Notiziario Patria Grande - Gennaio 2026.
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- Scritto da Patria Grande/CIVG

NOTIZIARIO GENNAIO 2026.
CUBAINFORMACION (CUBA) / ESTERI / CONTRO LA MISTIFICAZIONE SUL
Venezuela: verità e bugie su democrazia, povertà ed emigrazione.
(VIDEO DOPPIATO IN ITALIANO)
GRANMA (CUBA) / ESTERI / AGGRESSIONE AL VENEZUELA
Gli Stati Uniti hanno bombardato varie città del Venezuela.
Comunicato della Repubblica Bolivariana del Venezuela, 3 gennaio 2026
GRANMA (CUBA) / ESTERI / LA LUNGA STORIA DELL’AGGESSIONE AL VENEZUELA
Cronologia di un oltraggio a Nuestra America.
CUBADEBATE (CUBA) / OPINIONI / ORIGINI DEGLI STATI UNITI
La causa di tutto non è Trump: è nel patrimonio genetico degli Stati Uniti.
CUBA DEBATE (CUBA) / ESTERI / SUL MINISTRO DEGLI ESTERI AMERICANO
Narco Rubio.
EL FARO / LATINO AMERICA / COSTA RICA
Bukele patrocina l’avvio dei lavori per la succursale del CECOT in Costa Rica.
RESUMEN LATINOAMERICANO (CUBA) / ESTERI / COLOMBIA
Colombia. Un settore delle FARC fa appello all’unificazione delle guerriglie colombiane contro gli USA dopo l'attacco al Venezuela.
TELESUR (VENEZUELA) / ESTERI / VERTICE DI BOGOTA’
L’America Latina lancia una risposta collettiva a Trump, dal vertice a Bogotà.
INTERNACIONAL PREGRESISTA / CUMBRE DE BOGOTA’
Dichiarazione di San Carlos.
Dichiarazione fondativa della "Nostra America".
INTERNACIONAL PREGRESISTA / DICHIARAZIONE DI CARACAS
Risoluzione di Caracas.
CUBAINFORMACION (CUBA) / ESTERI / CONTRO LA MISTIFICAZIONE SUL
Venezuela: verità e bugie su democrazia, povertà ed emigrazione.
(VIDEO DOPPIATO IN ITALIANO)

https://www.youtube.com/watch?v=VqrfsCMLnOU
Video originale all’indirizzo: https://www.cubainformacion.tv/especiales/20260113/120127/120127-venezuela-verdades-y-mentiras-sobre-democracia-pobreza-y-emigracion-italiano-deutsch-portugues-francais-ellinika
I grandi media mettono a tacere ogni voce che sostenga il governo venezuelano e il suo presidente, Nicolás Maduro, sequestrato dagli Stati Uniti. L'uccisione di oltre cento persone per eseguire tale sequestro viene censurata o ridotta a un semplice dettaglio informativo.
Nel frattempo, talk show e interviste televisive e radiofoniche, articoli e reportage giornalistici giustificano la barbarie, il terrore e la distruzione del diritto internazionale da parte del governo di Donald Trump. L'apologia del terrorismo di Stato gode di tale impunità grazie alla raffica di bugie, per anni, sull'opinione pubblica internazionale.
Facciamo il punto della situazione.
Il Venezuela è una dittatura. Falso.
Il Venezuela è il Paese con il maggior numero di consultazioni elettorali al mondo, 32 durante il periodo chavista. Nelle elezioni legislative di maggio, ad esempio, hanno concorso 54 forze politiche, con campagna elettorale aperta e piena libertà di espressione. Il Venezuela sta realizzando uno dei modelli di democrazia più partecipativi al mondo. Oltre alle elezioni convenzionali, ci sono 4 consultazioni popolari annuali che, in ogni comunità, decidono direttamente i progetti e le opere pubbliche che lo Stato deve realizzare.
Il chavismo ha distrutto l'economia. Falso.
Dal 2015, il governo degli Stati Uniti ha inflitto al Venezuela circa un migliaio di sanzioni economiche, espropriato aziende pubbliche e congelato i suoi conti e beni all'estero. Nel 2019, il Paese aveva perso il 99% di tutte le entrate in valuta estera, con un calo del 70% del PIL. Niente di più simile a una guerra. Tuttavia, dopo sei anni di catastrofe sociale, il Venezuela è riuscito a costruire nuove alleanze economiche nazionali e internazionali e dal 2022 l'economia cresce a un ritmo del 6%, con risultati tangibili come la quasi totale sovranità alimentare.
La povertà è causata dal governo. Falso
Nella prima fase della Rivoluzione Bolivariana, con Hugo Chávez alla presidenza, la povertà è stata ridotta del 47%. La ragione: nuove leggi in materia di sovranità, come quella sugli idrocarburi, che hanno conferito allo Stato il controllo effettivo dei proventi petroliferi. Questi hanno iniziato a finanziare le cosiddette “missioni sociali” nell'ambito dell'economia popolare, dell'edilizia abitativa, dell'istruzione, della cultura o dello sport, molte delle quali in collaborazione con Cuba. Ma il blocco economico ha distrutto i fondi petroliferi che finanziavano questi programmi, causando un notevole aumento della povertà, la perdita di valore dei salari e delle pensioni, un'inflazione gigantesca e la paralisi dell'economia.
L'opposizione è perseguitata. Falso.
L'estrema destra, guidata da María Corina Machado, ha scelto di boicottare la maggior parte dei recenti processi elettorali. Si tratta di un'opposizione non democratica, che non solo sostiene le sanzioni e l'invasione del proprio Paese da parte degli USA, ma ha anche organizzato diversi colpi di Stato e tentativi di assassinio e ha fomentato atti di estrema violenza nelle strade contro l'ordine costituzionale. Nel 2024, questi atti hanno causato la morte di 27 poliziotti e militanti chavisti. La sua violenza e la sua collaborazione con una potenza nemica (non l'espressione di “opinioni”) sono la causa dell'incarcerazione di coloro che vengono definiti “prigionieri politici”.
Maduro ha truccato le elezioni presidenziali. Falso
Nel luglio 2024, l'opposizione di estrema destra e i servizi segreti statunitensi hanno orchestrato
una grande operazione per manipolare le elezioni presidenziali: hanno lanciato un imponente attacco informatico che ha paralizzato il conteggio dei voti e, contemporaneamente, hanno diffuso sulla stampa mondiale la notizia fasulla della loro vittoria elettorale. Alcuni giorni dopo, la Corte Suprema di Giustizia ha avviato un'indagine, per la quale ha richiesto i verbali elettorali a tutte le formazioni politiche. 38 partiti di ogni ideologia li hanno presentati, tranne la Plataforma Unitaria Democrática di Edmundo González e María Corina Machado. In questi giorni, milioni di persone riempiono le strade del Venezuela a sostegno di Maduro, senza un solo atto di appoggio all'intervento degli Stati Uniti. Lo stesso Donald Trump ha affermato che Machado “non ha né sostegno né rispetto” all'interno del Venezuela. Ma non dicevano che il suo partito aveva vinto le elezioni?
La Cina e Cuba hanno invaso il Venezuela. Falso.
La Cina è uno dei punti chiave dell'attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela. Sono gli accordi di estrazione e vendita di petrolio, utilizzando lo yuan, la valuta cinese, che Trump cerca con tutti i mezzi di distruggere. Nel caso di Cuba, dal 2000 esiste un accordo di cooperazione integrale con il Venezuela, paradigma della collaborazione Sud-Sud. Cuba riceve petrolio e, in cambio, fornisce servizi, principalmente in campo medico, a beneficio delle comunità venezuelane più bisognose. Inoltre, Cuba fornisce assistenza in materia di sicurezza: il 3 gennaio 32 militari cubani che proteggevano Maduro, sono stati assassinati dagli Stati Uniti durante il suo sequestro. Ma è assolutamente falso che ci siano truppe cubane in Venezuela. Se esistessero, sarebbero state fotografate dai satelliti statunitensi già da anni.
Il governo ha costretto milioni di persone a lasciare il Paese. Falso.
Prima del blocco economico, in pieno chavismo, il Venezuela era un Paese di immigrazione. Ad esempio, cinque milioni di colombiani e colombiane in fuga dalla miseria e dalla violenza. Ma il blocco degli Stati Uniti, come nel caso di Cuba, ha costretto milioni di persone a lasciare il Paese
in cerca di una vita migliore. Analogamente al caso cubano, la Casa Bianca e i media al suo servizio hanno costruito una narrativa vittimistica e falsa su persone “rifugiate”, ‘perseguitate’ o “fuggite” dal loro Paese. Quella venezuelana e quella cubana sono senza dubbio emigrazioni forzate. Ma non per colpa di Caracas o dell'Avana, bensì di Washington. Sebbene, a causa della guerra psicologica
nei media e nei social network, una parte stia ora applaudendo il proprio carnefice. Un carnefice, tra l'altro, che ancora... non ha vinto la guerra.
