Notiziario Patria Grande - Maggio 2026.

 

NOTIZIARIO MAGGIO 2026.

 

 

 

NUEVA REVOLUCION (SPAGNA) / VIOLAZIONE DELLE NORME INTERNAZIONALI

Dottrine perverse.

 

NUEVA REVOLUCION (SPAGNA) / ANALISI / VENEZUELA

Delcy Rodríguez privatizza il settore elettrico venezuelano.

 

RESUMEN LATINOAMERICANO (CUBA) / ESTERI / BOLIVIA

Il presidente boliviano consolida il potere mentre le proteste continuano a crescere.

 

RESUMEN LATINOAMERICANO (CUBA) / ESTERI / COLOMBIA

Iván Cepeda e Abelardo De la Espriella si sfideranno al secondo turno.

Il candidato di estrema destra ha vinto il primo turno con un margine di quasi 700.000 voti.

 

RESUMEN LATINOAMERICANO / ANALISI / LA GUERRA IN EUROPA

Quest'anno la guerra potrebbe estendersi all'Europa.

 

GRANMA (CUBA) / ANALISI / LA CRISI DEL LIBERALISMO

Il “vecchio mondo” che muore, la metafora dell’interregno.

 

GRANMA (CUBA) / INTERNI / NUOVE MISURE DEL BLOQUEO

Un Ordine Esecutivo che viola il diritto internazionale.

 

GRANMA (CUBA) / ESTERI / LA POSIZIONE UE RISPETTO AL BLOQUEO

Il Ministro degli Esteri cubano denuncia l’ipocrisia dell’Unione Europea

per non riconoscere il blocco contro Cuba.

 

GRANMA (CUBA) / COMUNICATO DEL GOVERNO

Informazione del Governo Rivoluzionario.

 

GRANMA (CUBA) / INTERNI / CONTRIBUTO ITALIANO ALLO SPORT CUBANO

Renzo Ulivieri e il calcio cubano: «Sarà perché ti amo». 

 



NUEVA REVOLUCION (SPAGNA) / VIOLAZIONE DELLE NORME INTERNAZIONALI

Dottrine perverse.

 

Le minacce a Groenlandia, Canada, Cuba, Messico, Nicaragua, Colombia e Panama violano in modo reiterato e flagrante la Carta delle Nazioni Unite, che proibisce esplicitamente le minacce e l'uso della forza militare.

 

  

 

Gli Stati Uniti del Nordamerica hanno pubblicato negli ultimi sei mesi due documenti: la Strategia di Sicurezza Nazionale (1) (sigla inglese NSS) e la Strategia di Difesa Nazionale (2) (sigla inglese NDS), che fanno parte delle loro cosiddette “dottrine di sicurezza”. Nonostante siano state emesse da poco, hanno già avuto, e probabilmente avranno in misura ancora maggiore, gravi conseguenze per la sovranità, la pace e la tranquillità dell'America Latina, dei Caraibi e del mondo.

Le linee guida esposte in questi documenti si allontanano chiaramente dall’atto costitutivo delle Nazioni Unite (ONU) e dal restante denominato Diritto Internazionale, dal multilateralismo, come dall’iniziativa di "un mondo basato sulle regole", nel quale in realtà l'imperialismo ha stabilito norme a proprio capriccio e a seconda delle necessità proprie del momento, violandole od obbligando a rispettarle nel tentativo di espandere, o almeno mantenere, la propria egemonia a livello planetario.

Con queste ultime linee guida, gli USA si tolgono la maschera e danno per scontato che la loro supremazia si deve imporre forzatamente attraverso una nuova "dottrina", definita "la pace mediante la forza", che implica una nuova colonizzazione del Sud Globale.

L'aggressione militare statunitense, non autorizzata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela il 3 gennaio 2026 è stata, quindi, un'azione illegale, che ha violato la Carta delle Nazioni Unite, la quale vieta in modo esplicito le minacce e l’uso della forza militare. I caduti in combattimento, venezuelani e cubani che proteggevano il presidente Maduro e la sua famiglia, come coloro che vennero assassinati in altri spazi militari o civili, e il sequestro stesso del presidente Maduro e di sua moglie, deputata Cilia Flores, sono crimini di guerra e, prima o poi, il presidente USA e il suo segretario della guerra e gli ufficiali incaricati dell'operazione, dovranno essere giudicati per i loro misfatti.

Analogamente le esecuzioni extra-giudiziarie e, pertanto, illegali realizzate dalle forze militari statunitensi, così come i loro atti di pirateria effettuati nei Caraibi, nell'Atlantico e nell’Oceano Indiano, sono anch’essi crimini che dovranno essere giudicati.

Le minacce a Groenlandia, Canada, Cuba, Messico, Nicaragua, Colombia e Panama violano di nuovo e in modo flagrante la Carta dell’ONU, la quale proibisce esplicitamente le minacce e l'uso della forza militare.

L'appoggio spudorato e la partecipazione degli USA al genocidio sionista in Palestina e le aggressioni contro Libano e Iran, l’assassinio di leader spirituali e bambine e bambini senza esitazione alcuna, così come l'appoggio al regime nazista e corrotto dell’Ucraina, la vendita di armi e l’incentivo a Taiwan a portare avanti la condotta secessionista e arrogante, sono la dimostrazione inequivocabile che un grave pericolo sta investendo l'umanità intera.

Gli esempi qui accennati trovano in gran parte fondamento sui citati documenti dottrinari, vogliono essere una dimostrazione pratica di come gli USA dominano il loro "cortile di casa” e di quanto potere abbiano per intimorire il resto del mondo.

È deplorevole che funzionari di enti multilaterali che devono far prevalere il diritto internazionale, siano al servizio di questo perverso sistema. Alcuni sono ricattati per le loro abiezioni personali, altri sono servili per convinzione (suprematisti, fascisti o razzisti), e un vasto gruppo è comprato con lo sporco denaro dell'imperialismo e del sionismo. Questi individui fan sì che gli organismi che dirigono perseguano gli scopi e gli interessi degli USA e dei loro soci.

L'Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, l’equipe del Segretario Generale delle Nazioni Unite, l’Organizzazione degli Stati Americani, il Vertice delle Americhe, lo Scudo delle Americhe, il Vertice della Democrazia, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, la Corte Penale Internazionale, il Comitato Olimpico Internazionale, la Federazione Internazionale di Calcio Dilettantistico ed altri enti multilaterali, seguono chiaramente le direttive dell'Occidente Collettivo.

Inoltre, in questi documenti, gli statunitensi si arrogano il diritto d’imporre alle nazioni del continente americano con chi relazionarsi, da chi comprare e cosa comprare, pretendono di proibire le relazioni economiche con Cina, Russia, Iran, Repubblica Popolare Democratica di Corea, Cuba. È deplorevole che vi siano governi che agiscano come dei senza patria e in modo grottesco, allineandosi alle condizioni imposte in maniera unilaterale.

È necessario ed urgente che i popoli che sono al di fuori di quello nefasto clan, che insieme costituiscono almeno l’85% della popolazione mondiale e oltre il 75% dei Paesi appartenenti alle Nazioni Unite, si organizzino e riescano a far valere i loro diritti presso tutti gli enti multilaterali, riscattandoli e mettendoli al servizio di tutta l'umanità. È importante che la stragrande maggioranza della popolazione viva bene, e vi riuscirà soltanto lottando contro coloro che storicamente l’hanno derubata, schiavizzata, sfruttata e che pretendono attraverso le loro dottrine perverse di continuare a farlo.

Con Bolivar concludiamo dicendo: "[…] Per fortuna si è visto frequentemente un pugno di uomini liberi vincere imperi potenti” (3).

