Vaccinicidio: una sineddoche
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- Scritto da Falco Accame
I casi di malattie attribuibili a vaccinazioni sono una parte di un tutto molto più ampio. Ci riferiamo ai circa 4000 casi segnalati alla Commissione d’Inchiesta del Senato, dal Col. Roberto Biselli nella sua audizione, o ai 2536 casi NOMINATIVI, segnalati nel 2007 alla Commissione d’Inchiesta, siano dovuti solo ai vaccini è del tutto errato.
E ciò sotto due aspetti: da una parte l’esistenza di vaccini che hanno lasciato sospetti in fatto di affidabilità (vedi ad esempio il Neotyf che è stato ritirato dal commercio), e dall’altra, sotto l’aspetto delle modalità di somministrazione dei vaccini stessi. In sostanza dosi eccessive scriteriatamente adottate.
Se si ammettesse che tutte le malattie sono addebitabili ad errori della Sanità Militare, probabilmente sarebbe necessario imbarcare su un piroscafo la Sanità tutta intera e inviarla per un periodo di lavori forzati alla Cayenna.
Forse con un poco di non ingiustificata malizia, possiamo pensare che la figura retorica evocata della sineddoche possa costituire uno stratagemma per nascondere la realtà della situazione. Le figure retoriche, infatti, possono essere pensate come delle mosse strategiche per depistare colui al quale sono destinate. In strategia, per esempio (e ce lo hanno insegnato i 36 stratagemmi cinesi di 3 mila anni fa) può essere utile far passare un plotone per un reggimento al fine di indurre in errore l’avversario, oppure far passare un reggimento per un plotone al fine di spaventare l’avversario. In questo senso il far passare la parte (casi di malattia verificatisi per vaccini) per il tutto (casi complessivi di malattia) può costituire un depistaggio “strategico”. Del resto, come da tempo si sa, c’è chi ritiene che il linguaggio serva sostanzialmente per ingannare.
Una riflessione di questo tipo non può essere evitata quando si addebita ai vaccini la causa di tutti i mali.
Falco Accame
La vedova di Gheddafi chiede un'indagine approfondita sul suo assassinio
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- Scritto da Voice of Russia
21 ottobre 2013

" Nella memoria dell’aggressione della NATO contro il mio paese, che ha portato la Libia nel caos, e nel ricordo di mio marito, che io ritengo essere un martire, del mio caro figlio e delle persone che erano con loro, il 20 ottobre 2011, quando le forze aeree della NATO bombardarono il convoglio del leader libico; e poi i loro corpi feriti furono massacrati da un gruppo di persone che non posso chiamare in nessun altro modo, se non criminali….
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La disinformazione e la formazione del consenso attraverso i media
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- Scritto da CIVG
E' uscito il primo volume della trilogia sulla Disinformazione di Paolo Borgognone con la prefazione di Giulietto Chiesa.
Dalla Prefazione di G. Chiesa
Il mainstream peggiora a vista d’occhio. E, tanto più peggiora, tanto meglio si vede in filigrana quando mente (anche se non è facile, di primo acchito, vedere quanto mente). Peggiora ma non pare destinato, per il momento, a passare a miglior vita. Infatti viene sostenuto da possenti iniezioni di morfina, che lo rendono , se non più sano, quanto meno abbastanza arzillo. Io, da modesto cronista, l’ho seguito con grande attenzione nelle sue circonvoluzioni: dalla narrazione che imbastì a proposito della fine dell’Unione Sovietica, all’esaltazione della figura di Boris Eltsin, dipinto a tinte pastello come il primo presidente democratico della nuova Russia, mentre era soltanto un Quisling ubriacone che la Russia la svendette, privatizzandola, tutta intera, con la modica spesa di 10 miliardi di dollari (sottolineo, dieci miliardi di dollari).
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Le Chiese d'Oriente e il 'regime' siriano - il libro di Enrico Vigna
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- Scritto da Enrico Vigna
Tanto si è parlato di Siria, in tutti i modi e secondo diversi punti di vista, ma mi domando quante volte si è ascoltata la voce del Paese in sé. Con ciò non voglio farmi portavoce del mio Paese, solo aggiungere in questo fiume di parole, sensate o meno, anche la mia. Il mio essere siriano, la mia storia siriana, il mio vissuto siriano dicono che la Siria non è un progetto di pace e di democrazia per tutto il Medio Oriente, semmai è già e da tempo modello di tutto ciò! … Il modello siriano da sempre garantisce la possibilità di una società armonicamente bilanciata tra culture, religioni ed etnie, in ogni campo, dalla politica alle arti più semplici. In tutto il mio vissuto non ricordo di alcuna discriminazione…
Tutto ciò non dice che la Siria sia un Paese perfetto, sono ben consapevole che la perfezione non appartiene a questo mondo, posso però affermare che la società siriana, tra tutte quelle della regione circostante è quella in cui si vive meglio tale integrazione, e i cittadini ne hanno consapevolezza. Anche i visitatori ne traggono la medesima impressione. Perché si tratta di un popolo colto e pacifico che ha sulle spalle una esperienza quasi millenaria di vita…
…I fermenti di guerra e di cosiddetta rivoluzione giunti in Siria non sono germinati tra i siriani, si tratta di interventi esterni. Certo, il Paese non è il migliore dei mondi possibili, necessita come tutti di continui cambiamenti, migliorie, ulteriori sviluppi, diversi restauri, ma tutto ciò non è causa e madre di tale malcontento. A mio avviso non si deve parlare più di ‘Primavera araba’, ma iniziare a parlare di ‘Primavera europea’, il mondo Occidentale, prima di operare un qualsiasi intervento, che sia a livello internazionale imponendo sanzioni o di invio di armi o soldi per le diverse fazioni, dovrebbe preoccuparsi di capire bene i problemi che intende risolvere a priori. E in merito alle sanzioni, dovrebbe avere ben chiaro che non si rovescia una compagine politica affamando il popolo e lasciando negli agi la classe reggente. In questo modo si favorisce il rafforzamento dell’opposizione che pagando può comprare il popolo che in qualche modo deve pur mangiare...
…Il mio auspicio è che l’Occidente sappia far discernimento tra le verità e le falsità legate alla questione siriana, e magari riesca ad essere fedele a quanto detto e richiesto da Kofi Annan, senza dover mettere la questione siriana sotto il regime del Capitolo VII1 dello Statuto dell’ ONU In secondo luogo, poi, l’Occidente deve iniziare a concentrarsi maggiormente su se stesso, risolvendo i problemi ad esso interni e lasciando che queste civiltà si autodeterminino e solo così, Oriente e Occidente potranno formare un mondo più equilibrato.Soprattutto deve comprendere che non può imporre un modus vivendi che non ci è consono e il più delle volte il suo intervento genera solo morte e distruzione...

Dalla Prefazione di Padre Haddad
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Alleva: "Con la Consulta la Costituzione rientra nei luoghi di lavoro. Antisindacale chi esclude"
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- Scritto da CUB
Piergiovanni Alleva, giuslavorista, già responsabile giuridico della Cgil e uno degli avvocati del pool che difende la Fiom durante le vertenze, è felicissimo dopo la decisione della Consulta che ha dichiarato incostituzionale l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, nella parte che consente la rappresentanza sindacale aziendale (Rsa) ai soli sindacati firmatari del contratto applicato nell'unità produttiva.
La decisione, che certamente è anche un successo di Alleva come degli altri legali impegnati in quella sede, è stata adottata nell'ambito del ricorso della Fiom, esclusa dalla Rsa, contro la Fiat.
“Si tratta di una sentenza di svolta - dice il giurista - che la fa finita in sostanza con i contratti separati. Perché i contratti separati non servono soltanto a far passare i bidoni contrattuali ma, dopo l’elezione di Marchionne, servivano fondamentalmente a buttare fuori i sindacati antagonisti. Che poteva essere appunto la Fiom, potevano essere i Cub (Comitati unitari di base) e potevano essere anche altri.
Primo maggio a Cuba
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- Scritto da Andrea Galileo
IL POPOLO CUBANO SI RIVERSA PER LE STRADE IN MASSA PER TESTIMONIARE IL PROPRIO APPOGGIO ALLA RIVOLUZIONE CHE DURA DA PIU’ DI MEZZO SECOLO…
E CHE DISGRAZIATAMENTE PER L’IMPERO, GODE DI OTTIMA SALUTE.
VIDEO - http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=09NstqUGc0U#!

LA HABANA - La sfilata per il Primo Maggio in Piazza della Rivoluzione José Martí, presieduta dal Generale d’Esercito Raúl Castro, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, è stata una manifestazione popolare di massa che ha reso uno speciale omaggio all’eterno Comandante Presidente Hugo Chávez Frías. Lo stesso omaggio è stato reso da milioni di lavoratori e da tutto il popolo nelle altre sfilate per il Giorno Internazionale dei Lavoratori, che si sono svolte in decine di località dell’Isola.
Cinque Eroi - Martedì 30 aprile 2013
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- Scritto da CIVG
Il CIVG - Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia nel ricordare i cinque agenti antiterroristi che hanno sacrificato la loro libertà per salvare cittadini cubani e stranieri dal terrorismo presenta:
Martedì 30 aprile 2013 ore 20,45
CINQUE EROI
Dalla verità alla libertà
A cura di Andrea Galileo e Flavio Rossi - Edizioni LA CITTA' DEL SOLE
ne discutono: gli autori Andrea Galileo e Flavio Rossi e Paolo Borgognone del CIVG.
Modera Marco Gambaudo.
Introduce la serata Roberto Musso.
Presso la bibliolibreria della CASA del POPOLO
via Brofferio 129 – Asti
o, in caso di grossa affluenza, nel salone del risto-bar.
Kosovo Metohija NOTIZIE 1 - Luglio 2007
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- Scritto da Enrico Vigna
La vera storia della pulizia etnica in Kosovo


Ultime Notizie:
15 giugno 2007
La Serbia non negozierà sull’indipendenza della sua provincia
Belgrado. Il presidente del Governo della Repubblica di Serbia Vojislav Kostunica ha parlato oggi con il ministro degli Esteri dell’Italia Massimo D’Alema.
In quest’occasione D’Alema ha proposto che continuino i negoziati tra Belgrado e Pristina sul futuro status del Kosovo e Metohija, che sarebbero limitati nel senso del tempo e che avrebbero come obiettivo finale che il Kosovo e Metohija diventi uno Stato indipendente.
Il presidente del Governo di Serbia ha rifiutato la proposta che il nuovo processo di negoziati sia in qualsiasi modo condizionato con l’accettazione dell’indipendenza del Kosovo e Metohija.
Kostunica ha sottolineato che la Serbia non negozierà sull’indipendenza della sua provincia perché ogni forma dell’indipendenza rappresenterebbe la più grave violazione della Carta dell'ONU, della Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell’ONU e della Costituzione della Repubblica di Serbia.
Il presidente del Governo ha sottolineato che la Serbia ha promosso un’iniziativa completamente diversa per i nuovi negoziati e che in quel modo ha espresso chiara disposizione per partecipare in modo costruttivo nella ricerca della soluzione di compromesso, che sarebbe basata sul rispetto della sovranità e integrità territoriale della Serbia.
Da Agenzia Governo Serbia
15.6.2007
La Russia si sente osteggiata sul tema del Kosovo
Questo ha dichiarato ieri il ministro russo degli Esteri, S. Lavrov.
Il Gruppo di Contatto per il Kosovo ha tenuto una riunione in assenza della Russia, che Lavrov ha qualificato come “ un tentativo di osteggiare la posizione di Mosca, la quale ritiene necessario applicare uno standard unico basato sul Diritto Internazionale”. “ Ribadiamo tutto questo alla coscienza di coloro che hanno partecipato a quell’incontro”, ha osservato il cancelliere russo alla conferenza stampa che ha tenuto dopo l’incontro con il primo ministro e il titolare degli Esteri della Svezia. La Russia difende la necessità di trovare una soluzione accettabile sia per Pristina che per Belgrado e che mantenga l’integrità territoriale della Serbia. Parallelamente Stati Uniti e Unione Europea promuovono nel Consiglio di Sicurezza il progetto di una risoluzione che prevede l’indipendenza del Kosovo.
Una decisione che non si sostiene con l’accordo di entrambe le parti provocherà instabilità e grandi rischi per i Balcani e altre aree.
Da Novosti Russia
15.6.2007
Il premier della Serbia Vojislav Kostunica ha scartato la possibilità che la Serbia partecipi ai negoziati sul futuro status del Kosovo che sottintenderebbero l'indipendenza, come una soluzione predeterminata per lo status regionale. Parlando della dichiarazione del diplomatico americano Fank Wisner, Kostunica ha fatto sapere che i negoziati di cui esodo è già noto, in realtà non sono veri negoziati. Lui ha ripetuto che questa è la ragione per cui ha rifiutato la proposta anche nel colloquio di oggi con il ministro italiano degli esteri, Massimo D'Alema. Kostunica ha rilevato che la Serbia desidera discutere su una soluzione di compromesso, che sarebbe nell'ambito della Carta dell'ONU e della Risoluzione 1244. L'inviato americano per il Kosovo Frank Wisner ha ammesso, durante la visita a Pristina, la possibilità di continuare i negoziati fra i serbi e gli albanesi kosovari, rilevando con questo un altro rinvio nella risoluzione della questione sullo status regionale, evidenziando che è importante raggiungere l'indipendenza attraverso la risoluzione del Consiglio di sicurezza.
15.6.2007
Per la stabilità nei Balcani è importante assicurare la stabilità in Kosovo attraverso una soluzione mantenibile e funzionale, che si baserà sulla risoluzione dell'ONU, e di cui approvazione non deve essere limitata nel tempo, ha dichiarato il capo della diplomazia greca Dora Bakoiani. Alla tavola rotonda "I Balcani come fonte di sicurezza e stabilità in Europa" ad Atene, lei ha rilevato che la questione del Kosovo e l'acceleramento di riforme interne nei paesi regionali, sono le due questioni chiave per la stabilità dei Balcani. La Bakoiani ha salutato il proseguimento delle trattative fra la Serbia e l'Unione europea, ed ha evidenziato che l'acceleramento delle riforme interne nei paesi regionali è importante, affinché possa essere raggiunta la stabilità delle istituzioni democratiche. Al raduno ad Atene hanno partecipato i rappresentanti dei paesi regionali, della Svizzera e degli Stati Uniti, nonché i funzionari del Consiglio d'Europa, dell'OSCE e dell'ONU.
14.06.2007
Secondo Romano Prodi l’indipendenza del Kosovo è “ineluttabile”. Prodi considera che “l’indipendenza del Kosovo si è trasformato in un irrimandabile debito verso tutte le decisioni che hanno preso gli occidentali e anche la Russia”. Per questa ragione ritiene, come il mediatore finlandese M. Athisaari, così come l’UE e gli Stati Uniti, che questa sia la “ miglior soluzione possibile nella situazione attuale”. Parallelamente Prodi riconosce che “ la Serbia paga un prezzo molto alto ma dovuto agli errori della sua storia passata” e, per questo, è giusto dargli una “ prospettiva di adesione futura all’Unione Europea”. “ Occorre continuare ad aiutare la Serbia con una politica di solidarietà e investimenti, perché la transizione verso la democrazia di questo paese è stata veramente dolorosa, difficile, terribile, però necessaria”, secondo il capo del governo italiano ed ex presidente della Commissione Europea. Con una politica della mano tesa, “ cooperativa e amichevole”, sarà anche più facile ottenere l’arresto dei criminali di guerra serbi richiesti dal Tribunale penale Internazionale dell’Aja, secondo Prodi.
Dal giornale La Croix, Francia
14.6.2007
La proclamazione unilaterale dell'indipendenza del Kosovo potrebbe portare alla destabilizzazione nei Balcani, ha dichiarato a Sofia il vice ministro bulgaro degli esteri, Ljubomir Kjucukov. Alla conferenza stampa sulle nuove sfide per la sicurezza internazionale, lui ha valutato che un passo del genere porterebbe ad una difficile sfida politica non solo per la Bulgaria e per i paesi regionali, ma anche per l'Unione europea e per la comunità internazionale in genere. Kjucukov ha rilevato che la proclamazione unilaterale dell'indipendenza del Kosovo sarebbe il meno favorevole scenario, ed ha aggiunto che la Bulgaria si aspetta una decisione giusta e legittima in modo internazionale, attraverso la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU basata sul piano di Ahtisaari.
14.6.2007
Il premier della Serbia Vojislav Kostunica ha dichiarato che Belgrado ha il diritto legittimo di chiedere al Consiglio di sicurezza dell'ONU di fermare la modifica forzata dei confini della Serbia, evidenziando che una soluzione di compromesso per il Kosovo può essere trovata attraverso nuovi negoziati, e che la Serbia ha delle idee concrete per il loro rinnovamento. La regione di Kosovo e Metochia non può ricevere l'indipendenza, perché la Serbia, in conformità alla Carta dell'ONU e a tutte le norme e tutti i documenti in vigore, sui quali si basa l'ordinamento internazionale, ha il pieno e legittimo diritto di chiedere al Consiglio di sicurezza di fermare la modifica forzata dei suoi confini statali, ha evidenziato Kostunica per l'agenzia Tanjug. Lui ha ricordato che la Serbia ha ricevuto il supporto dalla Russia per le sue richieste principiali che nel Consiglio di sicurezza venga fermata ogni risoluzione con la quale alla Serbia verrebbe sottratto il 15% del territorio. Quando quelli che appoggiano l'indipendenza del Kosovo capiranno che il piano dell'inviato dell'ONU Martti Ahtisaari è definitivamente fallito e che non sarà mai approvato nel Consiglio di sicurezza, allora sarà aperto lo spazio per il proseguimento dei negoziati allo scopo di trovare una soluzione di compromesso, ha rilevato Kostunica. Secondo lui, in questo senso la Serbia ha esposto delle idee concrete che potrebbero essere utili per il rinnovamento del processo negoziante.
12 giugno 2007
La chiave per risolvere lo status del Kosovo e Metohija è nel rispetto del diritto internazionale e della Carta dell'ONU
Belgrado. Il presidente del Governo della Repubblica di Serbia Vojislav Kostunica ha dichiarato oggi che gli Stati Uniti hanno una grande forza a loro disposizione, ma la chiave per la soluzione della questione del Kosovo e Metohija non sta nella forza, ma nel rispetto del diritto internazionale e della Carta dell'ONU.
Nella dichiarazione per l’agenzia Beta Kostunica ha detto che ogni tentativo di dichiarare con la politica di forza e con violenza legale l’indipendenza unilaterale del Kosovo e Metohija è condannato a fallimento.
