso ai farmaci, alla cultura, alla libertà in Internet e nelle normative ambientali. Non per niente, i sindacati dei lavoratori e una serie di gruppi tradizionalmente liberali, così come ecologisti e difensori della salute pubblica hanno duramente criticato le trattative.
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Il limite dell'autoreferenzialità
"Cosa entra nell'inceneritore e che cosa esce dal suo camino?", "A che cosa serve questo CLC?".
Chi c'era ieri in una più che gremita Sala Consiliare avrà sentito più volte porre queste domande, al CLC (Comitato di Controllo Locale) durante la seduta convocata d'urgenza grazie alle reiterate richieste dei cittadini di Beinasco e Grugliasco, a seguito agli ultimi sforamenti dei limiti degli agenti inquinanti.
Ieri è successa una cosa importante: si è celebrato il de profundis all'Autoreferenzialità di questa politica/partitica, ieri a Grugliasco, è avvenuta la fine morale di un meccanismo che, negli anni, ha inquinato l'ambiente politico partecipato deturpandolo nella sua natura e inducendo il credo, purtroppo diffuso, che tanto non si può cambiar nulla.
Ieri Cittadine e Cittadini si sono riappropriati della politica mettendo in crisi un Sistema semplicemente ponendo domande, benchè non fosse concessa l'autorizzazione (perchè questo è il loro senso di democrazia), e con quelle domande hanno schiacciato al muro della verità amministratori locali e provinciali, responsabili dell'ARPA e dirigenti di TRM che più volte hanno provato a replicare ma invano. Da parte loro solo silenzi o omissioni: l'insulto l'hanno fatto loro derubricando le nostre legittime e motivate perplessità.
Sul mainstream o media aziendali
Il mainstream peggiora a vista d’occhio. E, tanto più peggiora, tanto meglio si vede in filigrana quando mente (anche se non è facile, di primo acchito, vedere quanto mente).
Peggiora ma non pare destinato, per il momento, a passare a miglior vita. Infatti viene sostenuto da possenti iniezioni di morfina, che lo rendono , se non più sano, quanto meno abbastanza arzillo.
Io, da modesto cronista, l’ho seguito con grande attenzione nelle sue circonvoluzioni: dalla narrazione che imbastì a proposito della fine dell’Unione Sovietica, all’esaltazione della figura di Boris Eltsin, dipinto a tinte pastello come il primo presidente democratico della nuova Russia, mentre era soltanto un Quisling ubriacone che la Russia la svendette, privatizzandola, tutta intera, con la modica spesa di 10 miliardi di dollari (sottolineo, dieci miliardi di dollari).
L’ho seguito, il mainstream durante gli eventi dell’11 settembre 2001, a volte perfino ammirato della sua spettacolare potenza. Non si poteva non restare affascinati dalla capacità planetaria con cui riuscì prima a raccontare che il colpevole era stato Osama bin Laden, insieme a 19 terroristi semi-analfabeti, naturalmente islamici, poi a chiudere bruscamente e per sempre (forse) la pagina, dimenticandola insieme ai prigionieri di Guantanamo. Che infatti sono ancora là a prendere il sole di Cuba senza essere stati gratificati nemmeno da un qualche modesto capo d’accusa, in compenso definiti sbrigativamente “nemici combattenti”, che solo Bush sapeva cosa volesse dire.
La neutralità è la migliore opzione per la Serbia
Intervista di «Junge Welt», Berlino a Zivadin Jovanovic, Presidente del Forum Belgrado per un Mondo di Eguali
Jovanovic Zivadin. è nato nel 1938 ad Oparic, Serbia. Laurea in Giurisprudenza, Università di Belgrado, 1961. Corpo diplomatico jugoslavo: 1964-2000, ministro degli Esteri della Repubblica federale di Jugoslavia (RFJ) 1998-2000, deputato nei parlamenti serbo e jugoslavo, vicepresidente del Partito socialista serbo (Sps), 1997-2002; autore di “Abolire lo Stato”, “Kosovo Specchio”, “Ponti”; presidente del Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali.
D: L'anno 2014 ricorda tre anniversari importanti: l'inizio della Prima Guerra Mondiale, con la dichiarazione austro-tedesca di guerra contro la Serbia, la liberazione di Belgrado dai nazifascisti hitleriani nel 1944 ed il 15° anniversario dell'aggressione Nato contro la Jugoslavia. Come si potrebbe spiegare la connessione tra queste date?