Vladimir Castillo Soto, 24 aprile 2026

 

Note:

[1] Strategia di sicurezza nazionale degli USA. 2025. Tratto il 01/04/2026 da https://ladiscrepancia.com/wp-content/uploads/2025/12/2025-National-Security-Strategy.en_.es_.pdf

[2] Strategia di Difesa Nazionale. 2026. Tratto il 01/04/2026 da https://media.defense.gov/2026/Jan/23/2003864773/-1/-1/0/2026-NATIONAL-DEFENSE-STRATEGY.PDF

[3] Lecuna, Vicente. 1947. {Opere Complete di Bolivar}, Tomo I, p.p. 355-357. Editoriale Lex, L'Avana

 

Articolo originale: Doctrinas perversas

https://nuevarevolucion.es/doctrinas-perversas/

 

Traduzione a cura di Adelina B., Patria Grande/CIVG

 


 

NUEVA REVOLUCION (SPAGNA) / ANALISI / VENEZUELA

Delcy Rodríguez privatizza il settore elettrico venezuelano.

 

Il governo consolida la sua deriva liberista privatizzatrice con riforme nel settore elettrico e degli idrocarburi, che pongono fine al controllo statale di settori strategici.

 

 

Questo 2 giugno l'Assemblea Nazionale del Venezuela ha approvato, già al primo dibattito, una riforma alla Legge Organica del Sistema e Servizio Elettrico, che apre il settore alla privatizzazione. Questa misura mette fine al monopolio statale che Corpoelec esercitò per quasi due decenni, consentendo a imprese miste (con partecipazione statale superiore al 50%), compagnie a maggioranza privata o addirittura totalmente private la generazione, trasmissione, distribuzione e commercializzazione dell’energia. Sono possibili concessioni fino a 25 anni e regimi tariffari volti ad attrarre capitali.

Delcy Rodríguez, presidentessa incaricata dal gennaio 2026, dopo il sequestro del presidente costituzionale Nicolas Maduro perpetrato dalle forze statunitensi, ha presentato questa riforma come parte di un pacchetto di 12 leggi fatte su misura per il capitale privato.

 

La privatizzazione elettrica e la deriva liberista

La riforma rappresenta un cambio strutturale profondo. Fino ad ora, lo Stato aveva controllato integralmente il Sistema Elettrico Nazionale. La nuova normativa permette un’ampia partecipazione privata. Come denunciano settori sociali che sono critici, ciò comporta la fine del modello chavista di controllo statale su risorse strategiche, che aveva garantito la sovranità del Paese.

Questa misura consolida una deriva liberista nel governo di Delcy Rodríguez. Dopo aver assunto la presidenza ad interim, la sua amministrazione ha avviato riforme economiche che contrastano con l'ideologia bolivariana di sovranità e controllo statale. La privatizzazione parziale del settore elettrico è in linea con un pacchetto più ampio di riforme che priorizzano l’investimento privato, in un Paese che respinse il modello neoliberista durante il chavismo.

 

Altra misura controversa: riforma della Legge degli Idrocarburi

Una delle misure che, analogamente, ha generato molte polemiche è la riforma della Legge Organica degli Idrocarburi, firmata da Delcy Rodríguez a gennaio. Questa legge ribalta i principi centrali del chavismo, aprendo il settore petrolifero ad un maggiore controllo privato e straniero. Tra i cambiamenti: le compagnie private possono assumere la gestione tecnica e operativa, perfino nelle imprese miste dove lo Stato mantiene almeno 50% delle quote. Si permette la commercializzazione diretta di petrolio da parte dei privati. Si riducono le regalie spettanti allo Stato (al massimo il 30%), si riducono le tasse e si autorizza l’arbitrato internazionale. Inoltre, si convalidano contratti precedenti di partecipazione produttiva coi privati.

Queste modifiche conferiscono maggior potere alle compagnie petrolifere private e straniere, agevolando gli investimenti, ma riducendo il ruolo protagonista dello Stato nella rendita petrolifera, pilastro storico del modello chavista. La suddetta riforma segna una regressione ideologica per coloro che difendono la nazionalizzazione del 1976 e la sua radicalizzazione sotto il governo Chavez.

Altre azioni, come le revisioni di imprese pubbliche per trasferire attivi al settore privato o i colloqui per riformare la Legge del Lavoro, consolidano questa tendenza liberista.

 

Smantellamento interno del chavismo

Maduro fu sequestrato a gennaio 2026 e portato in un carcere a New York (Centro di Detenzione Metropolitano di Brooklyn), dove gli hanno organizzato un processo farsa con accuse che lo vincolano al narcotraffico. La sua assenza ha lasciato un vuoto che Delcy Rodríguez ha colmato come presidentessa incaricata.

Da questa prospettiva, il governo attuale - tutelato dagli USA - starebbe smantellando elementi centrali del chavismo dall’interno: controllo statale dei settori strategici, rifiuto delle privatizzazioni e importanza della sovranità economica. Riforme come queste vengono percepite dai settori radicali come un tradimento all'eredità di Chavez e Maduro. Si parla ormai apertamente di un governo traditore della patria e sottomesso all'imperialismo.

Nicolas Maduro, dalla sua prigione a New York, probabilmente osserva questi cambiamenti con profonda contrarietà, vedendo come figure della sua stessa cerchia politica stiano dando impulso ad un modello che lui stesso aveva combattuto per anni. Il chavismo, nato come ripudio e opposizione al neoliberismo degli anni ‘90, sta affrontando adesso il suo smantellamento interno. Il Venezuela vive un capitolo inedito della sua storia recente, in cui il nuovo governo de ‘I Rodríguez ' sta portando avanti la liquidazione della Rivoluzione Bolivariana.

Gabriela Rojas, 3 giugno 2026

 

Articolo originale: Delcy Rodríguez impulsa la privatización del sector eléctrico venezolano

Fonte: https://nuevarevolucion.es/delcy-rodriguez-impulsa-la-privatizacion-del-sector-electrico-venezolano/

 

Traduzione a cura di Adelina B., Patria Grande/CIVG

 


 

RESUMEN LATINOAMERICANO (CUBA) / ESTERI / BOLIVIA

Il presidente boliviano consolida il potere mentre le proteste continuano a crescere.

 


Rodrigo Paz parla durante l'anniversario del Primo Grido di Libertà in America Latina.

Foto: Ufficio Presidenziale


Dopo quasi un mese di intense proteste, il governo di Rodrigo Paz ha deciso di riprendere il dialogo, approvando al contempo una legge che gli conferisce maggiori poteri per dichiarare lo stato di emergenza. Il presidente di destra boliviano ha dichiarato alla stampa che la grave crisi sociale che attanaglia il Paese "sta raggiungendo un punto critico": «Il Paese ha bisogno di ordine, il tempo stringe, chiediamo il dialogo», ha affermato Paz sotto la crescente pressione dei movimenti sociali che sembrano non dare tregua al governo.
Le proteste sono scoppiate dopo che il governo ha tentato di approvare una legge che avrebbe abrogato l'esenzione dall'espropriazione dei terreni, un diritto che gli agricoltori avevano ottenuto per evitare la perdita della loro principale fonte di reddito a causa di debiti o altre circostanze.
Paz ha difeso la decisione sostenendo che avrebbe permesso ai boliviani più poveri di accedere al credito, sebbene l'opposizione vedesse la legge come un meccanismo per cedere la terra ai grandi interessi economici nazionali e internazionali.
La Bolivia è un paese ricco di risorse naturali come gas naturale, zinco, argento, piombo, stagno, oro, petrolio e litio, di cui possiede le maggiori riserve al mondo. Questo fatto ha attirato l'attenzione delle principali aziende tecnologiche. Insieme ad Argentina e Cile, la Bolivia forma il cosiddetto "triangolo del litio", un'area strategica per le grandi aziende tecnologiche.
A seguito della dura repressione, agricoltori, insegnanti, studenti, indigeni e altri gruppi di cittadini si sono uniti alle proteste, chiedendo miglioramenti delle loro condizioni di vita. Di fronte alla dura risposta del governo di Paz, le richieste di maggiori diritti si sono rapidamente trasformate in un grido unanime: "Paz deve dimettersi!".

