Salario “giusto” ... per chi?

4.5.2026

 

Decreto lavoro 2026, dal salario giusto agli incentivi per le assunzioni:  ecco cosa cambia - La Stampa

 

Art. 36 della Costituzione: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Premessa:  secondo l’ISTAT i salari in Italia hanno perso - solo dal 2021 ad oggi - il 7,8 % del potere d’acquisto.

Così,  puntuale il 1° maggio, è arrivato il nuovo decreto detto “Salario giusto”.

Allora vediamo molto in sintesi cosa il governo Meloni - l’ultimo arrivato che non vuole mettere i bastoni fra le ruote ai padroni - intende per “giusto”.

 

*Il decreto afferma che i contratti firmati dai sindacati “comparativamente più significativi” (leggi CGIL/CISL/UIL)  e, dalla parte dei padroni, Confindustria, Confartigianato, Confcommercio, Coldiretti ...siano “giusti” e ad essi vada fatto riferimento per quel che riguarda il salario.

Peccato che il tribunale di Milano nell’anno passato abbia  annullato numerosi contratti di categoria firmati da CGIL/CISL/UIL definendoli “salari da fame”: ricordiamo solo le paghe orarie dei contratti della Vigilanza (3,96 euro lordi); dei settori Rider e Food Delivery (2,50 euro lordi a consegna), ribadendo che una paga troppo bassa, anche se concordata con sindacati rappresentativi, non garantisce il principio costituzionale di un’esistenza libera e dignitosa.

*Incentivi alle imprese - ben 960 milioni - per “incentivare” l’occupazione, solo a quelle che applicheranno il salario “giusto”. E qui c’è un piccolo problema: invece di sanzionare chi non lo fa si premia chi “rispetta” la legge, esattamente come quell’altra genialata della “patente a punti” sulla sicurezza che premia i padroni invece di punire chi la sicurezza non la rispetta. Infatti continua senza sosta la lista dei morti di profitto (ogni anno 1.500 e più di 30.000 infortuni) sul lavoro senza che un solo imprenditore finisca in galera.

Gli incentivi all’assunzione - già sperimentati da anni - sono previsti per chi assume determinate categorie tipo “donne disoccupate o giovani con meno di 35 anni disoccupati” da 24 mesi, ma a condizione che non abbiano mai avuto un contratto  di lavoro a tempo indeterminato!.

Da dove vengono i soldi per gli “incentivi”? Sono sgravi fiscali, ossia meno tasse pagate dai padroni e tolte dall’ammontare dei contributi versati dai lavoratori all’INPS, finanziati cioè dalle nostre tasse!

Qualcuno ha fatto i conti: 500 euro al mese per lavoratore per due anni fanno 12.000 euro e naturalmente, dopo due anni in base al Job Act di Renzi (che ha causato dal 2015 un aumento del 43% circa di morti sul lavoro), questa mano d’opera a buon mercato potrà  tranquillamente essere mandata a casa e rimpiazzata da altra.

*Retroattività: si tratta dei contratti scaduti. Nel caso di contratti scaduti da più di 12 mesi (alcuni lo sono da anni...) il salario deve essere adeguato del 30% rispetto all’indice IPCA (un indice che, guarda caso, non riguarda i costi delle materie prime importate come petrolio e gas...). E’ evidente quindi che, come tutte le multe, l’esiguità dell’adeguamento non spingerà certo i padroni ad assumere.

 

Ecco molto in sintesi il significato del nuovo “pacco” confezionato dal governo Meloni.

Perfettamente in linea con quanto denuncia l’ultimo rapporto dell’OXFAM: prendendo in esame a livello globale tra il 2020 e il 2025  1.500 aziende di 33 paesi risulta che in pratica i lavoratori in media hanno lavorato gratis per 108 giorni all’anno. Le retribuzioni dei dirigenti delle grandi corporations invece, sono aumentate dell’11% in termini reali; un amministratore delegato ha guadagnato - sempre in media - 8,4 milioni di dollari all’anno, una cifra che  un lavoratore impiegherebbe 490 anni a raggiungere.

 

E’ il capitalismo, baby... un sistema basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo che ci spinge sempre più a rotta di collo verso la miseria, la fame, la guerra. Unica (anche se non semplice) soluzione: unità, organizzazione e ripresa della lotta di classe, la sola guerra giusta per il futuro degli sfruttati e degli oppressi.

 

 

CIP Tagarelli, Sesto S. Giovanni