ZJ: Tutte e tre le guerre del XX secolo, la Prima Guerra Mondiale, la Seconda Guerra Mondiale e l'aggressione della Nato contro la Jugoslavia nel 1999, sono state guerre imperiali, tutto è cominciato su falsi pretesti, tutte hanno provocato enormi conseguenze economiche, umanitarie e politiche proseguite fino al XXI secolo. Ricordando questi anniversari, nel 2014, la Serbia rende omaggio a milioni di connazionali caduti, a tutte le vittime cadute per la libertà e la dignità umana, ovunque. Abbiamo tutti bisogno di rafforzare la nostra memoria ed inviare il messaggio che tali catastrofi umane non si ripetano mai più.
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Bambini in gabbia
3/1/2014

Un’organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani ha accusato il paese di torture su minori palestinesi ed ha prodotto un rapporto su casi di bambini rinchiusi in gabbia ed anche su minacce ed atti di violenze sessuali.
“ La maggior parte dei bambini palestinesi detenuti è accusata di aver lanciato pietre ed il 74% di loro subiscono violenze fisiche al momento dell’arresto, del trasferimento o dell’interrogatorio.”
Il Comitato pubblico contro la tortura in Israele (Public Committee Against Torture in Israel, PCATI) ha condannato Israele per non proteggere i minori palestinesi dalle torture arbitrarie. Il gruppo esige dalle autorità l’introduzione nel diritto nazionale israeliano di disposizioni specifiche a protezione di tutti i minori dalla tortura.
Il gruppo per la difesa dei diritti umani dichiara che (le disposizioni del) diritto internazionale contro la tortura, sancite nel Protocollo di Istanbul (“Manuale per un’inchiesta efficace sulla tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti”), non sono state recepite nella legislazione nazionale israeliana.
Il PCATI sostiene che “il termine ‘tortura’ indica ogni atto attraverso il quale un dolore o acute sofferenze, fisiche o mentali, vengono inflitte intenzionalmente ad una persona”, secondo i termini stessi del Protocollo di Istanbul.
L’Ungheria e la a Russia stanno allargando il partenariato bilaterale
14.01.2014

La Russia e l’Ungheria hanno raggiunto un accordo sulla costruzione di due impianti energetici per la Centrale elettronucleare “Paksh”. Al termine dei negoziati tra il Presidente russo Vladimir Putin e il Primo ministro dell’Ungheria Viktor Orbán il capo della RosAtom Serghei Kirienko e il Ministro dello sviluppo nazionale dell’Ungheria Jujanna Nemet Laslone hanno firmato l’Accordo “Sulla cooperazione nel campo dell’uso dell’energia elettrica a scopi di pace”.
La visita di lavoro che il Primo ministro ungherese Viktor Orbán ha compiuto il 14 gennaio a Mosca è un primo avvenimento di tale rilevanza nel contesto dei rapporti bilaterali e della sinergia su un piano più largo tra la Russia e l’Unione Europea nell’anno appena iniziato. È capace di dare un impulso ad una certa rivisitazione della politica dell’Ue stessa e dei paesi membri di questa organizzazione nei confronti di Mosca, - ritiene il nostro osservatore Petr Iskenderov.
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Il pentito e quelli che non si pentono mai, ovvero la societa’ dei rifiuti tossici.
L’estate scorsa Carmine Schiavone, ex camorrista pentito, ha cominciato a rilasciare interviste, a chiunque le volesse, sui rifiuti tossici e radioattivi interrati dalla camorra in un’area che va dal basso Lazio fino a Napoli, passando per tutta la provincia di Caserta.
“Interviste” simili, ma ben più articolate e particolareggiate, le aveva rilasciate dal 1993 ai magistrati e (udite, udite!) nel 1997 alla commissione parlamentare sulle ecomafie.
Carmine Schiavone, nella sua ignoranza, si aspettava che qualcuno, lo Stato con la esse maiuscola, prendesse provvedimenti. E un provvedimento lo prese, lo Stato: secretare la sua testimonianza. Con una scusa plausibile: c’era un’inchiesta in corso. Non si sa mai che i camorristi, saputo della testimonianza (come, non lo sapevano dal ’93?), riuscissero a nascondere le prove, rimuovendo magari, favoriti dal buio e dalle tenebre, qualche milione di tonnellate di veleni che ci muori solo ad abitarci sopra.
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