Scusate se non siamo morti a Slavjansk

 

Igor’ Druz’, consigliere del ministro della Difesa della Repubblica Popolare di Donec’k per l’informazione e la politica.


I miliziani hanno dovuto andarsene da Slavjansk. Certo, eravamo pronti a combattere fino alla fine, eravamo pronti a eseguire anche quest’ordine del comandante. Tutti noi abbiamo già fatto testamento e ci siamo congedati dalla famiglia. Ma siamo soldati, ed eseguiremo anche un ordine diverso. Tanto più che crediamo nella rispettabilità di Igor’ Strelkov e ci fidiamo della sua esperienza in ambito militare. Del resto ha già partecipato a quattro guerre come volontario. Che cosa sarebbe successo se l’esercito russo avesse deciso di difendere fino alla fine Mosca nel 1812, o Kiev nel ’41? Non ci sarebbe stata la presa di Parigi, e di conseguenza quella di Berlino, e i membri dell’“unico esercito alleato della Russia” sarebbero morti invano. Sono assolutamente convinto che vinceremo e libereremo anche Kiev. Pur non sapendo ancora a quale prezzo e quanto tempo ci vorrà. Perciò e’ molto strano leggere le odierne speculazioni di alcuni, in teoria patrioti, i quali accusano Strelkov di tutto e di più. Anche della resa della città. Farebbero meglio a ricordarsi che per mesi Strelkov e i suoi soldati, all’inizio solo alcune centinaia, poi un paio di migliaia, hanno eroicamente bloccato gli attacchi di un intero esercito. Armati quasi esclusivamente di armi leggere, hanno contenuto l’offensiva di 15mila militari professionisti.

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Kosovo: a Vitina distrutto il Monumento in memoria della lotta di liberazione dal nazifascismo

Un monumento che era stato costruito in onore dei partigiani Serbi e Albanesi che combatterono contro l’occupazione nazifascista è stato distrutto nel centro del paese di Vitina da estremisti albanesi. L’atto vandalico è avvenuto sotto gli occhi della polizia kosovara, alcuni membri della quale hanno infatti tranquillamente osservato la distruzione del Memoriale, senza minimamente intervenire.    

Il fatto che che l’obiettivo non sia stato attaccato per motivi “etnici”, (era dedicato alla memoria sia dei serbi che degli albanesi) chiarisce ancora meglio la situazione di violenza, di sopruso e di aggressività presenti nella realtà del Kosovo “liberato”. Ma soprattutto fa capire quali sono i valori e le radici storiche cui si rifanno le forze secessioniste.

La memoria dei partigiani antifascisti del Kosovo, ormai annientata.

Il patrimonio e la memoria storica e culturale del Kosovo, fino al 2000 conservato nelle tradizioni della ex Jugoslavia, viene oggi sistematicamente rimosso e spesso distrutto dai “nuovi” governanti della provincia serba. Agim Gerguri, direttore dell'Istituto per la Protezione dei Monumenti in Kosovo, membro del consiglio di governo, ha dichiarato che nessun monumento legato alle vicende della Seconda guerra mondiale è sulla lista dei monumenti che lo “Stato” del Kosovo protegge. Un altro monumento jugoslavo sulla ex piazza “Fratellanza e Unità” a Pristina, sarà sostituito da un monumento al comandante UCK ucciso, Adem Jashari.

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PUSSY RIOT: la vera storia

Le Pussy Riot litigano per denaro

 

Il fattore commerciale nel caso Pussy Riot ha completamente sopraffatto quello politico. Le componenti del gruppo, i loro avvocati e sostenitori sono tutti concentrati sul dibattito intorno alle Pussy Riot come su di un progetto di business di successo.

La prima prova del movente nascosto delle "anti- Putin” Pussy Riot è emersa nel mese di aprile di quest'anno, quando si è saputo che l’Agenzia Russa dei Brevetti ( Rospatent ) ha ricevuto una domanda di registrazione di “Pussy Riot” come marchio di fabbrica . L’attribuzione  giuridica del marchio è stata condotta dalla società cinematografica Web - Bio . Il direttore generale della società è Natalia Kharitonova , la moglie di Mark Feigin, uno degli avvocati delle ragazze . Dopo la registrazione del marchio della band punk era prevista la produzione di abbigliamento, distintivi, penne, stampe, giocattoli , film , così come spettacoli e concerti .

