Lavorare 13 ore al giorno: l’esperimento della Grecia ci riguarda da vicino

29.10.2025

 

Riduzione dell'orario di lavoro e flessibilità: nuove priorità per i  lavoratori italiani.

 

Nell’ orrendo  fragore di genocidi e guerre, alcune notizie scivolano via, per quanto importanti. Eccone una.

I fatti. A metà ottobre il governo di destra greco ha approvato una legge che fissa un allungamento della giornata lavorativa a 13 ore (un anno fa era già stata introdotta la settimana lavorativa di 6 giorni), oltre a prevedere l’allungamento dell’età pensionabile a 74 anni. In via “sperimentale” la scelta di lavorare 13 ore/giorno, come sempre in questi casi, è “facoltativa”, poi si vedrà.... Queste 5 ore in più sono considerate “straordinari” e, secondo in governo greco, dovranno coprire i “buchi” all’economia causati ... dalle ferie dei lavoratori.

Le 5 ore in più potranno essere lavorate anche presso un unico datore di lavoro, visto che moltissimi lavoratori sono già costretti ad avere 2 o più lavori - molti in nero - per poter sopravvivere. Queste ore verranno pagate con un “aumento” del 40% della paga base, percentuale inferiore a quella che spetterebbe ai lavoratori se queste ore fossero considerate “straordinari”.

13 ore di lavoro al giorno ( senza pause) infrangono anche il diritto, riconosciuto dalle normative europee ... ma chi se ne frega .. al riposo di 11 ore tra un turno di lavoro e l’altro. Non parliamo neanche di quanto ciò significa per la salute e per la vita stessa dei lavoratori.

 

Ai capitalisti non basta più intensificare lo sfruttamento della forza-lavoro durante una “normale” giornata di lavoro: ora hanno bisogno di allungare la durata giornaliera della spremitura dei proletari.

Ricordiamo che la lotta per la giornata di 8 ore - “8 ore per lavorare, 8 ore per dormire, 8 di svago” - risale alla fine del 1800, lotta condotta con scontri durissimi della classe operaia come la “rivolta di Haymarket” a Chicago, che provocò una strage i cui martiri - 11 morti e centinaia di feriti - vengono ricordati ogni 1° maggio, data  che commemora non la “festa” del lavoro ma il diritto alla dignità operaia, ad “un’esistenza libera e dignitosa” (come recita l’art. 36 della Costituzione italiana).

 

Torniamo alla Grecia. L’innalzamento dell’età pensionabile - con lavoratori sfruttati brutalmente fino a 74 anni - risolve anche il “problema” delle pensioni: saranno ben pochi quelli che ci arriveranno.... e cancella di fatto questo diritto per i giovani.

 

La Grecia ci riguarda perché è già stata oggetto di un esperimento: nel 2009 Mario Draghi, come dirigente di Goldman Sachs, “aiuta” il governo greco a truccare i bilanci per entrare nell’Unione Europea, salvo poi - come dirigente della BCE, la Banca centrale europea (ricordate la Troika?) - imporre tagli pesantissimi alle pensioni, ai salari, licenziamenti di migliaia di lavoratori pubblici e, soprattutto, con la privatizzazione di porti, aeroporti, infrastrutture che finiranno in  mano, in gran parte, ai capitalisti tedeschi.

Esperimento riuscito che si è poi allargato a tutta l’Europa.

 

Ma la Grecia dei capitalisti non è l’unico paese avviato su questa strada. In Francia dall’anno scorso i governi (ormai 4 o 5) tentano di allungare l’età pensionabile (da 62 a 64 anni), di aumentare le giornate di lavoro cancellando 2 giorni di festività nazionale: non ci riescono grazie alla reazione degli operai e dei lavoratori che si riversano nelle piazze. Nella Germania ormai in recessione, dove i metalmeccanici lavorano 35 ore la settimana, il cancelliere Merz chiede di aumentare l’orario di lavoro.

 

Il capitalismo alla ricerca del massimo profitto sta cucinando un piatto avvelenato fatto di crescente povertà, precarietà, cancellazione dei diritti ottenuti con le lotte, di ritorno alla schiavitù salariata ottocentesca per i proletari e, prossimamente, di guerra dove da carne da macello usa e getta diventeremo carne da cannone.

 

Unità, organizzazione e lotta sono gli unici strumenti per noi proletari per rovesciare questo piatto avvelenato.