Tradotto e sottotitolato da Elena Masera Arigoni
Doppiato a cura di Patria Grande/CIVG
GRANMA (CUBA) / ESTERI / AGGRESSIONE AL VENEZUELA
Gli Stati Uniti hanno bombardato varie città del Venezuela.
Comunicato della Repubblica Bolivariana del Venezuela, 3 gennaio 2026

La Repubblica Bolivariana del Venezuela ripudia, condanna e denuncia, di fronte alla comunità internazionale la gravissima aggressione militare perpetrata dal Governo attuale degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione venezuelana nelle località civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, e gli stati Miranda, Aragua e La Guaira.
Questa azione costituisce una violazione flagrante della Carta delle Nazioni Unite, specialmente dei suoi articoli 1 e 2, che consacrano il rispetto alla sovranità, l’uguaglianza giuridica degli Stati
e la proibizione dell’uso della forza.
Questa aggressione minaccia la pace e la stabilità internazionale, concretamente dell’America Latina e dei Caraibi, e pone in grave rischio la vita di milioni di persone.
L’obiettivo di questo attacco non è altro che impadronirsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, tentando di attentare con la forza l’indipendenza politica della Nazione. Non ci riusciranno.
Dopo più di duecento anni d’indipendenza, il popolo e il suo Governo legittimo si mantengono fermi in difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino.
Il tentativo d’imporre una guerra coloniale per distruggere la forma repubblicana di governo e di forzare un "cambio di regime", in alleanza con l’oligarchia fascista, fallirà come tutti i tentativi precedenti .
Dal 1811, il Venezuela ha affrontato e vinto imperi. Quando nel 1902 potenze straniere bombardarono le nostre coste, il Presidente Cipriano Castro proclamò: "L’azione insolente dello straniero ha profanato il sacro suolo della Patria”.
Oggi, con la morale di Bolívar, Miranda e dei nostri liberatori, il popolo venezuelano si alza nuovamente per difendere la sua indipendenza di fronte all’aggressione imperiale.
Il popolo nelle strade
Il Governo Bolivariano chiama tutte le forze sociali e politiche del paese ad attivare i piani di mobilitazione e a condannare questo attacco imperialista. Il popolo del Venezuela e la sua Forza Armata Nazionale Bolivariana, in perfetta fusione popolare-militare-poliziesca, sono dispiegati per garantire la sovranità e la pace. Simultaneamente, la Diplomazia Bolivariana di Pace eleverà le proprie denunce al Consiglio di Sicurezza della ONU, al Segretario Generale di questa organizzazione, alla CELAC e al MNOAL, chiedendo la condanna del Governo statunitense.
Il Presidente Nicolás Maduro ha disposto tutti i piani di difesa nazionale per poterli implementare nel momento e nelle circostanze adeguate, con stretto rispetto di quel che prevede la Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, la Legge Organica sugli Stati d’Eccezione e la Legge Organica della Sicurezza della Nazione.
Il Presidente Nicolás Maduro ha firmato e ordinato l’implementazione del Decreto che dichiara lo stato di mobilitazione in tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della Popolazione, il funzionamento pieno delle istituzioni repubblicane e per passare immediatamente alla lotta armata. Tutto il paese deve attivarsi per far fallire questa aggressione imperialista.
Ugualmente, ha ordinato il dispiegamento del Comando Difesa Integrale della Nazione e degli Organi di Direzione per la Difesa Integrale in tutti gli stati e i municipi del paese.
Con il rispetto dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, il Venezuela si riserva il diritto d’esercitare la legittima difesa per proteggere il suo popolo, il suo territorio e la sua indipendenza. Convochiamo i popoli e i governi dell’America Latina, dei Caraibi e del mondo a mobilitarsi in solidarietà attiva di fronte a questa aggressione imperiale.
Come segnalò il Comandante Supremo Hugo Chávez Frías: «Di fronte a qualsiasi circostanza di nuove difficoltà, di qualsiasi grandezza, la risposta di tutti e di tutte i patrioti è unità, lotta, battaglia e vittoria!».
Caracas, 3 gennaio 2026
GM per Granma Internacional
GRANMA (CUBA) / ESTERI / LA LUNGA STORIA DELL’AGGESSIONE AL VENEZUELA
Cronologia di un oltraggio a Nuestra America.
Le azioni degli USA contro il Venezuela sono state marcate da una scalata di sanzioni economiche e diplomatiche, intensificate fino a comprendere l’aggressione militare. Un’aggressione in crescendo.

2015
Marzo: L’allora presidente degli USA, Barack Obama, dichiara un’emergenza nazionale contro il Venezuela, avendo considerato che la situazione politica del paese dei Caraibi costituisce «una minaccia inusuale e straordinaria» per la sicurezza e la politica estera di Washington. Il Decreto 13692 stabilisce le basi giuridiche per l’imposizione di misure coercitive unilaterali contro il Venezuela.
2017
S’impongono le prime sanzioni finanziarie significative, indirizzate a funzionari specifici del Governo venezuelano. Trump promulga il Decreto 13808, con il quale proibisce l’acquisto diretto o indiretto di valori proveniente dal Governo del Venezuela; accrescendo il boicottaggio finanziario e la politica d’isolamento della banca privata e pubblica, danneggiando gravemente le operazioni della statale petrolifera Petróleos de Venezuela (PDVSA). Forte caduta nella capacità importatrice della nazione.
2018
Si applicano altre sanzioni dopo le elezioni presidenziali, considerate fraudolente da parte degli USA. Trump detta il Decreto numero 13827, che proibisce ogni transazione relativa alla spedizione e all’uso di qualsiasi tipo di denaro elettronico, moneta digitale o token digitale da parte del governo del Venezuela. Alcune settimane prima il Venezuela aveva lanciato la criptomoneda Petro.
A maggio, dopo la rielezione di Maduro, insistono con il Decreto 13835, che inasprisce le proibizioni di transazioni o operazioni di rifinanziamento del debito venezuelano. In novembre, con il Decreto 13850, Trump stabilisce una cornice per bloccare gli attivi e proibire le transazioni di persone che opereranno nel settore oro o «in qualsiasi altro settore dell’economia, determinato dal Secretario del Tesoro».
2019
Gli Stati Uniti riconoscono Juan Guaidó come presidente ad interim legittimo del Venezuela, e non riconoscono l’autorità di Nicolás Maduro, intensificando la pressione diplomatica e dichiarando un’aggressione economica a tutto tondo.
In gennaio, l’Ufficio di Controllo degli Attivi Stranieri del Dipartimento del Tesoro classifica come «impresa designata» la PDVSA. Vengono bloccati tutti i beni e le partecipazioni della statale petrolifera che si trovano nella giurisdizione degli USA (includendo la filiale Citgo), e si proibisce, in termini generali, che i cittadini e le compagnie statunitensi realizzino operazioni con l’impresa. In agosto, l’ordine esecutivo 13884 amplia il programma di sanzioni alla categoria di «embargo».
2020
Trump invia una lettera al Congresso degli Stati Uniti per estendere «dopo l’8 marzo del 2020» l’Ordine Esecutivo 13692 rispetto alla situazione in Venezuela. Il Governo Bolivariano presenta presso la Corte Penale Internazionale dell’Aia una denuncia contro le autorità degli USA per «crimini di lesa umanità contro il popolo venezuelano». Il Dipartimento di Giustizia degli USA presenta accuse giudiziarie formali contro Nicolás Maduro e altri alti funzionari per narcotraffico e «narcoterrorismo», offrendo una ricompensa di 15 milioni di dollari per informazioni che facilitino il suo arresto.
2024
Maduro vince le elezioni presidenziali del Venezuela; l’opposizione e il Governo degli USA riconoscono Edmundo González come legittimo vincitore.
2025
Luglio: il governo Trump include il Cartel de los Soles, descritto come un «gruppo criminale radicato in Venezuela», in una lista di gruppi terroristi globali, e dichiara che Maduro è il suo leader.
In agosto, Trump firma un ordine segreto nel quale ordina all’esercito statunitense di utilizzare la forza contro i cartelli della droga latino americani che il suo governo identifica come organizzazioni terroriste. Si riporta un aumento della presenza navale e il dispiegamento di navi da guerra statunitensi nel mar dei Caraibi, come piano di operazioni contro il narcotraffico.
La procuratrice generale degli USA, Pam Bondi, annuncia che il Governo ha aumentato a 50 milioni di dollari la ricompensa per informazioni che conducano alla detenzione di Maduro.
