Kosovo Metohija NOTIZIE 4 - Autunno 2011

 

 

 

N°4 –Autunno 2011

 

 

Nel Nord del Kosovo cresce la tensione, barricate, scontri, manifestazioni


     

Avevamo appena finito di tradurre l’articolo sotto riportato, che preannunciava venti di violenza nella provincia kosovara serba, e purtroppo quanto denunciato dal giornalista serbo Milovan Drecun, si è avverato. Domenica 18 Settembre 2011 le forze speciali dei secessionisti albanesi, i ROSU (Regional Operational Support Unit, una unità speciale addestrata dalla NATO, che agisce autonomamente ed è usata come supporto alla polizia locale, in azioni da commandos o di fronteggiamento di proteste di piazza), coadiuvati e protetti dalla NATO, dalla KFOR e dalla polizia EULEX (il nuovo nome della missione militare in Kosovo) hanno preso il controllo dei due passaggi amministrativi di Jarinje e Brnjak, tra la Serbia e la provincia kosovara che di fatto Pristina considera frontiere.

La popolazione serba blocca il nord della regione con barricate, presidi e dichiara la sua volontà di non accettare questa incursione militare e di voler andare fino in fondo contro Pristina.

Come si può vedere dalla foto ad ogni barricata vengono portate pietre, ghiaia e sassi per il rafforzamento e la difesa.

 

Già ad agosto le barricate erano state tolte, dopo giorni di scontri, assalti e violenze, con la mediazione del governo di Belgrado, che aveva promesso di aver trovato un accordo con la NATO/KFOR che prevedeva che fosse la Kfor - e non le forze di polizia kosovare – ad assumere il controllo dei due punti di confine teatro delle maggiori tensioni, dichiarandoli “zona di sicurezza militare”. Ovviamente promesse non mantenute. I progetti della NATO e dell’UE per il popolo serbo del Kosovo Metohija sono ben altri, come ben documenta Drecun.

Sono state bloccate le strade magistrali, e ad ogni provocazione degli albanesi o ad ogni tentativo delle forze albanesi o internazionali di andare verso il nord, le barricate si rafforzano, e in alcuni punti stradali le barricate oltrepassano i 5 metri d’altezza. I serbi si muovono attraverso le altre strade alternative che controllano da soli, e da li arriva anche il cibo e l’acqua. Il traffico dei mezzi scorre con difficoltà, i grandi autobus non possono viaggiare sulle strade a bassa qualità, e quindi dalla Serbia centrale arriva solo qualche furgone.

Nel nord di Kosovska Mitrovica i serbi hanno accumulato ingenti quantitativi di sabbia e pietre con cinque camion; sul ponte principale del fiume Ibar, che separa la parte meridionale e settentrionale della città e così è stata ulteriormente rafforzata la barricata.

Un lavoro simile è stato fatto di fronte al ponte est di Kosovska Mitrovica.

 

  

La barricata.

 

Questa è stata  la risposta alla KFOR, che aveva lanciato con elicotteri migliaia di volantini, dove diceva che le barricate non sono il modo giusto per esprimere il malcontento e che dovevano essere immediatamente tolte. La situazione in Kosovska Mitrovica è calma, nei pressi del ponte ci sono a turno alcune centinaia di cittadini che presidiano la barricata.

I serbi di Kosovska Mitrovica hanno risposto anche con un proprio volantino apparso per le strade della città, dove, da una parte del foglio vi è una bandiera serba con la firma: "Serbi del Kosovo" e nell’altra parte scrivono:

"…Secondo la risoluzione 1244 il Kosovo è parte integrante della Serbia. Nessuna risoluzione parla di una dogana del Kosovo. Nella risoluzione non si definiscono i confini del Kosovo.

