Caruso e Serrentino: fascisti e collaborazionisti, condannati alla fucilazione come criminali di guerra.

 

https://www.casadellaresistenza.it/sites/default/files/styles/blog/public/WEB%20rett%20copia_0.jpg?itok=8to1dVwc Criminali di guerra italiani. Accuse, processi e impunità nel secondo  dopoguerra : Conti, Davide: Amazon.it: Libri

 

Le vicende politiche ed umane di Pietro Caruso e Vincenzo Serrentino corrono in parallelo.

Entrambi ricoprono cariche di rilievo durante il Ventennio del Regno d’Italia fascista e dopo l'8 settembre 1943 per la Repubblica Sociale mussoliniana.

La vita si è conclusa per entrambi con la fucilazione, in esecuzione di condanne per crimini di guerra da loro commessi nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
Entrambi fascisti ed ufficiali della Milizia fascista (MVSN), con lo scoppio della guerra sono richiamati.
Nell’ottobre del 1941 si ritrovano insieme a ricoprire il ruolo di giudici componenti del Tribunale straordinario della Dalmazia, a quel tempo occupata dall’Esercito italiano invasore.
Dopo l’8 settembre entrambi aderiscono alla RSI, per la quale vengono nominati: Caruso questore, mentre Serrentino capo di provincia (prefetto).
In questi ruoli entrambi non esitano a collaborare direttamente con l’esercito tedesco di occupazione e con i suoi organismi repressivi.
Caruso viene processato e condannato nel settembre 1944 da un tribunale italiano (non per i crimini di cui era accusato dagli jugoslavi), mentre Serrentino viene processato e condannato da un tribunale jugoslavo nel 1947.
Entrambi sono ricercati dalla Repubblica jugoslava per crimini di guerra ed inseriti nella lista Crowcass delle Nazioni Unite nel 1945 (come componenti del tribunale straordinario della Dalmazia).
Per questo nel 1947 sono stati deferiti dalla Commissione d'inchiesta per i presunti criminali di guerra, istituita presso il Ministero della Guerra italiano (ovvero avrebbero dovuto essere sottoposti a giudizio da parte della Magistratura militare italiana).
L’epilogo delle loro storie si differenzia però in modo sostanziale: mentre Caruso resta nelle cronache storiche come un fascista che ha collaborato con gli ufficiali nazisti (nella strage delle Fosse ardeatine e nella repressione antipartigiana), invece a Serrentino il 10 febbraio 2007 è stato assegnato inverosimilmente un importante riconoscimento alla memoria dal Presidente della Repubblica italiana, in quanto “l’ultimo prefetto di Zara italiana”.
I dati storici provano l’infondatezza di tale motivazione (riportata dal Diario storico del Quirinale per la “Cerimonia di consegna delle decorazioni in occasione del Giorno del Ricordo. - Palazzo del Quirinale – Sabato 10 febbraio 2007”).

 

Il caso del fascista Serrentino: un alto funzionario RSI e della Milizia decorato alla memoria dalla Repubblica antifascista.

 