Settembre: Si riportano attacchi aerei statunitensi contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga, procurando 11 vittime. Maduro definisce l’attacco «un crimine atroce», e dice che gli Stati Uniti avrebbero dovuto catturare quelli che erano a bordo, se si credeva che stessero trasportando droghe. Poi l’esercito statunitense attacca altre due piccole imbarcazioni provocando la morte di altre sei persone.
Come risposta, due Caccia F-16 venezuelani sorvolano le navi da guerra statunitensi nei Caraibi in una dimostrazione di forza, dopo il primo attacco mortale a un’imbarcazione. Maduro invia una lettera a Trump insistendo che il suo paese non esporta droghe. La Casa Bianca risponde che la sua posizione non è cambiata.
Ottobre: Trump conferma di aver autorizzato operazioni segrete della CIA in Venezuela e di aver dato inoltre istruzioni a Richard Grenell, inviato speciale e presidente del Centro Kennedy, perché sospenda ogni relazione diplomatica con il Venezuela.
L’esercito statunitense sferra un attacco contro una nave semi sommergibile nel mar dei Caraibi, nel quale muoiono due uomini che erano a bordo. Varie imbarcazioni venezuelane vengono attaccate in questo periodo lasciando diversi morti come saldo. Trump segnala in una conferenza stampa che non chiederà l’approvazione del Congresso per ordinare attacchi militari contro i narcotrafficanti, e il Pentagono annuncia che la portaerei Gerald Ford, le navi da guerra e gli aerei d’attacco che l’accompagnano si dispiegheranno in acque prossime all’America Latina.
Novembre: Trump dichiara in un’intervista emessa nel progRamma 60 Minutes della CBS, che non scarta completamente la possibilità di attacchi terrestri al Venezuela. Gli USA superano il totale di 20 attacchi contro presunti cartelli della droga e portano il numero delle vittime accertate a 80.
Il The New York Times informa che Trump e Maduro hanno parlato per convenire una possibile riunione. Trump scrive sui social network che lo spazio aereo «sopra e attorno al Venezuela» si deve considerare «chiuso nella sua totalità», anche se non ha autorità su questo tema.
Dicembre: Un attacco nel Pacifico orientale provoca la morte di quattro persone in un momento di discussione sulla legalità della campagna militare statunitense e quasi due settimane dopo il precedente attacco a un’imbarcazione.
Trump annuncia il sequestro di una nave cisterna sanzionata di fronte alle coste del Venezuela. Vengono imposte nuove misure al settore petrolifero del Venezuela e ai familiari di Maduro. Vengono bloccati decine di milioni di dollari in petrolio a bordo della nave cisterna sequestrata.
Il 15 dicembre, l’esercito statunitense attacca tre imbarcazioni nel Pacifico orientale, causando la morte di otto persone, perchè «le imbarcazioni navigavano in una rotta nota di narcotraffico».
Nello stesso mese Trump ordina un «blocco totale» delle petroliere sanzionate che entreranno o usciranno dal Venezuela e sferra altri tre attacchi.
Alla fine dell’anno, la Guardia Costiera degli USA tenta di intercettare la nave cisterna di petrolio Bella 1 e sequestra la Centuries, nave con bandiera di Panama che trasporta petrolio venezuelano verso la Cina.
Per diversi giorni, l’esercito statunitense intensifica le sue operazioni nei Caraibi, inviando diversi voli da trasporto c-17, da basi USA, dal Giappone e da Puerto Rico.
Inoltre sferra attacchi con droni contro un’installazione portuaria e diverse imbarcazioni. Dal 2 settembre e fino al 31 dicembre, almeno 115 persone sono state uccise in 5 attacchi contro imbarcazioni.
2026
Gennaio: Le aggressioni raggiungono un punto critico e scatenano una crisi militare importante con un aumento del dispiegamento militare. L’operazione combina attacchi aerei di precisione per la soppressione della difesa e un’incursione eli-trasportata di forze speciali.
Obiettivi Chiave: la Base Aerea Generalissimo Francisco de Miranda (La Carlota), nel centro di Caracas, viene resa inutilizzabile per prevenire il dispiegamento di aerei o la fuga aerea.
Fuerte Tiuna, il complesso militare centrale e sede del Ministero della Difesa, è colpito con munizioni di precisione, come altre installazioni negli stati Miranda, Aragua e La Guaira.
Trump annuncia il 3 gennaio sulla rete sociale Truth Social l’esito dell’operazione, informando che gli USA hanno «catturato» il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie, e li hanno trasferiti a New York per giudicarli.
Redazione Granma e GM per Granma Internacional
Fonti: Governo del Venezuela, The New York Times, Razones de Cuba e Russia Today.
CUBADEBATE (CUBA) / OPINIONI / ORIGINI DEGLI STATI UNITI
La causa di tutto non è Trump: è nel patrimonio genetico degli Stati Uniti.

"Il continente ci è stato assegnato dalla Divina Provvidenza per lo sviluppo del grande esperimento di libertà e autogoverno". No, non lo ha detto il dittatore Donald Trump; lo dichiarò e mise per iscritto John Cotton, leader della setta puritana, una delle due che cominciarono a popolare con anglosassoni il territorio che più tardi sarebbe diventato gli Stati Uniti. Per "mandato divino", quegli invasori man mano si appropriarono delle terre dei popoli nativi.
Ricordiamo che tanto la setta puritana quanto la setta pellegrina seminarono il supporto ideologico messianico di quella nazione, come vedremo nei seguenti esempi.
"America per gli americani" è una frase che, nelle ultime settimane, viene ripetuta nei bar e altri circoli, principalmente in America Latina. Neanche questa la pronunciò il dittatore Trump. Essa sintetizza il celebre discorso del presidente James Monroe del 2 dicembre 1823, pronunciato di fronte al Congresso e conosciuto come "Dottrina Monroe", con la quale il governo statunitense si aggiudicava la proprietà del continente e si assumeva il ruolo di protettore, un guardiano che nessuno aveva richiesto, ma che gli servì a giustificare i numerosi interventi regionali nel corso dei secoli XIX e XX. Ed è tale dottrina che Trump ha deciso di rilanciare.
"Tutto il continente ci è stato assegnato dalla Divina Provvidenza per lo sviluppo del grande esperimento di libertà e autogoverno. È un diritto simile a quello di un albero di ottenere l'aria e la terra necessari per il pieno sviluppo delle sue capacità e per raggiungere la crescita cui è stato destinato. Non è un'opzione per gli americani, bensì un destino cui non possono rinunciare, perché farlo implicherebbe respingere la volontà di Dio. Gli americani hanno una missione da compiere: estendere la libertà e la democrazia, ed aiutare le razze inferiori. Quindi devono portare la luce del progresso al resto del mondo e garantire la propria leadership, dato che sono l'unica nazione libera sulla Terra".
Nemmeno questo lo ha detto il dittatore Trump: fu scritto a luglio del 1845 dal giornalista John L. O'Sullivan, nel suo articolo molto celebre "Annexation" (Annessione), pubblicato sulla rivista The Democratic Review.
"Il carbone è un regalo della Provvidenza, che il Creatore di ogni cosa ha conservato nelle viscere del Giappone a beneficio della famiglia umana. La quantità di carbone che possiede quel paese è tanto abbondante che il suo governo non ha alcun argomento valido per non fornirci tale risorsa ad un prezzo ragionevole". Cioè, quasi regalato.
Magari Trump ha copiato l'idea riferendosi al petrolio di Venezuela, Iraq, Afghanistan o Siria... ma la cosa certa è che queste parole le pronunciò il sottosegretario Daniel Webster il 10 giugno 1851, durante la presidenza di Millard Fillmore.
Questa dichiarazione non solo illustra la logica da interventisti e invasori degli Stati Uniti dal secolo XIX, ma fissa anche un precedente per legittimare il saccheggio delle risorse di altri popoli. Vista da tale prospettiva, la sovranità altrui diventa un ostacolo illegittimo, giacché le risorse sono considerate proprie, benché "depositate" fuori delle proprie frontiere.
"Siamo i padroni delle Filippine. Siamo stati scelti da Dio per portare la civiltà a queste isole. Il nostro lavoro è imperiale. Non vi è altro destino per noi. [...] La bandiera del nostro Paese deve essere la bandiera della libertà, e deve sventolare in tutti gli angoli del mondo. Non rinunceremo a fare la nostra parte nella missione che ha la nostra razza, amministratrice fiduciaria per conto di Dio, di civilizzare il mondo". Non sono del dittatore Trump queste parole. Le pronunciò il senatore Albert Beveridge in un discorso davanti al Senato il 9 febbraio 1900.
