Iran. Dove è finito Mahmaoud Ahmadinejad?

Questa era la dittatura di cui ci parlavano gli sciocchi nostrani. Guidati dalle loro letture come “Repubblica” e dalla loro banalità ci parlavano di dittatura e di un feroce dittatore. Oggi che ha perso le elezioni il Presidente Amhadinejad torna al lavoro (con l’autobus). Ce ne sono tanti di uomini così in Italia?
Eletto due volte alla presidenza dell’Iran, compiuto il suo secondo mandato, sconfitto alle ultime elezioni, Mahmaoud Ahmadinejad che cosa fa adesso? Ha ripreso il suo lavoro di professore all’università di Teheran, dove insegna ingegneria.
Eccolo mentre va al lavoro sui mezzi pubblici, come qualunque altro cittadino. Senza auto blu, senza scorta, non disturbato dagli altri passeggeri. Poveramente vestito come al solito.
Naturalmente, l’Iran è una teocrazia demoniaca e irrazionale, non una democrazia come la nostra.
Noi abbiamo la più bella Costituzione del mondo. Ma non ricordiamo di alcun politico italiano che, disfatto alle elezioni, torni alla sua vita lavorativa. Nemmeno il professor Mario Monti è tornato alla Bocconi; ma lì forse il problema è che alla Bocconi, una volta che se ne sono liberati, non lo vogliono. Lo stiamo mantenendo noi cittadini, come senatore a vita. A Teheran non sembra esistano cariche di senatori a vita dispensate dalla Guida Suprema. Un popolo incivile.
Da informazionescorretta
Le vittime palestinesi

Secondo il PCHR (Palestinian Center for Human Rights) le vittime palestinesi a Gaza dall'inizio dell'attacco israeliano alle ore 7 am del 5 agosto 2014 sono:
1938
delle quali
1626
civili e
312
guerriglieri tra i civili
460
bambini/ragazzi
246
donne
Il massacro continua. La Resistenza continua.
In questi giorni l'attenzione si è concentrata sulle vittime civili del massacro genocidario israeliano a Gaza. Secondo i dati del 3 agosto del Palestinian Center for Human Rights sono stati assassinati da un esercito di criminali 1.545 civili, mentre 272 sarebbero i guerriglieri palestinesi uccisi.
Non possiamo, non dobbiamo dimenticare che la Resistenza dei fedayyin palestinesi è stata superiore ad ogni previsione provocando, secondo i dati ufficiali israeliani, almeno 64 morti tra i soldati israeliani.
La Resistenza palestinese non si è lasciata trovare impreparata, ha adottato le tecniche di guerriglia degli Hezbollah e dei Vietcong e ha tenuto in scacco uno degli eserciti più forti del mondo.
Ci siamo trovati di fronte a una Intifada dei razzi, come l'ha chiamata Abdel Bari Atwan, a una Intifada dei tunnel e a una Intifada popolare. Il morale e la determinazione dei palestinesi di Gaza non è stato fiaccato dalla ferocia dell'attacco israeliano.
Il massacro continua. La Resistenza continua.
Rivelazioni di un pilota tedesco: l’aereo malese MH 017 non può essere stato colpito da un missile
01/08/2014
L’informazione sulla tragedia dell’aereo della Air Malesia MH 017, continua a eludere accertamenti di trasparenza e di individuazione dei veri responsabili.
I registratori di volo sono in Inghilterra e vengono valutati. Che cosa può venire da essi? Forse più di quanto si potrebbe supporre. Soprattutto il registratore vocale sarà importante nel confrontarlo con la foto di un frammento della cabina di guida. In qualità di esperto nel settore dell'aviazione ho attentamente guardato le immagini del relitto che stanno circolando su Internet.
Giù le mani da padre Dimitrij Sidor!
L’arciprete Nikolaj Balashov ha pubblicato uno dei volantini anonimi arrivati in luoghi di culto nella regione di Kiev, che minacciano di morte i preti del Patriarcato di Mosca, invitati a mettersi sotto l’obbedienza del “patriarca Filarete” o a lasciare l’Ucraina prima di subire l’applicazione di “misure radicali”.

Prendiamo nota che i mittenti del volantino, che si autoproclamano “patrioti ucraini”, non hanno il coraggio di mettere una faccia dietro le loro parole. Non ci resta che proseguire con le nostre minacce, relative ai preti ortodossi in Ucraina: minacce di far sentire la nostra voce a oltranza finché non sarà rilasciato l’arciprete Dimitrij Sidor, leader spirituale del popolo carpato-russo, di cui da giorni non si hanno più notizie. Padre Dimitrij merita davvero il titolo di patriota, perché ha sempre messo la faccia dietro ogni parola (sempre pacifica) da lui detta in difesa della sua patria.
Dichiarazione finale della Conferenza delle tribù della Libia
Quello che segue è una traduzione sintetica della dichiarazione in quindici punti che ha concluso la conferenza delle tribù libiche, ospitata dalla tribù Rishvana nella città di Al-Azizia, il 25 maggio 2014. Per i lettori che vogliono leggere tutta la dichiarazione e la risposta del Movimento Nazionale dei Popoli Libici, può trovare sotto il riferimento al link in arabo. Questa traduzione è una sintesi per aiutare a comprendere la composita e complicata situazione della realtà che sta vivendo la Libia ed il suo popolo. Questo è un documento ufficiale e storico, ovviamente non diffuso dai media occidentali e da organi informativi ad essi collegati.
Enrico Vigna, CIVG
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Un combattente afgano per la libertà in Donbass

Presentiamo la trascrizione italiana di un video di YouTube: l’intervista a un afghano che, dopo aver studiato in Unione Sovietica, viene a difendere gli abitanti del Donbass. Rifiutando di essere pagato (cosa che l’esercito ucraino gli ha offerto) mostra che gli abitanti delle zone musulmane, buddhiste e perfino pagane del vecchio impero russo sanno accorrere in difesa dei loro compagni cristiani quando la vita, la lingua, la cultura e la fede di questi ultimi sono minacciate. Una cosa che dovrebbe far riempire di vergogna molti sedicenti cristiani in Occidente.
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