Il governo si è mostrato riluttante. Al contrario, ha cercato sostegno internazionale, in particolare dagli Stati Uniti, suo principale alleato, e da altri governi di destra della regione.
Più potere per Paz! Di fronte alla forza delle proteste che non mostrano segni di indebolimento della capacità di mobilitazione, Paz ha deciso di consolidare ulteriormente il proprio potere per contrastare un'opposizione che ha bloccato diverse autostrade chiave e si è scontrata violentemente con le forze dell'ordine. Infatti, il 26 maggio il Congresso ha abrogato una legge che limitava la facoltà del presidente di dichiarare lo stato di emergenza. Seguendo l'esempio di Bukele in El Salvador e di Noboa in Ecuador, Paz sembra aver trovato nello stato di emergenza un nuovo strumento per ricorrere più facilmente alle forze armate al fine di risolvere i suoi problemi.
Secondo politici vicini a Paz, il provvedimento mira a snellire i meccanismi di controllo sociale e a impedire l'impunità per i gruppi violenti. Questa è stata l'opinione espressa da Carlos Alarcón, il quale sostiene che la nuova legge impedisce ai "gruppi violenti che si autoproclamano rappresentanti del popolo" di eludere la legge.
Tuttavia, altri parlamentari dell'opposizione ritengono che la decisione non farà altro che alimentare ulteriormente le proteste. Secondo il deputato di centro-destra Edwin Valda, del Partito Cristiano Democratico, il provvedimento provocherà maggiore violenza e lascerà i gruppi sociali che protestano senza protezione.
L'ONU esprime la sua preoccupazione e chiede il rispetto dei diritti umani. Da parte sua, l'ONU ha espresso preoccupazione per la situazione boliviana. In una dichiarazione, l'Ufficio dell'Alto Commissario per i Diritti Umani ha affermato che l'aumento delle tensioni potrebbe portare a una crisi ancora più grave: «Tutte le azioni delle forze di sicurezza devono attenersi rigorosamente al diritto internazionale in materia di diritti umani. L'uso della forza da parte degli agenti delle forze dell'ordine deve essere coerente con i principi di legalità, necessità, proporzionalità, precauzione e non discriminazione. Qualsiasi accusa o ragionevole sospetto di uso illegittimo della forza o di altre violazioni dei diritti umani da parte di questi agenti deve essere indagato in modo efficace, imparziale e tempestivo», ha riferito l'Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Per quanto riguarda i maggiori poteri conferiti a Paz di dichiarare lo stato di emergenza, l'Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha ricordato al governo che i suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale in materia di diritti umani “restano in vigore”. L'Ufficio ha inoltre esortato “le autorità e i settori mobilitati a dare priorità al dialogo e ad adottare misure di de-escalation. È urgente prevenire ulteriori violenze e ricercare soluzioni pacifiche e democratiche”.

Pablo Meriguet, Resumen Latinoamericano, 31 maggio 2026

 

Articolo originale: Bolivia. El presidente boliviano consolida su poder mientras las protestas siguen creciendo

https://www.resumenlatinoamericano.org/2026/05/31/el-presidente-boliviano-consolida-su-poder-mientras-las-protestas-siguen-creciendo/

 


 

RESUMEN LATINOAMERICANO (CUBA) / ESTERI / COLOMBIA

Iván Cepeda e Abelardo De la Espriella si sfideranno al secondo turno.

Il candidato di estrema destra ha vinto il primo turno con un margine di quasi 700.000 voti.



Cepeda e De la Espriella si contenderanno il seggio al secondo turno delle elezioni presidenziali colombiane il 21 giugno, dopo aver ottenuto il maggior numero di voti al primo turno di domenica scorsa.

 

I candidati Abelardo De la Espriella e Iván Cepeda si sfideranno al secondo turno delle elezioni presidenziali in Colombia, dopo che nessuno dei due ha ottenuto più della metà dei voti necessari al primo turno, svoltosi domenica 31 maggio.
Al primo turno, l'avvocato di estrema destra ha ottenuto il maggior numero di voti, con 10.316.370 preferenze, pari al 43,72%; mentre il candidato di sinistra ha ricevuto 9.656.799 voti, pari al 40,92%.
L'Anagrafe Nazionale Colombiana ha registrato un'affluenza alle urne del 57,66%, con 23.888.025 votanti. Con il 100% dei seggi scrutinati, lo spoglio preliminare per le elezioni presidenziali colombiane del 2026 si è concluso. Ecco i risultati per i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti:

​Abelardo de la Espriella: 10.361.499 voti – 43,74 %

Iván Cepeda: 9.688.361 voti – 40,90 %

Paloma Valencia: 1.639.685 voti – 6,92

Sergio Fajardo: 1.009.073 voti – 4,26 %

 

Il 21 giugno, quindi, la lista del partito di governo Patto Storico, composta da Iván Cepeda e Aída Quilcué, si scontrerà con la lista presentata dal partito Difensori della Patria, formata da Abelardo De la Espriella e José Manuel Restrepo. Il vincitore delle elezioni succederà al presidente Gustavo Petro e assumerà la presidenza del Paese sudamericano per il mandato costituzionale corrispondente agli anni 2026-2030.

Al terzo posto si è classificata la lista del movimento Uribista, Paloma Valencia e Juan Oviedo, con 1.633.217 voti, pari al 6,92%, che rappresenta una sconfitta storica per la destra tradizionale colombiana. I candidati del partito Centro Democratico hanno ottenuto una percentuale ben inferiore a quella prevista dai sondaggi, e persino inferiore ai 3.200.000 voti ricevuti l'8 marzo alle primarie del partito di destra in cui Valencia era stata scelta come candidata.

Il quarto posto è stato occupato dalla coppia centrista Sergio Fajardo ed Edna Bonilla, che hanno ottenuto il 4,26% dei voti. Gli altri nove candidati, tra cui l'ex sindaca di Bogotá Claudia López, non hanno superato l'1% dei voti. Giornata elettorale senza incidenti di rilievo

Secondo un comunicato delle autorità diffuso domenica pomeriggio, la giornata elettorale si è svolta pacificamente e senza incidenti. Per le elezioni, 408.000 membri delle forze di sicurezza sono stati dispiegati in punti strategici in tutto il Paese per proteggere il diritto di voto di oltre 41 milioni di colombiani aventi diritto.

In queste elezioni cruciali, sono stati allestiti 118.346 seggi elettorali in tutto il Paese, distribuiti in 13.489 località (6.010 in aree urbane e 7.479 in aree rurali), per consentire agli elettori di scegliere il presidente che guiderà il Paese dal 2026 al 2030.

Si sono verificati incidenti di lieve entità nella regione di Catatumbo (nord-est) e nel dipartimento meridionale di Caquetá, secondo quanto riportato dalla Missione di Osservazione Elettorale (MOE), che ha dichiarato che "nessuno di questi ha compromesso il normale svolgimento delle elezioni".

Nel frattempo, il Ministro degli Esteri Rosa Yolanda Villavicencio ha segnalato un significativo aumento della partecipazione al voto dei cittadini residenti all'estero durante le elezioni presidenziali, per le quali sono stati allestiti 3.700 seggi elettorali in 116 consolati in oltre 60 Paesi.

Redazione Resumen Latinoamericano, 31 maggio 2026

 

Articolo originale: Iván Cepeda y Abelardo De la Espriella irán a segunda vuelta /El ultraderechista ganó la primera vuelta con una diferencia de casi 700 mil votos

https://www.resumenlatinoamericano.org/2026/05/31/colombia-ivan-cepeda-y-abelardo-de-la-espriella-iran-a-segunda-vuelta-el-ultraderechista-gano-la-primera-vuelta-con-una-diferencia-de-casi-700-mil-votos/

 


 

RESUMEN LATINOAMERICANO / ANALISI / LA GUERRA IN EUROPA

Quest'anno la guerra potrebbe estendersi all'Europa.


Mosca potrebbe presto lanciare un ultimatum agli europei, soprattutto ai tedeschi. La situazione è ben più pericolosa rispetto al periodo di tensione della Guerra Fredda, ma in Europa non se ne percepisce la gravità

 

 

Otto mesi fa, affermavamo che l'Europa non poteva più ignorare gli avvertimenti russi.
Ora questi avvertimenti si fanno molto più pressanti. Indicano chiaramente che la guerra della NATO contro la Russia per l'Ucraina potrebbe estendersi quest'anno e coinvolgere direttamente gli europei, in particolare i tedeschi. Mosca potrebbe presto lanciare un ultimatum agli europei. Si sta forse confermando l'isteria della "minaccia russa" proclamata dall'Unione Europea? Ovviamente, è così che gli ostinati idioti di Berlino, Bruxelles, Londra e Parigi, insieme al loro patetico esercito di propagandisti che ci stanno trascinando per le orecchie verso la guerra, interpretano la situazione e continueranno a farlo.
La "minaccia russa" non è altro che uno stratagemma per scongiurare la disgregazione dell'Unione Europea e giustificare il riarmo. Quando così tante cose stanno crollando, la minaccia esterna di questo nemico malevolo diventa un elemento di coesione per un club europeo sempre più frammentato al suo interno e sempre più irrilevante nel mondo. Questo è chiaro. Ma per i nostri scopi, la "minaccia russa" è anche qualcos'altro: una profezia che si autoavvera, una convinzione che era falsa alla sua origine ma che contribuisce e alimenta la propria realizzazione.
Puoi infilare un dito nell'occhio del tuo cane o del tuo gatto e allo stesso tempo annunciare che ti morderà o ti graffierà, con la certezza che alla fine accadrà.
Questo è ciò che è accaduto con la disastrosa invasione russa dell'Ucraina nel febbraio 2022, che l'establishment occidentale accompagna sempre con l'aggettivo "non provocata", un aggettivo significativamente assente, per inciso, dalla guerra contro l'Iran. Oggi le persone informate e non accecate dalla demonizzazione della Russia, sanno che nel 2022 Mosca chiedeva da oltre trent'anni quell'"architettura di sicurezza collettiva europea" promessa all'URSS di Gorbaciov. Sanno che tutte le "linee rosse" che la Russia aveva formulato riguardo all'allargamento della NATO sono state ignorate una dopo l'altra. Chi di noi l'ha vissuto in prima persona – e l'ha raccontato nel modo più chiaro e diretto possibile, data la corruzione strutturale dei nostri media – ricorda il sorriso sciocco del Segretario Generale della NATO Javier Solana, che a Mosca affermava che l'opposizione russa all'allargamento era inutile "perché la Guerra Fredda è finita" e "non siamo più nemici". I generali russi (e non solo loro, ma anche molti esperti e strateghi occidentali di alto livello) erano guidati da qualcosa di molto più reale e concreto. È quella massima del Cancelliere Bismarck secondo cui "ciò che conta non sono le intenzioni, ma le capacità". Cosa significa? Beh, se un tizio ti punta una rivoltella contro e allo stesso tempo ti dice di non avere intenzione di sparare, ciò che conta è la rivoltella puntata contro di te, non quello che dice. È così semplice.

Prima fu la volta dell'Europa centrale, poi dell'Europa orientale, del Baltico e del Mar Nero. Nel frattempo, si combatteva una guerra per provocare la dissoluzione dell'anomalia jugoslava e per mettere alla prova la necessità della NATO attraverso una "guerra umanitaria". Ciò portò all'installazione di batterie antimissile in Polonia e Romania "contro l'Iran" (che non possedeva tali capacità), batterie che potevano essere armate con missili nucleari in grado di neutralizzare il deterrente nucleare russo. Questo culminò nell'invito rivolto all'Ucraina ad aderire al blocco militare contro la Russia (2008), un invito respinto dalla maggioranza degli ucraini. Seguì il cambio di regime a Kiev, un misto di rivolta etno-nazionalista da parte di una parte della popolazione ucraina e colpo di stato, entrambi istigati dall'Occidente. Infine, la Russia offrì come premio di consolazione l'annessione illegale della Crimea, sostenuta dalla stragrande maggioranza della popolazione colpita. Nell'Ucraina orientale e meridionale si verificò una rivolta popolare contro il nuovo governo filo-occidentale di Kiev, che non godette di un sostegno significativo da parte di Mosca, almeno per i primi tre o quattro mesi, e che fu repressa con il dispiegamento dell'esercito ucraino con il pretesto di un'"operazione antiterrorismo". Da allora fino all'invasione russa "non provocata", si susseguirono violazioni degli accordi, malafede occidentale (riconosciuta anni dopo dal Presidente francese e dal Cancelliere tedesco) e ingenti finanziamenti e preparativi militari della NATO in Ucraina, con un ruolo di primo piano svolto dalla CIA e dalla sua controparte britannica, l'MI6. Tutto ciò indicava chiaramente un intervento militare contro il Donbass, ora controllato dai ribelli e con una significativa presenza militare russa, e una riconquista militare della Crimea, documentata negli accordi bilaterali tra Kiev e gli Stati Uniti. Solo allora la Russia invase.
Ora sta accadendo esattamente la stessa cosa. Tutti riconoscono che la Russia non sta combattendo solo contro l'Ucraina nel 2026, ma anche, e soprattutto, contro la NATO. Sebbene abbia scaricato la maggior parte del peso del conflitto sugli europei e stia "negoziando" con il Cremlino (come del resto stava "negoziando" anche con l'Iran), gli Stati Uniti rimangono una potenza belligerante e decisiva in questa guerra contro la Russia. Il conflitto ha oltrepassato tutte le linee rosse che sarebbero state considerate un pericolo estremo durante la Guerra Fredda. Ricordiamo come il presidente Biden, nel marzo 2022, affermò che non si potevano fornire carri armati e aerei all'Ucraina "perché ciò avrebbe scatenato la Terza Guerra Mondiale". Ebbene, è già successo molto di più:
– Sono state attaccate risorse strategiche del deterrente nucleare russo: radar di allerta precoce, basi per bombardieri strategici.
– È stata attaccata la residenza del presidente Putin a Novgorod, un episodio che riecheggia l'assassinio di Khamenei in Iran, insabbiato dagli stessi imbroglioni, Witkov e Kushner, che stanno negoziando con il Cremlino. Diffidare di tali negoziati è pura logica.
– È stato invaso territorio russo nella regione di Kursk.
– I generali statunitensi al comando della NATO si sono vantati di avere la capacità di conquistare via terra l'enclave russa di Kaliningrad in tempi record (Generale Christopher Donahue, comandante dell'Esercito statunitense in Europa e Africa e delle forze di terra della NATO, lo scorso luglio).
Si registrano, settimanalmente, esigui casi di vittime civili russe, raramente riportati in Occidente, a differenza del numero indubbiamente molto più elevato di vittime ucraine.
– Si sono verificati attacchi mirati in diverse città russe contro generali nelle loro abitazioni, con autobombe (quattro morti), giornalisti e membri del parlamento (almeno quattro o cinque), e attacchi indiscriminati contro obiettivi civili (due treni, obiettivi in ​​città lontane dal fronte, ecc.).
– In mare, si sono verificati attacchi contro navi mercantili russe, che vengono frequentemente molestate.
E tutto questo viene fatto con armi, intelligence, satelliti, ecc., provenienti dagli Stati Uniti, dall'Inghilterra, dalla CIA (cosa riconosciuta, tra gli altri, dal New York Times), dall'MI6, ecc.
Entro il 2026, l'Europa sarà già in guerra con la Russia, con una Germania squilibrata a capo dell'attacco, che dimostra una totale mancanza di comprensione della propria storia. (
Alemania vuelve a las andadas – Rafael Poch de Feliu)