Questo non si potrebbe rimediare con l’offerta americana dal livello più alto che il Kosovo e Metohija ottenga l’indipendenza, e che la Serbia sia premiata con l’adesione alla NATO, ha detto il presidente del Governo di Serbia.
Secondo le sue parole, la Serbia rifiuta ogni tipo di questi negoziati e ogni idea che potrebbe barattare e vendere il suo territorio.
Da quando esiste l’ordine internazionale basato sulla Carta dell'ONU nessuno ha mai avuto l’idea di usurpare da un Paese sovrano e membro dell’ONU un’importante parte del suo territorio in cambio a un presupposto chiaro futuro. Per la Serbia ogni simile proposta era e sarà assolutamente inaccettabile, ha ammonito Kostunica.
12 giugno 2007
La decisione unilaterale sul futuro status del Kosovo e Metohija sarebbe destabilizzante per la regione
Belgrado. Il ministro degli Esteri nel Governo della Repubblica di Serbia Vuk Jeremic ha dichiarato che qualsiasi “atto unilaterale” nella soluzione del futuro status del Kosovo e Metohija sarebbe drammaticamente destabilizzante per la situazione nella regione.
Nell’intervista per la televisione dell’agenzia Reuters della Gran Bretagna Jeremic ha detto che Belgrado ufficiale perciò dovrà insistere che tutto quello che succederà in quel senso sia sanzionato dal Consiglio di sicurezza dell’ONU.
Qualsiasi atto che andrebbe oltre l’ONU sarebbe di carattere unilaterale e praticamente ridotto a una flagrante violazione dell’ordine internazionale, prescritto nei documenti come la Carta dell'ONU e l’Atto finale di Helsinki, ha detto Jeremic. Lui ha stimato che in questo momento non ci sono possibilità che si voti nel Consiglio di sicurezza a favore di una risoluzione che appoggerebbe il piano dell’inviato speciale Martti Ahtisaari che apre la strada a qualsiasi forma dell’indipendenza del Kosovo e Metohija.
Alla domanda se la posizione di Mosca “impedisce” l’indipendenza del Kosovo e Metohija, Jeremic ha risposto che la posizione della Russia, come membro permanente del Consiglio di sicurezza, è tale da implicare il diritto di veto perché la risoluzione che è attualmente nel processo in questo consiglio non ha appoggio di Mosca ufficiale.
Secondo le sue parole, l’appoggio all’indipendenza del Kosovo e Metohija da parte del presidente degli USA George Bush, espressa durante la sua visita a Tirana, non è una novità.
L’amministrazione americana ha preso questa posizione qualche tempo fa e il presidente Bush è solo l’ultimo nella serie, in questo caso il più alto funzionario dell’amministrazione, che esprime questa posizione, ha detto Jeremic. Jeremic ha sottolineato anche in quest’occasione che per la Serbia ogni indipendenza del Kosovo e Metohija sarebbe inaccettabile e ha aggiunto che Belgrado si impegna per il proseguimento dei negoziati che porterebbero a una soluzione di compromesso.
La Serbia non può rinunciare alla sovranità sul Kosovo e Metohija, e non può rinunciare neanche al suo futuro europeo, insisteremo su ambedue le cose con uguale perseveranza, ha sottolineato Jeremic.
Egli ha sottolineato che per la Serbia sarebbe “nullo” ogni atto unilaterale della dichiarazione dell’indipendenza del Kosovo e Metohija o del riconoscimento dell’indipendenza della provincia.
Il Kosovo e Metohija è la parte integrante della Serbia e questa è la nostra posizione che non sarà sottoposta a nessuna revisione o cambiamento, ha detto il ministro e ha concluso che ogni atto di riconoscimento e ogni atto unilaterale della dichiarazione dell’indipendenza del Kosovo e Metohija per Belgrado sarebbe assolutamente nullo.
12 giugno 2007
La Serbia pronta a cancellare l’eventuale decisione sulla dichiarazione dell’indipendenza del Kosovo e Metohija
Belgrado. Il ministro per il Kosovo e Metohija nel Governo della Repubblica di Serbia Slobodan Samardzic ha dichiarato oggi che la Serbia cancellerebbe subito l’eventuale decisione degli albanesi del Kosovo sulla dichiarazione dell’indipendenza della provincia meridionale serba.
Nell’intervista per l’agenzia Beta Samardzic ha sottolineato che questo è qualcosa che lo Stato deve preparare perché la minaccia esiste, e ha stimato che bisogna dire a quelli che vogliono farlo, cioè alle istituzioni di Pristina e ai Paesi che riconoscerebbero l’indipendenza, che la posizione della Serbia è già nota.
Secondo le sue parole, tale decisione del Governo di Serbia è un atto statale ordinario, e lo Stato ha il pieno diritto di cancellare quell’atto perché un’eventuale dichiarazione dell’indipendenza avrebbe luogo nel territorio della Serbia, che è internazionalmente riconosciuta e sovrana.
Dietro tale decisione sta tutto il Governo di Serbia e tutti gli organi statali, ha detto il ministro e ha sottolineato che la Serbia nei negoziati sul Kosovo e Metohija difende i suoi interessi statali e il suo diritto a ricorrere al diritto internazionale.
Per noi è importante che ci presentiamo invitando gli altri partecipanti al processo di difendere anche il loro diritto e il diritto internazionale. Noi ammoniamo contro un pericolosissimo caso senza precedenti, contro il pericolo della violazione a grandi dimensioni del diritto fondamentale degli Stati e popoli, dove l’intero complesso del sistema giuridico internazionale crollerebbe per l’effetto domino, e le conseguenze sarebbero terribili, ha ammonito Samardzic.
Il ministro ha sottolineato che Belgrado spiegherebbe ancora la sua piattaforma per i negoziati e ha espresso la speranza che gli USA, con la mediazione della parte russa, la prenderà in considerazione.
Questo potrebbe aprire lo spazio per i prossimi negoziati tra Belgrado e Pristina che non si prevedono presto, ma si potrà recuperare tutto ciò che non è stato fatto durante la mediazione di Ahtisaari, ha detto Samardzic e ha stimato che solo con negoziati sinceri si potrà raggiungere un risultato. .
11 giugno 2007
Fatto molto per la preservazione dell’integrità territoriale e sovranità della Serbia
Mosca/Belgrado. Il presidente del Governo della Repubblica di Serbia Vojislav Kostunica ha dichiarato ieri sera che l’idea del Kosovo e Metohija indipendente è già da tempo messa da parte e ha aggiunto che è stato fatto molto per la preservazione dell’integrità territoriale e sovranità della Serbia.
Nella dichiarazione per la Radio televisione di Serbia Kostunica ha detto che quello che sembrava risolto presto, cioè la pericolosa idea dell’indipendenza del Kosovo e Metohija, è stata messa da parte ormai da tempo.
Egli ha detto che bisogna continuare a fare tutto quello che è stato fatto finora e che molto è stato fatto per preservare l’integrità territoriale e sovranità della Serbia e ha stimato che alcune delle iniziative espresse e delle quali si discuterà sono senza dubbio importanti per il futuro corso dei negoziati sullo status del Kosovo e Metohija.
11 giugno 2007
Confermata la comune politica di Russia e Serbia a proposito del Kosovo e Metohija
San Pietroburgo. Il consulente per i media del presidente del Governo della Repubblica di Serbia Srdjan Djuric ha dichiarato ieri che la delegazione del Governo di Serbia, dopo la visita in Russia, può esprimere grande contentezza per l’incontro tra il presidente del Governo Vojislav Kostunica e il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.Nella dichiarazione per l’agenzia Beta Djuric ha sottolineato che in quegli incontri è stata completamente confermata la politica comune a proposito del Kosovo e Metohija, che è stata stabilita un anno fa durante l’incontro tra Kostunica e Putin, anche quello a San Pietroburgo.
Egli ha detto che è stato confermato il pieno consenso che sui ben noti principi, partendo soprattutto dal principio del rispetto della sovranità e integrità territoriale degli Stati, continuerà l’attività per trovare una soluzione di compromesso per il Kosovo e Metohija.
Per la Serbia è di massima importanza il fatto che il presidente Putin nell’incontro ha espresso il fermo appoggio alla Serbia che nel Consiglio di sicurezza dell’ONU non potrà passare nessuna proposta di risoluzione in base alla quale si verificherebbe lo smembramento della Serbia e la creazione del Kosovo e Metohija indipendente nel nostro territorio, ha sottolineato Djuric. A proposito della dichiarazione del presidente degli USA George Bush a Tirana- che il Kosovo deve essere indipendente, il consulente al presidente del Governo ha ricordato che sul futuro status del Kosovo e Metohija non decidono gli Stati Uniti, bensì il Consiglio di sicurezza, il quale è obbligato con la Risoluzione 1244 e con la Carta dell'ONU.
Secondo le sue parole, dopo l’incontro di ieri tra Kostunica e Putin a San Pietroburgo è assolutamente chiaro che nel Consiglio di sicurezza l’indipendenza del Kosovo e Metohija non passerà e non può passare.
11 giugno 2007
Riflessioni del comandante Fidel Castro: il tiranno visita Tirana.
Sappiamo già di questa curiosa visita di Bush nella capitale albanese. Nell’occasione, si è risolutamente pronunciato per l’indipendenza del Kosovo, senza alcun rispetto per gli interessi della Serbia, della Russia e di diversi paesi europei, sensibili al destino della provincia che è stata scenario dell’ultima guerra della NATO. Ha ingiunto alla Serbia che riceverà aiuti economici se appoggerà l’indipendenza del Kosovo, dove è nata la cultura di quel paese. Prendere o lasciare! Bush è smanioso d’affetto. Si è goduto di gusto l’accoglienza senza proteste in Bulgaria. Ha parlato con i soldati di quel paese che hanno partecipato alle guerre in Iraq ed Afghanistan. Ha cercato di coinvolgerli ancora di più nello spargimento di sangue generoso di quelle pacifiche guerre. Quando i leader del paese si sono lamentati che la Bulgaria non era stata inserita sotto l’ombrello protettivo contro gli attacchi nucleari, ha immediatamente dichiarato: avrete i mezzi necessari per difendervi dai missili a medio raggio.Saranno dai duemila ai cinquemila i soldati di Bush che s’alterneranno costantemente nelle tre basi militari installate dall’impero in Bulgaria. Come se vivessimo nel più felice dei mondi!
Fidel Castro Ruz - Da Granma
10.05.2007
Quattro dei sei terroristi fondamentalisti che preparavano attentati negli USA contro la base militare di Fort Dix, sono albanesi kosovari.
Il procuratore che segue le indagini descrive gli arrestati come “islamisti radicali”, quattro di loro sono provenienti dalla provincia del Kosovo, dove la comunità albanese musulmana ha combattuto per molti anni per staccarsi dall’ex Jugoslavia, fin dagli anni ’90. Uno dei sospetti A. Abdullahu, è descritto nelle carte processuali come un “ tiratore scelto o cecchino” quando era nel Kosovo. Gli ufficiali statunitensi hanno dichiarato che alcuni rapporti dei servizi segreti dai Balcani hanno identificato alcune strutture di supporto per gruppi terroristi, compresa Al Qaeda, localizzati nelle comunità musulmane in Albania, Bosnia, Kosovo e Macedonia.
Da Washington Post, USA
DAL Kosovo:
Kosovo: rappresentanti dei serbi kosovari accusano l’occidente di “ Pulizia etnica”
Belgrado, 31 Maggio 2007. Un esponente dei serbi della provincia del Kosovo, ha accusato quattro paesi europei e gli Stati Uniti di favorire la pulizia etnica dei Serbi dal Kosovo fornendo loro facili visti per immigranti. Marko Jaksic, presidente dell’Unione delle Municipalità Serbe in Kosovo, ha detto che USA, Norvegia, Svezia, Danimarca e Finlandia sono i paesi che offrono alla minoranza serba del Kosovo facilitazioni per emigrare, spianando la strada all’indipendenza del Kosovo, richiesta dalla maggioranza albanese.
“ Cosa sta avvenendo è solamente una perfida continuazione della pulizia etnica”. Ha dichiarato Jaksic, in riferimento agli oltre 200.000 serbi che hanno dovuto lasciare il Kosovo, dopo che esso era stato messo sotto il controllo delle Nazioni Unite nel 1999; egli ha detto che la comunità internazionale farebbe meglio a ricostruire le loro case distrutte e facilitare il loro ritorno, se essa realmente intende veramente perseguire il suo dichiarato obiettivo di un Kosovo multietnico.
Jaksic ha denunciato che rappresentanti di organizzazioni non governative “ hanno visitato per mesi villaggi serbi, lusingando i ragazzi giovani e promettendogli visti per emigrare”. Se uno conosce il fatto che i cittadini serbi aspettano “ in lunghe code, giorno e notte, davanti alle ambasciate occidentali” per avere anche solo un visto turistico per i paesi europei, è facile concludere “ quali sono le intenzioni di questi agenti internazionali”, ha sottolineato Jaksic.
Egli ha detto che lo scorso anno a oltre 300 giovani serbi sono stati dati visti da immigranti per paesi del nord Europa e che emissari di ONG hanno visitato i maggiori villaggi delle comunità serbe come Plemetina, Priluzje, Obilic, Gorazdevac, e Osojane. “ Se essi sanno che ogni serbo in Kosovo è una voce contro l’indipendenza, diventa chiaro il danno che un’emigrazione della popolazione produce agli interessi nazionali dei serbi e della Serbia”, Jaksic ha dichiarato.
Nelle quattro ambasciate nordeuropee di Belgrado, contattate da ADN Kronos International (AKI), nessuno è stato disponibile a commentare le accuse di Jaksic, che due giornali di Belgrado Kurir e Press hanno così intitolato in modo identico: “Infidi !”.
Un altro leader dei serbi kosovari M. Trajkovic ha dichiarato che le potenze occidentali avevano bombardato la Serbia nel 1999, con la motivazione di preservare una società multietnica nel Kosovo ed oggi stanno indirettamente favorendo la pulizia etnica. “ Oggi questi paesi ricchi deliberatamente e sistematicamente aiutano i serbi del Kosovo ad emigrare, in modo che gli albanesi possano acquisire l’indipendenza” ha detto Trajkovic. “ Non c’è altra definizione per tutto questo che quella di pulizia etnica”, ha aggiunto.
L’esercito serbo era stato costretto ad uscire dal Kosovo nel 1999, in seguito ai bombardamenti della NATO sulla Serbia, stante rapporti di gravi violazioni dei diritti umani e fughe di massa degli albanesi. Circa 220.000 serbi hanno poi dovuto lasciare la provincia e i 100.000 che sono rimasti
vivono in enclavi isolate.
Le potenze occidentali stanno spingendo per l’indipendenza del Kosovo, alla quale si oppone la Serbia che non ha più autorità nella regione dal 1999; l’unica speranza per Belgrado di conservare il Kosovo senza modificare i suoi confini è che la Russia, come membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, usi il suo diritto di veto per bloccare il processo di indipendenza.
Da ADN Kronos International (AKI)
SUL Kosovo:
Amnesty International: pessimo lo stato dei diritti umani in Kosovo 07 giugno 2007 Lo stato dei diritti umani e l'attuazione degli standard richiesti in Kosovo sono insoddisfacenti, è stato valutato nella relazione annuale dell'organizzazione internazionale per la tutela dei diritti umani "Amnesty International". Per la Serbia questo sarebbe un argomento importante per fermare l'indipendenza, nel caso in cui si arrivi ad un nuovo dibattito sullo status della regione nel Consiglio di sicurezza dell'ONU. Eppure, la realtà dei rapporti internazionali è diversa, avvisa l'analista militare Zoran Dragisic, valutando, nell'intervista rilasciata alla Radio Internazionale di Serbia, che la soluzione della questione dipenderà prima di tutto dall'interesse e dall'accordo che raggiungeranno le grandi potenze. Nel caso in cui verrebbe riconosciuta l'indipendenza nonostante la trasgressione degli elementari diritti umani, questo rappresenterebbe una grande macchia sulla faccia della civiltà moderna, valuta Dragisic. La relazione è corretta, aggiunge lui, facendo sapere che in lei vengono evidenziati i veri problemi nella regione.Da questo si può vedere che la società kosovara non è pronta ad avere il proprio stato in questo momento, perché la relazione dimostra in modo chiaro che le istituzioni provvisorie regionali non tengono la situazione sotto controllo. Questa relazione, ugualmente alla precedente relazione del rappresentante speciale del segretario generale dell'ONU Kei Eide, evidenzia che non è stato raggiunto il progresso nell'attuazione degli standard, su cui, per quanto riguarda gli elementari diritti umani e la libertà, hanno insistito le Nazioni Unite, come condizione preliminare per iniziare la risoluzione dello status finale. Le affermazioni riportate nella relazione sono un argomento importante per la Serbia, però la realtà dei rapporti internazionali è ben diversa, e in questi, la forza si trova spesso al di sopra della legge e della giustizia, avvisa Dragisic. "Nel caso in cui gli interessi di grandi potenze nella questione non saranno conformati, in modo concreto se gliStati Uniti non faranno alla Russia certe concessioni per l'indipendenza del Kosovo, è reale aspettarsi che il processo di accertamento dello status sarà rimandato. In quel caso la Serbia avrebbe la possibilità di assicurarsi una posizione migliore attraverso nuovi negoziati", ha fatto sapere Dragisic. Però, "se gli Stati Uniti e la Russia si metteranno d'accordo su altre questioni, è chiaro che quest'argomento non avrà molta importanza e non aiuterà la Serbia a conservare la propria integrità territoriale", ha concluso Dragisic. Fra l'altro, nella relazione annuale di Amnesty International viene constatato che i crimini di guerra commessi sui serbi e sulle altre minoranze sono rimasti impuniti, perché la polizia UNMIK in Kosovo non ha ancora svolto le inchieste sui casi di rapimento dei membri appartenenti alle comunità di minoranza. Si tratta di attacchi motivati etnicamente, cioè di albanesi che hanno lapidato gli autobus che trasportavano i serbi, oppure di piazzamento di costruzioni esplosive sui veicoli e nelle case serbe e di distruzione e saccheggio dei santuari ortodossi serbi. La maggior parte degli autori di violenze motivate etnicamente in Kosovo, non sono stati ancora puniti. Per quanto riguarda il ritorno degli sfollati in Kosovo, il numero è sempre minimo, e le persone deportati dai paesi dell'Unione europea ricevono raramente aiuto e supporto dalle autorità. Nonostante tutto questo, in Kosovo è stata abolita la giurisdizione dell'ombudsman sull'UNMIK, avvisa l'Amnesty International nella relazione annuale sullo stato dei diritti umani in Serbia.
