Lettera aperta agli ebrei italiani

31 luglio 2014

Khan Younis, Gaza, 26 luglio 2014

 

Sono un’ebrea italiana della generazione post-1945, ebrea da generazioni da parte di entrambi i genitori. Sento il bisogno impellente in queste ore di angoscia e di guerra tra Gaza Palestina e Israele di rivolgermi ad altri ebrei italiani perché non riesco a credere che non provino lo stesso sgomento e la stessa repulsione per la carneficina che Israele sta compiendo a Gaza. Non si mira a distruggere un nemico armato, non sono due eserciti ad affrontarsi: si sta sterminando un’intera popolazione civile, perché il nemico è ovunque,  in un fazzoletto di terra che stipa in 365 km2 un milione e ottocentomila persone, il nemico è sotto la terra sopra la quale c’erano case e scuole e negozi e ospedali e strade, c’è la gente, e se vuoi colpire chi sta sotto la terra è giocoforza ammazzare chi ci sta sopra a quella terra, anche un bambino lo capisce:, ma fanno finta di non saperlo gli strateghi sottili di questo orrore infinito che si dipana sotto i nostri occhi.

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Transcarpazia: inizia la rivolta?

  

Ho appena parlato col primo ministro della Repubblica Popolare della Rutenia Subcarpatica Petro Getsko.

In Transcarpazia sta per iniziare un’insurrezione. Nei prossimi due giorni capiremo in che modo si evolvera’. I cittadini della Repubblica Popolare della Rutenia Subcarpatica sono contrari alla mobilitazione alla guerra criminale dei nazisti di Kiev, e pretendono l’autonomia.

In questo momento si stanno prendendo delle decisioni importanti. Speriamo nell’apertura del secondo fronte. Penso che Kiev si spaventera’ e si pieghera’. Non ha le forze necessarie per combattere contro i ruteni e gli ungheresi.

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L’onda dei mutamenti nel Golfo Persico

Premessa

La spirale dell’odio settario, aggravatasi all’indomani dell’invasione americana dell’Iraq nel 2003, ha assunto una dimensione regionale e interessa ora una grande parte del Medio Oriente, coinvolgendo anche la ricca regione del Golfo, fatta un’eccezione per Qatar ed il sultanato di Oman, entità quest’ultima con una storia e tradizione culturale e religiosa difformi dagli altri cinque Paesi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC).

Lo scontro all’interno dell’universo islamico non riguarda più soltanto il “divide” multi-secolare tra sunniti e sciiti e l’implacabile contrapposizione tra le due “powerhouse” del Golfo, l’Arabia saudita e l’Iran, fonte d’inaudita violenza in Siria, Iraq, Libano, Yemen, citando i casi più impattanti. Esso si è esteso alla stessa famiglia sunnita, dove l’islamismo militante dei Fratelli mussulmani è visceralmente osteggiato, con l’eccezione di Qatar, dal verbo religioso (e politico) prevalente nella regione del Golfo, ispirantesi al severo messaggio del wahabismo saudita professato e propagato dalla casa regnante della dinastia Saud, al potere nella penisola arabica da poco meno di un secolo.

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A Oristano continua la lotta all’amianto

Morti da amianto. Accuse a istituzioni, magistratura e forze dell’ordine

 Terza vittima nell’arco di due mesi a causa delle fibre killer dell’amianto. Il drammatico annuncio arriva dall’Associazione ex esposti amianto di Oristano: “E’ dell’altro giorno il decesso di un nostro socio, residente a Oristano, pensionato, ex dipendente nel settore dell’edilizia”.

Giampaolo Lilliu

“Ormai”, scrive in una nota il presidente dell’Associazione Giampaolo Lilliu, “siamo in piena emergenza sanitaria e ambientale derivante dal rischio amianto e non sono più ammissibili ritardi nell’intervenire in modo serio, concreto e definitivo per tutelare l’ambiente e la salute degli ex esposti, dei nuovi esposti e di tutti i cittadini”.

Lilliu va anche oltre a attacca duramente: “Condanniamo con forza l’atteggiamento di indifferenza delle istituzioni, della magistratura e delle forze dell’ordine del nostro territorio sulle problematiche dell’amianto, che a nostro avviso è un freno alla ricerca di soluzioni reali e concrete al problema. Pensiamo, come associazione, che non ci possono essere ex esposti di seria A e ex esposti di serie B, come dimostrato da quanto accaduto a Casale Monferrato in cui si è vista una forte attenzione da parte delle istituzioni e della magistratura, grazie a un impegno di un sostituto procuratore quale è il dottor Guariniello”.