Ufficialmente, Berlino vuole trasformare la Bundeswehr nel "più potente esercito convenzionale d'Europa" entro il 2035 e in una forza "tecnologicamente superiore" entro il 2039. (Si noti che questo obiettivo viene raggiunto cento anni dopo l'ingresso della Germania nella Seconda Guerra Mondiale in Europa).
Il documento ufficiale tedesco sulla strategia militare, pubblicato il 22 aprile, dichiara che la Russia rappresenta "la minaccia più grave e immediata" alla sicurezza europea. La scorsa settimana, il ministro della Difesa tedesco Pistorius ha confermato a Kiev sei progetti congiunti nel settore degli armamenti, che "sono solo l'inizio". Ad aprile, Zelensky e la cancelliera Merz hanno firmato a Berlino la "Dichiarazione di partenariato strategico tra Germania e Ucraina", che prevede la produzione congiunta di droni a lungo raggio in Germania. La produzione di armi per l'Ucraina è già una realtà paneuropea: Germania, Regno Unito, Danimarca... persino la Spagna di Sánchez ha firmato alcuni accordi in materia con l'Ucraina.
In questo contesto, la guerra dei droni ha rappresentato una battuta d'arresto per la Russia. Qualche mese fa, sembrava che ciò che restava del Donbass controllato da Kiev sarebbe caduto nelle loro mani entro pochi mesi, ma i droni hanno fermato la loro lenta avanzata. Non è la prima battuta d'arresto temporanea subita dall'esercito russo in questa guerra, né è la prima volta che, scambiando un'illusione per realtà, molti dichiarano ancora una volta la "sconfitta" della Russia un esito scontato. Ma ciò che conta qui è un altro aspetto: la somma di tutto questo sta alimentando le tensioni in Russia.
Da diversi mesi ormai, Mosca esercita una forte pressione sul Cremlino affinché passi alla cosiddetta "deterrenza attiva", ovvero attacchi, soprattutto la Germania, prima che sia troppo tardi. Ripetono le stesse parole pronunciate da Putin nel suo discorso del febbraio 2022, quando annunciò l'invasione dell'Ucraina ai russi: "Se non li fermiamo ora, la situazione peggiorerà tra qualche anno". Solo che ora tocca agli europei. Proprio come prima dell'invasione, ora minacciano anche "misure tecnico-militari" (questa era la formula usata alla vigilia dell'invasione). "Chiunque partecipi a un attacco contro di noi diventerà un bersaglio militare", si dice. Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato un elenco di impianti industriali tedeschi ed europei che partecipano alla guerra contro la Russia producendo armi a lungo raggio. Va chiarito che non si tratta di "invadere" il territorio dell'UE, ma di fermare l'attuale politica bellicista europea con un'azione militare preventiva. Si può essere d'accordo o meno, ma ciò che non si può fare è ignorare la realtà di questo pericoloso avvertimento.
I termini degli attuali avvertimenti russi sono inequivocabili. Persino in televisione, Putin viene criticato per la sua mancanza di decisione, per ora senza nominarlo (il che è una novità). Proprio come quattro anni fa, questi avvertimenti vengono ignorati anche oggi. Esaminiamo alcuni esempi recenti:
Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza nazionale, il 6 maggio: "Solo una paura bestiale di subire danni inaccettabili impedirà alla Germania e a un'Europa unita di lanciare un altro attacco contro la Russia". (Naturalmente, con "un altro attacco" si riferisce all'attacco del giugno 1941 da parte della Germania nazista).
Sergei Lavrov, ministro degli Esteri: "Ci è stata dichiarata guerra apertamente. Il regime di Kiev viene usato come punta di diamante. Tuttavia, tutti sanno che questa punta di diamante è inutile senza i rifornimenti occidentali di armi, intelligence, sistemi satellitari, addestramento del personale militare e molto altro".

Sergei Karaganov, presidente onorario del principale think tank del Cremlino, ha dichiarato il 10 maggio: "Un Paese che ha scatenato due guerre mondiali e ha commesso un genocidio non ha il diritto di avere 'l'esercito più forte d'Europa', tanto meno di possedere armi di distruzione di massa. Se aspira a una cosa del genere, i cittadini tedeschi devono capire che la loro patria verrebbe distrutta affinché nessuna minaccia alla pace possa mai più provenire dal suolo tedesco". (...) "Saremo presto in grado di lanciare loro un ultimatum se continueranno a comportarsi in questo modo". (Questo va confrontato con la dichiarazione rilasciata da Putin alla stampa russa lo stesso giorno, in cui il Presidente affermava che "la guerra in Ucraina sta entrando nella sua fase finale", affermazione che, insieme alle notizie di una prossima "offensiva estiva" russa, può essere interpretata in vari modi).
Karaganov, che l'anno scorso è riuscito a irrigidire la dottrina nucleare russa, ora propone quanto segue (e prestate attenzione a questo): "Prima di tutto, attaccate con armi convenzionali le installazioni chiave nei paesi europei che partecipano alla guerra contro la Russia. Se non reagiscono, allora attaccate con armi nucleari". Se anche questo non funziona, "un paese europeo dovrà scomparire". "Quando ho detto queste cose tre anni fa, ero in minoranza", afferma Karaganov, "ora sono la voce della maggioranza tra i militari e nella società". Sergey Karaganov: Come la Russia vincerà la nuova guerra mondiale
Questo intellettuale del Cremlino, che non ne è la voce ufficiale ma è comunque influente, propone di emendare nuovamente la dottrina nucleare, in primo luogo considerando l'uso di armi nucleari qualora un gruppo di paesi economicamente e tecnologicamente più forti attaccasse la Russia con armi convenzionali. In secondo luogo, e ancor più sorprendente, propone che Putin deleghi il potere di usare armi nucleari al generale responsabile del fronte dell'Europa occidentale, il che contiene una velata insinuazione di incapacità o debolezza presidenziale.
Come afferma l'analista tedesco Alexander Neu in "Putin sotto pressione?" di Rafael Poch de Feliu, inizialmente si trattava di richieste di pochi esperti. Ora sembra che ci sia pressione da parte della società russa e dell'apparato di sicurezza "per fare qualcosa contro l'Europa". In altre parole: Putin è sotto pressione per agire, e per farlo molto presto. La guerra potrebbe estendersi al resto d'Europa già nel 2026. E la Germania è ora considerata il nemico numero uno della Russia. Viene da chiedersi perché i giornalisti occidentali a Mosca non ne parlino? A coloro che affermano che anche la Russia sta compiendo azioni terribili in Ucraina – il che è assolutamente vero – e che l'Ucraina ha il diritto di difendersi (e, per inciso, esiste anche un'Ucraina filorussa nel Donbass che ha il diritto di difendersi), bisogna far presente che, nel mondo reale delle dinamiche di potere, ciò che conta è che una superpotenza nucleare venga sfidata dai suoi avversari europei e americani attraverso l'Ucraina con l'obiettivo di infliggere una "sconfitta strategica". Hanno perso la testa? Non capiscono che più successo avranno in questa impresa, più pericolosa diventerà la situazione?
La domanda che bisogna porsi, come dice Neu, è se i leader della più grande potenza nucleare al mondo accetterebbero una sconfitta sul campo di battaglia convenzionale, viste le richieste che ne deriverebbero da parte degli europei – ovvero, se si rassegnerebbero a perdere il loro status di grande potenza e alla possibile disgregazione della Federazione Russa senza ricorrere a un attacco nucleare per impedirlo.
La situazione è di gran lunga più pericolosa rispetto ai periodi di tensione della Guerra Fredda, ma in Europa non se ne rende conto.