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SOS da Slavyansk, Donbass

Messaggio da una donna ucraina di Slaviansk

  

Vivo a Slavyansk, in quella città, dove c'è una guerra imposta dalla auto proclamata GIUNTA di Kiev (così si fa chiamare il cosiddetto governo), contro la popolazione civile. Ogni notte e ogni giorno dalla periferia della città, stanno bombardando le nostre case con cannoni di vario calibro. Alcune famiglie sono senza un tetto, ci sono feriti dai colpi di armi, da schegge e detriti dei muri colpiti. Nelle vicinanze della città ci sono cadaveri abbandonati di soldati dell’esercito ucraino che si rifiutavano di sparare sui civili, essi sono stati uccisi alle spalle dai militanti di “Pravy Sector” ( Settore Destro). La popolazione della città si rivolge a tutto il mondo: “ Fermate la Giunta di Kiev!”  Noi lanciamo un appello alla comunità internazionale per proteggere i bambini, le donne, gli anziani, perché si blocchi questa Giunta, si condannino le sue azioni e venga avviato un processo penale per le fucilazioni di civili!

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Drogatevi! E’ l’Europa che ce lo chiede

L’Istat ha comunicato che dal prossimo anno anche attività illegali quali il traffico di droga o la prostituzione andranno a formare il PIL, ovvero la ricchezza prodotta nel Paese. Tra le prime reazioni, alcuni segnalano che anche la criminalità genera un suo – cospicuo – giro d’affari, e che se bisogna rappresentare correttamente la situazione vanno quindi considerate anche tali poste. Altri insistono sul fatto che è comunque per lo meno difficile valutare con esattezza la dimensione di tali attività, al di là delle stime fatte dalle autorità preposte al loro contrasto.

Il punto di fondo è però forse un altro. Può anche avere senso, in una certa misura, inserire le attività criminali nel computo del PIL. Quello che non ha senso, e il paradosso oggi in discussione ne è unicamente l’ultimo e più evidente esempio, è prendere il PIL a riferimento unico dello stato di un dato Paese, del suo benessere, e porre la crescita del PIL come unico obiettivo delle politiche economiche.

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Il S.I. Cobas in lotta dentro il palazzo prefettizio

Comunicato S.I Cobas lavoratrici delle pulizie alla prefettura di Bologna

Oggi venerdì 6 giugno a Bologna 4 lavoratrici delle pulizie della cooperativa Euro Promos aderenti al S.I.Cobas hanno scioperato per richiedere il rispetto dei loro diritti. La cooperativa di Udine ha in appalto a Bologna la pulizia di diverse sedi amministrative della città felsinea, ma ciò non sembra di per sè garantire alcun rispetto dei diritti di queste lavoratrici.
Le 4 lavoratrici dovrebbero pulire i 2000 mt del palazzo prefettizio bolognese con i suoi 78 uffici e più di una dozzina di bagni in sole 6 ore e mezzo settimanali. Tutto il tempo che mettono in più semplicemente non viene pagato. Nonostante l'istituzionalità delle sedi (Prefettura e Commissariato di Santa Viola) in cui l'appalto si svolge la cooperativa Euro Promos si è potuta permettere di impiegare per mesi queste operaie senza nemmeno regolarizzare il loro contratto, con tutte le conseguenze che un contratto di lavoro non ritenuto valido crea ad uno straniero residente nel nostro territorio. Dopo una prima giornata di sciopero, il Sindacato Si.Cobas è stato convocato dalla Prefettura che ha assicurato di provvedere alla regolarizzazione di tale situazione.

 

Da Aleppo, j'accuse

19 maggio 2014

Crimini di guerra e crimini contro l'umanità

 

3 milioni di abitanti civili di Aleppo, indipendentemente dalla loro religione o opinioni politiche, sono tenuti in ostaggio da due anni e sono le vittime di crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

1-    Blocco totale della città sia rispetto alle persone che alle merci, ripetuto molte volte, il più lung è durato sei settimane: ciò ha comportato ogni volta una grave carenza di beni essenziali come ortaggi, frutta, benzina, carburante, medicine, carne, ecc .

 2 - Totale taglio dell’energia elettrica, da un paio di giorni fino a 11 giorni.

 3 - Arresto completo della fornitura di acqua da 2 fino a 11 giorni.

 4 - Tagli ripetuti delle comunicazioni per telefono e di internet, sia locali che internazionali, da un paio di giorni fino a 20 giorni consecutivi.

 5 - Bombardamenti quotidiani di zone abitate, con bombe o colpi di mortaio che lasciano molti morti e feriti.

 6 - Tiri di cecchini sui pedoni innocenti.

 7 - La distruzione sistematica del patrimonio archeologico e culturale.

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