"Se una nazione dimostra di saper agire con ragionevole efficacia e col senso delle convenienze in materia sociale e politica, se mantiene l'ordine e rispetta i suoi obblighi, non deve temere un intervento degli Stati Uniti. Ma l'ingiustizia cronica o l’entità di un indebolimento generale delle norme che regolano una società civilizzata, possono esigere, di conseguenza, che in America o fuori di essa, una nazione civilizzata intervenga. Nell'emisfero occidentale l'adesione degli Stati Uniti alla Dottrina Monroe può obbligarli, benché a malincuore, in casi flagranti d’ingiustizia o fiacchezza, ad esercitare un potere di polizia internazionale". No, l'origine di queste terribili asserzioni non è il dittatore Trump, sebbene gli piaccia appropriarsene. Le pronunciò il presidente Theodore Roosevelt nel suo messaggio al Congresso il 6 dicembre 1904, in ciò che in seguito sarà noto come il "Corollario alla Dottrina Monroe", o "Corollario Roosevelt".
"Non è lontano il giorno in cui tre bandiere a stelle e strisce segnaleranno in tre luoghi equidistanti l'estensione del nostro territorio: una al Polo Nord, un'altra nel Canale del Panama e la terza al Polo Sud. Tutto l'emisfero sarà nostro, come di fatto già lo è moralmente, in virtù della nostra superiorità razziale".
Benché tale sentimento ce l’abbia nella pelle, il dittatore Trump non ha l'intelligenza sufficiente nemmeno per formularla, una frase così. La espresse il presidente William Howard Taft nel 1912, nel bel mezzo degli interventi militari che che attuavano allora le truppe statunitensi in America Latina.
Così parlarono e così fecero. Così continuano ad essere. La colpa, ovviamente, è della Divina Provvidenza, che li condannò a questo ‘destino manifesto' d’imporre civiltà e democrazia a colpi di ricatti e di armi. Trump, come i suoi predecessori, non ha avuto altra opzione.
Hernando Calvo Ospina, 19 gennaio 2026
Articolo originale: No fue Trump el origen: Está en los genes de esa nación
http://www.cubadebate.cu/opinion/2026/01/19/no-fue-trump-el-origen-esta-en-los-genes-de-esa-nacion/
Traduzione a cura di Adelina B., Patria Grande/CIVG
CUBA DEBATE (CUBA) / ESTERI / SUL MINISTRO DEGLI ESTERI AMERICANO
Narco Rubio.

La famiglia Rubio riuscì a prosperare grazie all'encomiabile lavoro del cognato, Orlando Cicilia,
che si arricchì commerciando cocaina importata dalla Colombia.
L’attuale capo della diplomazia USA e massima autorità del Consiglio di Sicurezza Nazionale si chiama Marco Antonio, in onore al fedele seguace di Giulio Cesare, benché la sua genealogia non sia la stessa. Tanto i genitori quanto i suoceri sono cubani fuggiti dall'isola, esternando un bieco rancore verso la Rivoluzione Cubana, al quale si aggiunse in seguito un recondito disprezzo verso ogni governo latinoamericano e/o caraibico aderente ad una visione di sovranità o contrario alla prepotenza statunitense.
Marco Rubio nacque nel 1971 a Miami; visse parte della sua adolescenza a Las Vegas, dove i genitori furono assunti dai membri dei clan capeggiati da Meyer Lansky e Lucky Luciano, i quali dovettero abbandonare precipitosamente i loro casinò a L'Avana. Questa affinità familiare con la malavita criminale non abbandonerà mai Narco Rubio nel corso dei suoi 54 anni. Lui e la sua famiglia hanno attraversato una cronologia di eventi di cui i grandi media corporativi si rifiutano di dar conto.
A partire dagli anni ‘60, Miami divenne uno dei centri più importanti di distribuzione della droga degli Stati Uniti, grazie al 'know-how' apportato dai fuoriusciti cubani. Da quel momento il tasso di reati a Miami aumentò del 60%, arrivando a costituire - secondo i dati ufficiali - "la sede più importante del crimine organizzato negli USA". In quest’ambito la famiglia Rubio riuscì a prosperare grazie all'encomiabile lavoro del cognato, Orlando Cicilia, che si arricchì commerciando cocaina importata dalla Colombia, utilizzando serpenti nei cui corpi venivano infilati chili di droga.
Il cognato di Rubio fu arrestato dall’FBI nella cosiddetta Operazione Cobra, in riferimento all'utilizzo dei serpenti per il narcotraffico, ed il Miami Herald lo identificò come il capo della banda. Cicilia fu condannato a 25 anni di prigione nel 1989, ma liberato nel 2002, in virtù della sua metamorfosi: collaboratore delle forze di sicurezza. Gli introiti derivanti dai suoi crimini furono stimati in 80 milioni di dollari, ma non vennero mai recuperati.
I giornalisti di Miami assicurano che l'attuale capo della diplomazia riuscì ad ottenere i finanziamenti per le sue varie campagne elettorali dall’ambito familiare. E’ probabile sia stata questa la modalità retributiva di Rubio, che - secondo il suo biografo Manuel Roig-Franzia – da adolescente si guadagnava da vivere proprio come addetto agli imballaggi in cui si trasportavano i serpenti.
Le trattative per far diventare Cicilia collaboratore della DEA furono sostenute dal procuratore Dexter Lehtinen, che ottenne il supporto del cognato di Rubio per giustificare nel 1989 l'invasione di Panama, assassinare 517 persone e sequestrare Manuel Antonio Noriega. In quell'occasione Lehtinen retribuì il giovane Rubio - che aveva contribuito a convincere il cognato - con un tirocinio nell'ufficio di sua moglie, la congressista Ileana Ros-Lehtinen, prima congressista cubano-americana, che da allora divenne la madrina politica dell'attuale segretario di Stato.
Due anni dopo, Rubio entrò nel team tecnico del deputato Lincoln Díaz-Balart, altro grande referente del verminaio di Miami, insieme al suo intimo amico David Rivera. Costui qualche anno più tardi venne denunciato per aver ottenuto un seggio al Congresso mediante frode elettorale. Dopo aver lavorato con Rubio negli uffici di Díaz-Balart, costui svolse attività nel cosiddetto Ufficio di Radiodiffusione di Cuba, incaricato di diffondere propaganda antirivoluzionaria per conto dell'USAID.
Secondo Melanie Sloan, direttrice dell'organizzazione Cittadini per la Responsabilità, Rivera “dev’essere il membro più corrotto del Campidoglio", nonostante sia stato difeso in modo adeguato da Rubio. È che ambedue hanno storie e complicità comuni: sono stati finanziati da Scott Steinger, un impresario che fu condannato a 20 anni di carcere per aver promosso uno “schema Ponzi” di truffe che fece oltre mille vittime, frode che gli fruttò 1.200 milioni di dollari, e per aver riciclato gli introiti del narcotraffico colombiano. Le campagne elettorali di entrambi ricevettero anche i contributi di Alan Mendelsohn, condannato per riciclaggio dei proventi del narcotraffico.
Non fu l’unica cosa che li vide in combutta: condivisero anche un flagrante esproprio degli indiani Seminole, limitando una delle loro fonti di sussistenza. Le indagini provarono che i due congressisti favorirono i loro sostenitori elettorali - impresari del gioco - per imporre concorrenze sleali ai popoli originari. Tuttavia, l’FBI decise di non sottoporre ad ulteriori investigazioni i due politici, perché il proprio budget dipendeva dal sostegno finanziario dei repubblicani. Le agenzie di sicurezza avevano deciso d’interrompere le indagini relative ai precedenti degli sponsor Steinger e Mendelsohn e ai voti comprati nel giro dei casinò, perché i repubblicani minacciarono di portare in discussione al Congresso il bilancio dell’FBI. I pubblici ministeri, dal canto loro, evitarono d’indagare dal momento che Rubio era politicamente in ascesa.
I legami tra Rivera e Rubio convergono nuovamente nella colossale appropriazione indebita dell'impresa statale CITGO, appartenente alla Repubblica Bolivariana del Venezuela. Come emerge da denunce trapelate da ex-funzionari della sede texana della compagnia petrolifera, Rivera portò a termine attività fraudolente, in connivenza con Rubio, mentre svolgeva mansioni in tale impresa, su raccomandazione del suo intimo amico. L’ex tesoriera di CITGO Petroleum Corporation - filiale della PDVSA negli USA - Gina Coon, ha dichiarato di essere in possesso di documenti, e-mail, messaggi WhatsApp e audio che confermerebbero le operazioni criminose perpetrate da Rivera e Rubio.
Malgrado figure influenti del Partito Repubblicano, in Florida, avessero cercato di ostacolare le indagini del Dipartimento di Giustizia, l'ex-congressista della Florida David Rivera venne arrestato ad Atlanta, Georgia, nel dicembre 2022, accusato dal pubblico ministero di vari reati, compreso quello di avere lavorato illegalmente come "agente straniero" (Legge FARA).