Rafael Poch de Feliú, Resumen Latinoamericano, 19 maggio 2026

 

Articolo originale: Pensamiento Crítico. Este año la guerra podría extenderse en Europa

https://www.resumenlatinoamericano.org/2026/05/19/pensamiento-critico-este-ano-la-guerra-podria-extenderse-en-europa-2/

 

Traduzione a cura di Luigi M., Patria Grande/CIVG

 


 

GRANMA (CUBA) / ANALISI / LA CRISI DEL LIBERALISMO

Il “vecchio mondo” che muore, la metafora dell’interregno.

 

La crisi del neoliberalismo non è congiunturale, ma organica, nel senso gramsciano: il capitale non può offrire stabilità, un impiego degno, attenzioni o un futuro ecologico.

 

 

Dagli anni ‘80, il capitalismo globale ha consolidato un “blocco storico” sotto l’egemonia neoliberale: globalizzazione dei mercati, mancanza di regolamentazione finanziaria, indebolimento dei sindacati.

Nonostante le promesse di sviluppo e aumento della ricchezza, il neoliberalismo ha prodotto varie tendenze che lo hanno portato al suo proprio esaurimento: crisi della rappresentazione dei partiti tradizionali, aumento della disuguaglianza e precarizzazione di vasti settori. In questo ordine di cose, il sistema ha spostato il guadagno dalla produzione alla speculazione, e questo ha generato crisi sempre più violente.

Il capitalismo neoliberale non solo non è riuscito a stabilizzarsi, ma ha trasferito la ricchezza dal lavoro alla rendita, e le riforme del lavoro hanno reso più facile il licenziamento, indebolito i sindacati e creato masse di lavoratori precari. Le multinazionali hanno mappato il mondo in zone di sfruttamento massimo, ma questa fase è entrata in crisi quando un super cumulo finanziario non ha più potuto sostenersi senza aiuti statali massivi (2008). Come direbbe Lenin: il capitalismo ha esaurito la sua capacità d’espandersi geograficamente e ora può solo divorare sé stesso.

La localizzazione produttiva verso la Cina, il Messico o il sudest Asiatico ha moltiplicato l’offerta mondiale della forza lavoro, ma la disoccupazione strutturale si è riaffermata come una caratteristica funzionale.

Il neoliberalismo ha accentuato lo sfruttamento irrazionale della natura: la privatizzazione dell’acqua, l’affare transgenico, l’estrazione mineraria a cielo aperto, gli accordi di “libero scambio” che annullano le regole ambientali. Sono stati tagliati i servizi pubblici, gli asili, l’assistenza agli anziani, la sanità, mentre la privatizzazione dell’acqua, dell’elettricità, delle ferrovie e delle poste negli anni ‘80 e ‘90 hanno provocato aumenti delle tariffe, cattiva qualità e corruzione.

Per salvare il sistema finanziario, nel 2008 gli Stati hanno indebitato le generazioni future, imposto politiche di austerità che non hanno pagato le banche, ma hanno pagato i lavoratori. I paesi chiamati periferici sono stati sottoposti al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e ai cosiddetti fondi “butre” (avvoltoio). Questi elementi mostrano che la crisi del neoliberalismo non è congiunturale, ma

organica nel senso gramsciano. Il capitale non può offrire stabilità, impiego degno, attenzioni, nè un futuro ecologico.

In questo modo, la precarietà ha coinvolto anche settori prima privilegiati di tecnici e ingegneri, e parte della classe operaia colpita dalla situazione si è avvicinata alle posizioni dell’estrema destra. Come già disse Lenin, questa non è una «radicalizzazione» genuina, ma un riflesso disperato di strati di popolazione che perdono i loro privilegi relativi senza acquisire la coscienza di classe internazionalista.

 

Le ombre dell’interregno

Il “vecchio mondo” muore in ogni nuova crisi, ma il “nuovo” non nasce ancora e in questo chiaroscuro appaiono i mostri che canalizzano la paura e la rabbia verso soluzioni regressive. Capire tutte le componenti della crisi è la pre-condizione per costruire un’esito socialista, per cominciare a edificare il futuro comunista.

Il neoliberalismo post-Guerra Fredda sognava un capitalismo globale sotto l’egemonia degli Stati Uniti, senza però prevedere l’ascesa della Cina come potenza economico-militare, che sfida il dominio tecnologico e la dittatura del dollaro. La guerra commerciale e tecnologica tra USA e Cina, la politica delle sanzioni, il riarmo europeo, la guerra di NATO e Ucraina contro la Russia, l’aggressione all’Irán da parte dell’entità sionista d’Israele e degli Stati Uniti, sono riflessi di quello che Lenin enfatizzò in reiterate opportunità: la ripartizione disuguale del mondo genera guerre imperialiste periodiche.

Per Lenin, queste contraddizioni annunciavano che il sistema non si può gestire mediante consenso: la guerra diventa uno strumento ordinario per riconfigurare il dominio. Il leader della Rivoluzione Bolscevica analizzò come la borghesia ricorra a metodi apertamente dittatoriali e demagogici quando il suo dominio è messo in pericolo dalla lotta di classe. Le risposte furono, sono e saranno la dissoluzione dei valori democratico-borghesi tradizionali, il bonapartismo e il fascismo che si appelleranno alla piccola borghesia e a settori operai declassati con discorsi anti-élite, che imporranno aggiustamenti antipopolari e prepareranno il terreno a una repressione più aperta contro i movimenti popolari.

Marx descrisse il bonapartismo come un potere esecutivo che si pone al di sopra delle classi in lotta, equilibrando le forze al servizio del capitale. Il “leader” si presenta come “il difensore del popolo lavoratore” contro le cupole, ma governa per i più ricchi, trasforma la crisi organica in un capro espiatorio: i colpevoli non sono il capitale nè il sistema, ma sono gli immigranti, i cinesi o i “globalisti”.

In questo modo, la lotta di classe si sposta verso il terreno etnico-nazionalista. È una forma di quella che Gramsci chiamerebbe “rivoluzione passiva”: si pongono le giuste domande, ma svuotandole del contenuto anticapitalista, le riorientano verso l’odio del diverso.

Le nuove guide anti-élite si appoggiano principalmente ai piccoli imprenditori e ai proprietari rurali che vedono minacciata la loro posizione dalle grandi catene e dalla concorrenza globale, ai lavoratori delle industrie in declino che hanno perduto la loro difesa sindacale e la loro coscienza di classe, e agli strati medi impoveriti che temono di cadere nel proletariato.

A tutti si offre un “capitalismo con caratteristiche nazionali”, senza mettere in discussione né la proprietà privata, né lo sfruttamento, ma lo si pone “al servizio dei nostri”.

A differenza del keynesianismo o della socialdemocrazia, il marxismo-leninismo sostiene che la crisi del neoliberalismo è terminale per il capitalismo nel suo insieme, non solo per una sua variante.

Di fronte ai pericoli, la tentazione riformista di “tornare alla normalità” è forte, perchè fomentare il caos? È meglio sperare che la crisi generi automaticamente coscienza rivoluzionaria...