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Rapporto sulla situazione della proditoria scomparsa del pubblicista ucraino

SERGEY BELOUS, M. A. in storia, nativo di Harkov, Ucraina, scomparso nella tarda serata di sabato 2 agosto 2014, poco dopo l'attraversamento del confine dalla Russia nella regione di Donetsk, Ucraina. Lui e due colleghi si ritiene siano stati arrestati a un checkpoint dell'esercito ucraino. Non si é saputo nulla della loro sorte per tre giorni. Martedì 5 agosto 2014 è stato annunciato che le forze sotto il controllo delle autorità di Kiev hanno trasportato Sergey Belous e i suoi due colleghi giornalisti, Roman Gnatyuk e Sergey Boyko, a Kiev per un interrogatorio. Sergey Belous, che è un cittadino dell'Ucraina, è attualmente minacciato di arruolamento forzato nelle forze armate ucraine e inviati nella zona del conflitto nell'est del paese.Poiché Sergey ha scritto ampiamente e criticamente circa i disordini di Maydan e il colpo di stato di febbraio 2014 a Kiev, è considerato un nemico dalle attuali autorità. Mentre era ancora a Belgrado, Serbia, era stato minacciato apertamente dal terzo segretario dell'Ambasciata Ucraina. Chiaramente, la minaccia del regime di arruolare Sergey e mandarlo nella zona del conflitto mette la sua vita in grave pericolo. Percepito come  avversario delle attuali autorità, la sua liquidazione in zona di guerra potrebbe facilmente essere organizzata e poi spiegata come un "incidente di guerra".

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M.O.: M5S, a Gaza un genocidio. Italia richiami subito ambasciatore a Tel Aviv

Mozione presentata alla Camera dei deputati dal M5S il 22 luglio 2014

Il governo richiami immediatamente il nostro ambasciatore italiano a Tel Aviv, Francesco Maria Talò, ed esprima la sua ferma condanna al genocidio portato avanti dallo Stato d'Israele nella Striscia di Gaza, dove ad oggi - secondo le stime di diverse organizzazioni umanitarie - sono morti quasi 600 palestinesi.

Gli ultimi dati dell'Unicef, secondo cui almeno 121 i bambini palestinesi sono rimasti uccisi a Gaza dallo scoppio della crisi ci spingono, anche alla luce del semestre di presidenza Ue assunto il 1 luglio dall'Italia e dal rifiuto espresso stamane da Israele sull'istituzione di una tregua umanitaria, ad assumere una dura e netta posizione nei confronti di un Paese le cui operazioni militari si presentano oggi come un autentico crimine contro l'umanità.

La scorsa settimana abbiamo formulato 7 proposte #PerCessareIlFuoco:

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La guerra culturale e mediatica dell'atlantismo contro l'Europa. La costruzione di un'opinione pubblica unificata in nome del liberalismo totalitario antitradizionale.

Il “cambio di fase” del capitalismo ed il suo approdo ad una dimensione speculativo-assoluta ha visto mutare anche gli strumenti con i quali s’impone e si afferma, a livello globale, una mentalità neo-capitalistica, soggetta ai dogmi culturali ed agli stereotipi comportamentali funzionali alla perpetuazione di un ordine mondiale fondato sul dominio speculativo di mercati e mode.

Nell’ambito del “cambio di fase” di cui sopra, le menti ed i cuori del pubblico occidentale, pubblico televisivo e consumatore di format ultrapoliticizzati, tesi alla sua definitiva e non del tutto inconsapevole alienazione, non si conquistano più attraverso la propagazione mediatica di un’ossessiva isteria anticomunista bensì tramite il tentativo di persuasione dell’illimitata bontà del sistema occidentale, superiore in quanto liberale, “tollerante” e “senza frontiere” rispetto a modelli di sviluppo definiti “chiusi”, ossia portatori di un modus pensandi maggiormente improntato alla strutturazione su basi tradizionali gerarchiche e su scale di valori non del tutto allineati al dogma di fede della primazia dell’economia finanziarizzata sulla politica e sui vincoli nazionali e sulla primazia della società virtualizzata ed aperta su qualsivoglia retaggio tradizionale, patriottico e socialista, definito sempre e comunque “fuori dal tempo” e dalla “storia”.

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