A cura di Mladen Bijelic (Radio Serbia).
In un certo modo questi sono giorni storici perché il confronto di Mosca e Washington riguardo allo status del Kosovo, dimostra che il mondo non è più così unipolare, come lo era finora e che pian piano torna all’era del bipolarismo, ha rilevato nell’intervista rilasciata alla Radio Internazionale di Serbia, il commentatore politico-militare del quotidiano «Politika» Miroslav Lazanski. La situazione tende a complicarsi aggiuntivamente, tenendo presente l’opinione di Stati Uniti che il Kosovo dovrebbe ottenere l’indipendenza a qualunque prezzo e che la Russia ha annunciato il veto nel Consiglio di sicurezza dell’ONU. Nel caso in cui avvenga alcun riconoscimento unilaterale del Kosovo e Metohija come uno stato indipendente, questo rappresenterebbe una specie di violenza legale che potrebbe causare la reazione in alcune situazioni simili nel mondo, ha stimato Lazanski. In ogni caso, secondo le sue prognosi niente di spettacolare succederà prima dell’autunno, perché attualmente inizia la stagione di vacanze estive in Occidente e allora è difficile credere che loro possano prendere le decisioni in fretta. “Per quanto riguarda l’Unione europea, qui si complica la situazione ancora, perché i capi dell’Unione europea hanno rilevato che l’Unione assumerà il mandato sul Kosovo, come stato indipendente, soltanto nel caso in cui questo passasse nel Consiglio di sicurezza, cioè se fosse emanata la nuova risoluzione. Questo significa che senza la nuova risoluzione praticamente non esiste la missione dell’Unione europea in Kosovo”, valuta Lazanski. In una situazione del genere, l’opzione della Serbia è soprattutto mantenere l’unità nazionale, statale e politica nell’opinione che il Kosovo è una regione meridionale serba, e dare il massimo di aperture ad una specie di autonomia albanese nella Regione, cosa che impone anche la ricerca di persone alternative nel corpo politico albanese nazionale, con le quali si potrebbe raggiungere una specie di accordo storico. Lazanski ricorda che la Russia difende la posizione internazionale della Serbia e il diritto internazionale, considerando soprattutto la difesa di propri interessi geostrategici, geopolitici e maggiormente interessi economici. Per questo motivo nel senso economico è necessario trovare la maniera per un’adesione efficiente delle imprese russe al mercato di Serbia, affinché la Russia sia interessata economicamente di appoggiare la Serbia in questo momento delicato e grave. Riguardo la prassi dell’accordo fra le grandi potenze e certi cedimenti per gli altri in cambio, riguardo alcune questioni, Lazanski ha detto che gli Stati Uniti di sicuro offrirebbero qualcosa alla Russia per rinunciare al veto annunciato nel Consiglio di sicurezza dell’ONU. »Il problema è nel fatto che questa nel momento non ha cosa da offrire alla Russia. La Russia ha saldato tutti i debiti del FMI e abbonda di grandi entrate dai prezzi di petrolio, economicamente è sempre più forte e sale il lordo prodotto sociale in tempo fantastico e in una valuta convertibile. Altrettanto l’esercito di nuovo viene armato dai sistemi più moderni, e nel frattempo gli Stati Uniti apertamente hanno inviato il messaggio alla Russia che l’esempio del Kosovo non si potrebbe applicare su Pridnjestrovlje (Transnistria), Georgia meridionale o su Abkhazia, perché nel caso dell’indipendenza di queste regioni e l’unione alla Russia, questo minaccerebbe l’integrità territoriale di Georgia. L’insistere degli Stati Uniti su questo scudo antimissile in Europa rappresenta una sfida strategica per gli interessi russi nazionali, ma sul piano, Washington non potrebbe offrire a Mosca nessuna compensazione per rinunciare al veto sulla questione dell’eventuale indipendenza del Kosovo e Metohija. Rinunciare dalloscudo antimissile causerebbe grandi ripercussioni sulla politica interna, perché lo scudo antimissile o »la Guerra stellare » rappresenta un semplice affare della politica degli Stati Uniti e la maggior differenza fra i democratici e repubblicani è il programma militare. I democratici sono contro lo scudo antimissile e i repubblicani ritengono che questo sia una loro invenzione e risultato, e allora è difficile immaginare che loro avrebbero rinunciato a questo, perché in questa maniera si sarebbe perduta la credibilità sul piano interno«, ha detto Lazanski. Inoltre, Lazanski valuta che l’insistere degli Stati Uniti sull’indipendenza del Kosovo e Metohija rappresenta una continuità della politica sbagliata applicata dall’amministrazione di Bush negli ultimi anni passati, indicando gli esempi di Iraq e Afghanistan. «Ho paura che il Kosovo potrebbe rappresentare un passo nuovo, molto sconveniente e fallimentare degli Stati Uniti«, rileva Lazanski. «Ugualmente, non so in quale maniera gli Stati Uniti tenderanno a incoraggiare il processo dell’adesione della Serbia alle organizzazioni europee e atlantiche e integrazioni, se restano dell’opinione rigida nei confronti dell’integrità di Serbia. Sono coscienti le persone creatrici della politica americana quanto questo passo del sostegno incondizionato di Washington a Priština e Tirana, si rifletterà negativamente negli occhi del cittadino medio di Serbia?« pone la domanda il noto commentatore militare e politico Miroslav Lazanski, nella dichiarazione rilasciata alla Radio internazionale di Serbia, parlando della complessa situazione politica e i giochi internazionali, cioè gli interessi riguardo alla questione della regione meridionale serba.
Da Radio Serbia, 12 giugno 2007
Kosovo - Memoria storica:
“ 28 Giugno 1389 – 28 Giugno 1989 – 28 Giugno 2007:
Nessuno dimentica, nulla sarà dimenticato.”
Discorso di Slobodan MILOSEVIC davanti ad oltre un milione di persone convenute a Gazimestan, nella piana del Campo dei Merli ("Kosovo Polje") il 28/6/1989, nel seicentesimo anniversario della omonima battaglia
Circostanze sociali hanno fatto sì che questo grande seicentesimo anniversario della battaglia di Kosovo Polje abbia luogo in un anno in cui la Serbia, dopo molti anni, dopo molte decadi, ha riottenuto la sua integrità statale, nazionale, e spirituale. (1)
Perciò non è difficile per noi oggi rispondere alla vecchia domanda: come ci porremo davanti a Milos (2). Guardando a tutto il corso della storia e della vita sembra che la Serbia abbia, proprio in questo anno, nel 1989, riottenuto il suo Stato e la sua dignità e perciò celebrare un evento del passato remoto ha anche un grande significato storico e simbolico per il suo futuro.
La Liberazione come carattere “proprio” della Serbia.
Oggi come oggi è difficile dire quale sia la verità storica sulla battaglia del Kosovo e cosa sia solo leggenda. Oggi come oggi questo non ha più importanza. Oppressa dalla sofferenza e piena di fiducia, la popolazione era solita rievocare e dimenticare, come in fondo tutte le popolazioni del mondo fanno, e si vergognava del tradimento e glorificava l'eroismo. Perciò è difficile dire oggi se la battaglia del Kosovo fu una sconfitta o una vittoria per il popolo serbo, se grazie ad essa piombò nella schiavitù o se ne sottrasse. (3)
Le risposte a queste domande saranno sempre cercate dalla scienza e dal popolo. Quello che è stato certo attraverso i secoli fino al nostro tempo, è che la discordia si abbatté sul Kosovo seicento anni fa. Se perdemmo la battaglia, non deve essere stato solamente il risultato della superiorità sociale e
del vantaggio militare dell'Impero Ottomano, ma anche della tragica divisione nella leadership dello Stato serbo di quel tempo. In quel lontano 1389, l'Impero Ottomano non fu solamente più forte di quello dei serbi ma ebbe anche una sorte migliore che non il regno serbo.
La mancanza di unità ed il tradimento in Kosovo continueranno ad accompagnare il popolo serbo come un destino diabolico per tutto il corso della sua storia.
Persino nell'ultima guerra, questa mancanza di unità ed il tradimento hanno gettato il popolo serbo e la Serbia in un’agonia, le conseguenze della quale, in senso storico e morale hanno superato l'aggressione fascista.
Anche in seguito, quando fu messa in piedi la Jugoslavia socialista, in questo nuovo Stato la leadership serba continuava ad essere divisa, disposta al compromesso a detrimento del suo stesso popolo. Le concessioni che molti leaders serbi fecero a spese del loro popolo non erano storicamemte ne’eticamente accettabili per alcuna nazione del mondo. (4)
Specialmente perché i serbi non hanno mai fatto guerre di conquista o sfruttato altri nel corso della loro storia. Il loro essere nazionale e storico è stato di carattere liberatorio durante tutti i secoli e nel corso di entrambe le guerre mondiali, così come oggi.
Hanno liberato se stessi e quando hanno potuto hanno anche aiutato altri a liberarsi. Il fatto che in questa regione siano una nazionalità maggioritaria non è un peccato od una colpa dei serbi: questo è un vantaggio che essi non hanno usato contro altri; ma devo dire che qui, in questo grande, leggendario Campo dei Merli, i serbi non hanno usato il vantaggio di essere grandi neppure a loro beneficio.
A causa dei loro leaders e dei loro uomini politici e di una mentalità succube si sentivano colpevoli dinanzi a loro stessi ed agli altri. Questa situazione è durata per anni, è durata per decenni, e ci ritroviamo adesso a Campo dei Merli a dire che le cose ora stanno diversamente.
L'unita' renderà possibile la prosperità
La divisione tra i politici serbi ha nuociuto alla Serbia, e la loro inferiorità l'ha umiliata. Perciò, nessun posto in Serbia è più adeguato per affermare questo della piana del Kosovo, nessun posto in Serbia è più adeguato della piana del Kosovo per dire che l'unita' in Serbia porterà la prosperità al popolo serbo in Serbia ed a ciascuno dei cittadini della Serbia, indipendentemente dalla sua nazionalità o dal credo religioso.
La Serbia oggi è unita e pari alle altre repubbliche ed è pronta a fare ogni cosa per migliorare la sua posizione economica e sociale, e quella dei suoi cittadini. Se c'e' unità, cooperazione e serietà, si riuscirà nell'intento. Ecco perché l'ottimismo che è oggi in larga misura presente in Serbia, riguardo al futuro, è realistico, anche perché è basato sulla libertà che rende possibile a tutta la popolazione di esprimere le sue capacità positive, creative ed umane, allo scopo di migliorare la vita sociale e personale.
In Serbia non hanno mai vissuto solamente i serbi. Oggi, più che nel passato, pure componenti di altri popoli e nazionalità ci vivono. Questo non è uno svantaggio per la Serbia. Io sono assolutamente convinto che questo è un vantaggio. La composizione nazionale di quasi tutti i paesi del mondo oggi, e soprattutto di quelli sviluppati, si è andata trasformando in questa direzione. Cittadini di diverse nazionalità, religioni, e razze sempre più spesso e con sempre maggior successo vivono insieme.
In particolare il socialismo, che è una società democratica progressista e giusta, non dovrebbe consentire alle genti di essere divise sotto il profilo nazionale o sotto quello religioso. Le sole differenze che uno potrebbe e dovrebbe consentire nel socialismo sono tra quelli che lavorano sodo ed i fannulloni, ovvero tra gli onesti ed i disonesti. Perciò, tutte le persone che in Serbia vivono del loro lavoro, onestamente, rispettando le altre persone e le altre nazionalità, vivono nella loro Repubblica.
Le drammatiche divisioni nazionali
Dopotutto, l'intero nostro paese dovrebbe essere fondato sulla base di questi principi. La Jugoslavia e' una comunità multinazionale e può sopravvivere solo alle condizioni della eguaglianza piena per tutte le nazioni che ci vivono.
La crisi che ha colpito la Jugoslavia ha portato con sé divisioni nazionali, ma anche sociali, culturali, religiose e molte altre, meno importanti. Tra queste divisioni, quelle nazionalistiche hanno dimostrato di essere le più drammatiche. Risolverle renderà più semplice rimuovere altre divisioni e mitigare le conseguenze che esse hanno creato.
Da quando esistono le comunità multinazionali, il loro punto debole e' sempre stato nei rapporti tra le varie nazionalità. La minaccia e' che ad un certo punto emerga l'interrogativo se una nazione sia messa in pericolo dalle altre - e questo può dare il via ad un’ondata di sospetti, di accuse, e di intolleranza, un’ondata che necessariamente cresce e si arresta con difficoltà.
Questa minaccia e' stata appesa come una spada sulle nostre teste per tutto il tempo. Nemici interni ed esterni delle comunità multinazionali sono coscienti di questo e perciò organizzano la loro attività contro le società multinazionali, soprattutto fomentando i conflitti nazionali.
A questo punto, noi qui in Jugoslavia ci comportiamo come se non avessimo mai avuto un’esperienza del genere e come se nel nostro passato recente e remoto non avessimo mai vissuto la peggiore tragedia, in tema di conflitti nazionali, che una società possa mai vivere ed a cui possa mai sopravvivere.
Rapporti equi ed armoniosi tra i popoli jugoslavi sono una condizione necessaria per l'esistenza della Jugoslavia e perché essa trovi la sua via d'uscita dalla crisi, ed in particolare essi sono condizione necessaria per la sua prosperità economica e sociale. A questo riguardo la Jugoslavia non si pone al di fuori del contesto sociale del mondo contemporaneo, in particolare di quello sviluppato. Questo mondo e' sempre più contrassegnato dalla tolleranza tra nazioni, dalla cooperazione tra nazioni, ed anche dalla eguaglianza tra nazioni. Il moderno sviluppo economico e tecnologico, ed anche quello politico e culturale, hanno condotto i vari popoli l'uno verso l'altro, rendendoli interdipendenti e sempre più paritari. Popoli eguali ed uniti tra loro possono soprattutto diventare parte della civiltà verso cui si dirige il genere umano. Se noi non possiamo essere alla testa della colonna che guida la suddetta civiltà, sicuramente non c'e' nessuna ragione nemmeno per rimanere in fondo.
Ai tempi di questa famosa battaglia combattuta nel Kosovo, le genti guardavano alle stelle attendendosi aiuto da loro. Adesso, sei secoli dopo, essi guardano ancora le stelle, in attesa di conquistarle. Nel primo caso, potevano ancora permettersi di essere disuniti e di coltivare odio e tradimento perché vivevano in mondi più piccoli, solo poco legati tra loro. Adesso, come abitanti di questo pianeta, non possono conquistare nemmeno il loro stesso pianeta se non sono uniti, per non parlare degli altri pianeti, a meno che non vivano in mutua armonia e solidarietà.
Perciò, le parole dedicate all'unita', alla solidarietà, alla cooperazione tra le genti non hanno significato più grande in alcun luogo della nostra terra natia di quello che hanno qui, sul campo del Kosovo, che e' simbolo di divisione e di tradimento.
Nella memoria del popolo serbo, questa disunione fu decisiva nel causare la perdita della battaglia e nell'arrecare il destino che gravò sulla Serbia per ben sei secoli.
Ma se pure da un punto di vista storico le cose non andarono così, rimane certo che il popolo considerò la divisione come il suo peggior flagello. Perciò e' un obbligo per il popolo rimuovere le divisioni, così da potersi proteggere dalle sconfitte, dai fallimenti, e dalla sfiducia nel futuro.
L'unita' riporta la dignità
Quest'anno il popolo serbo ha compreso la necessità della mutua armonia come condizione indispensabile per la sua vita presente e gli sviluppi futuri.
Io sono convinto che questa coscienza dell'armonia e dell'unita' renderà possibile alla Serbia non solo di funzionare in quanto Stato ma di funzionare bene. Perciò io credo che abbia senso dirlo qui, in Kosovo, dove quella divisione un tempo fece precipitare la Serbia tragicamente all'indietro di secoli, mettendola a repentaglio, e dove l'unita' rinnovata può farla avanzare e farle riacquistare dignità. Questa coscienza dei reciproci rapporti costituisce una necessità elementare anche per la Jugoslavia, perché il suo destino e' nelle mani unite di tutti i suoi popoli.
L'eroismo del Kosovo ha ispirato la nostra creatività per sei secoli, ed ha nutrito il nostro orgoglio e non ci consente di dimenticare che un tempo fummo un esercito grande, coraggioso, ed orgoglioso, uno dei pochi che non si potevano vincere nemmeno nella sconfitta.
Sei secoli dopo, adesso, noi veniamo nuovamente impegnati in battaglie e dobbiamo affrontare battaglie. Non sono battaglie armate, benché queste non si possano ancora escludere.
Tuttavia, indipendentemente dal tipo di battaglie, nessuna di esse può essere vinta senza determinazione, coraggio, e sacrificio, senza le qualità nobili che erano presenti qui sul campo del Kosovo nei tempi andati. La nostra battaglia principale adesso riguarda il raggiungimento della prosperità economica, politica, culturale, e sociale in genere, perché si trovi un approccio più veloce ed efficace verso la civiltà nella quale la gente vivrà nel XXI secolo. Per questa battaglia noi abbiamo sicuramente bisogno di eroismo, naturalmente un eroismo di un tipo un po' diverso; ma quel coraggio senza il quale non si ottiene niente di serio e di grande resta immutato e resta assolutamente necessario.
Sei secoli fa, la Serbia si e' eroicamente difesa sul campo del Kosovo, ma ha anche difeso l'Europa. A quel tempo la Serbia era il bastione a difesa della cultura, della religione, e della società europea in generale. Perciò oggi ci sembra non solo ingiusto, ma persino antistorico e del tutto assurdo parlare della appartenenza della Serbia all'Europa. La Serbia e' stata una parte dell'Europa incessantemente, ed ora tanto quanto nel passato, ovviamente nella sua maniera specifica, ma in una maniera che non l'ha mai privata di dignità in senso storico.
E' con questo spirito che noi ci accingiamo adesso a costruire una società ricca e democratica, contribuendo così alla prosperità di questa bella terra, questa terra che ingiustamente soffre, ma contribuendo anche agli sforzi di tutti i popoli della nostra era lanciati verso il progresso, sforzi che essi compiono per un mondo migliore e più felice.
Che la memoria dell'eroismo del Kosovo viva in eterno!
Viva la Serbia! Viva la Jugoslavia! Viva la pace e la fratellanza tra i popoli!