Dal Diario storico del Quirinale per la “Cerimonia di consegna delle decorazioni in occasione del Giorno del Ricordo. - Palazzo del Quirinale – Sabato 10 febbraio 2007”:
Vincenzo Serrentino, nativo di Rosolini (Siracusa). Ultimo prefetto di Zara italiana.
Recatosi a Trieste per continuare ad espletare la sua attività istituzionale di Capo della provincia, venne ivi arrestato il 5 maggio 1945 dai partigiani titini. Fu poi deportato ed imprigionato in varie carceri della Croazia. Fu condannato a morte per fucilazione a Sebenico (Dalmazia) il 15 maggio 1947”
.
Dall’analisi dei fatti storici, purtroppo risulta del tutto priva di fondamento la succitata motivazione con cui è stato concesso un riconoscimento alla memoria a Serrentino da parte delle massime istituzioni della Repubblica.
Vincenzo Serrentino non è stato “l’ultimo prefetto di Zara italiana”.
Infatti:
1. La nomina di Serrentino a “capo della provincia” (con tale definizione Mussolini aveva deciso di cambiar nome ai prefetti della RSI) è stata definita dal Ministero degli Interni della Repubblica Sociale Italiana fascista; nomina autorizzata dai comandi dell’esercito di occupazione nazista
2. in realtà il Governo Badoglio, che amministrava legittimamente il Regno d’Italia, il 18 agosto 1943 ha nominato un prefetto reggente che, dopo l’occupazione tedesca, il 23 ottobre lascia la città;
inoltre occorre ricordare che:
3. Serrentino è stato a lungo un alto dirigente dei sindacati fascisti a Zara durante il Ventennio
4. Serrentino è stato un ufficiale superiore della Milizia fascista a Zara
5. Serrentino è stato tra i primi ad aderire (volontariamente) alla RSI a Zara, riaprendo lui stesso la sede del partito fascista fin dal 10 settembre 1943
6. Serrentino come comandante della “Milizia contraerea” a Zara ha messo subito (volontariamente) il proprio reparto armato a disposizione del comando militare tedesco sin dal 10 settembre (proprio mentre diversi militari italiani cercavano di organizzare una resistenza contro l’occupazione tedesca)
7. Sotto la sua giurisdizione formazioni militari fasciste si resero protagoniste di azioni contro i partigiani, agli ordini del comando dell’esercito nazista
8. Serrentino ha operato il reclutamento forzato di lavoratori per garantire il funzionamento del porto di Zara, sotto il controllo militare tedesco
9. Nel periodo di occupazione tedesca di Zara, Serrentino ha collaborato pienamente con l'esercito tedesco, favorendo l’azione dei militari nazisti contro le forze jugoslave facenti parte delle Nazioni Unite (a cui il Regno d’Italia si era alleato con la dichiarazione di guerra alla Germania nazista)
10. Serrentino il 30 ottobre 1944 abbandona Zara e si reca a Trieste su preciso ordine del Ministero degli Interni della Repubblica Sociale Italiana fascista
11. Le accuse di aver commesso crimini di guerra in Dalmazia (per cui viene condannato nel 1947 da un tribunale jugoslavo) sono state riconosciute come fondate da una Commissione d’inchiesta italiana, che nel 1947 lo aveva deferito al giudizio di un tribunale militare italiano.
In sintesi, alla luce di questi dati storici risulta incontestabile che Serrentino è stato dirigente fascista nel Ventennio e non è stato “l’ultimo prefetto di Zara” del legittimo stato italiano. Infatti è stato tra i primi ad aderire alla RSI e quindi è stato un "capo di provincia" fascista repubblichino sollecito collaboratore dei militari nazisti occupanti.
Dalla Repubblica italiana è stato anche deferito come presunto criminale di guerra per la diretta partecipazione alla repressione antipartigiana operata dall’esercito italiano di occupazione in Dalmazia
.
Va precisato che i fatti sopraesposti sono riportati anche in un testo pubblicato dall’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito italiano nel 1994 (Oddone Talpo, Dalmazia una cronaca per la storia 1943-44 - Roma, Stato maggiore dell’Esercito, Ufficio storico) e da documenti ufficiali riportati in questo sito web, già pubblicato nel 2004 (documenti della Commissione d'inchiesta per i presunti criminali di guerra).
L’assegnazione di questa onorificenza appare quindi in grave contraddizione con la legislazione e la Costituzione della Repubblica italiana.
Con questo atto le più alte autorità della Repubblica antifascista Italiana paiono conferire inspiegabilmente legittimità istituzionale alla nomina di un “fascista collaborazionista”, fatta dalle autorità della Repubblica Sociale Italiana fascista (in guerra contro le legittime istituzioni dello Stato Italiano), atto sottoposto ad autorizzazione dei comandi dell’esercito di occupazione nazista.
Inoltre questo "riconoscimento" comporta anche una implicita legittimazione della attività di Serrentino in collaborazione/sostegno alle azioni antipartigiane condotte dall’esercito tedesco
.
Infine è necessario ricordare che la legislazione italiana aveva previsto:
- D.L.lgt n. 159 (27/7/1944) - il reato di “collaborazionismo” ovvero il dare aiuto (militare e/o politico) al nemico, operato da militari o civili - (Stralci da Decreto n. 159/1944);
- D.L.lgt n. 142 (22/4/1945) - le Corti Straordinarie di giustizia per giudicare i "collaborazionisti con il tedesco invasore", indicando tra le cariche della RSI anche i "capi di provincia" ed "ufficiali superiori in formazione di camicie nere con funzioni politico-militari" - (Stralci da Decreto n. 142/1944).

Da criminidiguerra

 

 

SEMIPER LA MEMORIA STORICA ITALIANA.

 

SPAZI PER LA MEMORIA STORICA by Biblioteca Militare - Issuu La memoria storica da Baratta, Gaspare: in ottime condizioni brossura  (2002) | FABRISLIBRIS di quest'epoca è destinata a sparire

 

La memoria storica è il patrimonio di conoscenze, valori e tradizioni condiviso da una collettività. È l'insieme degli avvenimenti, dei fatti, dei ricordi e delle narrazioni del passato che forgiano l'identità di un gruppo sociale, popolare e politico. Nella storia degli uomini e donne ha prodotto identità e coesione, ha unito persone, comunità e gruppi sociali fornendo loro radici comuni e un senso di appartenenza collettivo e unitario, avendo cos’ una funzione sociale di prospettiva e progressiva, tramandando a nuove generazioni, eventi e patrimoni storici funzionali al presente e al futuro.

 

La storia è la memoria di un popolo, e senza una memoria, l'uomo è ridotto al rango di animale inferiore.”

Malcolm X

 

 

Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro”.

Luis Sepúlveda

 

 

di Enrico Vigna/CIVG