L'Iran non è una teocrazia, anche se ce lo raccontano...
23 Giugno 2026

All’indomani della firma dell’atteso Memorandum USA – Iran che sospende l’uso delle armi per 60 giorni (sembra che valga per tutti tranne che per Israele), questo che segue è Il messaggio al popolo iraniano di Moqtaba Khamenei, Guida Suprema dell’Iran: “Come vi è stato comunicato, è stato firmato un memorandum d’intesa tra i presidenti dell’Iran e degli Stati Uniti d’America. Io, per principio, avevo una differente posizione. Tuttavia, in virtù dell’impegno che lo stimato presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in qualità di capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale ha assunto con me a nome suo e degli altri membri in merito alla salvaguardia dei diritti della nazione iraniana e del Fronte di Resistenza, e della sua esplicita accettazione di tale responsabilità, ho dato il mio consenso”.
Riguardo a queste parole, anche i più accesi sostenitori dell’accusa all’Iran di essere uno “Stato teocratico” (nelle varianti “le crepe nel muro della teocrazia”, “lo strapotere della teocrazia” ecc.) dovrebbero convenire che le decisioni politiche in merito a diritti e scelte dello Stato vengono prese a responsabilità del presidente e delle assemblee democraticamente elette. L’autorità religiosa rimane un supporto insostituibile, e, se di opinione diversa dettata da principi religiosi etici e morali, si adegua alla decisione politica degli organi governativi, come in questo caso.
Questo può avvenire senza conflitto costituzionale, proprio perché la Guida Suprema esercita l’autorità conferita dal principio del Vilayat-i faqih (“Autorità del giurista”) introdotto da Khomeyni , dottrina dello sciismo duodecimano secondo cui il giurista (faqih) tutela il benessere della comunità attraverso responsi giuridici che si adattano alla pratica corrente senza perdere di vista l’origine e la valenza religioso – spirituale. Con il Vilayat-i faqih si è affermata una sovranità unificante tra Stato e Religione: da un lato, Parlamento e Presidente eletti dal popolo per le decisioni legislative ed esecutive, dall’altro lato la Guida religiosa e spirituale che conforta e sostiene le decisioni politiche e, se necessario, può indirizzarle.
La Repubblica degli Ayatollah, descritta con insistenza dagli occidentali come un’entità fondamentalista estranea allo Stato di diritto, va infatti compresa come una Rivoluzione che ha rinnovato le strutture religiose sciite nel rapporto con la dimensione politica e ha sperimentato una forma nuova di Stato democratico islamico. Così sta scritto nella Costituzione che ha il pregio di essere una delle più antiche degli Stati moderni, approvata nel 1906 su ispirazione di intellettuali che avevano studiato in Europa e ben conoscevano il dibattito sulle teorie dello Stato e le filosofie occidentali.
Anche in seno alla società iraniana d’altronde esistono progressisti e conservatori, moderati e riformisti, contestatori ed oppositori, così come nel dibattito interno di qualsiasi Stato. Ed è proprio la malafede dell’eterna propaganda di demonizzazione che crea l’incubo della “frattura” e del disagio sociale o “del regime al collasso” auspicando il cambio di regime come fa comodo a chi fomenta rivoluzioni colorate.
Certamente non tutti possono essere esperti di questioni di democrazia, legittimità costituzionale, diritto interno e internazionale … ma quando, accendendo la TV, ascoltiamo definizioni campate in aria che insistono sul comodo marchio di “Stato fallito” affibbiato all’Iran per incapacità di gestire democrazia e diritti, dovrebbe sorgere spontanea la domanda: continuano forse ad infinocchiarci con quella propaganda che ben si era strutturata in oltre 40 anni di sanzioni e favole raccontate sull’Iran?
E comunque rimane il fatto che parlare di altri, o intromettersi con atteggiamenti di superiorità neo-coloniali per esportare e fare lezioni di democrazia, è di cattivo gusto, oltre che stupido e dannoso. Soprattutto non serve ad alcuna causa se non si mette a fuoco che il vero problema non è il “regime teocratico” iraniano, ma quello sionista israeliano – parlamentare, democratico, altrettanto teocratico – ideologico e per di più genocida – che senza guerre guerreggiate con i vicini non riesce ad esistere.
L’Iran in realtà chiede solamente di essere lasciato in pace e solidarizza con un vasto orizzonte di resistenza antisionista.