Slobodan Milosevic 28 Giugno 1989
1) Il riferimento è all’abolizione della "autonomia speciale", in vigore nella regione del Kosovo dal 1974, che le garantiva uno status di settima Repubblica jugoslava "de facto", addirittura con diritto di veto sulla politica di Belgrado.
2) Il riferimento è a Milos Obilic, leggendario eroe della battaglia del Kosovo.
3) Lo smembramento del regno di Serbia come Stato avvenne infatti solo settanta anni dopo.
4) Il riferimento alla strutturazione della Serbia in Repubblica con due regione autonome con diritto di veto ( Kosovo e Vojvodina), quasi Repubbliche a sé stanti.
La nostra solidarietà :
In seguito all’ultimo viaggio di solidarietà di fine gennaio, l’Associazione
“ SOS Yugoslavia” di Torino ha stabilito un progetto di solidarietà con
l’Associazione “ Profughi Zastava Pec, del Kosovo Metohija”.
Nell’incontro con le famiglie dislocate a Kragujevac è stato preso l’impegno di sostenere, nella misura delle forze e possibilità, queste vittime della “pulizia etnica” dell’UCK e scampati ai “ bombardamenti umanitari” della Nato, ed ormai completamente dimenticati da TUTTI.
Riteniamo necessario
Non dimenticare e non lasciare soli le vittime di un aggressione rivelatasi ingiusta e compiuta per motivi politico- economici e militari, estranei a qualunque logica di preteso “intervento umanitario”.
Il progetto avrà due obbiettivi e due terreni di impegno, come sempre nelle nostre attività :
1) una solidarietà concreta, sostenendo necessità specifiche ed emergenze richiesteci dall’Associazione dei Profughi Kosovo
2) una solidarietà attraverso l’informazione su ciò che è accaduto, su ciò che era e su ciò che è oggi il Kosovo Metohija e i popoli che lo abitavano.
Per dare voce a chi non ha più voce.
Invitiamo come sempre, tutti coloro che in questi anni ci hanno aiutato e sostenuto, che hanno una coscienza ed una sensibilità, non corrotte dalla disinformazione strategica, a sostenere anche questo progetto.
Associazione “ SOS Yugoslavia”, Torino con l’Associazione Profughi Zastava Pec, del Kosovo Metohija, in Kragujevac Torino, Italia Aprile 2003
I figli dei profughi, scappati dal Kosovo Methoija a Giugno 2000
“…come avete potuto vedere adesso io e la mia famiglia abbiamo una piccola stanza dentro il Centro Profughi, è un po’ piccola (NdT : 6mq….) ma anche se siamo in cinque a viverci, ora la nostra vita è un po’ più serena, almeno possiamo andare a letto e svegliarci quando vogliamo. Abbiamo una porta nostra che possiamo aprire e chiudere quando vogliamo…Lei è stata la prima persona che è venuta a conoscere la nostra famiglia, che è stata un po’ con noi…La ringraziamo tanto della sua umanità e della sua amicizia. Grazie perché ci aiuta e grazie perché siamo amici…noi siamo felicissimi perché possiamo offrirvi la nostra amicizia , i nostri sorrisi e tanto affetto…altro non abbiamo…” ( Da una lettera alla famiglia adottante di Dragana N. 8 anni)
A cura di Enrico Vigna- Forum Belgrado Italia
Kosovo Metohija NOTIZIE
- Dettagli
- Scritto da Enrico Vigna
Cronache, Informazioni, Aggiornamenti, Traduzioni di Documentazioni , Cenni storici e letterari, Progetti di Solidarietà, sulla e dalla realtà di una terra martoriata dalle contraddizioni interne e dai bombardamenti della NATO del 1999, che va verso nuovi lutti, nuove violenze e nuove ingiustizie. Una piccola voce per i senza voce del Kosovo Metohija.
Con questo numero abbiamo deciso di lavorare ad un bollettino fisso periodico:
Kosovo Metohija Notizie, ad uso di chi vuole sapere e capire, prima di schierasi; per Siti web e riviste interessati e sensibili, per fornire una INFORMAZIONE indipendente scevra dalle “veline” della disinformazione strategica; che cercherà, nella limitatezza dei nostri mezzi e possibilità, di fornire elementi di conoscenza e documentazione, sia dal punto di vista degli avvenimenti quotidiani taciuti dalla stampa e dai media occidentali ( molto spesso perché non funzionali alle politiche di dominio e assoggettamento dei popoli); sia su aspetti storici e culturali che possano aiutare a comprendere gli avvenimenti dei nostri tempi.
Kosovo Metohija NOTIZIE 2 - Febbraio 2008
- Dettagli
- Scritto da Enrico Vigna

FEBBRAIO 2008

SOMMARIO :
- KOSOVO 2008: E’ stato clo-NATO uno stato fantoccio – di E. Vigna, Forum Belgrado Italia
- ULTIME NOTIZIE : dal 25 Gennaio al 19 Febbraio, dal Kosovo Metohija, dalla Serbia e dal mondo
- Notizie in breve
- “Enclavi serbe, spunta un piano segreto “Mitrovica”.” di A. Logroscino e I. Zajmi, giornalisti
- “Sull’indipendenza del Kosovo” - del Gen. in pensione G. Blais, direttore OSCE Banja Luka, Repubblica Serba di Bosnia
- «Kosovo, il presidente Napolitano sbaglia». Parla il generale Fabio Mini, ex comandante della Nato in Kosovo: «Situazione di stallo per l'Italia all'Onu» di Tommaso Di Francesco, Il Manifesto
- L’indipendenza del Kosovo consacrerà il peggiore arbitrio e aprirà la via ai diversi separatismi.Lettera aperta a Pierre Moscovici, Vicepresidente del Parlamento europeo di Jean-Michel Berard,, Cronista del mensile B.I. Balkans-Infos
- Parlano i bambini del Kosovo Metohija, poesia : “ KOSOVO” di DANIJELA R. Orahovac – 1° media
- La nostra Solidarietà: Campagna per la fornitura di un corredo scolastico ai Figli dei rapiti del Kosovo Metohija - Associazione “SOS Yugoslavia
- Riso amaro…. per l’occidente: Pandora di Mark Bernardini
KOSOVO 2008 : E’ STATO CLO-NATO UNO STATO FANTOCCIO
La secessione comunicata domenica 17 febbraio da una leadership di criminali di guerra ( esempio Thaqui, Ceku ), capoclan mafiosi (esempio Haradinaj ) e finanzieri indagati da molte corti europee ( esempio Pakolli ) è l’ennesimo tassello di quella tragica commedia di distruzione dell’unità e fratellanza degli Slavi del Sud, conclamatasi nel ’91, ma pianificata ben prima nelle capitali occidentali. Un ennesimo atto violento, arrogante, di ingiustizia, di illegalità che calpesta il Diritto Internazionale, la Carta dell’Onu e qualsiasi accordo internazionale.
Come ha detto il Ministro a termine D’Alema ( bombardiere, ancora oggi pienamente convinto, della Repubblica Federale Jugoslava nel ’99 ): “un atto IRREVERSIBILE”.Staremo a vedere.
Intanto occorre, come ci chiedono i rappresentanti del popolo serbo e delle comunità serbo kosovare e delle altre minoranze del Kosovo Metohija, rafforzare il lavoro di informazione, denuncia e sostegno alla resistenza che si sta organizzando nel Kosovo occupato, di cui il nostro lavoro è un piccolissimo contributo.
Ma le parole e gli scritti non bastano, occorre rafforzare e ampliare anche un lavoro di solidarietà concreta e materiale con le enclavi assediate e resistenti nella Provincia serba occupata. Su questo terreno l’Associazione SOS Jugoslavia sta già lavorando da anni con progetti specifici verso alcune di queste realtà ( Kosovska Mitrovica, Gorazdevac, Orahovac, Pristina, le famiglie dei rapiti e le vedove di guerra dell’Associazione Srecna Porodica ) nell’ambito del Progetto SOS Kosovo Metohija. Per questo lanciamo un forte Appello rivolto a :
- Esponenti istituzionali, affinchè pongano in tutte le sedi, da quelle parlamentari a quelle locali, ordini del giorno per non riconoscere e non promuovere collaborazioni di alcun tipo con una entità artificiosa, criminosa ed illegale internazionalmente.
- Operatori dell’informazione, giornali, radio, televisioni, riviste, affinchè facciano circolare informazioni, documentazioni, denunce della realtà storica e attuale del Kosovo.
- Tutte le persone oneste che credono nella giustizia e nella pace tra i popoli, che ci aiutino sotto qualsiasi forma : dal promuovere iniziative locali, al far circolare materiali, libri, filmati, appelli, al sostegno economico ai progetti di solidarietà concreta….
Questo atto di banditismo internazionale non è solo contro un popolo, quello serbo, ma è un atto contro i diritti di qualsiasi popolo…chi può escludere che un giorno non possa riguardare anche il nostro paese?
Il nostro paese comunque è già complice di primo piano con questa ingiustizia, facciamo in modo di non confonderci e di non renderci complici anche noi di questa classe politica dirigente, ancora una volta supina ed asservita alla potenza statunitense.
Difendiamo e lavoriamo per la pace, l’amicizia e la convivenza tra i popoli, veri obiettivi per costruire un futuro diverso e migliore per le future generazioni. Per cercare di impedire che i nostri figli e le madri non subiscano e vivano, ciò che stanno subendo e vivendo i bambini e le donne del Kosovo.
19 febbraio 2008 , Enrico Vigna – Portavoce del Forum Belgrado Italia
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Ultime notizie :
19 Febbraio 2008
Kosovo, serbi attaccano postazioni frontiera, interviene la Nato
PRISTINA - I peacekeeper della Nato oggi sono intervenuti nel Kosovo, appena dichiaratosi indipendente, quando folle di serbi contrari alla secessione hanno attaccato postazioni di frontiera e la polizia è scappata.I serbi hanno dato alle fiamme una postazione di frontiera e ne stavano attaccando una seconda, ha riferito un portavoce della polizia kosovara. Gli agenti che gestiscono la postazione hanno chiesto l'aiuto della forza di peacekeeping della Nato, Kfor. "Kfor ora interverrà", ha detto un portavoce senza precisare quanti dei 17.000 militari di 35 nazioni che costituiscono la forza interverranno.Le violenze sottolineano le difficoltà per la missione dell'Unione Europea per il rispetto della legge che sta per essere avviata nel territorio a maggioranza albanese, che è stato sotto l'amministrazione dell'Onu per quasi nove anni.Un funzionario occidentale si è detto convinto che sia "solo questione di tempo prima che Kfor chiuda i ponti" che attraversano il fiume Ibar nella difficile città di Mitrovica, che divide i kosovari serbi dagli albanesi.Circa 2 milioni di albanesi vivono in Kosovo assieme a circa 120.000 serbi. Metà di questi sono concentrati in un'area che corre a nord da Mitrovica al confine con la Serbia, mentre il resto vive in enclave isolate più a sud. POLIZIOTTI NASCOSTI IN UN TUNNEL Un portavoce della polizia kosovara ha detto che nessun agente è rimasto ferito. La polizia si è rifugiata in un tunnel mentre oltre mille manifestanti cercavano di tirarlo giù, hanno detto fonti della polizia del Kosovo."Abbiamo chiesto alla Nato di inviare un elicottero per evacuare i nostri uomini", ha detto a Reuters una fonte della polizia a Pristina. I serbi locali sostenuti dal governo serbo e dalla Russia dicono che la prevista missione di supervisione dell'Ue in Kosovo, che vedrà schierati 2.000 tra poliziotti e giuristi, è illegittima, e avvertono che non ne verrà accettata l'autorità. Il responsabile della politica estera dell'Ue, Javier Solana, è atteso in Kosovo in giornata per congratularsi con i leader per la dichiarazione dell'indipendenza di domenica, indipendenza riconosciuta dalla gran parte delle potenze occidentali ma denunciata dalla Serbia e dalla Russia come una secessione illegale. Da Reuters
Kosovo: Disordini ai confini, militari Nato chiudono due valichi con la Serbia
Pristina - I militari della Nato in Kosovo hanno ordinato la chiusura dei due varchi di confine con la Serbia nel nord e rafforzato la loro presenza nella zona, a causa della situazione di tensione ''molto grave e in escalation'' oltre la frontiera. A un posto di blocco e' stato dato fuoco, nell'altro vi e' stata un'esplosione. Secondo quanto rende noto la polizia a Pristina, unita' di Kfor hanno assunto il controllo dei varchi dalla polizia kosovara e internazionale poco prima di mezzogiorno. ''I due varchi nel nord sono stati chiusi, a Janjine e a Leposavic, a causa della situazione molto grave che e' in escalation in quei punti'', ha spiegato all'Agenzia di stampa tedesca Dpa, Veton Elshani, portavoce della polizia.
Da Adnkronos/dpa
Aggredita una donna serba nel villaggio Gornji Livoc, presso Gnjilane, Kosovo
Tre aggressori sconosciuti hanno aggredito Jelica Arsić di nazionalità serba nel villaggio Gornji Livoč nel municipio di Gnjilane, nel Kosovo, ha confermato il cittadino Zoran Maksimović all’agenzia Beta. Egli ha dichiarato che i tre attaccanti sono entrati forzatamente nella casa di Jelica Arsić e l’hanno gravemente ferita. Nei pressi di Priština nel villaggio Laplje stamattina c’è stato un altro incidente. Gli scolari e insegnanti della scuola "Miladin Mitić", nella zona abitata da serbi sono stati evacuati dopo la denuncia di un esplosione. Poco dopo, il palazzo è stato bloccato dalle forze della polizia kosovara. Reagendo agli incidenti il Consiglio nazionale serbo del Kosovo e Metohija ha avvertito che sale la pressione degli albanesi sui serbi kosovari ed ha invitato l’UNMIK e la KFOR di proteggere la popolazione serba, e che le autorità a Belgrado assumano urgentemente le adeguate misure di protezione della sovranità e integrità nell’intero territorio serbo.
Da Radio Serbia
Il Consiglio di sicurezza rimane diviso sulla questione kosovara
Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha tenuto ieri sera la seduta convocata per l’unilateralmente proclamata indipendenza del Kosovo, il dibattito è seguito dopo il discorso del presidente della Serbia Boris Tadić, dimostrando una profonda divisione sulla questione nel più alto corpo dell’Organizzazione mondiale. La proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo è l’atto illegale che rappresenta la violazione dell’intero assetto internazionale costruito per decenni, ha dichiarato alla seduta l’ambasciatore della Russia, Vitaliy Churkin ed ha richiesto l’annullamento dell’atto. Lui ha rilevato che la Russia ritiene che la Risoluzione 1244 resta in vigore e Mosca richiede che il capo dell’UINMIK proclami indipendenza nulla perché l’atto illegale di Priština rappresenta un pericoloso precedente e una minaccia di esaltazione delle violenze interetniche. Il diplomatico russo ha ripetuto che la missione dell’Unione europea nel Kosovo non è in decisione illegittima sulla proclamazione di indipendenza del Kosovo ed ha avviato un appello di continuare trattative nei limiti della Risoluzione 1244, per trovare la soluzione ampiamente accettabile. Dall’altro lato, l’ambasciatore degli Stati Uniti Zalmaj Kalilzad, ha stimato che la proclamazione dell’indipendenza del Kosovo è una reazione legittima del fallimento trattative. Anche gli ambasciatori di Gran Bretagna, Francia, Belgio e Italia hanno espresso un’opinione simile. L’ambasciatore di Vietnam all’ONU, Bui The Giang, ha espresso la preoccupazione della proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo e il suo collega del Sud Africa Dumisani Kumalo ha rilevato che il suo paese sostiene il principio dell’integrità territoriale degli stati ed ha avvertito che la proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo avrà serie implicazioni sul piano internazionale. Da Radio Serbia
Il Ministero degli Esteri di Transnistria: il precedente è fatto
Il Ministero degli Esteri della non riconosciuta Transnistria separata dalla Moldavia, ha richiesto un prossimo riconoscimento dell’indipendenza, rilevando che proclamando e riconoscendo il Kosovo, è stato creato il precedente per risolvere i simili conflitti. La proclamazione all’indipendenza del Kosovo e il riconoscimento seguito subito dopo, hanno un importanza principale poiché fanno da modello per risolvere conflitti basati sulla priorità del diritto del popolo all’autodeterminazione, è stato rilevato nel comunicato. In Transinistra domina una convinzione che questo modello dovrebbe essere applicato sui conflitti che hanno una simile base politica legale ed economica.
Da Radio Serbia
Consegnate le proteste ai governi della Francia, Gran Bretagna, Costa Rica, Australia e Albania
Belgrado – Il ministero degli Esteri del Governo della Repubblica di Serbia ha inviato oggi le proteste scritte ai governi della Repubblica di Francia, della Gran Bretagna, della Costa Rica, dell’Australia e dell’Albania in occasione del riconoscimento della proclamazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo e Metohija.
Nella dichiarazione del Ministero degli Esteri si dice che il ministro Vuk Jeremic, conformemente al Piano d’azione di quel Ministero adottato alla seduta del Governo della Repubblica di Serbia, ha ordinato oggi l’urgente ritiro anche dell’ambasciatore della Repubblica di Serbia in Australia Milivoje Glisic. Da Governo Serbia
18 febbraio 2008
L’ambasciatrice serba in Italia, Sanda Raskovic Ivic, Kosovo: l’Italia non si affretti a riconoscerne l’indipendenza
Noi ancora speriamoche l’Italia non proceda in fretta con il riconoscimento del Kosovo senza il passaggio in Consiglio di Sicurezza. La Serbia ha appoggiato l’Italia nelle riforme dell’organizzazione delle Nazioni Unite e del Consiglio e adesso speriamo che l’Italia non appoggi completamente i Paesi che vogliono bypassare l’esecutivo Onu. Se il Kosovo diventasse indipendente questo significherebbe che le risoluzioni delle Nazioni Unite sono risoluzioni al servizio delle maggiori potenze”.
“Noinon riconosceremo mai l’indipendenza del Kosovo. Questa è la posizione del governo, del presidente e del popolo serbo. Il Kosovo-Metohija è la culla del nostro Stato medievale e della nostra Chiesa, e parte di tutti noi”. “…Pensiamo che per i problemi etnici dobbiamo offrire soluzioni europee, ossia un’autonomia molto vasta, sostanziale, che riguarderà i diritti delle minoranze e i diritti degli albanesi che vivono in questa regione del nostro Paese… Nonsi debbano offrire soluzioni territoriali ai problemi etnici… MaStati Uniti ed Unione europea fanno questo in questo momento: offrono una soluzione territoriale per un problema etnico”. Così facendo, ha messo in guardia la Ivic, si rischia di “creare tanti problemi, e di aprire il vaso di Pandora, offrendo a tanti movimenti per l’indipendenza in tutto il mondo un esempio da seguire per procedere nel loro cammino”. Belgrado è convinta che non sia una cosa saggia sradicare il processo relativo al futuro status del Kosovo dal grembo del Consiglio di Sicurezza direche gli albanesi erano molto rilassati perché hanno capito che questi negoziati servono solo per spendere una certa quantità di tempo prima di riuscire nel loro scopo, che è quello dell’indipendenza… Sulla missione Ue, non abbiamo nulla contro questa missione, ma vogliamo che abbia un quadro legale, che passi per il Consiglio di Sicurezza Onu perché altrimenti dipenderà solo dal governo albanese kosovaro che potrà dire prima o poi che non ne ha più bisogno. Non esiste inoltre una struttura, un organismo internazionale cui i serbi della regione possano rivolgersi in qualsiasi modo, voglio ricordare che l’Unmik prevede che 4 volte l’anno si vada in Consiglio Onu a illustrare il rapporto sul compimento degli standard: Questo ora non è più previsto…. Il negoziatopuò procedere perché è lo stesso negoziato che porta nuove idee. Nella fase delle trattative condotte dalla Trojka Ue-Usa- Russia, sono emerse le proposte di soluzione che prendevano ad esempio i modelli di Hong Kong e delle isole finlandesi Äland: in queste ultime, abitate da svedesi, gli abitanti hanno tutto ciò che dà corpo e significato alla loro autogestione, ma non hanno formalmente la sovranità e l’indipendenza. Sono parte della Finlandia. Questo è stato rifiutato dagli albanesi, che hanno rifiutato tutto tranne l’indipendenza…. La cosa che noi vogliamo è andare in Europa con i nostri confini internazionalmente riconosciuti, insieme con la provincia di Kosovo e Metohija.
Da Adnkronos
Il Governo ordina l’urgente revoca dell’ambasciatore della Serbia da Washington Belgrado – Il presidente del Governo della Repubblica di Serbia Vojislav Kostunica ha dichiarato stasera nel Parlamento di Serbia che il fatto che gli USA hanno riconosciuto il falso stato del Kosovo non può rendere reale quel falso stato e che il Governo di Serbia ha ordinato che l’ambasciatore della Serbia a Washington si ritiri subito a Belgrado. Da Governo Serbia
Il Ministero degli Interni sporge denunce penali contro Thaci, Sejdiu e Krasniqi
Belgrado – Il Ministero degli Interni del Governo della Repubblica di Serbia ha dichiarato oggi che ha sporto le denunce penali contro Hasim Thaci, Fatmir Sejdiu e Jakup Krasniqi, i quali il 17 febbraio a Pristina hanno organizzato la proclamazione del falso stato di Kosovo nel territorio della Serbia, con il quale hanno commesso un grave delitto contro l’ordinamento costituzionale della sicurezza della Serbia.
Nella dichiarazione si dice che Thaci, Sejdiu e Krasniqi hanno commesso un grave delitto contro l’ordinamento costituzionale di sicurezza della Serbia dell’articolo 321, paragrafo 1 relativo al delitto di minaccia all’integrità territoriale dell’articolo 307, paragrafo 1 della Legge penale della Repubblica di Serbia.
Secondo l’articolo 8 della Costituzione della Repubblica di Serbia il territorio della Repubblica di Serbia è unico e indivisibile, e i confini della Repubblica di Serbia sono intangibili e si cambiano solo in procedura prevista per il cambiamento della Costituzione, si aggiunge nel comunicato.
La Republika Srpska si mobilita contro l'indipendenza del Kosovo
La mobilitazione contro l'indipendenza del Kosovo cresce in Republika Srpska. Lunedì, alcune migliaia di manifestanti hanno sfilato nelle vie di Banja Luka, richiedendo il passaggio all'indipendenza della loro regione rispetto alla Bosnia-Erzegovina. I loro responsabile politici prevedono altre manifestazioni nelle settimane a venire.
Lunedì all'inizio del pomeriggio, gruppi di giovani raggiungono un corteo di alcune migliaia di manifestanti nel centro di Banja Luka. La loro parola di ordine: l'indipendenza della Republika Srpska (RS). Mentre il corteo sfila in una calma piena di tensione, essi cominciano improvvisamente a lanciare pietre e uova sui consolati di Francia e Germania che
incrociano sulla loro strada. Fascisti!, gridano a squarciagola mentre i due paesi si preparano a riconoscere l'indipendenza del Kosovo.
Già domenica, l'organizzazione “Izbor io naš (La scelta appartiene a noi) “ aveva chiamato i cittadini a manifestare il loro malcontento. Qualche centinaio di persone della Krajina, sulla piazza del centro città di Banja Luka,. I manifestanti, inalberavano bandiere serbe e scandivano slogan come “non diamo il Kosovo! ", non avevano comunque causato incidenti.
Il presidente di “Izbor io naš ", Dane Cankovic, ha assicurato che questa mobilitazione era solamente un inizio, e che una grande manifestazione sarà organizzata in marzo.
Da parte sua, il presidente dell'organizzazione dell'università di Banja Luka (SOBL), Dejan Kragulj, ha annunciato che un assembramento avrà luogo anche per mostrare il sostegno degli studenti di Banja Luka agli studenti serbi di Mitrovica, nel Kosovo.
I dirigenti della RS con una sola voce
I tre quotidiani principali di Bosnia-Herzegovina, Oslobodjenje, Dnevni Avaz e Nezavisne Novine, hanno in gran parte trasmesso domenica gli eventi di Pristina e di Belgrado, ma non hanno ritenuto importante riportare le reazioni della RS. Solo Nezavisne Novine, quotidiano della RS, ha brevemente ricordato ciò che tutti sanno già: "la RS non riconosce e non accetta la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo". Il giornale ha anche pubblicato le dichiarazioni del Presidente del RS, Rajko Kuzmanovi, del presidente dell'assemblea di RS Igor Radojicic, e del primo ministro Milorad Dodik, che garantisce in una dichiarazione comune che la proclamazione d'indipendenza del Kosovo era "contraria alla carta delle Nazioni Unite ed alla risoluzione 1244, e deve dunque essere respinta e non riconosciuta sul piano internazionale". "Conformemente alle relazioni bilaterali stabilite tra la RS e la Serbia, la Republika Srpska porta il suo sostegno totale al governo, al popolo ed ai cittadini della Serbia, nel loro sforzo di conservare l'integrità e la sovranità del loro paese su tutto il territorio, compreso il Kosovo e Metohija", hanno aggiunto. Secondo loro, il riconoscimento del Kosovo dagli stati membri delle Nazioni Unite sarebbe pericoloso per la regione e per l'Europa in generale. Da parte sua, il membro serbo della presidenza collettiva, Nebojca Radmanovic, ritiene che "persone con intelligenza non apriranno la questione del riconoscimento del Kosovo indipendente in Bosnia-Herzegovina". Un parere che condividono i membri di altre parti, come ad esempio il presidente della parte dell'azione democratica (SDA), Sulejman Tihic, chi pensa che "la Bosnia-Herzegovina debba perdere il suo tempo con il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo e Metohija, e sarà certamente l'ultimo paese da riconoscere il Kosovo".
L’ attuale Presidente Zeljko Komsic, ha dichiarato che la Bosnia non saràcertamente uno dei primi paesi a riconoscere il Kosovo. Quanto al membro bosniaco della presidenza, Haris Silajdzic, ha dichiarato che "lo statuto del Kosovo non riguarda la Bosnia-Herzegovina", sottolineando che "il periodo è delicato per il suo paese e per la regione, ma che la Bosnia-Herzegovina è uno Stato riconosciuto sul piano internazionale con le sue frontiere, la sua sovranità, la sua integrità", e che "nulla potrebbe cambiare ciò". Senza sorpresa a Sarajevo, la proclamazione d'indipendenza del Kosovo non ha mobilitato le folle. Nessuna bandiera o slogan, del lato albanese o serbo, è stata scorta domenica. L'argomento di attualità, nella capitale, resta le manifestazioni contro la violenza e la corruzione, che hanno continuato nella calma, sabato 16 febbraio....
Da Il Corriere della Bosnia - Erzegovina ( Traduz. del FBIt)
17 Febbraio 2008
Fiamme a Belgrado
Intorno 4 del pomeriggio di domenica, dopo che il criminale di guerra albanese Hashim Thaci ha dichiarato l'indipendenza unilaterale della provincia meridionale serba del Kosovo-Metohija, violente proteste sono scoppiate in ogni parte della Serbia , inclusa la capitale Belgrado, e sono durate fino alla mezzanotte.
L'ambasciata americana e quella Slovena erano i bersagli principali dei manifestanti. Tra lo sventolio dibandiere serbe e lo slogan "Kosovo è Serbia", "non rinunceremo al Kosovo", i manifestanti hanno rotto le finestre su entrambi gli edifici e hanno lanciato bottiglie incendiarie dentro. Dopo aver sfondato il cordone di polizia davanti all'ambasciata Slovena i dimostranti hanno messo a soqquadro l'edificio, spaccando e bruciando i mobili e le bandiere della UE appese sul balcone. Davanti all'ambasciata americana, le automobili con le targhe diplomatiche erano demolite e pietre erano lanciate verso l’edificio dell’ambasciata.
Anche l'ambasciata francese è stata attaccata, distrutti i due ristoranti McDonald in centro di Belgrado, cosi’ come la sede del partito LDP, come pure gli uffici dei mezzi di comunicazione finanziati da Soros,. Un giornalista di FOX TV ha detto alla Tanjug che era stato risparmiato dalla rabbia dei dimostranti, solo perché ha detto di essere russo, così l’hanno lasciato andare via.
La polizia ha usato i lacrimogeni e le pallottole di gomma per disperdere i dimostranti.
Secondo le agenzie, più di 60 persone erano i feriti, inclusi membri della polizia.
Da www.byzantine.com ( Traduz. di BFIt)
Proteste a Novi Sad, Nis, Banjaluka Merdare...
L'attacco brutale alla sovranità della Serbia e alla sua integrità territoriale, orchestrata da Washington e Bruxelles, che attraverso di loro ha portato alla costituzione di un Kosovo fantoccio, gestito da terroristi albanesi, ha provocato reazioni ugualmente forti in altre città serbe, come Novi Sad, Nis e Banjaluka capitale della Republika Srpska. In Novi Sad, la polizia è riuscta ad impedire ai dimostranti di demolire il grande magazzino sloveno Merkator. Il McDonald in Novi Sad è stato attaccato e danneggiato.
Più di mille riservisti dell’esercito e veterani di guerra, dalle città vicino al Kosovo-Metohija amministrativo si sono radunati a Merdare, la piccola città nella così definita zona neutrale vicino al confine amministrativo della provincia del Kosovo. Lo scontro con Nato (KFOR) che pattugliano questa zona (principalmente americani), è stato solamente verbale questa volta.
Da www.byzantine.com ( Traduz. di BFIt)
Attacchi agli edifici UE in Kosovska Mitrovica
Nella città di Mitrovica nel Nord del Kosovo , nella parte abitata dai serbi sono state lanciate tre granate contro gli edifici dell’Unione Europea e del personale delle Nazioni Unite, che hanno favorito la creazione di uno stato mafia dei terroristi albanesi sul territorio della Serbia. Non ci sono stati feriti e sono solo stati distrutti vetri e danneggiate auto del personale.. "Gli albanesi possono celebrare tutto ciò che desiderano, ma questa loro creatura neonata, non sarà mai un paese indipendente finchè esisteranno i serbi", ha dichiarato all’Associated Press Djordje Jovanovic un esponente serbo kosovaro di Mitrovica, riassumendo così il sentimento generale che prevale fra i serbi del mondo intero. Da www.byzantine.com ( Traduz. di BFIt)
Annuncio di Kostunica e Jeremic : seguiranno reazioni alla decisione del Parlamento kosovaro Il primo ministro di Serbia Vojislav Koštunica oggi pomeriggio si rivolgerà pubblicamente in occasione della proclamazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo nel Parlamento della provincia nonché in ricorrenza della illegittima decisione sull’avviamento della missione dell’UE nel Kosovo. Il ministro degli Affari Esteri di Serbia Vuk Jeremić stasera terrà le consultazioni con i capi delle missioni diplomatiche accreditati a Belgrado e comunicherà la posizione di Serbia sulla situazione nel Kosovo, si dice nel comunicato dal gabinetto del capo della diplomazia serba. Da Radio Serbia
Sinodo della Chiesa Ortodossa Serba : atto di violenza contro legge e giustizia Il sinodo della Chiesa ortodossa serba ha stimato l’odierna proclamazione di indipendenza del Kosovo e Metohija come atto nullo e un atto di violenza contro la legge e contro la giustizia. Nel comunicato, è stato indicato che la separazione del Kosovo e Metohija dallo stato di Serbia è una caratteristica del periodo di occupazione e tirannia. Il sinodo ha invitato arcivescovo di Ras e Prizren Artemije, i monaci, serbi kosovari e tutti gli altri minacciati nel Kosovo che restino nei propri focolari e nei santuari preservando la pace e la fiducia nella vittoria finale della giustizia divina. Sinod ha espresso le attese che le ONU e il Consiglio di sicurezza conforme alla Carta dell’ONU e la risoluzione 1244, nonché degli obblighi internazionali difenderanno i diritti umani e sovrani della Repubblica di Serbia. Da Radio Serbia ( Traduz. FBIt)
Vescovo ortodosso Artemje: la Serbia deve dichiarare il Kosovo territorio occupato
Questo ha dichiarato ai media di Belgrado, il capo della Chiesa Ortodossa serba in Kosovo. Il Kosovo è sempre stato e deve rimanere terra serba, ha detto. Nell’opinione del vescovo la dichiarazione di indipendenza del Kosovo sarà solo una “ temporanea occupazione” della terra serba. La Chiesa Ortodossa in Kosovo ha dichiarato che non riconosce l’indipendenza del Kosovo e rimarrà fedele a Belgrado. Da Radio KIM ( Traduz. FBIt)
La Chiesa Ortodossa serba chiede lo stato di guerra per il Kosovo La Serbia dovrebbe mobilitare le sue forze armate, dichiarare il Kosovo 'territorio occupato' e comprare armi dalla Russia per riprenderselo, il capo della Chiesa Ortodossa in Kosovo ha così parlato domenica ai media serbi.
"L'affermazione del capo di stato maggiore, generale Zdravko Ponos, che il Kosovo non sarà difeso militarmente dall'esercito, è un disonore", ha dichiarato il vescovo Artemije al quotidiano Glas Javnosti.
"La Serbia dovrebbe comprare armi dalla Russia e da altri paesi e dovrebbe invitare la Russia a spedire volontari e stabilire una presenza militare in Serbia", ha affermato.
"Il Kosovo è stato e sempre sarà serbo", ha detto il vescovo.
"Tutto passerà, e così sarà per l'occupazione del Kosovo", ha aggiunto il settantatreenne leader della Chiesa Ortodossa.
"Nei prossimi giorni, dobbiamo aspettarci dichiarazioni stampa rabbiose, ha sottolineato il commentatore serbo Bosko Jaksic . Il livello di relazioni diplomatiche coi paesi che riconoscono lo stato balcanico nuovo sarà abbassato", ha scritto nel quotidiano pro-governativo Politika.
“Le campane delle chiese suoneranno continuamente, e noi sappiamo che il vescovo ci chiamerà a lottare per il Kosovo per altri 500 anni se necessario. L'esercito sarà messo in stato di allarme alto. Ci saranno critiche forti ai media occidentali se non mostreranno le immagini dei rifugiati serbi”.
Sarà una battaglia maratona
Nel suo editoriale, Politika ha scritto che la dichiarazione dell'indipendenza del Kosovo non "sarà la fine di un pezzo della nostra storia."
Sarà "l'inizio di una lotta, una maratona dove non è importante chi è il corridore più veloce, ma chi giungerà alla fine”. La lotta sarà molto dura "perché i pregiudizi sui serbi sono profondamente radicati."… Da Reuters, Douglas Hamilton ( Traduzione FBIt)
Il Consiglio della Corona di Serbia: il progetto di Mussolini e Hitler è stato finalmente realizzato
Il Consiglio H. R. H. di Serbia ha emesso un comunicato stampa fortemente aspro, dichiarando che "il 17 di febbraio 2008 sarà una data che vivrà nell'infamia" :
"In questo giorno l'Europa ha diminuito la sua moralità, la sua storia e mostrato che porta dentro il suo organismo il germe della sua stessa caduta! In questo giorno Su l'America ha rinunciato a Washington, a Lincoln ed a Wilson.
"Non è solo la sconfitta dei serbi, è una sconfitta di un'idea di un mondo senza la violenza, di un'Europa unificata, di una societá di uguaglianza, con legge, legalità e giustizia. È una sconfitta dell'idea di democrazia. È una sconfitta delle regole universalmente accettate del diritto internazionale.
"Una parte del progetto di Mussolini e Hitler è stato finalmente realizzata, nel territorio di Serbia.
"Per ciò, non dobbiamo biasimare gli albanesi, ma quelli che hanno sostenuto loro, che li ha riconosciuti, incoraggiati e li ha finanziati! Sono LORO, quelli che dobbiamo riconoscere e smascherare per la loro perseveranza nel loro odio contro i serbi, per la loro dedizione agli scopi che avevano tentato di realizzare in entrambe le guerre mondiali, che avevano tentato ed avevano perso.
"Il mondo ha, ancora una volta, cominciato ad avvicinarsi alla sua caduta sul territorio di Serbia. Non siamo felici di sapere che domani il destino subito della Serbia e dei serbi, i misfatti che hanno subito, molti vedranno succedere nel loro paese e nelle loro case.
"Kosovo continua a rimanere la nostra storia ed il nostro destino, ma è il loro futuro. Oggi noi sentiamo vergogna per essi, essi cominceranno a sentire vergogna per sè stessi domani.
"Noi preghiamo per la giustizia, la vita e la salute dei nostri cittadini che vivono in Kosovo e Metohija". . Da www.byzantine.com ( Traduz. FBIt)
16 Febbraio 2008
Come reagirà la Republika Srpska con la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo?
Il Kosovo è una domanda che ci riguarda tutti, e la proclamazione di indipendenza per l'albanesi avrà delle conseguenze per tutti i serbi, ovunque siano, e particolarmente per noi in Republika Srpska ed in Bosnia-Erzegovina, ed è per ciò che è necessario che ci facciamo sentire ", ha detto Kragulj, presidente di SOBL, l'organizzazione degli studenti delle università di Banja Luka
Marko Vidakovic, presidente del consiglio degli studenti di Sarajevo Est, nel territorio del Republika Srpska, ha detto ieri che chiamerà gli studenti a manifestare in modo pacifico, in caso di dichiarazione di indipendenza.
Mila Grubor, presidente del parlamento degli studenti di Banja Luka, così come gli studenti vicini a questa organizzazione, affermano chiaramente loro posizione sul problema del Kosovo.
Siamo interessati a tutti i problemi del nostro popolo, e quello è cocente. Vedremo bene ciò che accade domenica ", ha detto Grubor.
Se il Kosovo diventa indipendente, la Republika Sprska anche!
Branislav Dukic, presidente del movimento serbo di associazioni non-governative (SPONA), ha incontrato dei membri dell'Ufficio dell'Alto-rappresentante (OHR) e della missione di polizia dell'unione europea (EUPM), per parlare dell'eventualità della proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo.
Volevano che spiegassimo come ci comporteremo se il Kosovo proclama l'indipendenza. abbiamo deciso di non organizzare di manifestazioni. Chiamiamo tutti i cittadini a restare calme ed a non uscire nelle strade se c’è l'indipendenza del Kosovo. SPONA, in questo caso, chiederà tuttavia immediatamente, al Parlamento della Republika Srpska di dichiarare l'indipendenza e la secessione della Republika Srpska dal territorio della Bosnia-Erzegovina. Abbiamo il diritto di farlo, il diritto del popolo all'auto-determinazione ed alla secessione ", ha sottolineato Dukic.
La polizia della Republika Sprska fa sapere che è pronta a reagire a qualsiasi eventualità, ivi compreso delle sommosse o manifestazioni che potrebbero avvenire, per la dichiarazione unilaterale di indipendenza della provincia del sud della Serbia.
L'EUFOR ha dichiarato di disporre in questo momento, di 2.500 soldati, che sono pronti a reagire velocemente ed efficacemente a qualsiasi situazione di crisi.
Da Courier des Balkans (Traduz. di FBIt)
Kosovo: Leader minoranza serba, missione UE è occupazione
Il leader della minoranza serba in Kosovo, Milan Ivanovic, ha attaccato la missione civile che l’Ue invierà nella provincia, definendola “un’occupazione”. “Essenzialmente — ha affermato — la missione ha le caratteristiche dell’occupazione e non sarà accettata né dalla Serbia, né dai serbi in Kosovo”. Da AGI
15 Febbraio 2008
La Serbia può entrare nell’Unione europea solo come Paese intero
Orasac - Il presidente del Governo della Repubblica di Serbia Vojislav Kostunica ha ribadito oggi a Orasac che il Kosovo è la Serbia e ha sottolineato che nessuno può portare la Serbia in Europa o portarla fuori, e nell’Unione europea la Serbia ci deve entrare intera, così come tutti gli altri Paesi sono entrati in quell’unione.
Kostunica ha sottolineato che durante i secoli, varie volte molti potenti toglievano via il Kosovo per forza. Ma nella nostra storia questa è la prima volta che gli usurpatori ci chiedono di acconsentirlo, di approvarlo e accettarlo, di salutare l’usurpazione del Kosovo come schiavi. Di firmare che non è nostro quello che è stato nostro per secoli. Di ammettere che non proveniamo dal Kosovo, e invece ne proveniamo.
Siamo gente normale in tempi difficili. Il mondo pone davanti alla nostra generazione un compito troppo grande. Il mondo ci chiede: quanto costa quello che siete voi serbi? Quanto costa la vostra memoria? Quanto per la vostra storia? Quanti metri quadrati ci sono nei vostri monasteri? Vi pagheremo per i danni. È meglio che vi paghiamo per essere qualcosa altro. Vi conviene essere qualcosa altro e non quello che siete. Sono costretto a dire: è grave per noi quel compito che ci fanno fare in questi tempi difficili. Abbiamo mica il diritto di rinunciare alle origini, al nome, alla casa, alla fede, alla storia? Cancellare Gazimestan. Andare avanti in qualche direzione, verso le promesse che è meglio essere umiliato e privato di memoria e del carico della storia. Se ogni generazione precedente dei serbi, posta davanti alle decisioni cruciali, avesse fatto così durante i secoli, noi cosa saremmo oggi?
Siamo marcati da quella richiesta del mondo posta solo davanti al nostro popolo. Cos’è nella nostra memoria, nella nostra storia, nella nostra terra, in noi, che spinge il mondo a cambiarci per forza, a ridurci per forza, a cancellare la nostra memoria per forza? E in più, a obbligarci a firmare di accettare tutto ciò. A punire anche noi stessi. A sedere al tavolo della famiglia europea come l’unico Stato che abbia avuto la sedia al tavolo europeo con un indegno commercio, rinunciando da solo alla memoria e all’identità.
Questo è sempre di più il secolo della forza e non della giustizia. Se oggi accettiamo quello che ci chiedono, rinunceremo non solo alle generazioni prima di noi, ma anche priveremo qualche futura generazione di vincere nei tempi di diritto e giustizia. Noi possiamo rinunciare ai nostri avi, non possiamo minacciare i diritti dei successori e rimanere quello che siamo.
Come i serbi furono uniti in Kosovo nel 1389 e a Orasac nel 1804 così anche oggi tutte le istituzioni statali e tutti i cittadini della Serbia devono essere uniti nella difesa del Kosovo. E questa è forse l’unica questione dove non ci devono essere delle differenze. Così ieri il Governo ha preso la decisione storica di cancellare a priori e per sempre la proclamazione illegittima del falso stato nel territorio della Serbia.
Chiunque abbia sentito dei serbi e della Serbia sa che la Serbia è in Europa e che i serbi sono il popolo europeo. E due secoli fa, non solo che la Serbia scopriva l’Europa ma anche l’Europa scopriva la Serbia. E quando lo fece, ci trovò le idee europee e i valori e il Kosovo come l’altro nome per quello che è il più importante che i serbi diedero alla civiltà cristiana. In Europa quindi nessuno può introdurci la Serbia o portarla via, e nell’Unione europea la Serbia ci deve entrare intera, così come l’hanno fatto tutti gli altri membri.
Tutti sappiamo che abbiamo rispettato tutto quello che il diritto internazionale chiede ai Paesi democratici. Per otto anni siamo stati partner amichevoli a tutto il mondo. Non abbiamo trasgredito nessun accordo. Non abbiamo mostrato nè rabbia, nè dispetto, nè indignazione. Non ci siamo staccati neanche da quelli che lo meritavano. Oggi chiediamo: quale Stato del mondo avrebbe sopportato quello che si impone alla Serbia? Quale Stato si sarebbe trattenuto così tanto? Quali cittadini avrebbero mostrato così tanto autocontrollo e la massima dignità in mezzo alla disgrazia nazionale, preparata ed eseguita da fuori?
Con l’esempio della Serbia tutti possono capire facilmente, cosa oggi accade quando il debole si oppone al forte, almeno con le argomentazioni e con i più legittimi mezzi democratici. E tutte le inaudite campagne, pressioni, ricatti e minacce servono solo a minare l’autostima e la fiducia della Serbia nella legge e nel diritto, nel buon senso e nella verità e ad accettare questa anarchia e il diritto del più forte.
È triste che nel XXI secolo uno ha i dubbi se scegliere la giustizia o l’ingiustizia, e proprio da quella risposta dipende non solo il futuro della Serbia ma anche l’ordinamento legale e il futuro del mondo. Perciò siamo convinti che difendendo il Kosovo la Serbia difende qualcosa di più del suo territorio.
Gentili cittadini, anche da questo posto mandiamo un’altra volta il messaggio ai serbi che vivono in Kosovo e Metohija e a tutti coloro che rispettono e ritengono la Serbia il loro Stato, che il Kosovo è la Serbia e che loro possono solo essere cittadini di Serbia. Tutti i bambini in Kosovo devono dormire tranquilli come se fossero in Sumadija. Quelli che hanno assunto l’obbligo di garantirglielo devono assolutamente adempire quell’obbligo.
13 febbraio 2008
Popovic: il Kosovo e Metohija indipendente non è economicamente mantenibile
Il capo del team economico per il Kosovo e per il sud della Serbia centrale, Nenad Popovic, ha dichiarato che, dall’aspetto economico, l’indipendenza del Kosovo e Metohija non sarebbe assolutamente mantenibile. Nella regione ci sono il 60% di disoccupati, e le restrizioni di corrente elettrica sono quotidiane, ha detto Popovic alla Voce dell’America. Lui ha fatto sapere che in Kosovo le fabbriche non lavorano, oppure lavorano con il 10% di capacità rispetto al periodo prima del 1999, che non ci sono investimenti stranieri e che non ci saranno se si arriverà all’illegale proclamazione dell’indipendenza. Facendo sapere che gli investitori desiderano la sicurezza legale........ Da Radio Serbia
25 Gennaio 2008
Le autorità kosovare continuano la loro violenta usurpazione del patrimonio culturale e spirituale della Serbia in Kosovo e Metohija.
“ E’ con grande costernazione e disgusto che leggiamo la nuova presentazione della pubblicità turistica del Kosovo, con offerte di visita a una sorta di Illiro-Albanesi chiese di un “Bizantino Kosovaro” stile. Il vescovo Teodosio del Kosovo ha dichiarato che questo processo di “kosovarizzazione”, va avanti da molto tempo, proponendo una versione falsificata della storia del Kosovo, negando completamente il patrimonio culturale e spirituale serbo della provincia.
Da Radio KIM
NOTIZIE in BREVE:
Taiwan si è congratulata per l’indipendenza del Kosovo
DaMonstersandcritics.com
Le regioni separatiste ex sovietiche hanno preso forza dall’indipendenza del Kosovo
Da Reuters
Il portavoce del parlamento polacco annuncia il riconoscimento del Kosovo
Da Rian
La Turchia riconosce l`indipendenza del Kosovo
"La Repubblica di Turchia si felicita del contenuto della dichiarazione d'indipendenza adottata dal Parlamento del Kosovo e ha preso la decisione di riconoscere la Repubblica del Kosovo"
Da Hürriyet
La Cina si unisce alla Russia contro l'Indipendenza del Kosovo
La Spagna non riconoscerà il Kosovo
L`Afghanistan riconosce il Kosovo
Da Radio Nuova Europa
La Romania non riconosce l'atto illegale dell'indipendenza del Kosovo
DAL Kosovo:
ENCLAVI SERBE, SPUNTA UN PIANO SEGRETO MITROVICA Kosovska Mitrovica, Serbia) I tricolori serbi garriscono al freddo del vento invernale dei Balcani. Nessuno li ha ammainati in nessuna delle enclave serbofone di un Kosovo che - tutt'intorno - resta invece addobbato a distesa con i colori dei vessili albanesi: pronti a sventolare domani per l'agognata secessione da Belgrado. Sono le due facce di una terra contesa, che si guardano in cagnesco anche in queste ore a dispetto degli appelli alla moderazione e della retorica di una multietnicità svanita da tempo. Una terra sulla quale aleggia pure il fantasma di un piccolo smembramento: quello di Mitrovica nord, ultima roccaforte serba collegata con la madrepatria, per la quale si vocifera di "un piano segreto" di controsecessione.
La situazione sul terreno, almeno per ora, appare relativamente tranquilla. Il governo di Pristina, confortato dal comando del contingente Nato (Kfor) e dall'amministrazione Onu della provincia (Unmik), dissemina i suo comunicati di rassicurazioni. Ma le ansie e le diffidenze reciproche non mancano. Tra gli albanesi prevale il desiderio di far festa, sebbene non senza timori sparsi qua e là; tra i serbi è tutto un cocktail di paura dell'accerchiamento e sorda irritazione. Lo snodo più delicato è proprio Kosovska Mitrovica, città tagliata in due dal ponte sul fiume Ibar.
Di qua, a sud, ci sono 80.000 albanesi e quattro gatti serbi; di là, a nord, 20.000 serbi (40.000 con quelli dei sobborghi circostanti) e qualche raro albanese. In mezzo, un distaccamento di militari della Kfor debitamente rafforzato per l'occasione. Armi ce ne sono un po' dappertutto, ma il timore più diffuso non è quello di uno scontro imminente. Semmai d'un nuovo innalzamento della tensione, di una rottura definitiva a colpi di fatti compiuti. I giornali kosovaro-albanesi - e qualche fonte serba - accreditano l'esistenza del "Piano segreto".
Una strategia concordata dai leader locali più combattivi con Belgrado per rispondere all'indipendenza unilaterale di Pristina con una controsecessione di segno opposto. Ufficiale è l'intenzione di Milan Ivanovic bolla intanto come "una occupazione" anche la neonata missione civile Eulex dell'Ue. Capofila dei radicali in città, Ivanovic è favorevole all'idea di un grande raduno di protesta entro lunedì - per rovinare i festeggiamenti di Pristina, fa capire - e a un'immediata dichiarazione formale di rigetto dell'indipendenza da parte della fortezza di Kosovska Mitrovica.
Una scelta che il suo omonimo e rivale politico Oliver Ivanovic, leader moderato della enclave, contesta: "La partizione - opina - è scritta nei fatti. Per questo è meglio evitare gesti plateali e lasciare che la separazione si consolidi da sé". "Altrimenti - nota - c'é il rischio che a pagarne il prezzo siano i serbi delle enclavi del Kosovo centro meridionale", isolati nella massa albanese e candidati fin d'ora alla sorte di profughi toccata negli ultimi anni a 200.000 compatrioti (dei 300.000 che erano nella provincia). Piccole comunità di assediati (o di autoreclusi, a seconda dei punti di vista), come quelle dell'area circostante la storica sede vescovile ortodossa di Pec (sorvegliata da militari italiani) o quella raccolta attorno all'antico monastero di Gracanica, sotto la protezione d'un drappello di soldati e soldatesse svedesi. Nella stessa Pristina, capitale del nascente Stato albanofono, ne sono rimasti 50 o giù di lì, sprofondati in vite semicatacombali.convocare un'assemblea dei serbi del Kosovo a Mitrovica nord per respingere la secessione e confermare i legami con la Serbia. Il presunto piano comprende qualche 'dettaglio' in più: si parla di 1000 agenti dei servizi segreti di Belgrado sopraggiunti in abiti civili; e del progetto serbo di sigillare il ponte sull'Ibar all'indomani dello strappo di Pristina, di creare un coordinamento fra tutte le enclavi e di buttare fuori dalla zona nord, senza troppi complimenti, i rappresentanti delle missioni internazionali che vi si trovano. Gli echi che risuonano sul posto non cancellano tutte le inquietudini. E non solo tra gli avventori del bar Dolcevita, covo irriducibile di umori turboserbi e di giornalisti in cerca di folklore a tinte forti.
"Non credo a scontri nel giorno dell'indipendenza, anche se qui girano molte armi", dice all'ANSA Adem Mripa, sperduto albanese di Mitrovica nord. "Non so nulla di piani segreti, ma sono preoccupato, confido solo che la Kfor sia in grado di prevenire almeno il pericolo di violenze", incalza il suo connazionale Nexhmedin Spahiu. Sulla trincea etnica opposta,
"Nessuno pensa a noi - sospira all'ANSA uno di loro, Bora Denic, vicino all'ottantina - chi ha potuto se ne è andato da quel dì. Disordini? Non crediamo ce ne saranno, ma non sappiamo davvero cosa attenderci in un posto nel quale, in pubblico, non é più prudente neppure parlare la nostra lingua". di Alessandro Logroscino e Ilire Zajmi 16 Febbraio 2008 Ansa.it
SUL Kosovo:
Sull’indipendenza del Kosovo
Gen. in pensione G. Blais, direttore OSCE Banja Luka, Repubblica Serba di Bosnia
L’autoproclamata indipendenza del Kosovo dalla Serbia pone seri problemi non tanto sul futuro dei Balcani, futuro pieno di incognite indipendentemente da ciò che accade a Pristina, quanto sulle regole che governano il diritto internazionale.
Le non infondate obiezioni di Serbia e Russia all’indipendenza si basano sul diritto internazionale che garantisce l’integrità degli stati, sulla Carta delle Nazioni Unite e sull’Atto Finale di Helsinki
che stabilisce l’inviolabilità delle frontiere. Questi principi sono stati violati e non v’è dubbio che, almeno giuridicamente, l’autoproclamata indipendenza è palesemente illegale.
Non discuto sulle opportunità e sulle convenienze politiche che molti stati, fra i quali pure l’Italia, hanno concordato per dare sostegno alla nuova realtà.
Tuttavia, i problemi da affrontare sono tali che l’Unione Europea ha stabilito di inviare un enorme numero di funzionari, ho letto la cifra di 2.600, nel nuovo paese per controllare e guidare
l’amministrazione pubblica, il sistema giudiziario, l’organizzazione della polizia e quella militare, il sistema scolastico. Permanenza che si protrarrà per anni e anni con spese enormi e con dubbie
ricadute. Il Kosovo non ha strutture amministrative, non ha una società civile, non ha una economia trasparente, non ha tradizioni unitarie.
E’ probabile che il nuovo Kosovo non entri nelle Nazioni Unite, per il veto della Russia, come non entrerà a far parte della OSCE, per il veto della Serbia e di altri stati europei decisamente contrari
all’indipendenza, quali la Spagna, la Romania, la Slovacchia, la Bulgaria, la Grecia, Cipro. Sarà un paese con frontiere parzialmente bloccate e con la presenza di una minoranza serba, arroccata nelle
aree settentrionali del Kosovo, probabilmente tentata a domandare, a sua volta, la secessione dal Kosovo albanese.
Inoltre, questa indipendenza costituisce un pericolosissimo e devastante precedente. Già scozzesi, baschi e tutte le minoranze nel mondo che anelano ad una loro indipendenza si faranno forti di questo precedente per poter godere dello stesso trattamento e degli stessi privilegi che hanno avuto gli albanesi del Kosovo.
Nei Balcani sono a rischio l’integrità della Macedonia e della stessa Bosnia, dove rispettivamente albanesi e serbi avranno buone carte da giocare, anche se non in un futuro immediato, per domandare una secessione.
Di fronte a indubbi vantaggi a breve termine, sopra tutto fruibili dagli americani per porre in Kosovo una loro base militare che possa diventare la più importante in Europa, si prospettano scenari assai cupi nel medio e lungo periodo, che continueranno a non dare pace
alla martoriata terra dei Balcani.
«Kosovo, il presidente Napolitano sbaglia»
Parla il generale Fabio Mini, ex comandante della Nato in Kosovo: «Situazione di stallo per l'Italia all'Onu» «È davvero uno stallo, anche per l'Italia e purtroppo il presidente Napolitano sbaglia». Parla il generale Fabio Mini, ex comandante della Nato in Kosovo sulle «ombre» del ruolo italiano per l'inestricabile nodo balcanico nel Consiglio di sicurezza dell'Onu, dopo le «luci» della moratoria sulla pena di morte.
Il ministro degli esteri D'Alema, presidente di turno del Consiglio di sicurezza, ha relazionato sul cosiddetto fallimento del negoziato per lo status, e allo stesso tempo ha tentato di inserire nel quadro della legalità delle Nazioni unite, la missione che si chiama «civile e di polizia» decisa dall'Unione europea. Ma è tornato a mani vuote: non c'è stato compromesso, ha detto. Perchè?
Innanzitutto perché la missione europea non è vista bene soprattutto dai kosovari albanesi i quali hanno una lobby fortissima negli Stati uniti, anche sul riconoscimento di un eventuale dichiarazione unilaterale d'indipendenza. La promessa dell'indipendenza fatta da Bush a marzo era chiara. E quindi si sentono forti. I kosovari albanesi vogliono gli americani, non vogliono gli europei. D'altra parte, una nuova missione europea che riguardi una parte della ricostruzione e una parte delle questioni giuridiche e di polizia, è una missione minimalista che non affronta i grandi problemi ed è senza appoggi internazionali molto forti.
E poi c'è il no della Russia che minaccia il veto. Ma ora si mostra anche disposta ad aprire alla «missione Ue» solo se rispetta la 1244, cioè il riconoscimento della sovranità della Serbia sul Kosovo...
Giuridicamente la missione Ue potrebbe essere proponibile, nel senso che se una organizzazione internazionale, ancorché regionale, si offre volontaria può farlo ma con l'accordo delle parti, serba e albanese in questo caso - ovviamente l'accordo per ora non c'è. Ma potrebbe farla soprattutto con l'accordo internazionale, per un mandato di almeno una parte non indifferente dell'Onu. E anche questo non è il caso, per ora. D'altra parte bisogna riconoscere che la 1244 - con cui l'Onu assumeva la pace di Kumanovo dopo i raid della Nato sull'ex Jugoslavia - metteva veramente un vincolo secco che era quello del riconoscimento della sovranità della Serbia sul Kosovo.
Questo non è stato mai messo in discussione, anzi la 1244 rimandava ad un accordo tra le parti, non ad una imposizione dall'alto sullo status finale.
C'è stata polemica tra il presidente della Commissione esteri della Camera Umberto Ranieri e il ministro degli esteri britannico Miliband che sosteneva che la 1244 garantisce l'indipendenza...
Ha fatto bene Ranieri, perché non è vero, è falso, anzi in un certo senso è vero il contrario. Dirò di più: i serbi si sono veramente molto arrabbiati, anche per un fatto fondamentale che un articolo nell'appendice della Risoluzione Onu 1244 stabilisce che ci possa essere l'intervento di forze di polizia o comunque forze di sicurezza serbe in Kosovo soprattutto per dare sicurezza ai siti patrimoniali e religiosi. Non è mai successo.
Ma non crede che l'ambiguità vera sia rappresentata dalla motivazione con cui si vuole avviare la missione Ue, quella di preparare e gestire l'indipendenza? E' una pregiudiziale che non fa onore al tentativo, nel senso che qualsiasi traccheggiamento verso l'indipendenza è visto male dai
serbi i quali non l'approveranno mai perché è una perdita di sovranità. Per il Kosovo una soluzione immediata non c'è, non bisogna dunque avere fretta.
Le commissioni esteri e difesa della Camera sono andate in Kosovo, anche a Decani. Lì padre Sava ha detto di sentirsi in un «limbo»...
Anch'io penso al Kosovo come ad un limbo. Ma non credo che a padre Sava o al vescovo Artemje di Gracanica, dove vive la seconda grande enclave serba, siano contenti del limbo. Non ne possono più, però si rendono conto da realisti quali sono che la soluzione che gran parte della comunità internazionale vuole è soltanto quella dell'indipendenza. Per adesso.
C'è dunque una situazione di stallo per la diplomazia italiana. Con un Parlamento che dice cose diverse dal governo e, in aula, impegna
all'unanimità il governo a non riconoscere proclamazioni d'indipendenza unilaterali...
Se uno stato vuole rimanere stato e quindi vuole rimanere ente che fa parte del consesso internazionale vigente, con tutto quello che è sancito dalla Carta delle Nazioni unite, questo stato deve essere sovrano e quindi la sovranità gli deve essere riconosciuta. La Comunità internazionale, della quale l'Italia fa parte, non può pertanto riconoscere quello che sta per accadere in Kosovo, vale a dire una dichiarazione unilaterale d'indipendenza. Altrimenti si smantellerebbe il sistema degli stati. C'è stato in questi giorni un allarme dei Servizi europei e dell'intelligence italiana su una precipitazione nei Balcani.
Non vedo la lotta armata immediata e deflagrante. Quello che vedo è invece una lotta armata strisciante, nel senso che ci saranno di sicuro delle forze estremiste che vorranno premere sui pochi serbi rimasti in Kosovo e quindi ci saranno ancora espulsioni, possibilità
di larvate od occulte pulizie etniche, così come da parte serba soprattutto nazionalista ci saranno
anche dei tentativi di instaurare organizzazioni clandestine in Kosovo. La situazione è difficilissima da gestire e non vorrei essere nei panni dell'Ue che va lì con un mandato di supervisione senza poteri effettivi. Napolitano ieri si è rivolto ai militari di Pristina dicendosi sicuro del loro buon lavoro «affinché il problema dello status del Kosovo si realizzi nelle condizioni previste, dal punto di vista della pace e della collaborazione tra le diverse etnie, come d'altronde indica il piano dell'Onu»...
Sono un po' perplesso. Sono sette anni che andiamo avanti con queste parole ma i fatti non dicono così. I kosovari albanesi non vogliono assolutamente uno stato multietnico, a parole lo dicono sempre, di fatto non lo vogliono. Così come dall'altra parte anche i serbi non riconoscono molti diritti agli albanesi rimasti nella parte a nord dell'Ibar di Mitrovica. Quindi il Kosovo multietnico è una speranza, è veramente qualche cosa nella quale potremmo sperare perchè tutti dobbiamo essere multietnici, tutti gli stati dovrebbero esserlo. Il fatto fondamentale è che però i soldati in questo hanno poche possibilità. Perché il piano dell'Onu non c'è. Il fatto che le Nazioni unite non abbiamo mai tentato seriamente di costituire un Kosovo multientico è nella realtà. I rientri dei profughi serbi sono falliti. Anzi sono stati boicottati. Quando io parlavo di fare rientrare due comunità piccolissime vicino a Pec, ho trovato veramente ostacoli solo nell'amministrazione Unmik-Onu. Non volevano rischiare. O non c'erano soldi, andavano solo a chi volevano loro. Il Kosovo multietnico nel piano dell'Onu non c'è mai stato.
Tommaso Di Francesco Da Il manifesto 22 Dicembre 2007
KOSOVO – Memoria Storica:
L’indipendenza del Kosovo consacrerà il peggiore arbitrio e aprirà la via ai diversi separatismi
Lettera aperta a Pierre Moscovici, Vicepresidente del Parlamento europeo
Il 28 e 29 marzo 2007, il Parlamento europeo ha approvato con 319 voti contro 268 il rapporto presentato da Joost Lagendijk sul futuro del Kosovo e sul ruolo dell’UE (1). Questo rapporto è una proposta di risoluzione del Parlamento europeo che convalida le conclusioni di Martti Ahtisaari, inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per i negoziati sullo statuto finale della provincia serba. Il diplomatico finlandese prevede per Pristina una forma di indipendenza a sovranità limitata. L’ossimoro è tutto da gustare... Ioannis Kasoulides, eurodeputato cipriota affiliato al Partito Popolare Europeo, è insorto contro questa nuova nozione. « Un paese indipendente è interamente sovrano, oppure non è indipendente ». Tutto questo farebbe sorridere se quasi ad ogni capoverso le 14 pagine del rapporto Lagendijk, malgrado i loro dinieghi (in particolare paragrafo 3 p.5), non rappresentassero una chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite relativa alla sovranità degli Stati, dell’Atto finale di Helsinki del 1975 sull’intangibilità delle frontiere dei paesi europei e della risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 10 giugno 1999 che giustamente si richiamava al trattato di Helsinki per riaffermare la sovranità di Belgrado sul Kosovo e il mantenimento delle sue frontiere.
Ma gli eurodeputati francesi hanno votato a favore di questo testo ! Già mi vengono i brividi pensando alle implicazioni che esso non mancherà di comportare. Dobbiamo accusare l’ignoranza dei nostri rappresentanti? No, Signor Moscovici, non voglio che lei ne esca così facilmente. Lei sa.
Il rapporto inizia (paragrafo B, p.3) col giustificare l’aggressione della Jugoslavia da parte della NATO, distorcendo la cronologia degli avvenimenti per farli aderire alla sua tesi. L’Alleanza atlantica sarebbe intervenuta per impedire un’espulsione in massa della popolazione civile. È inesatto: lei inverte le cause e le conseguenze. Prima del 23 marzo 1999 non erano sfollate che 2.000 persone e, in pochi giorni, dopo l’inizio dei bombardamenti, un milione di Albanesi del Kosovo fuggirono o furono espulsi dalla provincia dalle forze armate serbe. Solo cinque giorni prima della guerra, il 19 marzo 1999, una nota del Ministero degli Esteri tedesco classificata « molto confidenziale » concludeva che la repressione serba non era diretta contro gli Albanesi in quanto gruppo etnico, ma contro i membri dell’UCK e coloro che li sostenevano. (2) Questo cambia tutto: non si tratta più di purificazione etnica, ma di legittima difesa di uno Stato sovrano di fronte ad una guerriglia separatista. Quella nota metteva giustamente in guardia contro un’iniziativa militare occidentale che rischiava di attirare rappresaglie contro la popolazione civile albanese. Ed è precisamente ciò che accadde. Le conseguenze, che il suo relatore rifiuta ostinatamente di chiamare « guerra », furono settant’otto giorni di bombardamenti. Quindicimila tonnellate di bombe sganciate su tutto il paese, tra cui munizioni all’uranio impoverito, pure vietate dalla Convenzione di Ginevra, flagrante smentita delle vostre pretese umanitarie. La vostra non-guerra, in violazione della Carta dell’ONU, di quella della NATO, della Convenzioni di Vienna, di Ginevra, di Helsinki e, accessoriamente, della nostra stessa Costituzione francese, ha anche aperto la strada all’unilateralismo del tipo praticato dagli Americani in Iraq. Gli stessi che oggi lo denunciano dimenticano opportunamente di essere stati gli zelanti iniziatori di quello che lo ha preceduto.
Voi trattate la Serbia come se fosse ancora in pugno a Slobodan Milosevic. Devo ricordarvi che egli è stato cacciato dal potere nell’ottobre 2000 e che attualmente è deceduto ? La Serbia è uno Stato perfettamente democratico e, malgrado il marasma economico in cui si dibatte il paese, paria della vostra « comunità internazionale », si vive più sicuri a Belgrado che a Pristina. Da otto anni, il Kosovo è dissociato dalla Serbia e il radiosi futuri del pluri-etnismo che ci avevate promesso si fanno ancora attendere. Che cosa le permette di supporre che, in questo campo, l’indipendenza farà ciò che otto anni di protezione dell’ONU non sono riusciti a realizzare? Con la sua « società tollerante e non segregazionista » (capoverso D, p.4) lei si riempie la bocca con parole di un ottimismo a comando degno dell’era Breznev. In Kosovo, la divisione etnica è una realtà. Pensi che attualmente i Serbi hanno una tale paura dell’indipendenza auspicata nel vostro voto, che riesumano i loro morti e li traslano in quel che resta della Serbia. Dopo l’indipendenza, se arrivaste ad impedire la secessione delle enclavi del nord della provincia, nella migliore delle ipotesi avreste per i Serbi delle riserve indiane, nella peggiore avreste dei ghetti. Data la sua storia familiare, come può approvare questo ?
Quale ironia strappare alla Serbia il 15% del suo territorio per farne uno Stato indipendente su criteri etnici (il suo famoso 90% di Albanesi e 10% di Serbi, formula che non può non ricordare il vile abbandono dell’Europa dell’Est da parte di Churchill a Yalta), mentre, parallelamente, vi sfiancate per mantenere unita una Bosnia-Erzegovina che di multi-culturale ha ormai solo la vernice, dopo che le tre comunità che la compongono hanno votato per i campi nazionalisti e si girano ostentatamente le spalle !
Voi convalidate (capoverso E, F e G, p.4) le proposte di Martti Ahtisaari d’indipendenza del Kosovo rinviando, schiena contro schiena, le due parti le cui posizioni si saranno radicalizzate. Di fatto, punite Belgrado per i difetti di Pristina. La Serbia ha proposto per il Kosovo « tutto, salvo l’indipendenza ». Quale paese d’Europa sarebbe così largo con una delle sue regioni ? Le dichiarazioni radicali che troverete sono quelle degli Albanesi del Kosovo, i quali non concepiscono altro che la secessione. In più, è il non rispetto della Risoluzione 1244 da parte della NATO e della missione delle Nazioni Unite (la MINUK), specialmente sul piano monetario, ma anche amministrativo e della salvaguardia delle frontiere, ad aver rotto i legami tra la capitale e la sua provincia. Come si può ora, prendere a pretesto questa rottura per renderla definitiva ? Come si fa a ragionare sulla mancanza di fiducia tra le comunità e sull’instabilità della situazione (paragrafo J, p.4) per proporre la fuga in avanti ? Soprattutto quando poco prima (paragrafo I, p.4) lei ammette che « le relazioni tra il Kosovo e la Serbia, dati gli stretti legami culturali, religiosi ed economici, devono essere rafforzati ». Che ragionamento assurdo ! Prima lei erige una frontiera tra la provincia serba ed il resto del paese, poi chiama Pristina e Belgrado a rafforzare i loro legami al di sopra dei suoi reticolati!
Il suo relatore si felicita (paragrafo 8, p.6) della proposta di Martti Ahtisaari che disegna «i contorni di una larga autonomia per le comunità serbe ed altre, che comporta un grado sostanziale di autonomia municipale ». In poche parole, lei prevede l’indipendenza per la provincia e l’autonomia per le municipalità serbe della provincia. Spingere all’estremo il frazionamento, balcanizzare i Balcani, che programma ! Qui si ritrova lo spirito della Commissione Badinter quando, durante l’inverno 1991-1992, quella sfilza di apprendisti stregoni, non contenta di affrettarsi a firmare l’atto di morte di una Jugoslavia ancora in vita aprendo la via all’indipendenza delle repubbliche separatiste di Slovenia e Croazia, estese la sua ampiezza alla totalità delle repubbliche della federazione, precipitando la Bosnia-Erzegovina nell’inferno che tutti conosciamo. Signor Moscovici, vuole riservare alle sventurate popolazioni del Kosovo la sorte della Bosnia ? Oppure è per la sua posizione strategica, sola confessione sincera del rapporto Lagendijk (paragrafo L p.4) che desidera prolungare il caos, pretesto per una presenza militare occidentale ? Perché ha così fretta (capoverso 1 p.5) di seppellire la Risoluzione 1244 che diceva il giusto ?
In uno strano spirito democratico, il rapporto auspica (capoverso 4 , p.5) la formazione di un governo filo-europeo in Serbia. Bisogna essere proprio cinici per farsi meraviglia del risultato registrato dall’estrema destra a Belgrado, perché anche qui, si tratta di un effetto speculare al vostro atteggiamento nei confronti del popolo serbo : disprezzo chiama disprezzo. Quale altra scelta avete lasciato ai Serbi dei quali mutilate il paese ? Dopo avergli strappato il Kosovo, blandirete la secessione degli Albanesi della valle di Presevo, dei musulmani del Sangiaccato di Novi Pazar, degli Ungheresi di Voivodina ? Quando della Serbia non resterà più che un orticello, che cosa credete che avverrà ? Getterete ancora dell’obbrobrio sui Serbi che dissotterreranno i loro fucili per difendere i resti della loro casa comune ?
Al capoverso 34, p.10, il Signor Lagendijk invita « i paesi vicini a rispettare le frontiere esistenti ». Bisogna pensare che l’Europa tema l’Anschluss all’Albania del Kosovo e di una parte della Macedonia, per proibire a questi paesi quello che essa stessa si permette di fare : tranciare nel vivo uno Stato sovrano, membro dell’ONU. Immagini per un solo istante la stessa scena in Francia, Signor Moscovici. La Bretagna, la Fiandra, l’Alsazia, il Paese basco, l’Occitania, la Catalogna, la Corsica che reclamano un’ « indipendenza a sovranità limitata »... Impossibile ? E perché, dal momento che voi avete aperto il vaso di Pandora ? Pensate di essere credibili nelle città-ghetto delle nostre periferie, quando in Francia mettete in prima fila la cittadinanza, mentre a Bruxelles sbandierate l’etnia ? Bisogna scegliere : si tratta della Repubblica o del comunitarismo. Il secondo non è risolvibile nella prima.
Lei conosce il proverbio rumeno : quando brucia la casa del vicino, rifornisciti d’acqua. Che segnale invia lei a quel membro dell’UE, che siede a Bruxelles da appena quattro mesi, che assiste stupito nel perimetro del Parlamento europeo allo smembramento del suo vicino, mentre anche Bucarest, con 1.620.000 cittadini di ceppo ungherese concentrati in Transilvania, alberga nel suo seno il proprio Kosovo ? Dal momento che mettete in pericolo il suo equilibrio, come fate a meravigliarvi dei prodigiosi risultati del tribuno di estrema destra Corneliu Vadim Tudor, che intende « governare il paese con la mitragliatrice » ? Della folgorante ascesa dell’euroscetticismo in questo paese che pure ha accettati considerevoli sacrifici, dopo la caduta di Ceausescu, per far parte dell’UE ? Non ha dunque timore di vedere la Romania andare di nuovo alla deriva verso « anni di smarrimento », in stivali e camice verdi ? (3) Tutti i giorni leggo molti titoli della stampa rumena, Signor Moscovici. Conosco, perciò, il suo coinvolgimento personale nell’adesione di Bucarest all’UE. Lei conosce la sua situazione e i timori che hanno determinato il suo voto negativo del rapporto Lagendijk, a fianco della Grecia, della Bulgaria, di Cipro e della Spagna. Perché non si è degnato di rispondere alla proposta originale e costruttiva di Adrian Severin, eurodeputato rumeno e socialista come lei ?
