18 milioni alle RSA piemontesi, ma il vero problema sono le convenzioni che la giunta Cirio continua a negare ai malati non autosufficienti.
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- Scritto da CIVG
CSA e Fondazione Promozione Sociale: «fondi europei di politica sociale gestiti dalle ASL? c’è grande confusione istituzionale in regione. I ricoverati delle strutture non percepiranno alcun beneficio. ‘Protezione sociale’ serve come santino elettorale per il 2027?»

L’annuncio dell’Amministrazione regionale di un altro passettino amministrativo per l’erogazione dei 18 milioni ai gestori delle Rsa piemontesi (fondi annunciati e promessi a più riprese nel 2025, che i gestori hanno già conteggiato sui bilanci dell’anno scorso senza effettivamente riceverli) ignora completamente il vero tema in materia socio-sanitaria residenziale sia per i gestori, sia per gli utenti: mancano le quote sanitarie Lea per coprire la metà del costo di ricovero dei malati non autosufficienti.
I dati, al di là dei rilievi parziali della Regione Piemonte, sono drammatici: l’Università Bocconi ha certificato che il 60% dei ricoverati in Rsa in Piemonte (18mila persone con patologie gravissime su 33mila posti Rsa totali) si pagano interamente la retta di ricovero, facendo fronte a spese esorbitanti, da 3.500 euro in su al mese. In base ai LEA - Livelli essenziali di assistenza nazionali, avrebbero tutti diritto alla quota sanitaria, mentre le Asl del Piemonte gliela negano. In più, c’è il buco nero dei malati che hanno chiesto un ricovero in convenzione ma non potendosi permettere il ricovero, nemmeno erodendo i risparmi di tutta la famiglia, sono abbandonati dal Servizio sanitario e scaricati sulle spalle delle loro famiglie a casa.
In questo panorama, grande è la confusione dell’Amministrazione regionale che annuncia (da giugno 2025 non si è visto che questo) fondi europei sociali, che verranno gestiti ed erogati dalle Asl, quindi da enti sanitari, che sono gli stessi che negano il diritto esigibile alla quota sanitaria Lea.
Le associazioni del Csa e la Fondazione promozione sociale esprimono «forti riserve sulla legittimità di tale utilizzo dei fondi europei». E rinnovano «l’appello all’Amministrazione regionale perché concentri la sua azione sull’aumento del numero di quote sanitarie Lea, senza dare ai piemontesi una immagine distorta della realtà: mentre il presidente Cirio dice che non si è mai andati meglio sulle Rsa, i piemontesi malati ricoverati e le loro famiglie dicono invece che non si è mai stati così peggio».
«I fondi promessi – continuano le associazioni – non garantiranno alcun miglioramento del servizio, perché gli “extra” che dovranno essere certificati dalle strutture per ricevere i fondi sono spesso già erogati, sulla carta, o di fatto indimostrabili. ‘Protezione sociale’ serve come santino elettorale per le elezioni del 2027? Di sicuro, non avrà alcun impatto sui malati e poco anche sui gestori, che beneficerebbero, invece, di una ridiscussione franca degli standard e del loro riconoscimento economico strutturale da parte della Regione, di fatto fermo dal 2012».
Fonte: Fondazione promozione Sociale, 19 Febbraio 2026