L'accusa fa riferimento ad un "Senatore1" dello Stato della Florida. In quel periodo c’erano solo due congressisti della Camera Alta di quello Stato: Rick Scott e Marco Rubio. Il 29 marzo 2025, il Venezuela New diffuse la notizia che Alejandro Terán, direttore dell'Associazione Latinoamericana degli Impresari del Petrolio in Texas, affermò che Rubio ricevette finanziamenti illegali della Fondazione che manovrava il "presidente" fantoccio Juan Guaidó. Terán lo accusò, inoltre, di essere lobbista della ExxonMobil, una delle multinazionali che Trump e il suo segretario di Stato tentano di reintrodurre in Venezuela.
Il legame fra i due è sempre stato simbiotico. Nel 2005 comprarono insieme una proprietà destinata a piazzarvi un loro sostenitore locale. A quell'epoca Rivera era conosciuto come "il truffatore" e "l'esecutore". I due erano definiti il "binomio d’oro", finché uno di loro cominciò ad essere conosciuto come Narco Rubio.
Jorge Elbaum, 19 gennaio 2026
Articolo originale: Narco Rubio
http://www.cubadebate.cu/opinion/2026/01/19/narco-rubio/
Traduzione a cura di Adelina B., Patria Grande/CIVG
EL FARO / LATINO AMERICA / COSTA RICA
Bukele patrocina l’avvio dei lavori per la succursale del CECOT in Costa Rica.
Questa settimana Nayib Bukele ha inaugurato i lavori per un nuovo carcere in Costa Rica, una specie di succursale del Centro di Detenzione contro il Terrorismo (CECOT), il mega-penitenziario salvadoregno conosciuto internazionalmente per i suoi metodi repressivi contro i detenuti interni e per custodire temporaneamente emigranti venezuelani deportati dagli Stati Uniti.

Il presidente Nayib Bukele fu testimone d’onore di come una nazione centroamericana ricalchi per la prima volta un'opera fisica ispirata al suo "modello di sicurezza". Fu invitato dal suo omologo costaricano Rodrigo Chaves.
E’ la quarta volta che s’incontrano in meno di due anni. Questo vincolo serve a Bukele per mantenere un alleato nella regione e a Chaves per avvalersi della popolarità del salvadoregno, la cui visita avviene a 15 giorni dalle elezioni presidenziali, in cui Chaves promuove la candidatura della sua pupilla, Laura Fernández.
L'evento si è svolto il 14 gennaio scorso, in piena campagna elettorale, ed il Presidente del Costa Rica lo ha spacciato come "giorno storico" per la nazione. I mandatari hanno inaugurato insieme le opere del Centro di Alto Contenimento per la Criminalità Organizzata (CACCO), con capienza per 5.100 reclusi, destinato a custodire i criminali più pericolosi, ispirandosi al CECOT. La visita di Bukele ha luogo in un momento di violenza record in Costa Rica: circa 900 omicidi all'anno, il 70% attribuito al narcotraffico, secondo i dati ufficiali. Da un sondaggio dell’opinione pubblica dell'Università del Costa Rica del settembre 2025, risulta che l'insicurezza è il primo problema che affligge i costaricani. Che Chaves usi questo tema e associ Bukele all'equazione, proprio alla vigilia elettorale, non è casuale. Durante l'atto, Bukele testimoniò come El Salvador abbia ridotto la violenza omicida: con l’epurazione di pubblici ministeri, giudici e magistrati, con uno stato d’emergenza permanente e con la costruzione del mega-carcere CECOT.
"L'unico modo per risolvere il problema dell'insicurezza è con la forza, non c'è altra forma, con tutta la forza dello Stato. Non c'è Stato che non possa farcela contro i criminali. Se uno Stato non vince la criminalità, lo Stato è complice. Una volta che lo Stato si sia liberato dalla complicità con la delinquenza e affronti i criminali con forza, li sconfigge", disse Bukele in riferimento al suo controllo totale sull'Assemblea Legislativa, i procuratori, i giudici e la Corte.
In El Salvador, Il Faro e la stampa indipendente hanno rivelato che in realtà la politica di sicurezza di Bukele ha funzionato grazie a patti segreti con le bande; quando questi si ruppero nel 2022, il Governo instaurò un regime di emergenza senza fine, che restrinse le garanzie costituzionali e portò a detenzioni arbitrarie, persone innocenti recluse in prigioni dove avvengono gravi violazioni dei diritti, come torture e decessi sotto custodia statale.
Chaves abbracciò la narrazione del suo collega salvadoregno, affermando a continuazione che questi cambiamenti sono necessari anche in Costa Rica. "Questo CACCO resterà vuoto se non cambiano le leggi e non cambia il Potere Giudiziario. Se no, stiamo costruendo pareti che resteranno inutili. Sospetto che il CECOT sarebbe vuoto se il popolo salvadoregno non avesse conferito il mandato all'Assemblea Legislativa per migliorare il Potere Giudiziario e non fossero riusciti a incarcerare i criminali nefasti", disse Chaves, che attualmente non ha il controllo del Congresso ed è stato criticato per i suoi modi autoritari e per il suo interesse nell’imitare Bukele. "Il signor presidente Nayib Bukele ci ha fatto un resoconto di una dittatura del crimine organizzato. Solo gli stupidi non imparano dalle menti altrui", affermò il mandatario costaricano.
Chaves criticò anche la posizione della Corte suprema elettorale, che condizionò la visita di Bukele al non immischiarsi negli affari interni del Costa Rica, né a manifestarsi pubblicamente a favore o contro le 20 candidature alla Presidenza della Repubblica e i 57 seggi parlamentari che saranno in gioco il 1° febbraio prossimo. Chaves è stato contestato dai suoi critici per tentare di centralizzare il potere ed attaccare le istituzioni durante i suoi interventi pubblici.
"La presenza di Nayib Bukele in Costa Rica è importante, è legittima e ci onora. Così rispondo a coloro che hanno detto sciocchezze e hanno tentato di dare alla Corte suprema elettorale competenze che non ha, né mai avrà. La mancanza di rispetto nel dirgli ‘venga, ma si comporti bene’... questa è una mancanza di rispetto", dichiarò Chaves.
Bukele, che nel settembre passato aveva raccomandato in un video la continuità delle politiche di Chaves, questa volta limitò di più le parole, affermando che la soluzione alla violenza crescente sta nelle mani dei costaricani. Il "Costa Rica ha la benedizione di poter risolvere questo problema prima che degeneri come in El Salvador, e questo salverà vite, l’economia ed eviterà sofferenze. Grazie presidente per permetterci di darvi il nostro apporto; il Costa Rica decide e fa ciò che il Costa Rica necessita… ma la nostra esperienza so che è una risorsa importante nei vostri piani", disse Bukele a Chaves. La candidata di Chaves, Laura Fernández, è la favorita nella corsa alla presidenza ed il Partito Popolo Sovrano si colloca nelle inchieste come prima forza politica del Congresso del Paese centroamericano.
Articolo originale: Bukele apadrina inicio de obras de la sucursal del CECOT en Costa Rica
Traduzione a cura di Adelina B., Patria Grande/CIVG
RESUMEN LATINOAMERICANO (CUBA) / ESTERI / COLOMBIA
Colombia. Un settore delle FARC fa appello all’unificazione delle guerriglie colombiane contro gli USA dopo l'attacco al Venezuela.

Alias Ivan Mordisco, comandante in capo dei ribelli delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane - Esercito del Popolo (FARC-EP), è riapparso questo giovedì con un messaggio politico diretto ai principali gruppi guerriglieri della Colombia, proponendo la formazione di un blocco insurrezionale unificato per affrontare l'intervento imperialista degli Stati Uniti in America Latina.
In un video diffuso attraverso i social, Mordisco ha citato Simon Bolivar per enfatizzare la sua condanna della recente operazione militare statunitense in Venezuela, culminata col sequestro del legittimo presidente Nicolas Maduro e la sua deportazione negli Stati Uniti.
"Il ruggito dell'imperialismo nordamericano torna a risuonare contro la sorella Repubblica Bolivariana del Venezuela. Quest’aggressione non è solo un attacco ad un popolo fratello, è un affronto diretto alla patria grande che sognò Bolivar", ha affermato il leader guerrigliero nel suo messaggio, con cui ha convocato un "incontro al vertice di comandanti di forze rivoltose della Colombia e di tutta la nostra America".
Mordisco ha rivolto il suo appello all’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), alla Seconda Marquetalia, all’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) e al Coordinamento Nazionale Esercito Bolivariano, sollecitandoli a lasciare da parte antiche differenze "ereditate dal passato" e ad unire le forze per "difendere la sovranità, la dignità e il diritto all'autodeterminazione" dei popoli latinoamericani.
"Il destino ci grida che è ora di unirci in un abbraccio ferreo nella trincea comune", ha aggiunto il capo dei rivoluzionari, chiamando a "tessere l'unità nell’azione" e a "forgiare il grande blocco insurrezionale che farà retrocedere i nemici della patria grande".
Questa dichiarazione avviene nel cuore di una forte denuncia regionale per l'intervento statunitense a Caracas, che ha scatenato condanne di vari governi e organizzazioni internazionali a livello mondiale, per esigere la liberazione del presidente Nicolas Maduro.
Redazione 360Noticias, 9 gennaio 2026
Articolo originale: Colombia. Un sector de las FARC llama a unificar a las guerrillas colombianas contra EEUU tras el ataque a Venezuela
Traduzione a cura di Adelina B., Patria Grande/CIVG
TELESUR (VENEZUELA) / ESTERI / VERTICE DI BOGOTA’
L’America Latina lancia una risposta collettiva a Trump, dal vertice a Bogotà.
L'Internazionale Progressista riunisce in Colombia oltre 20 nazioni per articolare una risposta collettiva all’offensiva militare statunitense nella regione, tra le denunce per il bombardamento e sequestro del presidente venezuelano.

Il vertice "Nostra America" continuerà fino a domenica 25, affrontando la questione del bombardamento militare che gli Stati Uniti hanno perpetrato contro il Venezuela all'alba del 3 gennaio. Foto: @ ProgIntl
24 gennaio 2026
Il Palazzo San Carlos a Bogotá questo sabato è stato lo scenario di un incontro emisferico convocato d’urgenza. Leader politici, diplomatici, parlamentari, sindacalisti e rappresentanti dei movimenti sociali di oltre 20 nazioni sono giunti alla capitale colombiana con l'obiettivo di articolare una risposta coordinata di fronte a ciò che chiamano la nuova Dottrina Monroe.
“Abbiamo visto l’espressione ed esecuzione di questa dottrina spinta da Donald Trump, ma non abbiamo visto ancora una risposta collettiva", ha dichiarato David Adler, coordinatore dell’Internazionale Progressista. Hanno predominato risposte bilaterali: ogni Paese negozia singolarmente con gli Stati Uniti".
L’incontro «Nostra America» durerà fino a domenica 25 gennaio. La causa scatenante è il bombardamento/intervento militare che gli Stati Uniti perpetrarono contro il Venezuela all’alba del 3 gennaio, operazione che portò al sequestro del presidente Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores, deportati a New York. L'attacco causò almeno 100 morti e altrettanti feriti, secondo dati ufficiali venezuelani.
Durante l'apertura, il ministro degli Esteri della Colombia, Rosa Villavicencio, confermò una cifra: gli Stati Uniti hanno perpetrato 33 attacchi contro imbarcazioni in acque caraibiche, il più recente questo venerdì. "L'attacco numero 33 contro un’imbarcazione, attuato col pretesto della guerra al narcotraffico, è stato di fatto l’esecuzione extragiudiziale di almeno due persone", denunciò.
Villavicencio inquadrò tali azioni in una storia che dura da secoli: "Misure unilaterali sulla sovranità, pressione su sistemi giudiziari, pretese sulle risorse naturali. Negli ultimi due mesi, ma anche negli ultimi due secoli, la nostra America è stata scenario di questi atti di aggressione".
La funzionaria illustrò i quattro pilastri della politica estera del governo di Gustavo Petro: pace, indipendenza, orientamento popolare e progressismo. "Un ordine nuovo inizia quando quella pratica si rompe", disse, riferendosi all'uso abituale della forza.
La paralisi multilaterale
Il comunicato con cui si convocò l’incontro sottolinea il fallimento dei fori tradizionali come ONU, CELAC e UNASUR: "L'ONU è paralizzata; la CELAC, stagnante; l’UNASUR, con la sua sede a Quito è praticamente vuota. C'è un'assenza di meccanismi multilaterali per risposte collettive", segnalò Adler.
Per due giorni, i partecipanti dibatteranno tre temi: analisi condivisa della crisi, dialogo strategico su collaborazione emisferica ed opzioni di azione concreta. L'incontro culminerà con una dichiarazione congiunta, base per un progetto politico continuativo.
Benché il centro dell’attenzione sia il Venezuela, si analizzerà anche l'influenza statunitense in Argentina, Honduras e Colombia. Adler fece appello all'unità: "Quando l'autodeterminazione si debilita in una nazione, si debilita per tutti. Isolati, siamo vulnerabili. Coordinati, siamo forti".
Da Caracas, la presidentessa ad interim Delcy Rodríguez chiese un dialogo politico nazionalizzato, senza intervento esterno: "Che questo dialogo abbia un cognome che sia venezuelano, dove non si impongano più ordini da Washington, Bogotà o Madrid".
Le tensioni tra Colombia e Stati Uniti aumentarono dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Tuttavia, entrambi i governi stanno cercando di normalizzare le relazioni. La cancelliera Villavicencio ebbe venerdì una telefonata con l’omologo Marco Rubio, per coordinare la visita di Petro a Washington. La conversazione venne definita "molto positiva".
Petro si incontrerà con Trump alla Casa Bianca il 3 febbraio per discutere di crimine organizzato multinazionale, sicurezza regionale ed opportunità economiche.
Articolo originale: América Latina lanza respuesta colectiva a Trump desde cumbre en Bogotá
https://www.telesurtv.net/amercica-latina-respuesta-a-trump-bogota/
Traduzione a cura di Adelina B., Patria Grande/CIVG
INTERNACIONAL PREGRESISTA / CUMBRE DE BOGOTA’
Dichiarazione di San Carlos.
Dichiarazione fondativa della "Nostra America".
I delegati di governi, parlamenti e movimenti adottano la Dichiarazione di San Carlos e si impegnano ad agire in modo coordinato contro la coercizione nelle Americhe.

Bogotà 25 gennaio 2026
PARTE I
Riaffermando gli intenti e i principi della Carta delle Nazioni Unite, tra cui l'uguaglianza sovrana degli Stati, la proibizione dell'uso della forza ed il sacro diritto di tutti i popoli alla libera determinazione;
Riconoscendo che questi sono i principi che animarono Simón Bolívar nella sua lotta per un continente libero, José de San Martin nella sua visione di un’America indipendente e sovrana, Benito Juárez nella sua ricerca di una pace duratura tra le nazioni e José Martí nell’appello a difenderla dall'intervento imperialista;
Sottolineando che l'attuale congiuntura internazionale si contraddistingue per lo sgretolamento di tali principi, nella misura in cui le forze reazionarie si erigono a riaffermare il dominio degli Stati Uniti sulle nazioni vicine e anche oltre mediante l’imposizione, la manipolazione e l'intervento militare;
Allarmati per il fatto che questo progetto si sia strutturato esplicitamente sotto la bandiera di una rediviva Dottrina Monroe e un nuovo "Corollario Trump", che afferma che gli Stati Uniti sono una sfera di controllo esclusiva e che tratta la sovranità, la democrazia e il diritto internazionale come fossero impedimenti anziché obblighi;
Osservando con grande preoccupazione che questa dottrina è stata già messa in pratica mediante atti concreti, quali:
• L'intervento finanziario in Argentina con l'obiettivo di condizionarne la politica economica e ostacolarne le elezioni democratiche;
• L'intervento elettorale in Honduras, compreso l'indulto al narco-dittatore condannato Juan Orlando Hernández e la campagna per designare il Partito Nazionale alla presidenza;
• L'intervento militare in Venezuela mediante un’operazione di bombardamenti sulla capitale Caracas, che ha causato vittime civili e la morte di 32 combattenti cubani, che hanno affrontato in modo coraggioso ed eroico l'ostile intervento degli Stati Uniti e la difesa di Nicolás Maduro e Cilia Flores dal sequestro;
• Gli attacchi a imbarcazioni civili nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico, portati a termine senza il dovuto processo, con conseguenti esecuzioni extra-giudiziarie di oltre cento pescatori ed equipaggi delle imbarcazioni;
• La recrudescenza senza precedenti del blocco economico, commerciale e finanziario e l'incremento delle minacce contro Cuba con l'obiettivo di abbattere la Rivoluzione;
• I piani espansionistici sulla Groenlandia, dove le mire di acquisizione da parte degli Stati Uniti non tengono in conto la sovranità del suo popolo né il suo diritto all'autodeterminazione;
• La violazione sistematica dei diritti politici, civili e sociali degli oltre cinquanta milioni di emigranti che vivono negli Stati Uniti - per la maggior parte di origine latinoamericana - che subiscono detenzione, espulsione e repressione da parte delle autorità statali, compreso il Dipartimento di Sicurezza Nazionale (DHS) e il Servizio di Immigrazione e Controllo delle Dogane (ICE);
• Le persistenti minacce ed attacchi politici diretti contro il governo sovrano e democratico del Messico, capeggiato dalla sua prima donna presidentessa, Claudia Sheinbaum Pardo, volti a screditare un progetto di cambiamento sociale e minare la dignità e l'autodeterminazione del popolo messicano;
• L'appoggio al lawfare come arma di persecuzione politica, dispiegato contro leader politici che promuovono la sovranità e l'integrazione regionale, come Lula Da Silva, Rafael Correa e Cristina Fernández de Kirchner, e l’inasprimento a livello internazionale delle sanzioni dell'OFAC contro Gustavo Petro.