Perché non tiene in alcun conto le critiche di quei paesi contrari al vostro piano ? Certo, Atene e Bucarest sono tradizionali alleate di Belgrado. Ma lasciar credere che la Romania, la Bulgaria e la Grecia abbiano votato solo per ragioni di buon vicinato con la Serbia è molto insufficiente e lei lo sa. Che cosa pensa che farà ora la minoranza turca di Bulgaria (il 10% della popolazione), già piuttosto turbolenta ? Massacrerà anche le frontiere bulgare, quando le autorità di Sofia reprimeranno brutalmente le aspirazioni separatiste delle loro popolazioni turcofone? La prevedibile esplosione della Macedonia, dove un abitante su tre è albanese, non rischia di estendersi a macchia d’olio sul versante greco ? Atene non ha forse valide ragioni per contestare il vostro approccio al problema kosovaro, avendo sempre nella memoria il doloroso trauma del disastro di Smirne dove, nel 1922, 1.500.000 Greci dell’Asia minore furono respinti in mare dai Turchi che cancellarono così 2.500 anni di presenza ellenica sull’altra sponda del Mar Egeo ?
E la sfortunata Cipro che vive sotto la permanente minaccia di Ankara, la quale nega persino la sua esistenza, sa meglio di chiunque altro, da Nicosia ultima capitale divisa d’Europa, che cosa significhi la partizione etnica di un paese. È allora sorpreso che due eurodeputati ciprioti abbiano preso la parola per opporsi con forza al vostro rapporto ? Il loro intervento è stato puramente chimerico ?
Chimerico è stato anche l’atteggiamento della Slovacchia, travagliata dalla sua popolazione di ascendenza ungherese (10% della popolazione) ? Chimerico, infine, anche il comportamento della Spagna, che si gioca la sua sopravvivenza per contrastare le inesorabili forze centrifughe che, poco a poco, distaccano le sue province, il Paese basco, la Catalogna e l’Andalusia ? Garantire l’indipendenza del Kosovo significa avvalorare la decisione delle armi. È cedere alla legge del più forte, quella della giungla, la quale, si sa, non ha niente a che vedere con il diritto. Lei pretende che la sua Europa sia una garanzia di pace per il futuro, ma ora essa sta seminando terribili germi di guerra.
Con l’occhio fisso sul Kosovo, lei dimentica che è una provincia della Serbia e che è al livello di quel paese che si deve esaminare chi è maggioranza e chi è minoranza. I Serbi del Kosovo nel loro paese non saprebbero di essere una minoranza. Se si ragiona sulla scala della Serbia, sono gli Albanesi, principalmente residenti nel Kosovo, ad essere una minoranza, cioè il 17% della popolazione.
Il Kosovo è, lo si voglia o no, una delle più forti concentrazioni al mondo di arte religiosa medievale. Essendoci andato, prima della tragedia che ha insanguinato la regione, ho potuto constatare di persona il significato di 1370 santuari disseminati sul suo piccolo territorio. Il nome ufficiale della provincia, Kosovo e Metohjia, sempre taciuto dai nostri media, non è casuale : Kosovo è il genitivo di Kos, una parola serba che significa «merlo», e Metohjia che deriva dal greco Metohos, designa un territorio collegato ad un monastero. Alcuni di quei monasteri, come Gracanica o Decani, sono classificati dall’UNESCO nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Dall’inizio della tutela dell’ONU, nel giugno del 1999, più di cento edifici religiosi, di cui alcuni tra i maggiori, del XIII o del XIV secolo, sono stati polverizzati da estremisti albanesi. Quando, in Afghanistan, i Talebani fecero saltare i Buddha di Bâmyân, classificati dall’UNESCO tra il Patrimonio Mondiale dell’Umanità, il coro di protesta fu generale nel denunciare la barbarie e l’oscurantismo. Quando « i Talebani d’Europa » fanno saltare in Kosovo un monastero ortodosso del XIII secolo, il vostro silenzio è eloquente... Consulti dunque la magnifica opera di Gojko Subotic, « Terre sacrée du Kosovo » (Editions Thalia, 2006). La apra alla pagina della chiesa della Madre di Dio di Ljevisa, a Prizren, del XIV secolo. Guardi bene le sue linee, i suoi affreschi di una bellezza commovente. Ora può ammirarli solo lì. L’edificio è stato incendiato e distrutto dagli Albanesi durante gli « avvenimenti del marzo 2004 », come vengono pudicamente designati dal vostro rapporto (capoverso C p.4), troppo timoroso di usare la parola giusta : pogrom. Lo stesso mese, il villaggio serbo di Svinjare fu evacuato dei suoi abitanti e saccheggiato, prima di essere interamente bruciato dagli Albanesi sotto lo sguardo impassibile dei soldati francesi della KFOR. A quella gente lei desidera accordare l’indipendenza ! Senza dubbio, per incoraggiarli nei loro progressi democratici ?
Lei che criticò così duramente il Presidente François Mitterrand per aver frequentato René Bousquet, uno degli ingranaggi della Soluzione finale, non ha imbarazzo ad andare fianco a fianco con Agim Ceku il quale, prima di diventare Primo ministro del Kosovo, è stato un agente segreto dell’esercito croato, resosi famoso nella Krajina con le sue attività, prima di comandare le bande di tagliagole dell’UCK e di essere perseguito per crimini di guerra commessi tra il 1995 e il 1999? Perché, malgrado la presenza di migliaia di soldati della KFOR, i sequestri di persona e gli omicidi sono in Kossovo moneta corrente e i Serbi non ne sono le sole vittime : lo sono tutti i non albanesi: Rom, Ebrei, Gorani, Ashkali che sono minacciati. (4)
Lei che dice di essere socialista, non si sente imbarazzato a ritrovarsi nell’interessata vigliaccheria dell’Europa che il grande Jaurès aveva denunciato in simili circostanze oltre un secolo fa ? (5) Non la turba il silenzio compiacente dei media occidentali?
Lei dice: « La soluzione apportata al Kosovo non creerà precedenti nel diritto internazionale ». Le circonvoluzioni dei paragrafi 6 p.6 e 2 p.11 sono altrettante prodigiose acrobazie giuridiche. Si può intuire l’imbarazzo del redattore, che certamente ha dovuto ripetere a lungo il suo numero di equilibrista ma, ahimè, senza convinzione : tutti i vostri postulati non possono mascherare i crudi fatti. Come procederete per impedire il precedente ? In nome di che cosa rifiuterete agli Albanesi di Macedonia (circa il 30% della popolazione macedone) quello che avete concesso agli Albanesi di Serbia (17% degli abitanti) ? Che cosa direte agli Ungheresi e ai Siculi di Transilvania che, in particolare dall’anno scorso, hanno moltiplicato le azioni politiche aggressive, i referendum illegali sull’autonomia di un Territorio siculo che si estende su circa tre dipartimenti rumeni ? Non capisce che il rapporto Lagendijk è pienamente d’accordo con loro, con quelli che inanellano dichiarazioni e manifestazioni provocatorie nei confronti dei simboli dello Stato, che durante la festa nazionale rumena si mostrano con bracciali neri in segno di lutto e che addestrano sui Carpazi una loro milizia paramilitare ?
Che cosa farete di fronte al riconoscimento, sulla base del precedente kosovaro, della Transnistria da parte del Kremlino, che da tempo collega la regolazione delle due pratiche? Di quali margini di manovra disporrà l’Europa per opporsi ad una presenza russa dotata del più grande arsenale militare del nostro continente, a Costanza, in quell’enclave alle sue porte ?
Dal punto di vista catastale, il Kosovo è serbo per più del 58% (6). E’ una realtà totalmente passata sotto silenzio nel rapporto di Joost Lagendijk. Come gestirete il diritto imprescindibile alla proprietà privata (Articolo 17 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) con l’indipendenza di un Kosovo albanese che spoglia i Serbi nella culla stessa della loro nazione ? Avete appoggiato il ritorno degli Albanesi cacciati dalle loro case, ma la sorte dei non albanesi, Serbi, Rom, Ashkali, Ebrei, Gorani, i quali non hanno avuto altra scelta che la valigia o la cassa da morto, vi è indifferente. In otto anni, niente è stato fatto per il loro ritorno. La vostra pretesa società multi-etnica porta soprattutto il marchio dei Diritti dell’Uomo multi-standard.
Il voto del rapporto Lagendijk al Parlamento europeo è stato fatto precipitosamente, per paura di un sorpasso. Il suo stesso relatore ha riconosciuto che, solo due giorni prima, Martti Ahtisaari aveva ottenuto l’appoggio del Segretario generale dell’ONU per il suo piano. La passività intellettuale e la fuga in avanti come linea politica: ecco qualcosa di cui non andare troppo fieri. Al contrario, il coraggio politico è saper dire « no » anche quando tutti dicono « sì ». Affermare le proprie convinzioni, soprattutto se esse vanno contro delle posizioni dominanti.
La sua storia familiare la lega alla città rumena di Braïla, grande porto danubiano e patria di Panait Istrati. È un’eredità drammatica, dolorosa, che le dà una responsabilità particolare e supplementare. Lei che è un eurodeputato francese, perché non afferma dall’emiciclo di Strasburgo i valori del nostro paese, dove i cittadini sono eguali in diritti e doveri, quali che siano le loro origini o le loro religioni ? E’ diventato, per parafrasare Panait Istrati, la campana fessa dell’idea europea al punto da perdere ogni senso critico, perfino sulla questione decisiva del Kosovo ? In questo caso, per lei sarà facile capire che io respingo il rapporto del Signor Joost Lagendijk con lo stesso disgusto e la stessa indignazione con cui ho respinto la vostra Costituzione europea. Signor Moscovici, quella che ci costruite è l’Europa delle tribù. La dittatura delle minoranze attive. Ed io non ne voglio sapere, né per me, né per i miei figli.
Dal nostro comfort occidentale, ci si può accontentare delle vostre decisioni irresponsabili adottate in nome nostro, dirsi « che non c’è fumo senza fuoco », che il Kosovo è, in ogni caso, perduto per la Serbia e che, se il passato della provincia è stato incontestabilmente serbo e cristiano ortodosso, il suo presente è altrettanto incontestabilmente albanese e musulmano sunnita. Si può, in effetti, chiudere gli occhi sui pogrom anti-serbi, come quelli del marzo 2004, e sulle irrimediabili devastazioni di un patrimonio artistico e religioso unico.
Oppure si può, da uomini liberi – ma ce ne sono ancora ? – dirsi che ogni uomo che viene ucciso, non per ciò che fa ma per ciò che è, è una parte della nostra stessa umanità che se ne va, che ogni chiesa fatta saltare nel nostro continente è una violenza fatta alla nostra stessa chiesa.
Nel momento in cui si va a decidere lo statuto finale del Kosovo, questo è in ogni caso il senso del mio impegno. Avevo sperato – senza dubbio piuttosto ingenuamente – che fosse anche il suo...
Jean-Michel Berard
Cronista del mensile B.I. Balkans-Infos
(1) Parlamento europeo, rapporto n° A6-0067/2007, disponibile sul sito Internet http//:www.europarl.europa.eu/
(2) Jürgen Elsässer, La RFA dans la guerre du Kosovo, chronique d’une manipulation, Editions L’Harmattan, Paris, 2002, p.48 à 51
(3) Pierre Moscovici è figlio di Serge Moscovici, nato nel 1925 a Braïla, in Romania. Di famiglia d’origine ebrea, egli fu escluso dal suo liceo per le leggi antisemite, sfuggì di poco al pogrom di Bucarest del gennaio 1941 da parte della Guardia di Ferro, milizia fascista rumena, poi fu costretto al lavoro coatto fino al 1944. Nel 1947, lasciò la Romania per raggiungere Parigi, dove diventò il grande psicologo sociale che tutti conoscono. Serge Moscovici racconta questa odissea nelle sue memorie, Chronique des années égarées, Editions Stock, Paris, 1997.
(4) Vedi l’eccellente documentazione in DVD di Michel Collon e Vanessa Stojilkovic, Les damnés du Kosovo, Bruxelles, 2000.
(5) Jean Jaurès, « Il faut sauver les Arméniens », Editions Mille et Une Nuits, Paris, 2006. Discorsi del 1896-1897.
(6) Ziua, (« Le Jour », quotidiano rumeno di diffusione nazionale), « Le Kosovo, propriété des Serbes », Bucarest, 8 gennaio 2007.st, 8 gennaio 2007.
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
Parlano i bambini del Kosovo Metohija: “ KOSOVO”
Il Kosovo è la mia terra,
da sempre essa è una martire,
la amano solo lo persone giuste,
ed essa è sempre nel mio cuore.
Il Kosovo ha imparato a soffrire,
è sopravvissuto addirittura a tre guerre,
di esso racconta mia madre,
e racconteremo anche io e te.
Il Kosovo è un gigante che lotta da solo,
e suscita in me la speranza,
che nel giorno del giudizio, quando anche il cielo si aprirà,
io rimarrò con lui, qui dove sono le mie radici.
DANIJELA R. – 1° media (Dal libro di E.Vigna “Dalla guerra all’assedio”- Città del Sole Ed)
La nostra Solidarietà:
Campagna per la fornitura di un corredo scolastico ai Figli dei rapiti del Kosovo Metohija
Contribuisci anche tu e sostienici in questo impegno di solidarietà

Caro amico/a,
continua l’impegno di SOS Yugoslavia, con una specifica campagna di solidarietà per i Figli dei Rapiti del Kosovo, all’interno del Progetto “ SOS Kosovo Metohija”.
In collaborazione con l’Associazione Srecna Porodica (l’Associazione di donne profughe e vedove di guerra, con cui collaboriamo da anni), anche quest’anno lanciamo una sottoscrizione per fornire materiale scolastico ai bambini serbi e rom, figli dei rapiti e scomparsi del Kosovo, che fanno parte di Srecna Porodica.
Aiutaci a contribuire all’acquisto di un corredo scolastico minimo per questi bambini, a cui la violenza criminale ha rapito e assassinato uno o entrambi i genitori, e che ora vivono come profughi in Serbia. Una situazione che riguarda circa 1.300 rapiti e scomparsi non albanesi dal giugno ‘99 in poi; la loro sorte rimane ignota per la burocrazia ma è evidente che il loro destino è stata la morte.
La maggior parte di essi erano civili, giovani o padri di famiglia, con la sola colpa di appartenere acomunità non albanesi del Kosovo.
Per questi bambini, mogli o nonni sopravvissuti, oltre ad una vita miserrima in campi profughi, senza lavoro, aiuti, soprattutto senza speranze nel futuro; lontani dalle loro case e terre bruciate, distrutte o occupate da famiglie albanesi.
Questa è la situazione a otto anni dai bombardamenti della NATO sulla ex Jugoslavia; bambini o parenti che non hanno neanche una tomba né un luogo dove piangere i propri cari.
Tutto questo nel silenzio e nell’omertà dei giornali e dei mass media occidentali. Perché?
Ci auguriamo che sia per un senso di vergogna.
Noi non possiamo fare molto con le poche forze rimaste, ma quello che possiamo fare è sostenere queste famiglie parte di Srecna Porodica, dove vi sono figli di scomparsi che vivono nei campi profughi di Nis (sud della Serbia); garantendo loro una minima dotazione scolastica (penne, quaderni, matite, album, ecc.), definita insieme a SP.
Le sottoscrizioni raccolte saranno ridistribuite a ciascun bambino non in denaro, ma direttamente in materiale scolastico uguale per tutti, comprato in loco. Se sarà superato l’obiettivo economico minimo di raccolta fondi per questi bambini, la parte economica restante sarà data agli orfani di
guerra di SP.
L’elenco dei bambini con la loro situazione e breve storia, è disponibile a chi intenda approfondire questa dolorosa realtà.
Ti chiediamo di contribuire economicamente a questo impegno, piccolo ma di grossa importanza per queste famiglie con redditi inesistenti o da sopravvivenza, e in un sistema scolastico “nuovo”, in cui l’acquisto dei testi è interamente a carico degli scolari. Il corredo che forniremo con il tuo aiuto, per questi bambini è una piccola garanzia per coltivare il diritto allo studio, altrimenti ormai alla mercé della legge del più forte e soprattutto di coltivare il diritto alla speranza in un altro futuro.
Confidando nella sensibilità che conosciamo, vi invitiamo a contribuire tramite versamento su:
Ist. Bancario San Paolo c/c 10160153 – ABI 1025 – CAB 01100 – CIN U
oppure su c/c postale n. 78730587 intestato a SOS Yugoslavia
causale “Campagna Scuola Kosovo”
Settembre 2007, il Direttivo di Associazione “SOS Yugoslavia”- V. Reggio 14 – 10100 Torino sosyugoslavia@libero.it
Riso amaro…. per l’occidente: Pandora di Mark Bernardini
Il pitale di Pandora è crepato? La domanda è lecita, perché, dopo il Kosovo, adesso ne vedremo delle orrende. Fuori i georgiani (mi perdoni Ray Charles) dall’Abchasia e dall’Ossezia del Sud. Fuori i turchi (mamma) da Cipro. Fuori gli iberici ed i galli da Euskadi. I britannici dall'Irlanda. I valloni dalle Fiandre ed i fiamminghi dalla Vallonia. Fuori i romeni dalla Transnistria, e poi gli italiani dalla Padania, e gli albanesi albanensi da Ariccia, gli aricciaroli con tutta la porchetta da Genzano, i bergamaschi di sopra da Bergamo di sotto, i bergamaschi di sotto da Brescia, quelli di San Giovanni da Cinecittà e quelli di Porta Romana dal Parco Lambro. E che gli yankees non gioiscano più di tanto: prima o poi, dovranno levarsi dalle balle, a cominciare dal Dakota, dove i Lakota stanno ricreando il libero Stato indipendente degli autoctoni. Non mi risulta che i ceceni abbiano voglia di uscire dalla Federazione Russa, checché se ne dica in Occidente, ma se fosse così, fuori dalle palle anche loro: i russi dall'Ichkeria e i ceceni da Mosca, ché ce n'è più che in Cecenia, come ci sono più calabresi in Argentina che in Calabria...
Sembra tutta da ridere. Vedremo tra quanto quel ghigno sparirà dalle vostre facce da incoscienti, affogato in un bagno di sangue innocente.
F.i.P- V.Reggio 14-TO













