Gli interessi cinesi in Afghanistan-Pakistan

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17 settembre 2021

 

la fuga degli americani dall'afghanistan per la cina non è solo  un'opportunita' economica, ma.. - Cronache

 

La presenza militare Usa non ha impedito l’espansione degli investimenti e dei rapporti commerciali tra Cina e Afghanistan. La Cina, non essendo direttamente coinvolta nella ventennale guerra afghana, si è sempre proposta come sponsor della stabilità in Afghanistan, aprendo una diretta collaborazione con il governo e concentrando la propria azione nel settore economico con numerosi contratti per la costruzione di strade e diritti di sfruttamento di giacimenti minerari.

Visto che il territorio afghano è ricco di risorse energetiche e giacimenti di ferro, rame, cobalto, oro, niobio e litio, interesse della Repubblica Popolare Cinese è dunque quello di inserirsi nello scenario afghano, finanziando piani di sviluppo anche in ambito agricolo e infrastrutturale. E ben prima della smobilitazione Usa, Kabul è stata investita da parte di Pechino del ruolo attore economico primario, titolo che Pechino ha tutte le intenzioni di confermare.

Gli investimenti miliardari cinesi in Afghanistan dimostrano questa scelta strategica.

Dal 2015, la RPC ha aperto un canale di dialogo e negoziazione con i Talebani, spianando la strada ad un accordo tra Pechino e Kabul che è interesse di entrambe le parti mantenere e consolidare. E sempre dal 2015 Il gigante minerario statale cinese Metallurgical Corporation of China ha acquisito i diritti di estrazione sul grande deposito di rame di Mes Aynak, mentre la National Petroleum Corporation si è occupata di esplorazioni dei giacimenti petroliferi. Nel 2016 è stato siglato un Memorandum di Intesa con il governo afghano che prevede l’elargizione di fondi per 100 milioni di dollari. La Cina ha mostrato anche forte interesse per la decisione di Kabul di espandere la propria rete ferroviaria, al momento praticamente inesistente. Tutto dovrebbe portare ad un miglioramento infrastrutturale per cui varie imprese cinesi si stanno occupando di progetti estrattivi nelle aree rurali, ma anche della costruzione di nuove strade.

Visto che il disegno cinese è principalmente diretto a lanciare collegamenti euroasiatici, e l’Afghanistan rappresenta una porta di accesso ai mercati delle Repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale, l’intento di Pechino è proprio di includere l’Afghanistan nei progetti infrastrutturali della Nuova Via della Seta. Nello specifico il progetto BRI punta a collegare la regione autonoma dello Xinjiang con l’Afghanistan tramite il corridoio di Wakhan. la Nuova Via della Seta è dunque pronta ad accogliere anche l’Afghanistan e senz’altro gli interessi di Pechino passeranno per Kabul, benché l’iniziativa sia vista con contrarietà da Washington, che denuncia gli investimenti cinesi come un tentativo di espandere l’ egemonia a livello globale.

Tuttavia a Pechino interessa prioritariamente, tutelando la propria convenienza,  che Kabul non diventi un campo d’addestramento di militanti del Turkestan orientale e di movimenti indipendentisti che possano mettere a rischio la stabilità della regione autonoma dello Xinjiang. Stabilizzazione, sicurezza e pacificazione dell’Afghanistan possono essere perseguite solo con decise azioni contro il terrorismo dell’Isis Khorasan che minaccia l’intera area, e rappresentano le condizioni fondamentali minime per una partnership più consistente da parte di Pechino. l’Afghanistan – prima la Repubblica e poi l’Emirato talebano – si è dimostrato e si sta dimostrando ben disposto nei confronti dell’aiuto economico cinese.

I rapporti tra Cina, Afghanistan e Pakistan sono inevitabilmente condizionati dalla presenza statunitense. Fin dell’annuncio (2017) della nuova strategia USA nella regione, il presidente Trump aveva esortato il Pakistan a non dare rifugio ai terroristi e ad impegnarsi maggiormente nel contrastare i militanti jahedisti. Il governo pakistano, da parte sua, afferma di essersi distinto nella lotta contro il terrorismo, affrontando costi enormi di vite e denaro. Le relazioni sono  peggiorate con l’inizio del 2018 quando il presidente Trump si è scagliato contro il Pakistan, accusandolo di prendersi gioco di Washington e annunciando la sospensione degli aiuti.

Se i rapporti Usa-Pakistan procedono tra frequenti accuse reciproche e sospensioni, si deve tener conto degli interessi cinesi. Gli investimenti cinesi in Pakistan hanno siglato negli anni contratti per un valore di circa 20 miliardi di dollari. Sul fronte della sicurezza Islamabad conta sulla Cina non solo per l’ammodernamento dell’apparato di difesa, ma anche per sostenere lo sviluppo delle infrastrutture e la cooperazione nelle questioni regionali di reciproco interesse. In realtà la situazione della sicurezza in Pakistan sta progressivamente diventando sempre più difficile per i cinesi impegnati nell’ infrastruttura che costituisce parte vitale della Belt and Road, ovvero il China-Pakistan Economic Corridor (Cpec), immaginato a metà 2013 e lanciato nell’aprile 2015.

Il Corridoio economico rappresenta per Cina e Pakistan un investimento di strategica importanza, con vantaggi logistici reciproci per il dimezzamento delle distanze (solo 3000 km. via terra) tra Xinjiang cinese e sbocco al Mare Arabico nel porto pakistano di Gwadar, destinato a diventare, nelle aspettative cinesi, il secondo hub commerciale dopo Hong Kong. Sarebbe la prima diramazione marittima della Belt and Road per importazione di idrocarburi dal Medio Oriente in Cina. I vantaggi per il Pakistan consisterebbero in un sensibile miglioramento del sistema energetico e di trasporto del Paese, oltre che una spinta per relazioni economiche con le Repubbliche dell’Asia centrale. Il corridoio Cina-Pakistan segna una nuova epoca di legami economici, relazioni bilaterali e decollo dell’industrializzazione del Pakistan. Infatti, grazie agli investimenti cinesi, le casse statali pakistane sono state rifornite di valuta  e, limitando i cali di corrente che affliggono il paese, si è realizzata una maggiore efficienza delle centrali elettriche.

Tuttavia ciò rischia di aggravare le tensioni politiche interne e generare nuovi contrasti con l’alleato Usa e con l’India, preoccupati entrambi che il Corridoio Cpec subordini tutta l’area agli interessi cinesi.

Tali preoccupazioni investono anche il versante terrorismo, poiché vi è interessata la regione del Baluchistan, tagliata in due dal confine con l’Iran ed estesa in Afghanistan. Si tratta della più vasta e meno sviluppata delle regioni pakistane, dove il 70% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta e dove il governo non ha ancora attuato politiche efficaci per contrastare l’esclusione economica. Vi opera il Baloch Liberation Army (Bla) nato nel 2000, il più grande nella già vasta galassia dei movimenti indipendentisti locali, da cui provengono spinte separatiste e jihadiste con un pesante tributo di sangue, sia per l’Iran, sia per il Pakistan, sia per l’Afghanistan. La resistenza baluca occupa aree tribali vicine a zone estrattive e allo strategico porto di Gwadar sul Mare Arabico.

In tale contesto Washington ha messo in atto una politica di sostegno all’espansione indiana a livello regionale, al fine di competere con la Cina e contenerne l’espansione verso l’Asia centrale e l’influenza nelle ex-repubbliche sovietiche. La Cina invece, preoccupata dalle tre minacce (terrorismo, estremismo e separatismo) e dal separatismo musulmano dello Xinjiang, è ormai da tempo impegnata in regolari esercitazioni anti-terrorismo con il Pakistan. Il sostegno cinese a Islamabad è ormai un fatto, così come il tempismo di Pechino nel soccorrere la politica di Islamabad in ambito sicurezza e lotta al terrorismo. In realtà la Cina è il paese amico più vicino al Pakistan e il sostegno cinese in equipaggiamenti militari e in tecnologia nucleare non è trascurabile. Pechino desidera un Pakistan affrancato dalla dipendenza dagli Stati Uniti e dal Fondo monetario internazionale, poiché rappresenta una porta aperta al mondo musulmano e una possibilità di attingere a risorse energetiche in competizione con l’India.

 Sul fronte afghano le cose sono altrettanto evidenti: Pechino con molto realismo intende sostenere una pacifica ricostruzione, in stretta collaborazione con il nuovo governo nella lotta contro terrorismo, estremismo religioso, traffico di droga, come a suo tempo stabilito dai principi fondanti  della Shanghai Cooperation Organization.

 

*Maria Morigi, Prof.ssa e studiosa della Cina è membro del Comitato Scientifico del CIVG