Morire di freddo ... e non solo (da Cortina a Taranto).
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- Scritto da Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Se a Crans-Montana il killer del profitto ad ogni costo (umano) è stato il fuoco, a Cortina d’Ampezzo (“la perla delle Dolomiti”) è stato il freddo micidiale e il super sfruttamento a causare la morte di un lavoratore.
Nella notte tra il 7 e l’8 gennaio è deceduto Piero Zantonini, di 55 anni. Veniva dalla lontana Brindisi. Era arrivato a Cortina in settembre per lavorare come vigilante nello stadio del ghiaccio, uno dei cantieri aperti per le prossime Olimpiadi della neve. Assunto da una cooperativa, il suo contratto di lavoro a termine sarebbe scaduto il 31 gennaio di quest’anno.
Condizioni di lavoro brutali (e da tempo se ne era lamentato con i colleghi e con la famiglia): turni di 12-14 ore, mancato riposo settimanale, giro del cantiere ogni due ore (passate in un gabbiotto con una stufetta elettrica come unica protezione dal freddo). La notte della sua morte le temperature oscillavano tra i -10 e i -16 gradi. Era da solo. E’ riuscito a chiamare un collega ma i soccorsi sono arrivati troppo tardi, per lui e per la sua famiglia che non lo vedrà tornare a casa. La notizia è uscita grazie alla denuncia della famiglia.
Il lavoro di costruzione dello stadio del ghiaccio è affidato al Consorzio SIMICO, un consorzio pubblico costituito da: Ministero dell’Economia, Ministero delle Infrastrutture, Regione Lombardia, Regione Veneto, Provincia di Bolzano, Provincia di Trento. Niente committenti “privati” quindi.
La società SIMICO si è affettata immediatamente, mentre esprimeva le condoglianze di rito alla famiglia, che Piero Zantonini NON era un loro dipendente. E ha “ragione”: l’art. 119 del codice 36/2023 che regola l’appalto dei lavori pubblici (e quindi permette l’appalto “a cascata” e libera dalla responsabilità l’appaltatore principale rispetto agli aspetti non economici dell’appalto, condizioni di lavoro e sicurezza compresa. In omaggio a quanto dichiarato dalla Meloni nel maggio del 2025 all’assemblea della Confindustria “Nessuno metterà i bastoni tra le ruote” a chi “produce” (leggi: i padroni).
Stesse parole, quella della SIMICO, utilizzate dall’amministratore delegato dell’ENEL riguardo alla strage di Suviana (7 morti annegati - ci piange il cuore ad usare queste parole perdonate le parole ma di questo si tratta - come topi a decine di metri sott’acqua).
E non è finita. Questa mattina nel settore Acciaierie 2 dell’ex ILVA di Taranto è morto un altro lavoratore, Claudio Salamida di 46 anni, che lascia moglie e un figlio piccolo. Per verificare alcune valvole dell’impianto, era salito da solo al 5° piano dove avrebbe dovuto esserci un pavimento grigliato ma c’erano, secondo i sindacati, solo delle pedane di legno, quando queste si sono spostate facendolo precipitare per alcuni metri. Domani si sciopera per 24 ore nella fabbrica.
Vengono in mente le chiacchiere dei soliti politici rispetto a Crans-Montana: “questo da noi non sarebbe mai successo”, vantando una presunta maggiore efficienza nella gestione della sicurezza.
Beh, è già successo: ieri le famiglie dei ragazzi di Corinaldo - la “nostra” Crans-Montana, dove sei giovani morirono bruciati nella discoteca Lanterna Azzurra l’8 dicembre 2018 - hanno scritto alla presidente del Consiglio “lo Stato ci ha lasciato soli”, sbugiardandoli.
Succede invece tutti i giorni che muoiano lavoratori, 1.500 all’anno, e sempre - alla fine - perché la sicurezza è l’ultima delle preoccupazioni dei padroni.
Non ne avete probabilmente sentito parlare ma in questi dodici giorni del nuovo anno sono già 17 le vittime del profitto sul lavoro.
Il capitalismo è sfruttamento e morte .... per tanti, per troppi.
Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio










