Sardegna, terra di pace tradita: l’ultimatum del TAR e la prova dei fatti per la presidente Todde
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- Scritto da Laura Tussi
11 dicembre 2025
Quando Alessandra Todde ha vinto le elezioni regionali, una delle promesse più forti e simboliche è stata quella di restituire alla Sardegna una vocazione di pace, di sottrarla alla logica della militarizzazione e dell’industria bellica che da decenni segna il destino dell’isola. Parole chiare, impegni netti, che hanno acceso speranze in una terra stanca di essere trattata come colonia militare e laboratorio di guerra. Oggi, però, quelle promesse sono messe alla prova da un ultimatum vergognoso imposto dal TAR alla Regione Sardegna sull’ampliamento abusivo della RWM, la fabbrica di armi di Domusnovas-Iglesias.
Il termine sta scadendo e dal Palazzo della Giunta regionale non trapela nulla. A prima vista, il silenzio potrebbe sembrare una strategia prudente. In realtà è un silenzio pericoloso, perché se la Regione non si pronuncia sarà lo Stato a intervenire con il commissariamento. E commissariamento significa esautorare i sardi e le sarde da ogni possibilità di scelta, trasferire la decisione a Roma e, di fatto, sacrificare ancora una volta la Sardegna sull’altare dello sfruttamento e della produzione bellica.
È un gioco politico sottile e cinico: lasciare che la responsabilità cada altrove, lontano dall’isola, mentre la RWM attende e prepara l’ennesimo ampliamento dei suoi profitti intrisi di sangue. Profitti che si reggono su una retorica ricattatoria ormai logora: pochi posti di lavoro in cambio di un modello di sviluppo fondato sulla morte, sulla devastazione del territorio e sulla complicità con guerre e massacri.
“Non possiamo accettarlo. Come popolo sardo abbiamo il dovere di opporci a questo scempio”, affermano gli attivisti che stanno preparando questa nuova mobilitazione.
L’ampliamento della RWM non è solo una questione amministrativa o legale: è una questione morale, politica e storica. Parliamo di una fabbrica che collabora con aziende israeliane coinvolte nella produzione di armamenti utilizzati contro il popolo palestinese, in un contesto che sempre più osservatori e organismi internazionali definiscono come genocidio. Rendere la Sardegna complice di tutto questo significa tradire la sua storia, la sua dignità, la sua aspirazione a essere terra di pace e solidarietà.
Per questo è legittimo, anzi necessario, pretendere che la presidente Todde mantenga le sue promesse. Non bastano dichiarazioni di principio: servono atti concreti, scelte coraggiose, prese di posizione chiare contro l’industria della guerra. Dire no all’ampliamento della RWM significa dire sì a un’altra idea di futuro, fondata sulla riconversione economica, sul lavoro pulito, sulla tutela dell’ambiente e dei diritti umani.
Il 14 dicembre non è dunque una data qualunque. È il momento della verità. Se restiamo fermi, altri decideranno per noi. Decideranno che la Sardegna può essere sacrificata, sfruttata, militarizzata senza opposizione. La Regione tentenna, Roma scalpita, la RWM si sfrega le mani. In questo scenario l’unico argine reale resta la mobilitazione popolare: la presenza fisica, la voce collettiva, la determinazione di chi non accetta di essere messo a tacere.
Dobbiamo far capire che il popolo sardo non si piega. Che non accetta giochi politici, commissariamenti calati dall’alto, né il ruolo di complice della guerra. Ogni persona conta, ogni presenza fa la differenza. Ogni assenza, al contrario, diventa un vantaggio per chi vuole continuare a lucrare sulla morte.
Il 14 dicembre dobbiamo essere in tantissimi davanti ai cancelli della RWM. Per difendere la Sardegna. Per dire no, forte e chiaro, prima che sia troppo tardi. O ci siamo, o decidono contro di noi. E questa volta non possiamo permetterlo.













