Sullo schiavismo nel cantiere del nuovo consolato USA e la svendita di Milano e dei suoi lavoratori.
3 Giugno 2026

L’ultima indagine della Procura di Milano riguardante lo sfruttamento dei lavoratori nel cantiere del nuovo Consolato statunitense si inserisce in una più ampia criticità riguardante la gestione del territorio milanese, sempre più affidata ai privati e ai grandi fondi di investimento, prevalentemente statunitensi.
In questa dinamica, tutela del lavoro, patrimonio pubblico e identità urbana costituiscono aspetti inseparabili dello stesso problema.
In che senso?
Nel 2013 il Dipartimento di Stato USA acquista l’intera area demaniale dell’ex Tiro a Segno Nazionale, luogo storico della città destinato alla realizzazione del nuovo Consolato statunitense, a un valore che, ancora oggi, non risulta noto al pubblico. Il progetto venne salutato dal Comune di Milano come occasione di “investimenti innovativi e sostenibili di rigenerazione urbana”.
In senso analogo, la stessa liquidazione della storica libreria Hoepli si svolge mentre avanzano le trattative per la vendita del palazzo che la ospita a un fondo statunitense, di cui peraltro, ad oggi, non è stato ancora reso noto il nome.
Ex Tiro a Segno Nazionale, Palazzo Hoepli, trasformazioni urbane sempre più dipendenti da capitali e operatori stranieri: vicende diverse, ma che esprimono le stesse criticità.
Ed è proprio in questo quadro che si inserisce la vicenda dello sfruttamento lavorativo oggetto di indagine presso il cantiere del nuovo Consolato USA.
L’esecuzione dei lavori, con l’apprezzamento dell’allora assessore alla rigenerazione urbana Tancredi, fu affidata dal Dipartimento di Stato USA alla società Caddell Construction, amministrata, quantomeno formalmente, da un cittadino turco di nome Ulas Demir.
Oggi quel cantiere — al quale sarebbe stato persino negato l’accesso alle organizzazioni sindacali in nome dell’extraterritorialità dello spazio — è al centro di un’indagine della Procura di Milano riguardante lo sfruttamento dei lavoratori.
Ma anche questo non rappresenta un caso isolato, poiché negli ultimi anni, Milano e il suo hinterland, sono stati teatro di una lunga serie di indagini riguardanti lo sfruttamento della manodopera da parte di grandi gruppi multinazionali, tra cui Uber, Amazon, FedEx, Armani, Valentino, Tod’s e altri.
Con delibera approvata nell’aprile 2026, la giunta Sala ha deliberato la possibilità di costituirsi parte civile nei processi penali per reati di matrice omolesbobitransfobica commessi a Milano, “per non lasciare sole le persone che subiscono discriminazioni e per ottenere il risarcimento dei danni provocati all’immagine della città, nonché a tutela del diritto del Comune di preservare il territorio da tali fenomeni contrari ai principi costituzionali”.
Il Comune vorrà fare lo stesso anche a favore dei lavoratori discriminati presso il Consolato USA?