Riconoscendo che questa escalation costituisce non soltanto una minaccia senza precedenti per i popoli delle Americhe, ma anche una minaccia diretta al principio universale dell'autodeterminazione, la cui applicazione selettiva ne mina la validità ovunque;
Partendo dall'osservazione del presidente Gustavo Petro che il genocidio del popolo palestinese da parte d'Israele a Gaza non era altro che un presagio per tutti i popoli che non accettano la sottomissione, ciò che si dimostra è che le violazioni fuori controllo del diritto internazionale migrano da una regione all’altra;
Affermando, pertanto, che i firmatari delle Americhe e oltre si uniscono a questa Dichiarazione con la convinzione che la difesa della sovranità emisferica è indissolubile dalla difesa del diritto internazionale a livello mondiale, e che solo la solidarietà internazionale coordinata può fermare l'attuale traiettoria verso l'espansione della violenza imperiale.
PARTE II
Affermando che l'azione congiunta fra Stati sovrani e popoli è l'unica strategia in grado di resistere ad un attacco organizzato in virtù della Dottrina Monroe, e che la frammentazione continua ad essere la condizione principale da cui dipende la dominazione;
Riconoscendo che raramente gli strumenti coercitivi attuali si presentano soltanto come guerra, bensì come una combinazione di pressione finanziaria, misure coercitive unilaterali, guerra mediatica, restrizioni punitive al commercio e all'energia, isolamento diplomatico calibrato, attacchi sistematici contro i lavoratori e il movimento sindacale, progettati per debilitare la legittimità, logorare l’azione pubblica e forzare risultati politici;
Riconoscendo che l'accesso universale a servizi pubblici di qualità - compresi l'educazione, la salute, l’assistenza sociale, l'energia, l'acqua e l’igiene - è una condizione necessaria per una democrazia funzionale, equa e stabile, e che quei servizi sono essenziali per rompere i cicli di disuguaglianza strutturale, sociale ed economica che erodono la partecipazione democratica e la sovranità popolare;
Constatando che l'attuale amministrazione statunitense ha seguito una strategia deliberata di divisione mediante l'intimidazione, la coercizione e l'isolamento, incluse sanzioni finanziarie, restrizioni commerciali, blocchi energetici e pressione diplomatica al fine di rompere la cooperazione regionale ed imporre risultati dall’estero;
Sottolineando che da sola nessuna nazione può resistere in modo sicuro alla pressione esercitata dall'apparato militare e finanziario più grande del mondo, ma che mediante la cooperazione le nazioni possono costruire l'autonomia, la resilienza e la capacità condivisa necessarie per resistere e svilupparsi in condizioni geopolitiche avverse;
Ricordando che i popoli delle Americhe hanno sostenuto ripetutamente la loro libertà e stabilità quando hanno agito in modo congiunto, anche in resistenza contro retaggi coloniali come la continua occupazione delle Malvinas, e mediante la creazione di meccanismi regionali e sub-regionali che hanno ampliato lo spazio politico, rafforzato il sostegno mutuo e ridotto l'esposizione alla tutela esterna;
Ricordando in particolare la formazione del Consiglio di Difesa dell'America del Sud all’interno dell'UNASUR come sforzo volto a sviluppare la coordinazione regionale, lo stimolo alla fiducia e al dialogo sulla difesa sovrana in base al non intervento, riducendo così la dipendenza dalle dottrine, dalla formazione e dalle strutture di sicurezza storicamente imposte dagli Stati Uniti, comprese quelle relative alla “Escuela de las Americas”;
Ricordando anche la creazione della Comunità di Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) come foro per il multilateralismo latinoamericano e caraibico senza tutela esterna, che offre uno spazio per la coordinazione politica e le posizioni comuni indipendenti dell'Organizzazione degli Stati Americani (OEA), dominata dagli Stati Uniti, al servizio dell'aspirazione della regione di diventare una Zona di Pace;
Riconoscendo che queste esperienze confermano una lezione fondamentale per l’attuale congiuntura, ovvero che la sovranità non si preserva mediante l'isolamento, bensì mediante una cooperazione consapevole che trasforma la vulnerabilità condivisa in forza condivisa e trasforma la prossimità geografica in solidarietà politica;
Sottolineando in particolare che la coordinazione intergovernativa, benché indispensabile, continuerà ad essere insufficiente senza il potere popolare dei movimenti sociali, organizzazioni popolari, sindacati e dei giovani, la cui creatività ed azione collettiva forgiano gli orizzonti della democrazia, per difendere la sovranità e promuovere gli interessi della classe lavoratrice, oltre alla nascita di un rinnovato movimento di solidarietà nel Nord Globale capace di respingere la complicità, mettere in discussione il militarismo ed affermare nelle istituzioni pubbliche e nella vita civica che non si compiranno aggressioni né costrizioni in suo nome;
Riconoscendo che questo potere popolare dipende dalla capacità di pensare, imparare ed agire insieme, e che la produzione di conoscenza critica, educazione politica ed analisi condivisa è una dimensione essenziale di qualunque progetto di trasformazione democratica;
Evidenziando, pertanto, che la strategia della Nostra America va intesa come diplomatica, economica, civica, popolare, sociale e culturale contemporaneamente: un fronte comune che rafforza la resilienza collettiva, difende le elezioni democratiche e i diritti umani dall’imposizione esterna e restaura il primato del diritto internazionale mediante un'azione coordinata attraverso le frontiere.
PARTE III
Noi, delegati alla riunione inaugurale della Nostra America a Bogotà, Colombia, proclamiamo l'orizzonte condiviso di: un emisfero che si governa da sé, difende i propri popoli e parla con la propria voce.
Per procedere in tale progetto, ci impegniamo in una strategia comune per resistere alla coercizione, costruire l'autonomia attraverso democrazia e integrazione, e proiettare la Nostra America come forza per la sovranità tra le nazioni e la solidarietà tra i popoli.
Per resistere alla coercizione, c’impegniamo a:
1. cercare una partecipazione coordinata ai fori multilaterali, comprese le Nazioni Unite e i suoi organismi specializzati, per difendere la Carta, difendere la proibizione dell'uso o minaccia dell'uso della forza e resistere agli sforzi per normalizzare le azioni coercitive unilaterali.
2. stabilire meccanismi per migliorare la coordinazione emisferica e l'appoggio mutuo in risposta alle sanzioni, ai blocchi, agli sforzi di destabilizzazione e alle crisi economiche repentine, includendo l'identificazione di necessità comuni, migliori pratiche e vie di cooperazione.
3. promuovere la solidarietà ed affermare la sovranità in tutto l’emisfero - da Cuba fino al Venezuela, dal Messico fino alla Colombia e oltre - ampliando l'assistenza medica, alimentare, energetica e di risposta ai disastri; sviluppando strategie collettive per mitigare l'impatto sui civili delle misure coercitive unilaterali; affermando che nessun problema nella nostra regione si affronterà con un'invasione o una coazione militarizzata, bensì con il dialogo e criteri di cooperazione basati sui diritti, di fronte a sfide regionali condivise.
4. sostenere la documentazione, l'analisi della coercizione e della disinformazione, quali ad esempio le misure unilaterali, l'ingerenza segreta e la guerra mediatica, allo scopo di divulgare una corretta informazione a livello di partecipazione diplomatica, strategie legali e comprensione pubblica.
5. fomentare la collaborazione tra esperti giuridici ed istituzioni, per condividere giurisprudenza, valutare vie d’impugnazione legale ed esplorare risposte coordinate alla coazione illegale e all'applicazione extraterritoriale della legge.
6. difendere i diritti degli emigranti latinoamericani negli Stati Uniti, opporsi alle deportazioni di massa e promuovere condizioni di pace, prosperità e sviluppo democratico nella nostra regione.
7. difendere i diritti dei lavoratori, promuovendo i diritti sindacali e lavorativi, compresi il diritto all'organizzazione, alla negoziazione collettiva, allo sciopero nella nostra regione, affinché nessun lavoratore sia obbligato ad abbandonare la sua patria in cerca di dignità altrove.
Per riaffermare la nostra indipendenza, c’impegniamo a:
1. intensificare il dialogo regionale sulla protezione dei processi democratici, come lo scambio di esperienze sulla supervisione elettorale, la salvaguardia della partecipazione dei cittadini e le risposte diplomatiche all'ingerenza o intimidazione esterne.