I blocchi stradali rappresentano l'insoddisfazione e la rabbia del popolo serbo del Kosovo a causa delle pratiche e della non conformità con la risoluzione 1244. È meglio difendere i blocchi e barricate della resistenza armata. E voi signori della KFOR valutate se abbiamo ragione…"; il foglietto è scritto in serbo e inglese. Sul lato nord del ponte ci sono membri del Servizio di polizia del Kosovo (Serbi), e alla metà del ponte vi è una macchina della polizia parcheggiata, e sul lato meridionale, veicoli blindati dell’EULEX. Tutte le strade del nord che portano a Brnjak e Jarinje sono totalmente bloccate. I maggiori problemi e rischi sono nei luoghi dove ci sono zone miste abitate da serbi e albanesi, due etnie vicine come nei villaggi di Kolasin, Ibar Dudin e Krs verso il sud di Kosovska Mitrovica. Il capo della missione europea in Kosovo (Eulex), il francese Xavier de Marnhac, ha chiesto la rimozione dei blocchi stradali e delle barricate messe in atto dalla popolazione serba nel nord del Kosovo. De Marnhac, secondo un comunicato di Eulex, ha visitato le due postazioni in questione, Jarinje e Brnjak, affermando che entrambe sono pronte ad avviare la loro attività operativa. Ma la loro apertura tuttavia è impedita dalle numerose barricate erette dai serbi lungo le strade tutt'intorno ai due posti di dogana. Sottolineando che i blocchi stradali e le barricate sono illegali e non possono essere considerati una forma pacifica di protesta, ha lasciato intendere un monito, che ipotizza un intervento di forza contro i manifestanti serbi.

Il comandante della KFOR, Erhard Biler ha detto ieri a Mitrovica che questa è l'ultima volta che ha deciso di ritirare i membri della KFOR e non usare la forza che ha in potere. Biler ha detto che, se continueranno i posti di blocco, sarà costretto ad utilizzare tali poteri.

 

Una provocazione c’è stata da parte degli albanesi del villaggio Košutovo, da dove si è sentito sparare in direzione del villaggio Zupče, dove i serbi vigilano giorno e notte accanto alle barricate.

 

Frattanto l’esercito tedesco ha deciso che invierà in Kosovo due autoblindo del tipo “tasso“ che si usano nelle cariche contro i manifestanti e per la rimozione delle barricate. Il comando della Bundeswer per le azioni all’estero ha confermato la notizia che era stata riportata dal giornale Frankfurter Alemaigne Zietung. Ad inizio ottobre in Kosovo saranno mandati anche due veicoli per le cariche con l’acqua. Il contingente tedesco della Kfor è composto di 1.400 soldati.

Alla barricata di Jarinje si è esibita l’Associazione culturale e artistica "Kopaonik" di Leposavic, ed è stato annunciato che sarà organizzato ogni sera uno spettacolo.

Anche di fronte al campo della KFOR "Nothing Hill", nel comune di Leposavic, ci sono state manifestazioni e presidi.

Intanto da Belgrado il governo serbo invita i cittadini del nord del Kosovo a non cedere alle provocazioni e che… le istituzioni statali della Serbia sono assolutamente in funzione della stabilizzazione e della pace….

Il responsabile del distretto di Kosovska Mitrovica Nord, Radenko Nedeljkovic, ha dichiarato che:…”i serbi del nord non si arrenderanno e difenderanno i posti di blocco, per impedire alla KFOR di procedere verso Jarinje e Brnjak, aggiungendo che i residenti del nord del Kosovo continueranno le proteste pacifiche tutto il tempo necessario…Nonostante la minaccia della KFOR di usare la forza e sfondare le barricate, erette per protestare e per difendere le nostre richieste legali e legittime noi non torneremo indietro, fino a che nei due passaggi amministrativi la situazione non torni com’era prima della decisione di Pristina, prendere i due passaggi amministrativi con le unità speciali Rosu…Non permetteremo che una qualsiasi parte delle unità Kfor o altre, passino attraverso le barricate, hanno gli elicotteri per trasportare gli albanesi, gli agenti doganali e di polizia, e per fornire di cibo i loro soldati… La gente resta sulle barricate, attualmente anche a Rudar, villaggio alle porte di Leposavic, vi sono oltre 150 manifestanti fissi…," ha detto il capo distretto.

Le truppe della KFOR, nel tentativo di stabilire un checkpoint nel villaggio di Jagnjenica, frazione del comune di Zubin Potok, sono state bloccate dall'intervento della popolazione locale che ha bloccato il traffico sulla strada Zvecan-Zubin Potok, erigendo una barricata.

“…Siamo venuti qui per impedire alla KFOR di fare quello che sta facendo, non deve farlo – dice il sindaco di Zupce Slavina, Ristic… Tutti sappiamo perché lo sta facendo. Sta provando, con la forza, a creare un confine dove non esiste…”.

 

Gli operai di una delle più grandi ditte di trasporto nel Kosovo settentrionale Kosmet Prevoz hanno organizzato una sfilata di protesta dei veicoli nelle strade di Kososvska Mitrovica. I serbi che protestavano hanno chiesto che gli sia assicurato il diritto al lavoro e la libertà di movimento, ed hanno appoggiato le richieste dei loro connazionali che si oppongono all’instaurazione dei punti doganali ai valichi amminsitrativi di Jarinje e Brnjak, i quali dividono il Kosovo dalla Serbia centrale. Una colonna di 10 pullman con le bandiere serbe e con i clacson spiegati è passata attraverso le strade principali di Kosovska Mitrovica.

 

Il sindaco di Mitrovica Krstimir Pantic ha detto ai media: “… che l'attuale situazione nel Kosovo settentrionale è per ora calma, ma siamo preparati al peggio…il nord della provincia è completamente tagliata fuori dal resto. A Kosovska Mitrovica sono state collocate barricate sul ponte principale Ibar, che impediscono ai veicoli della KFOR e dell'EULEX di andare verso i valichi di frontiera amministrativa, in modo che possano utilizzare solo le vie aeree. I cittadini sono in gran numero per le strade, di giorno e nel turno di notte ... Per noi è essenziale che la gente sia calma e determinata a non lasciarsi provocare dagli albanesi per poi essere accusati di provocare sommosse. I cittadini sulle barricate sono pacifici, ma siamo preparati al peggior scenario: che la KFOR, l'EULEX e gli albanesi, con la forza cercheranno di sfondare barricate, e quindi arrivare a Jarinje e Brnjak…allora potrà succedere di tutto…” ha dichiarato Pantic.

 

Il maggior quotidiano albanese di Pristina, il Koha Ditore, del 14/09/2011, citando fonti degli apparati interni del governo secessionista, denuncia che i serbi preparano una resistenza armata.

Secondo l’articolo, Radenko Nedelkovic, capo del distretto serbo di Mitrovica, avrebbe consegnato allo Stato maggiore di crisi serbo nel nord del Kosovo l'incarico di coordinare le azioni tra i responsabili politici locali ed un gruppo serbo armato nel nord di Mitrovica. Questa decisione è stata presa visto il peggiorare della situazione e le prospettive per la minoranza serba in Kosovo.

Secondo il sito di questo giornale, un migliaio di soldati serbi e poliziotti, per lo più riservisti, è entrato nel nord del Kosovo, guidati dal generale in pensione Bozidar Delic. Fonti di intelligence albanese direbbero che presumibilmente è per preparare una guerra in Kosovo.

Esse affermerebbero inoltre che con Delic, sono responsabili e coinvolti  il capo del distretto serbo di Kosovska Mitrovica, Radenko Nedeljkovic, il sindaco di Mitrovica Krstimir Pantic, di Zvecan Dragisa Milovic, di Zubin Potok Slavisa Ristic, di Leposavic  Branko Ninic e il capo della MUP serba in Kosovo Geoge Dragovic.Koha Ditore afferma che "gli agenti di polizia in congedo del nord del Kosovo hanno nascoste armi pesanti in grado di attaccare i veicoli blindati".

Radenko Nedeljkovic, capo del distretto di Kosovska Mitrovica, ha dichiarato che la notizia diffusa dal Koha Ditore ha nulla a che fare con la verità: “…Se non fosse triste, sarebbe divertente! Koha Ditore già in passato ha  pubblicato molte bugie… Io non so ciò  che pubblicano, so solo che non ha nulla a che fare con qualsiasi tipo di verità e realtà. Mi piacerebbe la presenza di ufficiali serbi nel territorio del Kosovo e Metohija, ma, purtroppo, non è realistico,in questo momento…”.

