Amianto Eternit a Casale Monferrato: la beffa infinita.

 

Eternit, a Casale Monferrato 392 morti legate all'inquinamento - La Stampa

 

Pochi giorni fa, l’11 febbraio, ci si attendeva la sentenza della Corte di Cassazione sulla precedente condanna a 9 anni e 6 mesi di Stephan Schmidheiny inflittagli dalla Corte di Appello di Torino per la morte di 91 vittime dell’amianto a Casale Monferrato causate dalla Eternit.

Invece .... ennesimo rinvio della sentenza definitiva perché “non notificata nella lingua dell’imputato”. Quindi 600 pagine scritte dai giudici di Torino da tradurre in tedesco.

Facciamo una brevissima cronistoria di questo processo, considerato il più importante in tutto il mondo in merito alle vittime dell’amianto.

Eternit 1 (quello “storico”): cominciato nel 2009 (16 anni fa) e terminato nel 2014, riguardante il disastro ambientale doloso (che significa che l’imputato era consapevole della pericolosità dell’amianto) e 391 vittime casalesi. La Corte di Cassazione lo annulla perché considera che il disastro ambientale sia cessato nell’anno di chiusura della fabbrica (1987). Risultato: il disastro da doloso diventa colposo (assai meno grave), scattano diverse prescrizioni e le vittime passano da 391 a 258. Processo da rifare

Eternit “bis” (2015) La Corte di Assise di Novara condanna a 12 anni Schmidheiny; ma si ritorna in Corte di Appello perché ora l’imputazione si è trasformata in omicidio colposo.

2023: La Corte d’Appello abbassa la condanna a 9 anni e 6 mesi e, grazie alla prescrizione, le vittime per la cui morte è imputato l’imprenditore svizzero scendono ora a 91.

Gennaio 2026: il sindaco di Casale Monferrato chiede alla magistratura di approfondire quanto rivelato dalla trasmissione Report, che ha documentato l’esistenza di una “rete di protezione “internazionale  per il magnate svizzero che farebbe capo al Mossad, il servizio segreto dello stato nazi-sionista di Israele, nella persona di Ehud Barak, ex primo ministro e ministro della guerra.

Febbraio 2026: come dicevamo in apertura, la Cassazione annulla la sentenza perché deve essere scritta in tedesco e la rinvia alla Corte di Appello di Torino.

Il tempo passa e il cavillo per eccellenza in questi processi - la prescrizione - si avvicina.

 

Qualche nota.

Sulla sentenza della Cassazione: Schmidheiny era proprietario di una fabbrica italiana, con dirigenti italiani, ha partecipato - come afferma Giuliana Busto, membro di AFEVA, il comitato che raccoglie i parenti delle vittime di Casale, e che avuto un fratello morto a 33 anni per mesotelioma -  a convegni svoltisi in italiano; che Schmidheiny conosca la nostra lingua lo afferma anche la Corte di Appello.

Vedremo se questa “cortesia” verrà applicata a tutti gli imputati di origine e lingua straniera o se è rivolta solo all’imprenditore miliardario.

Sul disastro ambientale colposo. La Cassazione lo considera “terminato” l’anno in cui la Eternit chiuse i battenti, cioè nel 1987, squagliandosela senza bonificare il sito, bonifica che avverrà con soldi pubblici. Profitto privato e costi pubblici.

Ma a Casale - dove ogni famiglia ha una vittima - si continua a morire ancora oggi, come ha denunciato in lacrime l’oncologa che vi lavora: “ogni settimana ho un nuovo caso di mesotelioma..”.

A questo proposito vogliamo ricordare Romana Blasotti, l’emblema della lotta degli abitanti di Casale, , morta pochi mesi fa senza giustizia: nel tempo perse il marito, la sorella, la figlia e due nipoti.

 

In sintesi: di rinvio in rinvio, di prescrizione in prescrizione ...una (IN)GIUSTIZIA di classe che calpesta per l’ennesima volta le tombe delle vittime del profitto e il dolore senza fine delle loro famiglie.

I padroni e il loro profitto non vanno toccati. Il capitalismo è impunità e morte.

 

 

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio