“Il collasso economico di Gaza” studiato con i satelliti e la luminosità: “Distrutto il 75% dell’economia della Striscia”.

 

“Il collasso economico di Gaza” studiato con i satelliti e la luminosità: “Distrutto il 75% dell’economia della Striscia”

 

La ricerca dell’Università di Exeter pubblicata su PNAS Nexus utilizza immagini radar e dati sulla luminosità notturna per stimare in tempo quasi reale l’impatto della guerra. Danni sull’82% del territorio e perdite economiche fino al 97% nelle aree più colpite.

Tre quarti dell’economia di Gaza sono stati spazzati via dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas nell’ottobre 2023: è quanto emerge da un nuovo studio guidato dall’Università di Exeter, nel Regno Unito, e pubblicato su PNAS Nexus.

Per misurare l’impatto della guerra in tempo quasi reale, gli autori hanno analizzato i dati radar ad alta risoluzione del satellite Sentinel-1. Analizzando le immagini satellitari raccolte con cadenza pressoché settimanale fino al 31 ottobre 2024, gli autori dello studio hanno rilevato che circa l’82 per cento della superficie terrestre della Striscia di Gaza ha riportato danni almeno una volta nel corso del conflitto. Parallelamente, il gruppo di ricerca ha monitorato anche le variazioni della luminosità notturna, considerata a livello internazionale un importante indicatore dell’attività economica e della presenza di attività umane sul territorio. I risultati dell’analisi evidenziano una riduzione del 68,5 per cento dell’intensità luminosa notturna a causa delle distruzioni, segnalando un drastico ridimensionamento delle attività economiche e sociali, con un lieve ma significativo miglioramento registrato durante il cessate il fuoco del novembre 2023.

Mettendo in relazione i livelli di illuminazione precedenti alla guerra con i dati relativi ai modelli di reddito e di spesa della popolazione, gli autori hanno stimato che il conflitto abbia provocato perdite medie del PIL e del benessere delle famiglie vicine al 75 per cento sull’intero territorio di Gaza. Nelle zone maggiormente colpite dai bombardamenti e dalle distruzioni, tali perdite arriverebbero addirittura al 97 per cento, per un danno economico complessivo stimato in circa 2,6 miliardi di dollari. Secondo i ricercatori, la metodologia adottata, basata sull’integrazione tra tecniche di telerilevamento satellitare ed elaborazioni econometriche avanzate, rappresenta uno strumento innovativo e particolarmente utile per effettuare valutazioni quasi in tempo reale degli effetti economici provocati da guerre, crisi umanitarie e disastri su larga scala, soprattutto in contesti in cui la raccolta diretta di dati sul campo risulta estremamente complessa o impossibile.

“Il nostro lavoro – si legge nell’introduzione – definisce un nuovo quadro di riferimento che combina approcci analitici basati sull’osservazione terrestre aperta (Open Earth Observation) e tecniche di stima che ci consentono di identificare l’impatto economico cumulativo e in tempo quasi reale della guerra. Contribuiamo alla letteratura sulle valutazioni dei conflitti basate sui dati satellitari integrando set di dati satellitari radar e luminosità notturna per documentare i danni urbani e le loro conseguenze economiche nel corso della guerra, piuttosto che in modo isolato o puramente retrospettivo. Inoltre, contribuiamo alla letteratura sull’economia dei conflitti, e – aggiungono gli scienziati – in particolare sull’impatto economico delle campagne di bombardamento, con un quadro di stima innovativo e scalabile. Contribuiamo anche alla letteratura relativamente limitata sullo sviluppo economico della Palestina Inoltre, il nostro lavoro può essere di fondamentale importanza in termini di orientamento politico per i governi, le organizzazioni internazionali e le Ong, poiché consente di indirizzare gli aiuti verso le aree più colpite e di aiutare a prevedere la durata della ripresa economica di questa regione martoriata”.

29 Maggio 2026

da FQ

 

Lo storico Kamel:Gaza nel 2022 aveva un tasso di alfabetizzazione del 98%, gli Usa del 79%. Eppure i palestinesi sono trattati come animali” - Redazione Esteri FQ

"Il nostro dovere è riumanizzare i disumanizzati". Lo storico scardina luoghi comuni e pregiudizi su Gaza con la forza di dati inoppugnabili.

