Passione sportiva, coscienza sociale e antifascismo allo stadio.

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L’impegno civile dei tifosi che “resistono” si manifesta anche in curva. Se fanno notizia gli episodi di razzismo e le esibizioni delle destre estreme, esiste però una fetta di supporter che rifiuta di consegnare a saluti romani, croci celtiche e slogan discriminatori uno sport popolare e amato da milioni di persone come quello del pallone.

Una tifoseria nera che talvolta riesce a uscire indenne nonostante la gravità delle proprie “esternazioni”. Sorprendente, per esempio, l’assoluzione degli otto tifosi veronesi che si erano presentati allo stadio in occasione della gara Bologna-Hellas Verona del 19 gennaio 2020 con cappelli raffiguranti la sagoma stilizzata di Hitler ma erano stati poi assolti nel processo di tre anni dopo perché per il giudice il reato non sussisteva. Uno spazio, quello della curva, che riflette quello che avviene in una società in evoluzione. E se oggi prevale l’antipolitica o il populismo di estrema destra anche quello spazio ne risente. Si vedano le virate a destra di alcune tifoserie un tempo collocate a sinistra.

Oggi, comunque, l’immagine del tifoso di curva apolitico e incline alla dedizione assoluta verso la propria squadra o nei restanti casi neofascista o neonazista con tutte le manifestazioni più evidenti del caso è contraddetta dalle posizioni di una fetta di sostenitori, mossa non esclusivamente dal sostegno “fideista” alla propria squadra.

E di certo non disposta a piegarsi all’ideologia prevalente di dominio e sopraffazione incarnata dall’estrema destra che sembra peraltro adattarsi alla perfezione alla logica di supremazia presente nello scontro calcistico.

Sostenitori attenti alla difesa dei valori democratici, alle questioni internazionali, alle tematiche sociali, ai diritti e in taluni casi schierata apertamente a sinistra. Per esempio quelli coagulatesi attorno al progetto Fronte di Resistenza Ultras fondato nel 2014 da tifosi di Livorno, Ancona e Ternana con la partecipazione di sostenitori di altre squadre quali Bologna, Cosenza, Venezia, Casertana, Crotone, Perugia e Genoa.

La passione per il calcio da parte di molti sostenitori è stata accompagnata negli ultimi anni, come nei casi che passeremo in rassegna, da precise prese di posizione contro discriminazioni e ingiustizie. Non necessariamente legate a un’appartenenza politica. Talune iniziative potremmo infatti definirle “trasversali”. La carrellata (di certo non esaustiva) inizia, data la giustificata reazione di fronte alle citate esibizioni di stampo neofascista sugli spalti, da alcuni momenti in cui i sostenitori delle curve hanno manifestato la loro vicinanza agli ideali sorti con la Liberazione del 1945.

 

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Spagna, luglio 1937, fronte di Brunete, combattenti delle Brigate internazionali. Da sinistra: Richard, Morelli, Ilio Barontini, Mallozzi, Marvin, Braccialarghe

 

In occasione della partita tra il Livorno (squadra nobile decaduta in serie D che fino a qualche anno prima calcava i campi della serie maggiore) e la squadra Mobilieri Ponsacco del 21 gennaio 2024 (data non inosservata perché nello stesso giorno del 1921 nasceva a Livorno il Partito Comunista Italiano) veniva calata in curva l’effige di Ilio “Dario” Barontini morto il 22 gennaio del 1951, primo segretario della Federazione comunista della città toscana, combattente a fianco del popolo abissino durante l’invasione fascista in Etiopia e della Repubblica popolare spagnola durante la guerra civile, partigiano della Brigata Garibaldi durante la Resistenza italiana. Sui lati dell’immagine di Barontini veniva significativamente citata una strofa tratta dalla celebre canzone “Per i morti di Reggio Emilia” di Fausto Amodei:Sangue del nostro sangue, nervi dei nostri nervi”.

 

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Rappresentativo l’atteggiamento dei tifosi livornesi nei confronti dell’appartenenza calcistica era lo striscione esposto in altro sulle gradinate “Livorno è la mia vita non solo alla partita”. Come ha scritto in un articolo del 2024 Valerio Poli di Sport People «…si può star qui a discutere sull’opportunità di esporsi in maniera netta ed inequivocabile su alcuni temi e si può discutere se ed in quale maniera sia lecito introdurre l’aspetto politico in un contesto come quello sportivo, ma tant’è: a dispetto di chi ha scelto una ortodossia prettamente ultras che esclude in tronco la politica, fa ancora da contraltare chi invece pensa e agisce secondo la convinzione che tutto sia politica ed anche esprimere un certo antagonismo sugli spalti sia in tal senso ancora necessario e nient’affatto anacronistico…».

 

Da bottegadelbarbieri - Parte I