Leonardo va alla guerra...
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- Scritto da CIP Tagarelli, Sesto S. Giovanni
1.9.2026

I fatti.
Alcuni giorni fa un giornale (Milano Finanza) ci informava che, tre mesi prima, Leonardo International aveva costituito una nuova società, Leonardo Ukraine, (breve spiegazione delle “scatole cinesi”: Leonardo International è la branca di Leonardo S.p.A. - il cui maggiore azionista è il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano - che gestisce le partecipazioni internazionali della S.p.A) - investendoci la modica somma di 21 miliardi di euro.
Lo scopo: produrre In Ucraina (cioè costruendo fabbriche in un paese in guerra...) droni contro la Russia, testati ormai da anni sul campo di battaglia e .. sui corpi prima di tutto dei civili (come potrebbero dirci le decine di migliaia di palestinesi, bambini compresi, a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Siria, in Iran oltre che in Ucraina e in Russia) e dei soldati.
Alla faccia dell’art.11 della Costituzione (..l’Italia ripudia la guerra ecc. ecc.) e senza alcuna informazione e discussione in parlamento (alla faccia della democrazia). Reazioni della politica e della finta sinistra: nessuna. Non è una novità assoluta: già nel 2022 la Leonardo aveva firmato accordi con l’israeliana Elbit System - il maggior produttore di armi israeliano - per la produzione di mezzi navali senza piloti e l’addestramento di piloti di elicotteri (quelli che mitragliano ogni giorno i civili palestinesi..) nella base di Lumi. Capito adesso perché il governo italiano non ha applicato neppure una sanzione al governo genocida di Israele e ha invece 13 pacchetti di aiuti militari e finanziari all’Ucraina per oltre 3 miliardi ogni anno? Pochi giorni dopo il ministro della Difesa Crosetto (ex consigliere di Leonardo Spa) presenta con orgoglio il suo nuovo “advisor” (consigliere) per l’innovazione militare, sistemi senza pilota (droni) e difesa aerea: è l’ex ministro ucraino Mikhailo Fedorov, che è stato vicepremier e ministro della trasformazione digitale del governo filo-nazista di Zelensky (quello che usa i nostri soldi per water d’oro e ville in Florida, vendendo la metà della armi pagate anche da noi alla criminalità internazionale), a cui evidentemente sta cercando di “fare le scarpe” presentandosi come alternativa in future elezioni.
Il 27 agosto a Roma l’Avvocatura dello Stato , rispondendo ad un ricorso presentato da una giornalista che chiedeva l’accesso agli atti doganali sui flussi di materiale militare nel porto di Ravenna, afferma che non è opportuno rivelare dettagli logistici che possano indicare la consistenza e il ruolo di hub militare del porto ”in un contesto di conflitto globale”. Tradotto: secondo l’Avvocatura siamo in guerra, anche se nessuno l’ha dichiarata né ce l’ha comunicato.
Ormai è chiaro a tutti - o quasi - la scellerata scelta del capitale internazionale, quello italiano compreso, per uscire dalla crisi e redistribuirsi con la forza materie prime, territori e mercati: la guerra “ibrida” (così la chiamano loro per non spaventarci), non ufficialmente dichiarata ma ormai già combattuta con ogni mezzo a tutte le latitudini.
Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”