Intanto, la borghesia continua a disegnare mostri e sa offrire solo guerre e barbarie. L’impegno dei comunisti è trasformare la tribolazione delle grandi masse in coscienza rivoluzionaria, approfittando di ogni crepa del sistema per avanzare verso l’unica alternativa: il socialismo.

Raúl Antonio Capote e GM per Granma Internacional, 30 aprile 2026

 


 

GRANMA (CUBA) / INTERNI / NUOVE MISURE DEL BLOQUEO

Un Ordine Esecutivo che viola il diritto internazionale.

 

  

 

Le recenti misure annunciate contro Cuba non rispondono a minacce reali per la sicurezza degli Stati Uniti, ma alla persistenza di un modello politico che Washington non è riuscita a piegare mediante la coercizione. Un’analisi obiettiva dell’Ordine Esecutivo permette di osservare da un lato la sua retorica falsa e senza prove, e dall’altro la verità di Cuba sostenuta dal diritto internazionale.

 

Sull’imposizione delle nuove sanzioni (Legge IEEPA)

L’ordine amplia le sanzioni esistenti contro Cuba per includere nuove restrizioni in virtù della Legge dei Poteri Economici d’Emergenza Internazionale (IEEPA). La IEEPA è uno strumento di coercizione unilaterale e la sua applicazione contro Cuba viola gli articoli 1, 2 e 55 della Carta delle Nazioni Unite, ignorando la risoluzione che dal 1992 esige l’eliminazione del blocco. Non esiste nessuna «emergenza nazionale» reale che giustifichi il mantenimento per più di 60 anni di un assedio economico che il diritto internazionale definisce come un’azione di genocidio.

L’ordine impone nuove sanzioni a entità, persone o affiliati che appoggiano l’apparato di sicurezza […] siano complici della corruzione governativa o di gravi violazioni dei diritti umani, o siano agenti, funzionari o collaboratori materiali del Governo cubano. Le accuse di corruzione e violazioni dei diritti umani si presentano senza prove. Cuba dispone di un sistema legale proprio e i suoi meccanismi anti-corruzione contano sul riconoscimento dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Delitto. Criminalizzare ogni collaborazione con un governo legittimo – includendo la cooperazione sanitaria e l’educazione – costituisce un’estensione illegale della giurisdizione statunitense.

L’ordine autorizza anche nuove sanzioni contro persone, entità o istituzioni finanziarie danneggiate, che abbiano realizzato o facilitato transazioni con persone o entità sanzionate. Le cosiddette “sanzioni secondarie” costituiscono una violazione flagrante del principio di non intervento, pietra angolare del diritto internazionale e del diritto di terzi paesi alla libertà in termini economici. Attaccano gli articoli 2.1 e 2.4 della Carta della ONU.

 

Sul “contrasto all’influenza negativa di Cuba”

Cuba ospita installazioni di avversari stranieri mirati a scoprire e sfruttare informazioni sensibili sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Questa è un’affermazione senza evidenza verificabile. Nessun rapporto declassificato dell’intelligenza statunitense ha dimostrato l’esistenza di queste installazioni. Si tratta di un argomento ricorrente dall’epoca della Guerra Fredda, utilizzato per giustificare misure coercitive.

Cuba mantiene stretti vincoli con altri importanti Stati patrocinatori del terrorismo, includendo l’Iran, e offre rifugio a gruppi di terroristi transnazionali, tra i quali Hezbolá. Cuba è stata vittima del terrorismo di Stato perpetrato dagli Stati Uniti per più di 60 anni, e le più di tremila vittime di questo flagello testimoniano chi sono i veri terroristi. La designazione di Cuba come Stato patrocinatore del terrorismo manca pertanto di base tecnica, morale e legale.

Il regime perseguita e tortura gli oppositori politici, nega la libertà d’espressione e difende attivamente l’ideologia comunista. Lo Stato riconosce, rispetta e garantisce alle persone la libertà di pensiero, coscienza ed espressione. I diritti di riunione, manifestazione e associazione con fini leciti e pacifici sono riconosciuti dallo Stato purché esercitati con rispetto dell’ordine pubblico e in conformità dei precetti stabiliti nella legge.

 

Su “gli Stati Uniti prima di tutto”

Durante il suo primo termine, l’attuale presidente mutò l’accordo unilaterale dell’Amministrazione Obama. L’accordo con Obama stabiliva cooperazione in temi d’interesse mutuo come la lotta alla droga, l’ambiente, i voli regolari. Rovesciarlo non ha prodotto nessun passo avanti nella politica degli USA contro l’Isola, ma ha solo esasperato la sofferenza economica della popolazione civile cubana.

Nel giugno del 2025, il presidente Trump ha incrementato la pressione politica […] per promuovere un settore privato indipendente dal controllo governativo. Il Governo cubano ha legalizzato più di 9 mila piccole e medie imprese private dal 2021. Secondo i dati della ONEI, alla fine di marzo di quest’anno operavano nell’Isola 9.550 mipime private. Imporre dall’estero un modello economico specifico costituisce un’azione di interventismo che viola la Carta dell’ONU.

Nel gennaio del 2026, il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone sanzioni ai Paesi che vendono petrolio a Cuba. Questa misura è una stretta del blocco, con un impatto diretto nella vita del popolo cubano. Danneggia Paesi Terzi ed è stata denunciata da governi e organizzazioni internazionali. L’Ordine Esecutivo cita le operazioni Absolute Resolve, Southern Spear, Midnight Hammer, Epic Fury. Nessuna di queste operazioni militari unilaterali conta su un mandato del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Menzionarlo vuol dire creare un clima d’intimidazione. La vera lezione è che gli Stati Uniti prescindono dal Diritto Internazionale quando gli conviene.

Il regime corrotto di Cuba continua a fomentare l’emigrazione verso gli USA con più di 850 mila migranti giunti tra il 2022 e l’autunno del 2024. La migrazione cubana risponde direttamente alla crisi economica indotta dall’inasprimento del blocco e allo stimolo della Ley de Ajuste Cubano che incentiva la migrazione con fini politici. È falso che il Governo cubano “fomenti” la migrazione: al contrario, L’Avana mantiene accordi con gli USA per controllare i flussi migratori dal 1995.

Cuba offre un ambiente propizio per operazioni ostili d’intelligenza straniera a meno di cento miglia dal territorio statunitense. Non esiste traccia di operazioni ostili lanciate dal territorio cubano contro gli Stati Uniti. Le stesse agenzie d’intelligenza statunitensi hanno dichiarato che Cuba non rappresenta una minaccia maggiore di quella degli altri paesi della regione.

Queste azioni costituiscono un minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli USA. È una formula retorica vuota. Il vero stato d’emergenza nazionale, rinnovato un anno dopo l’altro per 60 anni è il blocco economico contro un Paese che non ha mai attaccato gli Stati Uniti. La Comunità Internazionale lo segnala insistentemente come un anacronismo.

Raúl Antonio Capote e GM per Granma Internacional, 19 maggio 2026

 


 

GRANMA (CUBA) / ESTERI / LA POSIZIONE UE RISPETTO AL BLOQUEO

Il Ministro degli Esteri cubano denuncia l’ipocrisia dell’Unione Europea per non riconoscere il blocco contro Cuba.

 

Bruno Rodríguez Parrilla denuncia la doppia facciata dell’Unione Europea che non riconosce il blocco economico imposto dagli Stati Uniti contro Cuba più di 60 anni fa come il principale fattore della complessa situazione attraversata dall’Isola

 

Il membro del Burò Politico e Ministro delle Relazioni Estere Bruno Rodríguez Parrilla ha denunciato sul suo profilo X la doppia facciata dell’Unione Europea per non riconoscere – in recenti dichiarazioni della sua portavoce – che il principale fattore della complessa situazione attraversata dall’Isola è il blocco economico imposto dagli Stati Uniti.