Al Festival Echi di Storia di Lugano, l’intervento di Lorenzo Kamel, professore ordinario di Storia Globale e del Medio Oriente all’Università di Torino, ha offerto una riflessione che scardina le letture estemporanee della crisi mediorientale e del conflitto israelo-palestinese. In un dialogo con la storica Anna Foa, Kamel ha tracciato una genealogia delle responsabilità che travalica la contingenza politica, invitando a osservare le “condizioni strutturali” che rendono l’attuale scenario non un’anomalia, ma l’esito di un processo di lungo corso.
L’analisi dello storico parte da una decostruzione del personalismo politico, spiegando che attribuire la deriva attuale esclusivamente alla destra ultranazionalista significa ignorare le radici del sistema: “
È una scorciatoia questo eccessivo focalizzarsi su Netanyahu come il male assoluto. Non è stata l’estrema destra a creare i primi insediamenti. I primi trentanove furono opera della sinistra, del partito laburista, nel 1967 attraverso il Piano Allon“.
Quegli avamposti, sebbene allora limitati, hanno creato lo spazio fisico e politico su cui la destra ha poi potuto innestare l’attuale espansione: se Netanyahu ha il primato di essere l’unico premier dagli anni ’70 a non aver mai cercato un accordo, le fondamenta dell’occupazione appartengono a un’eredità trasversale.

Uno dei punti più densi dell’intervento riguarda la percezione dell’altro. Contro la retorica degli “animali umani”, locuzione usata dall’ex ministro della Difesa israeliana Yoav Gallant per definire i palestinesi, Kamel oppone la realtà dei dati: “Stando a dati ufficiali della Banca Mondiale, nel 2022 il tasso di alfabetizzazione a Gaza era pari al 98%, mentre negli Stati Uniti si attestava al 79%“.
Questa statistica serve a riumanizzare una popolazione troppo spesso ridotta a caricatura bellica: “I palestinesi sono persone che sono state disumanizzate e
il nostro dovere è riumanizzare i disumanizzati, tanto più che quello che vediamo in questi ultimi anni è legato a decenni di disumanizzazione. E certamente – precisa – la disumanizzazione dell’altro vale sia per gli israeliani sia per i palestinesi. Conosco tantissimi esempi di palestinesi che disumanizzano gli israeliani, ma la condizione di occupazione e di violenza strutturale è vissuta da oltre cinquant’anni solo dai palestinesi, soggetti alla più lunga occupazione militare della storia moderna e contemporanea”.

Anche la genesi della resistenza armata viene inserita in un contesto storico preciso. Ricordando i fondatori di Hamas, Yassin, Rantisi e al-Yazuri, Kamel sottolinea come da bambini fossero stati testimoni delle espulsioni e dei massacri del 1948: “Hamas non viene da Marte”, ma è un movimento “radicato strutturalmente nella storia della Palestina e nelle sue cicatrici”.
Lo storico evidenzia poi quello che definisce un “limbo legale” senza eguali, ovvero il sistema dei tribunali militari in
Cisgiordania. “Il tasso di condanna per i palestinesi nei tribunali militari israeliani è del 99,87%. Laprobabilità che un soldato israeliano risponda dei danni inflitti a un palestinese precipita allo 0,87%“. Questa sproporzione non è solo una statistica, ma la prova di una violenza strutturale che è rimasta per anni l’invisibile “elefante nella stanza” della società civile israeliana.

Kamel spiega anche come la leadership israeliana abbia deliberatamente operato per eliminare ogni interlocutore credibile, ricordando che Netanyahu ha preferito Hamas all’Autorità Nazionale Palestinese per avere un nemico oltranzista con cui non dover negoziare. Il blocco delle elezioni palestinesi nel 2021 è stato l’ultimo atto di questa strategia volta a impedire qualsiasi rappresentatività democratica. L’obiettivo finale, dichiarato nel programma di governo del 2022, resta il controllo unico e unilaterale: “Anche se i palestinesi diventassero la Norvegia o la Svizzera del Medio Oriente, state sicuri che l’obiettivo di Israele sarebbe sempre quello che è stato espletato nel 2022 con i punti base del programma di questo governo, ovvero che tutta la terra, compresa “la Giudea e la Samaria”, appartiene in maniera unica e unilaterale a Israele“.

In chiusura, lo storico denuncia l’ipocrisia di una comunità internazionale che applica standard diversi a seconda degli attori in campo. Mentre Russia e Iran subiscono sanzioni pesantissime, l’Unione Europea resta il primo partner commerciale di Israele. Il monito finale è rivolto proprio all’Occidente, facendosi portavoce di un sentimento diffuso tra i palestinesi: “Se non siete in grado o non volete muovere un dito, ma siete parte strutturale di ciò che stiamo vivendo, almeno fateci il piacere di tacere e non farci la morale”.

31 Maggio 2026

da FQ