2. esaminare opzioni per una maggiore autonomia finanziaria e commerciale, compresi accordi regionali di compensazione, canali di pagamento di contingenza e una maggiore cooperazione commerciale Sud-Sud, con l'obiettivo di ridurre l'esposizione alla coazione politica ed economica.
3. promuovere la cooperazione in materia di sovranità energetica ed alimentare, il potenziamento dei servizi pubblici mediante lo scambio di informazioni, l'esplorazione di strategie comuni relative alle riserve strategiche, la contrattazione e fornitura pubblica, l'investimento nelle infrastrutture, la proprietà pubblica e la produzione agricola sostenibile al servizio dello sviluppo ecologico.
4. rafforzare gli sforzi d’integrazione regionale mediante lo scambio di esperienze, l'identificazione di aree di convergenza e la ricerca di iniziative di cooperazione che migliorino il potere di negoziazione collettiva, proteggano i beni pubblici ed amplino lo spazio politico.
Per potenziare la Nostra America, c’impegniamo a:
1. mantenere vivo un processo di coordinazione tra governi, movimenti, forze politiche, sindacati e popoli, approfondendo questo dialogo attraverso riunioni, iniziative condivise e canali di cooperazione permanenti, cercando di progredire verso una cittadinanza delle Americhe con garanzia di diritti.
2. ampliare alleanze con movimenti di resistenza internazionali e fomentare il dialogo coi popoli del Nord Globale, con l'obiettivo di contrastare la complicità con l'aggressione, opporsi ai guadagni derivati dalle imposizioni e dalla guerra, promuovere il rispetto del diritto internazionale e la coesistenza pacifica.
3. convocare la prossima riunione della Nostra America a L'Avana, Cuba, facendo appello a tutti i popoli del mondo a solidarizzare col popolo cubano e la sua lotta permanente per la difesa della sovranità e libera determinazione di fronte alle pretese e minacce statunitensi.
Con questo spirito, e di fronte ai grandi pericoli, forgeremo un futuro per le Americhe che fomenti l'unità, la sovranità e la pace al di sopra della paura, della violenza e della dominazione straniera.
Fonte:
https://progressive.international/wire/2026-01-25-nuestra-amrica/es/
Traduzione a cura di Adelina B., Patria Grande/CIVG
INTERNACIONAL PREGRESISTA / DICHIARAZIONE DI CARACAS
Risoluzione di Caracas.
Movimenti popolari, partiti ed organizzazioni progressiste di oltre 20 Paesi pubblicano una dichiarazione, per stare con il Venezuela e tutti i popoli e nazioni che lottano contro l'aggressione imperiale

20 gennaio 2026
Noi firmatari:
1. condanniamo il brutale attacco degli Stati Uniti contro la sovranità venezuelana ed il sequestro del suo legittimo leader, il Presidente Nicolás Maduro, e della First Lady Cilia Flores. Rendiamo omaggio ai difensori venezuelani e cubani che hanno dato la vita resistendo all'assalto statunitense, e siamo addolorati per tutte le vittime civili di questa aggressione imperiale.
2. riconosciamo gli Stati Uniti come progetto coloniale di insediamento; la Dottrina Monroe come l'estensione emisferica e sempre più globale della sua logica fondativa; il "corollario Trump" alla Dottrina Monroe come una nuova e pericolosa fase di belligeranza militare volta a dominare l'Emisfero Occidentale nella sua totalità.
3. riconosciamo che l'ultima aggressione è soltanto il capitolo più recente di una guerra ibrida di lunga data - condotta attraverso sanzioni asfissianti, blocchi navali, assalti mercenari e tentativi di sabotaggio - diretta a smantellare la Rivoluzione Bolivariana lanciata da Hugo Chávez e continuata per il popolo venezuelano sotto la leadership di Nicolás Maduro e del Partito Socialista Unito del Venezuela.
4. riconosciamo che il progetto rivoluzionario del Venezuela non è attaccato soltanto per la sua immensa disponibilità di risorse. In quanto movimento verso il socialismo - storicamente il garante più potente della sovranità - la Rivoluzione Bolivariana è attaccata per la minaccia che il suo esempio rappresenta per il capitale globale. Grazie a risultati importanti quali la riduzione della povertà, l'uguaglianza, la salute, l'alfabetizzazione, la casa, la sovranità alimentare e la costruzione di sovranità e resilienza economica mediante il movimento comunale, ha dimostrato che la ricchezza poteva essere diretta verso la vita.
5. riconosciamo che non è solo il socialismo ad essere sotto attacco. La sovranità nazionale viene attaccata da tutte le parti. Dalla Palestina al Venezuela, dalla Siria al Sahel, dall'Iran all’Honduras, vi è un tentativo sfacciato di rovesciare le conquiste delle lotte contro il colonialismo e restaurare il dominio dell’Occidente su scala planetaria.
6. riconosciamo che la violenza insita in questo processo non è segno di forza imperiale, bensì piuttosto un sintomo delle crisi acute e intrattabili del capitalismo globale, le cui conseguenze si estendono ben oltre le nazioni che stanno oggi fronteggiando l’attacco. La belligeranza imperiale verso le periferie continuerà a rimbalzare contro i lavoratori e le comunità emarginate dei centri imperialisti.
7. temiamo che ognuno di questi episodi di violenza imperiale ci stia portando sempre più vicini sull'orlo di una guerra globale - la cui violenza comporta pericoli esistenziali per l'umanità.
8. respingiamo la falsa equivalenza tra aggressori imperiali e le loro vittime e condanniamo gli autori intellettuali della guerra imperialista, il cui assalto agli Stati del Sud Globale e ai loro leader offusca ciò che sta davvero in gioco nei conflitti e soffoca le solidarietà necessarie ed urgenti per difendere le nazioni e i popoli che li stanno affrontando.
9. riconosciamo che il capitale globale ormai non si sente più limitato dagli obblighi della socialdemocrazia o del diritto internazionale. Sono state poste le basi per il ritorno al fascismo come corrente politica dominante, e la lotta che si avvicina richiede ben più che solo appelli a questi ambiti ormai negletti.
10. Appoggiamo il diritto di tutte le nazioni e popoli a difendere a tutti i costi e con ogni mezzo disponibile la loro sovranità dall'aggressione imperiale; c'impegniamo a preparare i nostri movimenti a stare al fianco di questa resistenza, mentre entriamo in una battaglia decisiva per il futuro dell'umanità.
Firmatari
- ACT Wazalendo, Tanzania
- AISC, Estados Unidos
- Al Fida'i Media Network, Internacional
- Black Lives Matter UK, Reino Unido
- Bronx Anti-War, Estados Unidos
- Circulo Bilivariano-Sydney, Australia
- Climate Vanguard, Reino Unido
- CODEPINK, Estados Unidos
- Communist Party Marxist CPM, Kenia
- Congolese Solidarity Campaign, Sudáfrica
- Diaspora Pa'lante Collective, Puerto Rico / Estados Unidos
- Fairfield for Palestine x Fowler for Palestine, Australia
- Fred og Rettferdighet - FOR, Noruega
- Friends of Cuba Society, Sudáfrica
- Good Shepherd Collective, Palestina
- Haqooq-e-Khalq Party, Pakistán
- House of Latin America (HOLA), Iran
- Khalq Youth Front, Pakistán
- Kuwaiti Progressive Movement, Kuwait
- Latinx for Palestine, Gadigal, Eora Nation (Sídney, Australia)
- Marxist Group of Namibia, Namibia
- Mathare Social Justice Centre, Kenia
- Movement for Debt and Reparations, Sudáfrica
- MVIWATA, Tanzania
- National Alliance of Agriculture Allied Workers Union – NAAWU, India
- National Students for Justice in Palestine, Isla Tortuga (EE. UU. y Canadá)
- Nodutdol for Korean Community Development, Estados Unidos
- Orinoco Tribune, Venezuela
- Palestine Solidarity Alliance, Sudáfrica
- PUDEMO, Suazilandia
- Qiao Collective, Estados Unidos y Canadá
- Refugee Lives Matter, Australia
- Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network, Internacional
- South African Communist Party, Sudáfrica
- Swaziland United Democratic Front, Suazilandia
- Sweatshop Literacy Movement, Australia
- Tanzania Socialist Forum, Tanzania
- Ukombozi Library, Kenia
- UWAWAMA Cooperative Society, Tanzania
- Venezuela Solidarity Network, América del Norte
- Venezuelanalysis, Venezuela
- Veterans for Peace, Estados Unidos
- Visual Intifada, Sudáfrica
- Vox Ummah, Global
- VSN, Estados Unidos
- Youth Climate Finance Alliance, Estados Unidos
Fonte: https://progressive.international/wire/2026-01-20-the-caracas-resolution/es/
Traduzione a cura di Adelina B., Patria Grande/CIVG










