Amianto a Casale Monferrato: la crociata (con il Mossad) per salvare il boia.

 

 

 

La scorsa domenica 4 gennaio Report ha trasmesso un servizio sulla tragedia dell’amianto a Casale Monferrato dove - come ha denunciato un’oncologa della cittadina - ogni settimana continuano ad essere denunciati altri casi di mesotelioma pleurico, non più solo degli ex lavoratori della Eternit ma sempre più di semplici cittadini.

Tutte cose che conosciamo bene per averle dolorosamente vissute nella nostra carne.

L’aspetto nuovo, e interessante, del servizio riguardava però l’esistenza di una “rete di salvataggio” dell’imprenditore e miliardario svizzero Stephan Schmidheiny (2,3 miliardi il suo patrimonio), padrone della multinazionale Eternit, salvataggio gestito dal suo braccio destro Heinz Pauli, mentre si apriva il 1° processo in cui il magnate era indagato per omicidio colposo plurimo (quasi 400 morti solo a Casale) e disastro ambientale, in cui fu condannato a 18 anni, pena che la Cassazione annullò.

 

Documenti alla mano, Report ha documentato la rete di “protezione” messa su dal miliardario svizzero con la fattiva collaborazione ..... del Mossad, il servizio segreto dello stato genocida di Israele, con la collaborazione diretta e personale di Ehud Barak (mica un signor Nessuno, visto che Barak è stato primo ministro e ministro della Difesa di Israele).

 

(Nota per quelli che di questi tempi cianciano a ogni piè sospinto di “antisemitismo”: la famiglia di Schmidheiny, negli anni del nazismo, possedeva in Germania fabbriche dove lavoravano prigionieri di guerra ... strani amici, eh?!).

 

Vediamo i punti salienti emersi di questa rete di protezione.

. Offerta di riparare in Israele in caso di condanna del miliardario e di emissione di mandato di cattura internazionale;

. piano di lavoro da portare avanti nei “circoli romani” frequentati da imprenditori, politici, magistrati, giornalisti, agitando lo spettro di una fuga di capitali dal nostro paese e conseguente crisi economica;

. attivazione di un’agenzia (Report ha fatto nomi e cognomi) con l’incarico di spiare i magistrati del processo di Torino e persino le famiglie delle vittime;

. sostegno alle campagne degli ecologisti che denunciavano l’uso dell’amianto .... nelle carrozze ferroviarie per sviare l’attenzione;

. costruzione di società, organizzazioni e progetti “a difesa dell’ambiente” (tipo, come esempio, il “salvataggio” delle rane in Brasile!) per lavare l’immagine (sporca del sangue di migliaia di vittime) dell’imprenditore svizzero.

 

Non la facciamo tanto lunga. Entro il giugno di quest’anno a Cassazione dovrà decidere sulla condanna (a 9 anni... no comment... per omicidio volontario di 258 persone), altrimenti scatterà nuovamente quella prescrizione per cui era stata già esclusa la responsabilità di Schmidheiny per il disastro ambientale causato a Casale Monferrato.

 

Qui - e noi non siamo mai stati complottisti ma neppure “cecati” - vogliamo ricordare le testuali obbrobriose parole del procuratore generale della Cassazione nel 1° processo:

“Tra il diritto e la giustizia, il giudice deve scegliere il diritto”.

La Cassazione l’ha fatto, uccidendo di fatto per la seconda volte i morti del profitto di Casale.

 

I padroni e il loro profitto non vanno toccati. SI CHIAMA “GIUSTIZIA DI CLASSE”.

Il capitalismo è morte.