 

Enrico Vigna, portavoce del Forum Belgrado per un Mondo di Eguali, Italia e SOS Kosovo Metohija

 

 


 

Altra umiliazione alla Serbia? Imminente una campagna terroristica della NATO, per completare la pulizia etnica nella provincia kosovara della Serbia

 

Ci sono molti indizi che i Rosu (forze speciali albanesi del Kosovo secessionista) sono stati allertati e che elicotteri americani Apache saranno resi disponibili per questa azione.

 di Timothy Bancroft-Hinchey per Pravda.Ru

 

“La tensione nel Kosovo settentrionale sta raggiungendo un punto di rottura. Insieme alla NATO, unità delle forze speciali kosovare si preparano ad agire contro i serbi ancora residenti in quella che è, secondo il diritto internazionale, una provincia della Serbia. Nel frattempo il governo serbo a Belgrado, come l'Occidente, facilitano lo stupro dell'anima della Serbia e fanno lacrimare il suo cuore.

L’analista politico serbo, giornalista e candidato per le elezioni presidenziali serbe nel 2004, Milovan Drecon (Rinascita Serba) espone alcune informazioni scioccanti, supportate da fontiinterne del Nord del Kosovo, che denunciano la preparazione di una mobilitazione generalizzata violenta, contro le zone dove vi sono ancora concentrazioni di  popolazione serba in questa provincia della Serbia.

I media internazionali mantengono l'ennesimo black-out, così come i politici serbi a Belgrado che seguono gli eventi  senza fare nulla, apparendo così a molti come un branco di vigliacchi piagnucolosi e traditori. Ci sono prove che i Rosu, le forze speciali albanesi, sono state inviate nella zona e che elicotteri Apache americani sono stati approntati per l'azione. Negli ultimi giorni stanno sorvolando la regione in modo continuo e abbiamo visto come questi mezzi vengono utilizzati per "proteggere i civili" in Libia:  bombardandoli e mitragliandoli.

Milovan Drecun informa inoltre che alcune navi dei Rosu sono pronte sul Lago di Gazivode,  per portare le forze speciali e le forze della KFOR ad attaccare le posizioni serbe nella zona demilitarizzata. Si ipotizza che  la maggior parte di queste forze saranno trasportate attraverso l’asse Podujevo-Bajgora-Banjska in modo da evitare che  i serbi formino dei  blocchi o barricate a Zvecan.

A causa del fatto che la NATO (KFOR ed EULEX) ha già autorizzato il dispiegamento di equipaggiamento militare pesante, ci sono timori di un attacco imminente contro i serbi in quello che è dopo tutto, il proprio paese, da parte di elementi stranieri e forze terroristiche che loro proteggono (come abbiamo visto in Libia, dove la Gran Bretagna e gli altri aggressori occidentali aiutano un gruppo che nei loro documenti è considerato un'organizzazione terroristica: il LIFG, in violazione diretta della Legge sugli  atti terroristici in vigore nel Regno Unito)

Testimoni oculari hanno localizzato 80 mercenari provenienti da Albania e Macedonia e di stanza a Bajgora Svinjare. L'operazione, secondo Milovan Drecun, è impostata per iniziare dopo il 16 settembre. Sarà questo un altro atto di pulizia etnica, come è accaduto nel marzo 2004, quando i serbi erano 70.000 cacciati fuori delle loro case da parte dei terroristi albanesi, mentre la NATO guardava dall'altra parte!

"Questi sono i dettagli di un progetto militare-operazione di polizia, in programma subito dopo il 16 settembre. Sono riuscito ad entrare in possesso di questo piano, e sono molto preoccupato per la prospettiva e il potenziale di crisi e destabilizzazione dell'intera regione, che questo piano ha! L'ho reso pubblico, perché credo che la conoscenza di questo piano è fondamentale per tutte queste forze che hanno una possibilità’ e la volontà di opporsi a questa pericolosa avventura criminale. Stiamo parlando di una pianificata operazione congiunta delle forze di polizia del Kosovo, dei "Rosu" (polizia e "Rosu" albanesi sono formati da ex terroristi dell'UCK), dalla KFOR e dall'EULEX. Questa è una classica operazione militare, più precisamente un "combattimento d’assalto" e probabilmente si tradurrà in un alto numero di vittime tra la popolazione serba non protetta. E' fondamentale che l’opinione pubblica nazionale e internazionale sia informata di questi disegni ... "(Milovan Drecun)”.

Testimonianze oculari nella regione hanno anche fornito prove credibili che gli elementi dei Rosu sono pronti a spostarsi nell'area in qualsiasi momento, dando luogo al timore che settembre sia la data in cui inizierà l'operazione per prendere il controllo di tutti i posti di blocco della frontiera con la Serbia.

Tutto questo è effettivamente un coltello nel cuore della Serbia, come il luogo di nascita e il cuore della nazione serba: Kosovo Polje e la provincia intorno ad esso è controllato dalle potenze imperialiste occidentali, in modo che i terroristi albanesi, abbiano il controllo totale del territorio e che a loro volta provvederanno al controllo del lucroso commercio della droga, nello stato mafioso del Kosovo, vassallo della NATO che controlla questa organizzazione criminale.

Prossima fermata: Vojvodina, per eliminare la Serbia, una volta per tutte dall'equazione Balcani.

Il compenso per la Serbia? Il perché… per l'adesione all'UE! Per coloro che rappresentano oggi il

popolo serbo a Belgrado, è difficile trovare aggettivi che esprimono il disprezzo che meritano, coloro che vendono l’anima del proprio popolo. Se il popolo serbo pensa che la UE li porterà da qualche parte, basta dare un'occhiata alla Grecia.

Possa la storia essere testimone contro coloro che hanno venduto la Serbia e possano i libri di storia registrare che non tutti i serbi hanno accettato che il loro paese fosse violentato dagli stranieri e che non tutti i media internazionali abbiano guardato dall'altra parte.”

Forte è il legame del popolo serbo e jugoslavo con la Libia, a cui storicamente è sempre stato strettamente legato da vincoli di solidarietà e cooperazione in tutti i campi, dal tempo della Jugoslavia socialista di Tito, alla solidarietà degli anni ’90 contro le aggressioni NATO e occidentali, fino alla RFJ contro il Tribunale dellAja, ed alla Repubblica Serba e al non riconoscimento del Kosovo indipendente (definito un atto illegale e fuori dal Diritto Internazionale), affiancando la battaglia all’ONU della stessa Serbia. Non va dimenticato anche che, durante i criminali embarghi contro la Jugoslavia, la Libia e l’Iraq di Saddam Hussein fornivano l’unico petrolio per la popolazione, violando gli embarghi occidentali. Tutto questo non è stato dimenticato dal popolo serbo come dimostrano le numerosissime manifestazioni di solidarietà insieme alla comunità libica in Serbia, contro l’aggressione al popolo libico da parte della NATO e dell’occidente, come si vede qui sotto. Molti siti web di solidarietà al popolo libico aggredito si sono aperti sia in Serbia che nella Repubblica Serba di Bosnia e si sono già iscritti oltre centomila sostenitori.

 


 

Fermare l’aggressione armata straniera sulla Libia! 

 

Il Forum di Belgrado per un Mondo di Uguali ribadisce che l'aggressione armata di un gruppo di paesi contro la Libia, va oltre lo scopo dell’ONU con la Risoluzione 1973, viola il principio del Diritto Internazionale e, nella sua essenza, mira al controllo delle risorse naturali di quel paese.

Dovrebbe essere chiaro a chiunque che nessuno un giorno potrebbe sfuggire ad una aggressione umanitaria.

Come dimostrato dodici anni fa dall’aggressione Nato sulla Serbia - RFJ, un'aggressione è legata alla distruzione di infrastrutture, economia e servizi pubblici necessari per la vita quotidiana dei cittadini, e causa la morte di civili.

Le aggressioni lasciano poi regioni destabilizzate che producono terrorismi, secessioni e il proliferare della criminalità internazionale.

Il Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali col presente appello chiede la cessazione dell’aggressione armata di un gruppo di paesi, e lasciare la possibilità per lo stato libico di cercare una soluzione interna ai problemi con uno spirito di pacificazione, e che preservi la sua sovranità e

Integrità nazionali.

 

Il Movimento delle donne serbe e jugoslave Ženes ,

protesta energicamente contro l'aggressione militare di cui è vittima la Libia. Come nel 1999 contro la Serbia, una coalizione americano-occidentale che si definisce "comunità internazionale" bombarda un paese indipendente e sovrano che non gli ha fatto niente contro.

Sotto il finto pretesto di "salvare dei civili minacciati", la Francia, la Grande Bretagna e gli Stati Uniti hanno scatenato il 19 marzo in Libia un'operazionedi gendarmeria internazionale che è una nuova guerra di aggressione. 

Il testo della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu che impone una "No-Fly Zona" è servito solamente a fornire un’arma in più contro uno Stato indipendente e sovrano. L'inserimento in questa risoluzione dell'espressione "con tutti i mezzi" lasciava infatti le mani libere agli aggressori. Il vertice tenuto alcune ore prima dell'attacco a Parigi, dal “mini Bush”… Sarközy, ha riunito solamente delle figure dell'occidente atlantista e delegati delle monarchie petroliere arabe. Non ha visto la partecipazione di nessuno rappresentante dell'Africa vera, eccetto un inviato del re del Marocco.

L'operazione era pianificata da molto, la spedizione militare dei paesi della NATO non è una reazione umanitaria per salvare una popolazione in pericolo, c'è stato presentato così falsamente, ma è un crimine premeditato. Come nei casi iracheni, iugoslavi ed afgani, il pretesto non aveva niente a vedere con l'obiettivo vero.

L'obiettivo vero era e rimane il capovolgimento della direzione politica dello stato libico, l'occupazione del paese, il suo frazionamento territoriale ed il saccheggio delle sue ricchezze.  Il varo del "diritto di ingerenza" introdotto alla nuova Società delle Nazioni (Onu), la "responsabilità di proteggere" è solamente la coperta delle guerre moderne dell'imperialismo anglo-americano e del totalitarismo liberale. 

Il Movimento Ženes ha pubblicato a marzo una sintesi che valutava la situazione. C'era apparso già allora chiaramente, che i discorsi tenuti a Parigi, Londra e Washington all'inizio degli avvenimenti in Libia, l'orchestrazione mediatica di questi discorsi e l'entrata inscena di individui, di istituzioni e di Ong già utilizzate nei conflitti anteriori tra cui quello in Jugoslavia, annunciavano un attacco di grandi proporzioni e non c'eravamo sbagliate.

Vista l'evoluzione drammatica della situazione:

- Il Movimento Ženes condanna vigorosamente la selvaggia aggressione contro la Libia 

- Il Movimento Ženes si associa alle proteste delle associazioni, gruppi, sindacati e partiti della Serbia, dei Balcani e del mondo contro la guerra in Libia. 

- Il Movimento Ženes esige l'arresto immediato dei bombardamenti "alleati." 

- Il Movimento Ženes chiede di lavorare alla ricostruzione di un autentico Movimento dei Paesi non Allineati che sia capace di impedire in avvenire, i crimini di assassini legalizzati che beneficiano di un'oscena impunità. 

- Il Movimento Ženes denuncia l'allineamento e la pusillanimità dei poteri che dicono di guardare ad un mondo multipolare, ma per la loro passività patteggiano con la gendarmeria mondialista.

- Il Movimento Ženes augura infine che i responsabili e colpevoli dei crimini contro gli Stati indipendenti e sovrani siano giudicati e messi fuori dalla possibilità di nuocere ancora.

Solidarietà con la Libia attaccata!

No alla guerra di aggressione!

Fermare gli  "assassini seriali" della NATO!

 

La Presidente di Zenes: Dr Mila Aleckovic Nikolic