Il Cancelliere ha segnalato che «si spera che l’Alta Rappresentante, come esponente della politica estera e di sicurezza della Unione, si ispiri al Diritto Internazionale e alla Pace tanto decantata dalla UE, e adotti una posizione in linea con questi principi nei suoi riferimenti a Cuba».

Inoltre, ha spiegato che «manca di obiettività e denota una marcata doppia facciata a non riconoscere che l’illegale, crudele e ingiusto castigo collettivo che il governo degli USA impone al popolo cubano, con un inasprimento senza precedenti (l’assedio petrolifero e la minaccia militare) costituiscono le principali cause della difficile situazione che affrontano oggi i cubani».

«Non si sono nemmeno udite preoccupazioni né appoggi per le numerose imprese e i cittadini europei che sono minacciati e danneggiati dalle ultime misure statunitensi di chiaro carattere extra territoriale e quindi illegali. Le sovrane e profonde trasformazioni di Cuba avvenute negli ultimi decenni con vasto consenso popolare sono alla base delle nostre politiche interne», ha aggiunto Rodríguez Parrilla.

Il capo della diplomazia cubana ha mostrato gratitudine «di fronte all’aiuto di umanitario offerto dalla UE e da vari dei suoi Stati Membri, in questa e altre congiunture, così come il contributo allo sviluppo della cooperazione bilaterale avallate dall’Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione che, concordiamo, offre molteplici spazi di dialogo e di scambio mantenendo una relazione basata sul rispetto, l’uguaglianza e la reciprocità».

Infine, ha sottolineato che «Cuba continuerà a scommettere su una relazione con la UE basata su tali precetti. Aspiriamo a che la politica estera della UE, nelle complicate circostanze del mondo dove si pretende d’imporre l’uso della forza e il dominio imperialista, esprima l’indipendenza e i valori europei e multilaterali tradizionali come reclamano i suoi cittadini».

Amy Liz de la Rosa (giornalista praticante) e GM per Granma Internacional, 25 maggio 2026

 


 

GRANMA (CUBA) / COMUNICATO DEL GOVERNO

Informazione del Governo Rivoluzionario.

 

 

Partendo dalla richiesta presentata dal governo degli USA che si ricevesse a L’Avana una delegazione presieduta dal direttore della CIA John Ratcliffe, la Direzione della Rivoluzione ha approvato lo svolgimento di questa visita e della riunione con la controparte del Ministero degli Interni.

L’incontro si é svolto giovedì 14 maggio in un contesto caratterizzato dalla complessità delle relazioni bilaterali, con l’obiettivo di contribuire al dialogo politico tra le due nazioni come parte degli sforzi per affrontare lo scenario attuale.

Gli elementi portati dalla parte cubana e gli scambi sostenuti con la delegazione statunitense hanno permesso di dimostrare categoricamente che Cuba non costituisce minaccia per la sicurezza nazionale degli USA, che non esistono ragioni legittime per comparire nella lista dei paesi che patrocinano il terrorismo.

Durante l’incontro è stata constatata la consistenza e la congruenza della storica posizione di Cuba con l’azione del suo Governo e delle sue autorità competenti nel contrasto e nella condanna in maniera inequivocabile del terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni.

Ancora una volta è stato posto in evidenza che l’Isola non accoglie, non finanzia, né permette organizzazioni terroriste o estremiste, che non esistono basi militari o d’intelligenza straniera nel suo territorio e che non ha mai appoggiato alcuna attività ostile contro gli USA, e non permetterà che in Cuba si agisca contro un’altra nazione.

È stato ribadito inoltre l’interesse delle due parti di sviluppare la cooperazione bilaterale tra gli organi di applicazione e compimento della legge in funzione della sicurezza delle due nazioni, regionale e internazionale.

Redazione Granma e GM per Granma Internacional, 14 maggio 2026

 


 

GRANMA (CUBA) / INTERNI / CONTRIBUTO ITALIANO ALLO SPORT CUBANO

Renzo Ulivieri e il calcio cubano: «Sarà perché ti amo».

 

Il direttore dell’Associazione Italiana degli Allenatori di calcio ha parlato della sua speciale relazione con l’Isola.

 

 

«Siamo venuti qui tre anni fa perché lo aveva chiesto la Fifa, ma anche per ringraziare il popolo e il Governo cubani per quando ci inviarono medici nei difficili momenti del coronavirus», confessa Renzo Ulivieri, direttore dell’Associazione Italiana degli Allenatori di Calcio, dopo aver impartito per la terza volta un corso a 50 direttori, preparatori fisici e portieri.

«Veniamo per insegnare ma anche per apprendere con quattro corsi d’alto livello: tattica avanzata, messa a punto fisica per giocatori di alto livello, calcio paralimpico e sociale e organizzazione sportiva», precisa Renzo. Quest’ultimo aiuta a combattere le tendenze individualiste nelle società e a fomentare l’uguaglianza e la fraternità.

Ci parla del suo concetto di allenatore: «Dev’essere duro, senza perdere la tenerezza». Considera eccellente la scuola della sua nazione, nonostante la crisi attuale messa in evidenza dalle ultime tre edizioni mondiali. Tra le cause della crisi degli azzurri ha citato la composizione della Serie A con il 70% di stranieri, sulla quale incide una legge statale che offre riduzioni di imposte ai contratti già firmati con lavoratori di altri Paesi: «Il selezionatore nazionale ha problemi nella scelta dei componenti della squadra, mentre ai giocatori locali hanno difficoltà a debuttare nei nostri club».

Quando Renzo viaggia per il mondo e si scopre da dove viene, subito gli dicono: «Ah, Italiano! Pizza, mafia, catenaccio e contropiede!». Senza dubbio questo sistema di gioco instaurato da Helenio Herrera costituisce il sigillo dei quattro volte Campioni del Mondo.

Portieri come Dino Zoff e Gianluigi Buffon, centrocampisti del calibro di Gianni Rivera, Roberto Baggio e Andrea Pirlo, e soprattutto difensori tra cui Franco Baresi, Paolo Maldini, Alessandro Nesta, Fabio Cannavaro e Giorgio Chiellini, disegnano un cielo di leggende. Senza dubbio, nell’attualità tentano di cambiare quel concetto troppo conservatore con uno schema più flessibile: «Secondo le circostanze della partita dobbiamo essere italiani per difendere, spagnoli se occorre mantenere il possesso, o inglesi quando si deve cercare il pallone in profondità».

Da questa parte dell’Atlantico lo riempiono d’allegria i risultati dell’Isola grande delle Antille, specialmente nell’evoluzione femminile e nelle classifiche nelle competizioni mondiali maschili Under-17 e Under-20. Rispetto a quest’ultima competizione nella quale si è verificato uno storico pareggio tra i due paesi, ha scherzato: «Io non ho spiato il vostro calcio per svelare le sue principali caratteristiche, al contrario ero felice perché mi sento un po’ cubano. Mi piacerebbe dirigere la selezione cubana, anche se non sono stato chiamato. Io non alleno, ma se la Federazione Palestinese mi chiedesse di lavorare, andrei rapidamente», ci ha sorpreso questo seguace di sogni difficili, anche se è nato in un grande potenza storica.

Mentre ascoltavo le sue parole credevo di sentire la melodia di quella bella canzone, Sarà perché ti amo, cantata agli inizi di questo decennio come inno in tutti gli stadi italiani e applicata da Renzo come un lemma della sua vita.

Jorge Ernesto Angulo Leiva e GM per Granma Internacional, 13 maggio 2026