L’estate nera delle vittime del profitto

19 settembre 2025

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L’8 e il 9 settembre scorsi, in due giorni , sono sette i morti di profitto, da Torino a Catania, da Monza a Roma. Caduti da ponteggi, schiacciati da macchinari, stroncati dalla fatica, asfissiati pulendo fosse biologiche e simili, investiti mentre escono dal lavoro.

Luglio e agosto ne hanno registrati rispettivamente 121 e 78: le vittime del profitto non vanno in vacanza, semplicemente non tornano più a casa. Non troverete questi dati nei siti dell’INPS, che ignora completamente quelli sul lavoro nero, che nel 2021 (i numeri arrivano sempre con ritardo...) era stimato in circa 3 milioni di lavoratori.

Dall’introduzione del Job Act nel 2015 (legge del governo Renzi), si calcola che la media dei morti di profitto sia aumentata di circa il 43%. Dall’introduzione della legge sugli appalti a cascata (legge “Salvini”, governo Meloni) l’aumento è stato del15%. I settori più colpiti sono l’edilizia e l’agricoltura.

Oltre il 30% delle vittime ha oltre 60 anni e il 17% ha più di 70 anni (grazie anche alla legge Fornero del 2012 governo Monti). Misure bi-partisan contro i lavoratori.

Inoltre, a dimostrazione che i padroni non sono razzisti ma considerano tutti i lavoratori, a prescindere dalla loro nazionalità, carne da macello da sfruttare, il 32% dei morti sono lavoratori stranieri.

 

Ma c’è altro. Il 16 settembre una ventina di operai - bengalesi, pakistani e afgani - durante uno sciopero di protesta contro straordinari, sabati obbligatori, TFR e tredicesime tutti non pagati, oltre a condizioni di lavoro oltraggiose, sono stati aggrediti a Prato (il distretto delle confezioni, dove operai in condizioni di schiavitù lavorano per le “grandi firme” della moda) dalla titolare dell’azienda dell’azienda Alba, che si occupa di cucire e stirare capi di abbigliamento per conto di diversi marchi di moda, accompagnata da una squadraccia che, oltre a prendere a calci e pugni gli operai,  ha anche abbattuto il loro gazebo.

Non è il primo caso in questo settore. A luglio è stata commissariata dal tribunale di Milano la notissima azienda Loro Piana per “l’incapacità (!!) della società di arginare fenomeni di sfruttamento del lavoro”. Fenomeno evidentemente diffuso, anche se ogni tanto qualcuno viene beccato con le mani nella marmellata per darci un contentino.

E qui permetteteci di ricordare che sono stati  i giorni in cui i media celebravano come “eroe italiano” Giorgio Armani (morto, lui, a 91 anni), capo di una delle più grandi firme della moda, con un capitale stimato in circa 13 miliardi.... caporalato, lavoro nero, paghe da fame, condizioni schiavistiche da una parte e patrimoni miliardari dall’altra.

 

Due giorni fa si è svolta l’udienza preliminare  per la strage della funivia del  Mottarone, dove il cedimento della fune traente della cabina provocò nel maggio 2021 14 morti. Sorpresa: il processo non ci sarà proprio; a fronte delle accuse di disastro colposo, omicidio plurimo colposo, lesioni colpose e falso, il pubblico ministero ha accolto la richiesta di patteggiamento dei tre imputati rimasti (i due rappresentanti della Leitner, colosso degli impianti a fune, erano già usciti indenni avendo pagato un indennizzo ai parenti delle vittime). Non faranno un giorno di carcere ma saranno “affidati” ai servizi sociali. Surreale la motivazione del pubblico ministero: non si celebrerà il processo, così non si dovrà ripercorrere in aula i fatti accaduti e si  “risparmierà ” ulteriore dolore ai familiari delle vittime.  Accertata comunque la causa della morte di 14 persone: la fune di traino era usurata per il 68% già prima dell’incidente: zero manutenzione, insomma, con una perizia che dice: “Adeguati controlli avrebbero evitato la strage.

 

Abbiamo messo insieme queste tre tipologie di fatti perchè hanno in comune l’affermazione fatta dalla madre di una delle vittime: «Questo è il valore che danno alla vita delle persone».

Finchè comanderà la legge del capitale - il profitto prima della vita, della salute, dei diritti dei lavoratori, delle leggi stesse - continueremo a piangere questa scia di sangue che non si arresta.

Spetta solo a noi proletari unirci e organizzarci per difenderci e combattere il marcio sistema dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, nessun altro lo farà.